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ASMR e Psicologia: Podcast.

Le piattaforme online sono ormai invase di video ASMR, video in cui i vari influencer fanno rumori (da masticazione, lame di forbici, suoni dell’acqua o schiuma da barba); ma cosa si intende con tale acronimo?

Autonomous sensory meridian response (risposta autonoma del meridiano sensoriale), ciò che dovrebbe portare ad uno stato di rilassamento ed estremo piacere esperito, nel e sul corpo, sotto forma di brividi.

Cosa c’è di vero e cosa no? Possiamo considerare questi video come una nuova frontiera delle perversioni sessuali?

Buon Ascolto.

https://www.spreaker.com/user/14965187/asmr-e-psicologia

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Tricotillomania #2.

Qui la prima parte della trattazione.

La situazione familiare della tipica tricotillomane è diversa da quella di chi si procura piccole lesioni e tale differenza spiega la diversità delle aree corporee sottoposte a mutilazione.

La ragazza che si strappa i capelli non è stata trascurata dalla madre, ma ha sviluppato verso di lei un attaccamento conflittuale verso quella che è una madre dominante e possessiva. E’ possibile che il padre, dall’altro lato, non sia stato particolarmente disponibile ad aiutare la bambina nella sua separazione dalla madre; si tratta di un uomo piuttosto rigido e distante ma al contempo gentile e premuroso; nonostante ciò quest’uomo non è riuscito a rendere la propria presenza sufficientemente forte, all’interno della struttura familiare.

Nel momento in cui il padre ha cercato di far sentire la sua voce, provando ad essere più vicino alla figlia, la madre non ha consentito al padre e alla figlia la piena espressione del reciproco affetto.

Ci troviamo innanzi la situazione in cui il padre è considerato (da un lato) come una celebrità e un uomo di successo, dall’altro lato è invece denigrato.

Questa madre non può rinunciare al proprio potere sulla figlia (che è invece considerata sua proprietà) fino ad ostacolarle movimenti e separazione. Da questa figlia ci si aspetta che faccia da madre alla madre aprendo alla situazione in cui da un lato, la figlia deve assecondare i bisogni (insoddisfatti) di dipendenza della madre e dall’altro deve rimanere attaccata alla madre stessa in maniera infantile e servizievole.

Ed ecco il punto: queste richieste così incompatibili e inconciliabili fanno letteralmente venire la voglia di strapparsi i capelli!

Perchè è possibile considerare la tricotillomania una perversione che, nel suo significato psicologico, è assimilabile alle automutilazioni?

Il contenuto manifesto è pertanto lo strapparsi i capelli; andando più a fondo, questo strappo può essere interpretato come una versione più violenta della lotta adolescenziale per la separazione/individuazione.

I conflitti da separazione sono più evidenti e più vicini alla superficie mentre i conflitti sessuali (connessi alla tricotillomania) sono meno appariscenti.

Studi sui rituali associati ai capelli, mostrano le connotazioni simboliche di separazione al loro taglio, associate.

In alcune società di cacciatori e raccoglitori c’era l’usanza di organizzare una festa quando il maschio primogenito veniva svezzato. Durante i festeggiamenti (svolti quando il bambino aveva circa 2 anni), al bambino venivano tagliati per la prima volta i capelli e gli veniva conferito il nome: questi eventi sancivano la nascita di una identità separata (soprattutto dal corpo della madre). Nasceva un “nuovo” e “separato” piccolo uomo.

Più tardi (verso la pubertà) si tagliava al ragazzo una ciocca di capelli e quando questa gli ricresceva tanto da poter essere intrecciata, il ragazzo veniva considerato un uomo a tutti gli effetti pronto ad assumersi le responsabilità virili di un vero e adulto uomo.

In tutte le epoche i capelli hanno avuto significati specifici: virilità, mascolinità, energia o estrema femminilità, bellezza, obbedienza.

I capelli così prossimi all’anima o alla testa; così vicini ai pensieri sono considerati come qualcosa di nobile e sacro.

Il pelo pubico invece così prossimo all’ano è spesso associato a ciò che è sporco.

Tutte queste associazioni portano con sé un certo grado di ambivalenza: non è ben chiaro se capelli (e peli) siano sede delle più alte qualità umane o siano portatrici di qualcosa di sporco. Ecco che capelli e peli diventano sede elettiva dei conflitti umani.

“In nome della pulizia ma anche della convinzione che i capelli costituiscono la fonte del potere sessuale e dell’attrattiva femminile, prima del matrimonio le donne ebreo-ortodosse devono rasarsi i capelli e portare la parrucca”. H.S. Barahal.

Pensiamo ancora al taglio dei capelli da parte delle suore, che rinunciando alla piena espressione della femminilità giurano amore, obbedienza e fedeltà al Padre; pensiamo all’iconografia di Medusa (lunghi e fluenti serpenti al posto dei capelli) o ancora alle streghe crudeli e spietate a causa (anche) dei lunghi capelli; prima di essere torturare venivano completamente rasate.

Gli oggetti di pelo sono inoltre tra i feticci maggiormente preferiti dai pervertiti di sesso maschile.

L’uomo che taglia le trecce, infligge alla donna una castrazione simbolica che usa l’idea che i capelli, a differenza dei genitali, possono ricrescere.

Continua.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Disfunzioni sessuali.

“R. Ha cominciato da qualche tempo una terapia di coppia insieme alla moglie a causa della sua difficoltà a raggiungere l’erezione”.

Cosa sono le disfunzioni sessuali?

E i disturbi del desiderio sessuale?

Buon Viaggio e Buon Ascolto.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Tricotillomania #1

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Con il termine tricotillomania si indica il comportamento volto a strapparsi i peli del corpo (come vedremo, infatti, non si tratta del solo strappare e tirare via con forza e decisione i capelli).

Si tratta di un disturbo legato all’automutilazione che interessa adolescenti e donne di tutte le età.

Potenzialmente, infatti, tutte le pazienti sono donne e prima che qualcuno riconosca che tali donne siano affette da un disturbo psicologico, queste vengono curate per calvizie con irradiazioni ultraviolette, vitamine, ormoni tiroidei e steroidi topici, e così via. Anche quando i medici sono disposti a riconoscere che si tratta di un disturbo psicologico, la diagnosi che queste donne ricevono è “comportamento compulsivo” il che etichetta, sì, ma di fatto dice soltanto una cosa che la paziente già sa “quando la persona sente l’impulso, si strappa i capelli”.

Sebbene la tricotillomania sia meno grave dell’infliggersi piccole lesioni alla pelle, strapparsi con forza e decisione, dalla propria pelle, capelli e peli può essere parimenti devastante.

L’area tipica delle aggressioni è il cuoio capelluto, ma le mutilazioni possono interessare sopracciglia, ciglia, peli del viso, braccia o zona pubica. Uno dei motivi per cui appare ai nostri occhi, inizialmente, meno grave tale comportamento, è che i peli non godono di ottima stima nella società odierna e -in secondo luogo- non immaginiamo che dolore possa provare la pelle sottostante la zona della mutilazione.

Strappare i peli può lacerare la pelle.

Nella sua sostanza psicologica, l’atto di strapparsi i capelli è violento come mutilarsi la pelle e talvolta riesce a produrre cicatrici temporanee o permanenti.

La donna che si strappa via i capelli, non lo fa in un attimo di furia; i suoi metodi sono spesso altamente creativi.

E’ meticolosa.

Generalmente si strappa via i capelli uno ad uno a piccoli ciuffi, può attorcigliare i capelli intorno la spazzola e tirare via tutto; può separare ciascuna doppia punta dei capelli (al fine di avere due capelli per punta) “perdendo” anche ore per far ciò.

Alcune ragazze succhiano o masticano i capelli tirati via: tricofagia.

Il tempo che passa tra l’impulso iniziale a strappare, tirare, dividere o depilare e la conclusione dell’atto può andare da qualche minuto a qualche ora.

Tra le donne che strappano via i capelli, alcune ricordano con rabbia un taglio di capelli avuto durante l’infanzia; una sorta di trauma legato all’improvvisa scomparsa dei tanto amati e lunghi capelli.

Oltre a problemi con i capelli, quasi tutte le giovani donne hanno problemi con il peso. Si riscontrano comportamenti (nella maggior parte dei casi), bulimici, ma anche anoressici.

Sul piano della consapevolezza lo scopo di tutti questi atti di mutilazione fisica è di essere bella e desiderabile.

Inconsciamente queste giovani donne stanno protestando perché i loro corpi sono invasi dai segnali di una femminilità sempre più ingombrante.

Se un sintomo non riesce a prendere il posto dell’angoscia, la prospettiva di separarsi dalla madre, la sconvolgerebbe.

Ciò che occorre è un sintomo che consenta di dare espressione alle fantasie inconsce che producono l’angoscia.

Strapparsi i capelli si sostituisce a tale angoscia terribile, perché quando si strappa i capelli, la donna dimentica il resto.

Strapparsi i capelli è -inoltre- una espressione simbolica di separazione, castrazione e perdita.

Continua.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Sulle relazioni.

Una riflessione che muove intorno alle relazioni umane; relazioni messe sempre di più a dura prova (specie oggi, nel periodo pandemico). Attraverso l’opera di Winnicott e Lacan, scopriamo insieme quali sono le la paure i dubbi e le incertezze di chi entra in relazione, nella nostra contemporaneità.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Mutilazioni.

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Intorno al tema delle mutilazioni, un posto occupa la sindrome di Munchhausen (nome dovuto al barone Karl Friedrich von Munchhausen, 1951).

I pazienti affetti da tale sindrome, sono soggetti di ambo i sessi che riescono a convincere familiari, amici ma (come vedremo) soprattutto medici, di avere una qualche malattia che richiede una operazione.

Questi pazienti riescono addirittura a produrre sintomi “reali”.

Quando si giunge ad un intervento non necessario, due sono le parti chiamate in causa: medico e paziente. Già nel 1934 Karl Menninger, portò l’attenzione su quei medici che “collaboravano” con questa tipologia di pazienti; tale condizione fu allora indicata da Menninger stesso come “tendenza polichirurgica”.

Attualmente i nostri chirurghi sono più capaci di riconoscere persone che fingono un sintomo o comunque coloro affetti da sindrome di Munchhausen: si tratta di una sorta di vagabondi degli ospedali che vagano alla costante e continua ricerca di un chirurgo che sia disponibile e consensiente.

Sono consapevole della difficoltà che, coloro che non vogliono soffrire o avere una malattia, possono avere nel comprendere tale condizione. Queste persone fanno di tutto per sottoporsi ad un intervento chirurgico ma è bene specificare che la natura sadomasochistica della sindrome di Munchhausen suggerisce proprio come la strategia perversa sia operante.

I Munchhausen sono guidati dalla coazione a ripetere (anima di tutte le perversioni). Tutte le volte che queste persone producono un sintomo che convince il medico a sottoporli ad un intervento chirurgico, una mutilazione, essi stanno inconsciamente recitando un ciclo di abbandono e riunificazione castrazione e riparazione, morte e resurrezione.

L’intervento chirurgico si mostra quindi come la modalità di prevenire una punizione che si teme più dell’operazione stessa. L’intervento rappresenta, infatti, quel tipo di corruzione della coscienza che trova espressione in molti sintomi di conversione o di malattie psicosomatiche.

Un altro esempio di tale sindrome che appare poi strettamente legato al tema delle mutilazioni, è la storia di una adolescente.

Per alcune donne adulte o adolescenti, mettere al mondo un figlio è visto come una mutilazione del corpo.

Una ragazzina (colpita da una grave forma di costipazione), chiese di essere sottoposta a un intervento chirurgico. La ragazza chiedeva con forza questa operazione poiché convinta di avere qualcosa dentro di lei che si muoveva e andava rimosso. Un internista le fece notare che più che un intervento chirurgico, le serviva una terapia psicologica.

La ragazza, in terapia, confessò di essere convinta che dentro di lei ci fosse un bambino che potava esser estratto solo dal retto o tagliando l’addome.

Continua…

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.