Archivi categoria: Psicologia e Web

Disturbo Schizoide di Personalità e Dipendenza da Internet – PODCAST

In questa tappa del nostro viaggio osserveremo più da vicino il Disturbo di Personalità Schizoide e attraverso l’analisi di un caso clinico (il caso di Louis di Vittorio Lingiardi), scopriremo insieme quanto possa essere forte il legame tra questo tipo di disturbo e una Dipendenza Patologica da Internet. E per comprendere meglio questo legame attingeremo alle teorie di Donald Winnicott, Glenn O. Gabbard, Fairbairn.
Buon ascolto..

Disturbo Schizoide di Personalità e Dipendenza da Internet – Podcast – In viaggio con la Psicologia

Lo schizoide “guarda il proprio mondo attraverso una lastra di vetro”

Fairbairn
Disturbo Schizoide di Personalità e Dipendenza da Internet – Podcast – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Identità digitali e Social – un’analisi Psicoanalitica del fenomeno – PODCAST

La nostra prossima tappa ci farà viaggiare ancora una volta in luoghi virtuali e luoghi reali, luoghi social e luoghi sociali. Faremo un viaggio nelle reti delle nostre innumerevoli connessioni, alla scoperta dei nuovi modelli di interazione nell’era dell’iper-connessione, dei nativi digitali e della generazione Z.
Cosa direbbe Freud delle identità digitali?

Ecco un’ “Analisi” psicoanalitica del fenomeno.
Buon ascolto..

Identità digitali e Social – un’analisi Psicoanalitica del fenomeno – PODCAST
Identità digitali e Social – un’analisi Psicoanalitica del fenomeno – Podcast – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

ASMR e Psicologia: Podcast.

Le piattaforme online sono ormai invase di video ASMR, video in cui i vari influencer fanno rumori (da masticazione, lame di forbici, suoni dell’acqua o schiuma da barba); ma cosa si intende con tale acronimo?

Autonomous sensory meridian response (risposta autonoma del meridiano sensoriale), ciò che dovrebbe portare ad uno stato di rilassamento ed estremo piacere esperito, nel e sul corpo, sotto forma di brividi.

Cosa c’è di vero e cosa no? Possiamo considerare questi video come una nuova frontiera delle perversioni sessuali?

Buon Ascolto.

https://www.spreaker.com/user/14965187/asmr-e-psicologia

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Pubblica una foto! Adolescenti e social.

Il viaggio di oggi sarà in compagnia di una ragazza tutta social e immagine.

E’ attraverso la sua storia e le sue parole, che faremo un piccolo scalo che apre alla riflessione: “quanto stanno cambiando i nostri giovani, a causa dei social?

La condivisione di tutte queste foto e video, può voler dire qualcos’altro sul piano simbolico oppure si tratta di semplice voglia di apparire?”.

Buon Ascolto e Buon Viaggio!

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Il Cyberbullismo – conseguenze psicologiche e fisiche

Con la nostra prossima tappa andremo a conoscere, con maggior chiarezza un fenomeno in continuo aumento tra le giovani generazioni e che inevitabilmente condiziona in negativo le loro vite.

Il bullismo diventa cyberbullismo) quando si passa dal piano del reale a quello del virtuale attraverso la diffusione illecita e perpetuata volutamente di messaggi, e-mail, foto, video offensivi (sulle diverse piattaforme social) creati ad hoc e di situazioni di violenze filmate da altri e non rispettosi della dignità altrui.
Buon Ascolto..

Cyberbullismo – conseguenze psicologiche e fisiche – In viaggio con la Psicologia – Podcast
Cyberbullismo – conseguenze psicologiche e fisiche – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

I disturbi alimentari: Emma.

Attraverso la storia di Emma indaghiamo i disturbi alimentari. Emma non vuole mangiare sarà anoressica, bulimica oppure è obesa? E se avesse deciso di nutrirsi di sola aria inseguendo la corrente del respirianesimo?

Le fasi dello sviluppo emotivo. In viaggio con la Psicologia.

Con il viaggio di oggi ci dedichiamo alla scoperta dello sviluppo emotivo. Andremo a vedere come da 0 mesi in poi -nel neonato- siano presenti le prime tracce di ciò che culminerà con l'acquisizione dello sviluppo emotivo.Non ci resta che metterci comodi, allacciare le cinture e partire.Buon viaggio e buon ascolto.
  1. Le fasi dello sviluppo emotivo.
  2. L'esperimento di Köhler: Sultan e la banana.
  3. Psicologia. Comunicare e metacomunicare – (P. Watzlawick – II Assioma)
  4. L'esperimento del precipizio visivo: Gibson e Walk.
  5. Psicologia e bambini. L'oggetto transizionale e la relazione madre – bambino.

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio.

(Ri)Specchiati nella foto.

Photo by cottonbro on Pexels.com

Qualche giorno fa, portavo avanti una conversazione con un collega, in seguito a un colloquio clinico, avvenuto.

Brevemente: una ragazza molto attiva sui social non regge i commenti (non richiesti) che le arrivano di continuo. E’ una bella ragazza (non del tutto consapevole) che desidera utilizzare i social per pubblicizzare il suo lavoro da artista. La giovane pubblica una foto (dove sono in evidenza i suoi lavori, lavori – tra l’altro- che meriterebbero attenzione), ma i commenti sono sempre incentrati sul suo aspetto fisico.

I commenti/confronti ricevuti specialmente dalle donne, hanno fatto crollare le certezze della ragazza che non riesce più a comprendere quanto ci sia di realmente “giusto” nelle sue opere e quanto in lei.

L’Università della Virginia ha condotto uno studio in merito alle gerarchie sociali; gerarchie che vengono a costituirsi successivamente ai giudizi di valore espressi (più o meno consciamente).

Questo che cosa significa?

“Lei/Lui è meglio di me… E’ più alto, più basso.. Ah Sì.. sei più grasso di me! Che cosce enormi che hai! I fianchi sono enormi… Oddio hai la cellulite.. Vergognati.. Ma cosa ti sei messo? Esci così? Sono in imbarazzo per te, fai schifo. Che pancia enorme che hai. Perchè non fai palestra? Rifiuto umano smetti di mangiare. Ma perchè ti hanno partorito, sei uno scherzo della natura!”

Questi sono stralci di alcuni commenti che ragazz* portano durante i colloqui, quando preda dell’ansia aprono i social.

La ricerca condotta dall’Università della Virginia evidenzia che definire la propria e l’altrui superiorità o inferiorità, è una pratica molto più comune di quanto siamo disposti ad affermare. Le regole di superiorità e inferiorità plasmano sottilmente i nostri giudizi su razza, religione e, sorprendentemente, anche quelli sull’età.

I risultati ottenuti dalla ricerca, sono interessati per un punto in particolare. Sembra – infatti- che nonostante la disapprovazione formale della società nei confronti della costruzione di gerarchie di status sociale, le persone, – inconsciamente- lo fanno ugualmente; siamo – in sostanza- quasi “naturalmente” portati a valutare la qualità dell’altro.

Nonostante la cultura e l’educazione ci dicano che giudicare l’altro è sbagliato: noi lo facciamo ugualmente.

Vedo una foto, un’opera di un altro; vedo che l’altro si mette in gioco in qualche modo. Io giudico: perché?

Perchè l’altro passa attraverso di me e viceversa.

E’ quasi come se io stessi guardando te, attraverso il mio narcisismo: non guardo veramente te ma ho bisogno di rispecchiare in te le qualità che non riesco ad accettare in me, pertanto proietto.

“Sei grasso” probabilmente perchè non riesco ad accettare questo stato presente in me o temo che in me, possa esserci questo stato.

“Ma che faccia hai?” probabilmente hai qualche problema con la tua, di faccia.

L’essere umano è portato, per forza di cose, a scrutare, indagare e giudicare l’altro per paura di scrutare, indagare e giudicare se stesso. I conti che facciamo con noi stessi sono sempre i peggiori e spesso.. non tornano (quanto fa 2 più 2?).

Il confronto sociale ha – ovviamente- nella sua accezione positiva, consentito all’umano di evolversi.. a poco serve restare chiusi nella propria conchetta di sicurezza (a quella sicurezza totale e totalizzante c’è stata posta rinuncia nascendo), ma possiamo attuare strategie di auto-protezione.

I ragazzi che decidono di frequentare piattaforme online o che decidono consenzientemente di pubblicare contenuti online sulle varie bacheche, non necessariamente lo fanno per ricevere un giudizio; spesso si decide di condividere qualcosa per il puro piacere di condividere momenti, analogamente a quanto avviene con le produzioni del pensiero (poesie, racconti).

Possiamo fare qualcosa, per rendere i mondi che ormai si sono fusi e confusi (cyber e real space), posti più accoglienti.

Piccolo esercizio: decentramento cognitivo.

Osserviamo – come fossimo spettatori esterni- i nostri pensieri, emozioni e sensazioni. Osservarci dall’esterno oltre a sintonizzarci maggiormente con il nostro sentire emotivo, ci pone quasi automaticamente anche nei panni dell’altro.

Se io (mi) sento attraverso te e tu attraverso me, allora possiamo comprendere a vicenda come ci sentiamo.

La comprensione crea e costruisce uno spazio neutro; spazio/fiume pronto a raccogliere e cogliere le nostre esperienze di vita che possono situarsi come acque di fiume che trasportano e collegano le persone.

La prossima volta che vedi la foto o un contenuto postato da qualcuno, chiediti “come mi sento”, così potrai capire di più come l’altro di sente.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

“Le donne sono stronze”.

Photo by Skitterphoto on Pexels.com

Rubrica Settimanale.

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La mail che condivido con voi oggi, mi colpì nel momento della lettura perché solleva dei quesiti -sottili- a cui tengo profondamente. Se c’è qualcosa che mi fa scappare, da alcuni, sono pregiudizi e stereotipi.

Per questione mia, culturale, mi tengo ben lontana da chi attua ragionamenti dicotomici (maschio/femmina; nord/sud) e così via.

Il pregiudizio è sempre una brutta storia.

Buona Lettura.

“Gentile Dottoressa,

scrivo a lei perché è donna come me e forse in questa cosa può aiutarmi. Sono una ragazza bella (e lo dico perchè lavoro come fotomodella e ho partecipato anche a quel famoso concorso di bellezza, con buoni risultati), che ama stare in compagnia degli uomini. Da sempre, mi sono trovata a mio agio con l’altro sesso, per amicizia e simpatia e le donne mi etichettano come una facile, frivola e sciocca.

Ovunque vada è sempre uno sguardo brutto, quello che ricevo, per non parlare di quelle sottili parole che però sento “questa la dà a tutti; ma chi si crede; bella senza cuore”.

Il problema però.. è che queste stesse donne che mi etichettano non sanno (o non si rendono conto) che io sono lesbica!

Il mio stare così a contatto con gli uomini dipende dal fatto che io stessa, ho una forte componente maschile in me.

Questa cosa che le donne sono sempre così stronze con me, mi ha fatto anche dubitare, ad un certo punto, della mia omosessualità.. ma alla fine.. inutile girarci intorno per me il maschio è solo un fedele amico ma la sfera intima a me, richiede altro.

Sono in difficoltà, mi sento ferma e stressata. Sì, sono una bambolina ma che colpa ho io se le donne non sanno essere realmente solidali e amiche tra di loro?”.

Cara ragazza,

la tua mail ha (ri)aperto pensieri che a lungo – nel tempo- hanno sedimentato in me.

Racconti di te, della tua carriera nel mondo della moda e dello spettacolo; del tuo essere una bambolina che però non è pura pezza o plastica nelle mani degli altri, ma sai di essere un corpo capace di sentire, pensare e scegliere.

La tua storia mi fa ripensare a Sex and the city, una serie televisiva che ha sempre generato sensazioni in me. La serie – che a mio modo di vedere- ha avuto un certo successo già solo per il fatto di recare nel titolo la parola sesso, mostra come le prime nemiche delle donne, siano le donne stesse.

Abbiamo Carrie che si strugge per un amore non corrisposto (quello di un certo Mr Big colpito da lei solo perché vede cadere, dalla sua borsa, svariati preservativi), e mentre lei corre per le strade di New York su tacchi vertiginosi, viene costantemente preceduta dalla sua stessa ombra; un’ombra che la vuole single incallita (che viene per giunta pure lasciata la prima volta, sull’altare).

Abbiamo poi Miranda, abile avvocato che pur di avere successo, gioca talvolta con la propria componente maschile. Miranda è interessante perché nonostante si sia sempre dichiarata a sfavore della famiglia e dei figli, si sposa, fa un bambino e perdona anche il marito per averla tradita (non prima di essersi trasferita in un’altra città e aver ridotto le proprie ore di lavoro).

Charlotte e l’eterna ricerca del principe azzurro e la famiglia perfetta; così presa da questa ossessione da cambiare religione ed essere (fino ad un certo punto), sterile.

Samantha la panterona.. una donna con una seria dipendenza dal sesso. Non si lega -mai- passa attraverso relazioni promiscue fino a fare coppia stabile per diversi anni con un giovane attore. Nel periodo della relazione seria e matura, Samantha cambia completamente se stessa, lascia la città e perde completamente il contatto con il proprio essere. Capirà poi che non ha bisogno di un compagno, nella vita.

So cara ragazza che ti starai chiedendo cosa c’entra questo libero flusso di pensieri.. c’entra nella misura in cui la rappresentazione che le donne danno spesso delle donne stesse, non è delle più amichevoli.

Non è tanto una questione di bellezza (nella maggior parte dei casi), ad infastidire l’altro, quanto la serenità d’animo e il percepire che l’altro stia mantenendo fede al proprio processo di costruzione di sé.

Hai presente quando qualcuno chiede “come stai?” e tu rispondi “bene” e l’altro dice “mi fa piacere”..

Ecco..

Perchè non dovresti avere “a piacere” che io stia bene?

Perchè i sorrisi e la serenità spaventano. Il velo di tristezza e rinchiudersi nella propria bolla scura e vedere nell’altro il buio, sa sempre dare più conforto.

Non sei bella, sei bellissima e ti stai ponendo domande, il primo punto per mantenere fede a quel che siamo; il primo punto per emanare bellezza fuori da sé e poco importa se l’altro di questo ne ha paura.

Le relazioni umane sono complesse ma al contempo sono anche la cosa più semplice (questo amo dire, di solito). Sono complesse perché davvero in pochi sono disposti a presentarsi per quello che sono, la paura del giudizio, del pregiudizio e di finire catalogati in un certo stereotipo è qualcosa di troppo forte da poter sostenere e in un’epoca dove la realtà sembra diventata una vetrina e la vetrina l’unico luogo a proteggere la realtà, le richieste che facciamo al nostro apparato psichico non sono delle più leggere.

Ho letto la tua lunga storia con profondo interesse; un interesse umano sincero ed empatico e scorgo in te profonde risorse..

..E.. permettimi di dire che le bambole -che siano di plastica o di pezza- le risorse non le hanno.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.