Archivi categoria: Sessuologia

Mi hai dimenticata?

Allora?

ilpensierononlineare

Durante un colloquio, una ragazza, mostrava tutta la sua sofferenza per la fine della relazione con il suo (ex) compagno.

Il dolore era forte.. forte soprattutto per le grandi parole che lui aveva speso per lei.

C’erano stati i progetti, il desiderio, la fantasia.. La possibilità “che”..

C’era stato il bisogno di starsi accanto, la ricerca costante dell’unità..

C’era stato il calore della dimensione unica e “solo nostra”..

C’era stato il tempo per essere stati e il tempo per essere; mancava – ora- il tempo del saremo.. lasciando un vuoto:

sarò?

Le lacrime, il dolore, il tremore nel ripercorrere la sua storia di vita.. La concretezza dell’assenza.. il fardello del dubbio (ha un’altra?)

La solitudine.

“Mi hai dimenticato?”

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

View original post

Tono e Modo dell’opinione.

“Spesso contraddiciamo una opinione mentre ci è antipatico soltanto il tono con cui essa è stata espressa.”

FRIEDRICH WILHELM NIETZSCHE

Questa frase mi è ritornata alla mente in seguito alla conduzione di un colloquio.

Come spesso accade i due non sembravano trovare un minimo punto di incontro persi com’erano a barcamenarsi in maniera piuttosto ondosa e tempestosa, tra le rispettive opinioni.

I toni erano sempre alti, presuntuosi (da ambo le parti) e ridondanti..

La continua enfasi posta “alla mia ragione”, rendeva vana ogni possibilità di spostare l’attenzione al contenuto della discussione.

(A parlare è una coppia indecisa sul procedere o meno con una separazione; l’astio è forte poiché lei non riesce a perdonare lui che per 2 anni ha avuto un’amante).

D’un tratto dopo un momento di pausa e un fortissimo pianto, il suono dei pensieri prendere il sopravvento sul rumore del parlato (vuoto) per ristabilire il tono .

“Ecco cosa non ti ho detto”…

(Barcarola, in musica classica, indica una composizione che evoca il modo ondeggiante delle imbarcazioni..)

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Riflessioni Psy: roba da donne.

Ischia.

C’è una domanda che ultimamente affolla e riempie, fino quasi a non trovare più spazio di contenimento, la mia mente: dove abbiamo/stiamo sbagliando?

Nei colloqui clinici emerge con una sforza spaventosamente crescente, la domanda da parte di donne (siano esse giovanissime adolescenti, giovani adulte o donne mature), che sono ferme, bloccate, in relazioni disfunzionali.

Siamo abituati a sentire e vedere nei vari mezzi (social, tv e così via), storie di donne vittime di qualsivoglia relazione abusante, tanto che, non di rado ho letto di persone che non sopportano più che si parli di femminicidio o di questi argomenti.. Una sorta di “egocentrismo intellettuale”, per dirla con le parole di Piaget* che fa sì che difficilmente la persona si sposti dal proprio unico (e certo giusto) punto di vista…

Una cosa è possibile sia vera o comunque degna della nostra attenzione/riflessione: siamo proprio sicuri che il modo con cui si parla di “queste vicende”, sia quello giusto? Molti programmi televisivi fanno leva su un alto grado di collusione che è facile provare con le vittime (che per la maggior parte dei casi, sono morte); quando infatti parliamo di femminicidio, riferiamo a un termine che deriva dall’inglese femicide; termine criminologico introdotto per la prima volta dalla criminologa  Diana H. Russell all’interno di un articolo del 1992 per indicare le uccisioni delle donne da parte degli uomini per il fatto di essere donne. Secondo quanto formulato da Diana Russell “il concetto di femmicidio si estende al di là della definizione giuridica di assassinio e include quelle situazioni in cui la morte della donna rappresenta l’esito/la conseguenza di atteggiamenti o pratiche sociali misogine”.

I primi riferimenti ufficiali al termine “femminicidio”, si ritrovano all’interno della Risoluzione del Parlamento europeo (PE) dell’11 ottobre 2007 sugli assassinii di donne (femmicidi) in Messico e America Centrale e sul ruolo dell’Unione Europea nella lotta contro questo fenomeno, nonché nel Rapporto annuale sui diritti umani presentato dal PE nel 2010, in cui se ne ribadisce la condanna.

Quello però su cui volevo porre la riflessione oggi, non è la questione terminologica o prettamente teorica della cosa, quanto portare una riflessione su base esperienziale.

“Dottoressa lui mi ha regalato il primo anello dopo 1 mese di fidanzamento. Sono tre diamanti: uno perché mi ha amato, uno perché mi ama e uno perché mi amerà”.. A. ha 16 anni e dopo 4 mesi di fidanzamento è finita in ospedale per ripetute percosse da parte del fidanzato che però, lei dice, la ama più di ogni altra cosa.

“Dottoressa è sempre stato un compagno meraviglioso! Mi regalava tutto.. la luna e le stelle.. certo.. nel sesso le cose erano un po’ strane ma col tempo mi ero abituata. Essere chiamata in un certo modo ed esser presa in modo anche violento col tempo mi è piaciuto visto che a lui piaceva tanto.. Insomma… Tra le lenzuola dei poeti non me ne faccio niente… ci vuole l’uomo vero”.. Lo stesso che insegue V. notte e giorno, lo stesso che diffonde loro contenuti privati, lo stesso che ha spinto la ragazza a tentare il suicidio un numero di volte difficile anche da scrivere.

Poi ci sono le tante, troppe donne che per amore della famiglia (quella che ostinano a voler vedere ma che non è mai esistita) stanno insieme ad uomini che le picchiano e le tengono segregate in casa, tenute come puro gioco erotico a disposizione dei propri vizi e bisogni.

E’ vero.. non sono solo donne le vittime, ci sono anche uomini che considerati deboli, timidi e “senza palle”, si trovano in situazioni analoghe vittime di donne aggressivamente fallofore, ma dovendo fare un discorso prettamente statistico, si tratta di una emergenza del femminile.

Guardo, ascolto e contengo le storie di queste donne; guardo ascolto e rifletto sulle storie che passano in televisione, che leggo sui libri…

E non posso non chiedermi “dove stiamo sbagliando?”

Sento spesso dire “al primo schiaffo scappate!”, ci fu detto anche durante un seminario tenuto da un famosissimo psicodiagnosta; è una frase che odio.. la verità è che al primo schiaffo non bisogna mai arrivarci.

Non c’è amore che non implichi rispetto umano per l’amato/amata; non c’è orco che non lo sia stato prima (nessuno passa dall’essere un principe all’orco cattivo dalla sera alla mattina; se poi ci ostiniamo a non voler vedere certi comportamenti, quella è un’altra storia).

Ognuno nella sfera intima (intesa ad ampio raggio), può decidere cosa fare.

E se puoi decidere: puoi dire anche no.

#PromozioneDelBenesserePsicologico

*la tendenza a percepire, capire ed interpretare il mondo dal proprio punto di vista. Il bambino non può adottare il punto di vista percettivo e concettuale di un’altra persona.

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Gelosia e primo possesso. #Shorts #ilpensierononlineare #saluteMentale

All’interno del Codice Deontologico degli Psicologi italiani, è specificato che lo psy debba procedere con l’attività di promozione del benessere psicologico (ART.3 Lo psicologo considera suo dovere accrescere le conoscenze sul comportamento umano ed utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità …)

Nell’epoca in cui (in maniera condivisibile o meno), i linguaggi cambiano e si modificano repentinamente , allora anche uno shorts di 50 secondi, diviene mezzo per attirare l’attenzione e/o condividere i grandi temi della psicologia provando a non snaturarli, banalizzarli e renderli volgari.

Riflettevo sul fatto che molte persone, quando mi raccontano le loro vicende amorose, giungano al punto di dire “è mio… sei mio… mi appartiene.. ci apparteniamo… è il mio possesso…”

Possedere…

Una parola che mi inquieta e non poco..

La gelosia e il possesso hanno molto in comune e -soprattutto- hanno molto in relazione con il bambino piccolo bisognoso di cure.

L’oggetto transizionale si riferisce alla comparsa, durante un particolare momento dello sviluppo infantile, di oggetti che assumono un significato speciale per il bambino; è stato Winnicott a  renderci tale concetto. Senza scendere troppo nel dettaglio, si tratta di tutti quegli oggetti -fenomeni transizionali- (hai presente Linus e la sua coperta?) che si riferiscono ad  una area  di esperienza del bambino  che  si colloca nel luogo che collega e separa la realtà  interna da quella esterna e che  diventerà poi una funzione permanente della psiche.

Winnicott parlerà di tale oggetto e del suo “permanere” nel campo artistico, ma il punto che vorrei sollevare è un altro.

Quando qualcuno dice “sei il mio possesso”, nella convinzione che esista un possesso sano, ti rende in tal modo suo oggetto e come quell’originario oggetto transizionale di cui da bambino ha avuto bisogno, ti usa e abusa per il suo piacere.

Il first possession è un oggetto che viene affettuosamente e amorevolmente amato ma contemporaneamente aggredito, mutilato, distrutto (nel tentativo di vedere che resiste e sopravvive a tale distruttività, fino a quando se ne ha bisogno). Questo oggetto deve sopravvivere all’odio; deve sembrare che dia calore, che si muova che abbia consistenza e sia vivo; Il suo destino è che gli venga gradualmente consentito di essere disinvestito in modo tale che, nel corso degli anni, non tanto venga dimenticato quanto, piuttosto, relegato in un limbo: non sembrano queste, qualità di certe relazioni disfunzionali che sono ormai all’ordine del giorno?

Il possesso non è mai amore e la gelosia morbosa che si veste di finta passione non è amore.

“Finisce bene quel che comincia male”.

#PromozioneDelBenesserePsicologico

Dott.ssa Giusy Di Maio

Attività/Passività: Sadismo-Masochismo.

Si tratta di modalità di comportamento che indicano il grado di azione fisica necessario per raggiungere un obiettivo (meta pulsionale). L’attività si ha quando si cerca un oggetto che soddisfi desideri erotici, mentre la passività si ha quando si vuole essere oggetto di desiderio o aggressività.

La polarità Sadismo Masochismo -nell’opera di Freud- ha subito tre aggiustamenti e cambiamenti teorici.

Il sadismo (nei Tre Saggi sulla teoria Sessuale), viene inizialmente definito come la componente aggressiva della pulsione sessuale resasi indipendente e esagerata e -successivamente- come lega particolarmente salda, della brama amorosa con la pulsione distruttiva; mentre nella sua controparte -masochismo- ci sarà congiunzione della distruttività rivolta all’interno, con la sessualità.

Freud riteneva quindi il sadismo una degenerazione patologica di una tendenza, nelle relazioni, ad agire una parte di aggressività usata filogeneticamente per ottenere l’oggetto sessuale evitando il corteggiamento.

Il sadismo è pertanto la parte attiva, mentre il masochismo quella passiva. Il masochismo è inoltre una trasformazione negativa del sadismo che si rivolge contro il proprio Io.

Nel 1917 in Lutto e Melanconia, Freud parla del sadismo rivolto contro se stessi quando ipotizza che il melanconico si attacca con una modalità masochista a contemplare il suicidio a seguito del rivolgimento della pulsione aggressiva sadica contro una parte di sé identificata con l’oggetto perduto: anche qui è un’aggressività originariamente rivolta all’esterno e poi orientata all’interno.

Negli anni 20 il masochismo viene ripensato nel lavoro “Un bambino viene picchiato”, dove Freud prende in esame le fantasie dei bambini di essere picchiati. Dopo l’analisi di tali fantasie, Freud conclude che il sadismo si può trasformare in masochismo a seguito del senso di colpa per i desideri edipici. Anche se la forma di tali fantasie all’apparenza è sadica, il soddisfacimento che se ne trae è masochistico.

Quindi il masochismo è ancora pensato come secondario a un sadismo originario e ci può essere un passaggio del soggetto tra l’una e l’altra componente.

Prima di arrivare alle definitive formulazioni su sadismo e masochismo, Freud inizia ad ipotizzare la possibilità dell’esistenza di un masochismo primario, originario, e dunque di tendenze masochistiche proprie dell’Io. Nel 1924 parlerà poi di un masochismo primario, secondario, femminile e morale.

Continua …

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Psy in pillole: Feticismo.

Il feticcio è un escamotage per far fronte all’angoscia di castrazione scatenata dalla vista del genitale femminile, volendo (invece) continuare a credere nell’esistenza del fallo materno.

Il feticcio è quindi il sostituto del fallo della donna a cui il piccolo ha creduto. La vista del genitale femminile favorisce la scissione tra una parte che conserva la percezione e una che la rinnega.

Il feticcio è anche una protezione contro la minaccia di evirazione ed evita ai feticisti l’omosessualità.

Il feticcio può essere una qualunque parte del corpo ad esempio piedi femminili, calzini o biancheria usata, e così via.

Il feticismo è una forma di parafilia, ma la maggior parte delle persone che presentano feticismo non soddisfa i criteri clinici per un disturbo parafilico, che richiede che comportamento, fantasie o stimoli intensi della persona provochino disagio clinicamente significativo o compromissione funzionale. La condizione deve essere stata presente per ≥ 6 mesi.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Sesso e adolescenza: benessere psicologico- Podcast.

Il viaggio di oggi vuole presentarti un altro aspetto ancora, della professione dello psicologo; quello che concerne l’attività di prevenzione del benessere psicologico.

Voglio condividere con te, oggi, una piccola riflessione fatta intorno al tema della sessualità e del sesso, in adolescenza.

Ci si educa al sesso? I nostri giovani sanno davvero già tutto? Come possiamo aiutarli?

Buon viaggio e buon ascolto.

https://www.spreaker.com/user/14965187/sesso-e-adolescenza-benessere-psicologic

Dott.ssa Giusy Di Maio.