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RilassataMente. SperiMentalmente.

Vorrei essere le radici di un albero, per crepare la terra e giungere fino all’essenza del nutrimento stesso, aprendo ad un circolo continuo di desiderio e vita.

Mi piace il vento perché accarezza le foglie e le sostiene…Le coccola e non le teme, ma le lascia volteggiare liberamente.

Le foglie si fidano e si lasciano giocare.

Mi piace il sole perché quando incontra la natura crea una sfumatura di colore che sa di lui e lei fusi insieme: sa di corpi caldi.

(C’è sempre qualcosa in te, che sa di me).

La propriocezione indica la capacità di percepire e riconoscere la posizione del corpo nello spazio e lo stato di contrazione dei muscoli, senza l’ausilio della vista; è fondamentale “offrire” al proprio corpo un cambio di prospettiva, “muovendolo” in diversi contesti di vita.

Cambiare contesto -ambiente- fa sì che il corpo, percependosi in una diversa posizione/postura, arrivi a sperimentare nuovi assetti, nuove possibilità, nuove ricchezze che non sapeva di avere.

Un corpo che si sperimenta è anche una mente che si sperimenta, così come una mente che si sperimenta è anche un corpo che si sperimenta.

Mettiamoci in gioco come solo la natura sa fare: giocando.. sfidando o accarezzando… il vento…

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Pittura e Schizofrenia: la mente scissa dell’artista.

Ancora un viaggio da fare -insieme-  tra le stanze della (straordinaria) mente dei veri artisti.
Buona lettura.

ilpensierononlineare

Fonte Immagine Google.

Richard Dadd nasce ad Agosto nel 1817 a Chatham una cittadina del Kent a 50 km da Londra. Richard è uno dei sette figli che il padre avrà dalla prima moglie (di cui rimarrà vedovo), per poi risposarsi e restare ancora una volta vedevo.

Richard mostra una precoce abilità nel disegno e pittura; la famiglia si trasferirà nel 1834 nei pressi della Royal Academy of Arts dove Richard sarà ammesso all’età di 20 anni. L’opera di Dadd si inserisce nel contesto vittoriano dove dominano il realismo pittorico, il ritratto , la decorazione e la pruderie . Il disegno accompagna spesso novelle o romanzi ed è in questo clima che Dadd guadagnerà una fama crescente.

Nel luglio del 1842 Si Thomas Phillips chiede a Dadd di accompagnarlo come bozzettista in una spedizione che prevede il giro d’Europa arrivando fino all’Egitto, ed è proprio qui, su una barca in…

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La motivazione. PODCAST.

Che cos’è la motivazione? E cosa dicono le recenti ricerche in merito?
Buon viaggio e buon ascolto.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

“Tanti auguri a me”: J. Lord.

Vi ripropongo un articolo di qualche mese fa. Tengo particolarmente allo scritto perché tengo particolarmente al ragazzo di cui parlo e alla sua storia; tengo molto alla musica e più di tutto tengo molto alla varietà dei colori e -ancora- alla meraviglia delle storie che, con un po’ di attenzione, possiamo ascoltare.
Un viaggio nel viaggio, quello che facciamo oggi insieme a J Lord che ci offre la possibilità di avere una lettura psicoanalitica del fenomeno migratorio e delle sue implicazioni.
Grazie mille a tutti voi per l’attenzione.

ilpensierononlineare

Qualche tempo fa avevo anticipato che a breve – in un tempo non meglio definito- avrei presentato al lettore J. Lord.

Il motivo che mi spinge ad indagare, con voi, il vissuto e ciò che circonda il ragazzo, sarà ben chiaro man mano che (sempre a discrezione del lettore), si procederà nella lettura.

Sangue Africano cuore Napoletano: chi è J. Lord?

La biografia di Lord Johnson è caotica e confusa, quasi a voler mettere subito in chiaro una cosa “sono una seconda generazione, figlio di neri che cresce in una terra non sua. Avete presente la ferita narcisistica a cui sono esposto?”.

Vero è che le parole appena citate non sono un virgolettato diretto dell’artista ma a ben vedere, il suo vissuto così si palesa all’ascoltatore: confuso.

Il ragazzo -nemmeno diciottenne- è di origini Ghanesi ma cresce a Casoria (in seguito all’adozione da parte di una coppia. Anna il nome…

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Riflessione Psy.

I recenti eventi geopolitici hanno portato tutti noi -tecnici o meno- alla riflessione.

Molti si sono indignati, tanti si sono stretti intorno alle sorti di un popolo, molti altri stanno storcendo il naso perché “le guerre degli ultimi sono all’ordine del giorno! Perché ora tutti solidali? Sarà solo per avere credito su qualche piattaforma?”.

In questi giorni allora, la mia (stanca e sempre accelerata) mente, si è data alla riflessione più spietata (che almeno quella, la riflessione spietata, non fa vittime, giuste o sbagliate che siano)…

La guerra in Ucraina pare ci stia toccando particolarmente, perché mai? Ci sono guerre di cui nemmeno ne conosciamo l’esistenza.

In Africa ci sono 31 Stati e 291 tra milizie-guerrigliere, gruppi terroristi-separatisti-anarchici coinvolti; in Asia 16 Stati e 194 tra milizie-guerriglieri, gruppi terroristi-separatisti-anarchici coinvolti; Europa 9 Stati e 83 tra milizie-guerriglieri, gruppi terroristi-separatisti-anarchici coinvolti; Medio Oriente 7 Stati e 266 tra milizie-guerriglieri, gruppi terroristi-separatisti-anarchici coinvolti e così via.

Qualcuno ha poi evidenziato le guerre a cui quotidianamente, l’umano è esposto.

Quale diventa la riflessione possibile?

(Da clinica la mia riflessione muove seguendo, come sempre, le linee dell’inconscio pertanto essendo lui, l’inconscio, atemporale, potrei non seguire una certa linearità nel discorso).

Nei colloqui clinici che ho portato avanti nella settimana che oggi si conclude, non c’è stato ragazzo/a o signore/a che non abbia detto “Dottorè tengo l’ansia… mo anche la guerra! Ansia.. Panico… ho paura.. sono spaventato.. Prima il covid mo questa.. e mo come facciamo? Povera gente… Ma si rende conto all’improvviso le bombe e tu che devi scappare?”

Mi sono allora chiesta il perché, nonostante in passato ci siano state guerre anche più vicine, pare esserci (reale o meno che sia) una mobilitazione e un sentire fisico/psicologico maggiore, ora, per il popolo ucraino?

La mia mente da Psy ha provato a darsi risposta rintracciando nei suoi circuiti neuronali i ricordi di alcuni esperimenti. Stanley Milgram (senza scendere nel dettaglio, che poi, se la mia mielina funziona ancora bene, mi sembra di aver già condiviso i suoi esperimenti in passato), studiò un fenomeno assai interessante.

In maniera troppo breve dirò che l’esperimento consisteva nel sottoporre delle scosse elettriche ad intensità crescente, ad una certa vittima. Il soggetto che dava la corrente elettrica (le scosse), al malcapitato, obbediva a degli ordini. Le scosse nella stragrande maggioranza dei casi, venivano date anche sentendo colui che le riceveva lamentarsi e urlare dal dolore.

Quando Milgram e collaboratori, trassero i risultati scoprirono un dato interessante: Il grado di obbedienza all’autorità variava sensibilmente in relazione a due fattori: la distanza tra insegnante e allievo e la distanza tra soggetto sperimentale e sperimentatore.

Detto in maniera ancora più semplice: se la vittima non era a contatto diretto, per così dire, con colui che somministrava le scosse, questo era più propenso ad infliggere dolore a colui che aveva, nel momento, il ruolo di studente.

Che c’entra ora, questo esperimento?

L’esperimento mostra che più qualcosa ci è vicino, più siamo propensi a stabilire un contatto emotivo con questo qualcosa.

L’Ucraina ci è vicina, forse, per diversi motivi.

Siamo abituati da anni ad avere uno scambio aperto con l’Ucraina (e no: gli ucraini non sono solo un popolo di camerieri, badanti e amanti come qualcuno in tv ha detto. Chiedo scusa io).

L’Ucraina è sentita geograficamente ed emotivamente vicina e in un momento in cui causa pandemia, l’assetto psicologico delle persone vacilla, una guerra così vicina: fa paura.

Diviene la guerra in Europa e la Russia il nemico comune contro cui scagliarsi.

Perché l’Africa no? Perché ci siamo subito dimenticati delle donne Afghane?

Perché (anche qui chiedo scusa io) se l’Africa per me è casa, per molti altri è un continente lontano da distruggere e da lasciar affogare; che se per le donne Afghane si sono sprecate fiumi di poesie qualche mese fa ora: il Medio oriente è lontano… sai cosa può interessare della violazione dei diritti umani a certi che per pura fortuna statistica, sono nati in zone dove si sentono così tanto umani da essere disinteressatamente disumani?

Allora a me innanzi a certe immagini è passata la fame, e non solo per un giorno… come un certo papa vuole fare.

La guerra in Ucraina è la guerra di tutti perché fino a quando per il motivo più nobile o becero si farà (o si potrà fare) ricorso a qualsivoglia forma di violenza agita, immaginata, detta, armata, o minacciata, io proverò dolore e potrò solo continuare a chiedere scusa per qualcosa, ne sono sicura, poteva essere evitato.

Continuo a credere e a costruire, ponti.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

#YoutubeShorts #ilpensierononlineare #salutementale.

“Come penso agirò in una data situazione? Sono una persona simpatica? Antipatica?”

“Perché il mio partner dimentica sempre quello che gli dico?”

Dott.ssa Giusy Di Maio.