Il tempo in famiglia

Ma quanto tempo passiamo davvero con la nostra famiglia? Dedichiamo il giusto tempo ai figli, al partner? Nonostante la permanenza obbligata a casa, a causa della pandemia, in quest’ultimo anno, pare che tante famiglie, non siano riuscite a “godere” e a gestire a pieno, il proprio tempo “insieme”.

Nei periodi pre – pandemia, ma anche nelle “pause” dalle grandi chiusure, in questi ultimi mesi, tra scuola lavoro, commissioni, tante famiglie facevano tanta fatica a ritagliarsi spazi condivisi per stare insieme.

Stranamente, la condizione, che si è venuta a creare a causa delle restrizioni, che ha portato ad una condivisione della casa per tanto tempo, nelle famiglie, non è stata sfruttata a pieno per compensare questa “mancanza di tempo per i propri figli”.

Parlando con diversi genitori, per consulenze o terapie, in questi ultimi mesi, pare si sia venuta a creare una situazione di inerzia e passività in alcune famiglie. Sembra quasi che la possibilità di passare più tempo insieme spaventasse, alcuni genitori. In una situazione di passività generalizzata anche i bambini e i ragazzi, stressati dalle alternanze tra dad e presenza a scuola, non sapevano assolutamente come occupare il resto del tempo.

Insomma mentre alcuni genitori si industriavano nella gestione alternativa del tempo e degli spazi comuni; altri invece non sapevano proprio cosa fare e provavano a tamponare i tempi morti con l’uso degli smartphone, delle tv e della playstation.

Come fare per sfruttare al meglio il tempo in famiglia e con i propri figli? Come conciliare i propri impegni quotidiani e lavorativi con le importantissime esigenze dei bambini, dei ragazzi e del partner?

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Innanzitutto è molto importante curare la comunicazione all’interno del proprio “sistema” familiare. Bisogna parlare con il proprio partner dei propri bisogni reciproci, anche quando altri impegni sembrano impedircelo. Bisogna evitare di rimandare sempre. Una buona comunicazione in famiglia garantisce anche una buona salute psicologica comune.

Centrale nella comunicazione è negoziare e quindi mettersi d’accordo riguardo i propri impegni e le esigenze di tutti. Quindi decidere insieme anche su eventuali piccole rinunce personali, a favore di tutti.

Importante è anche una buona programmazione dei propri impegni e quelli familiari. Quindi, in tal senso, è fondamentale tener sempre conto di uno spazio per il tempo in famiglia. Prendersi anche un proprio spazio personale di svago, legato ad interessi personali, ma evitando gli eccessi, che possono condizionare troppo la propria “presenza” nella vita familiare.

Il lavoro è importante e fondamentale, ma anche in questo caso, se è possibile, bisognerebbe evitare di concedersi troppo agli impegni lavorativi (ovviamente questo vale per chi può farlo e decide di sua volontà di lavorare più del dovuto). La qualità del lavoro è molto meglio della quantità.

Quando è possibile è molto importante farsi aiutare da nonni, parenti o amici. Ammettere i propri limiti e accettare un aiuto esterno, può essere molto positivo sia per i figli che per i genitori.

Infine, è chiaro che per avere una maggiore sensazione di benessere in famiglia e per migliorare la propria esperienza familiare, considerando il tempo e gli spazi di condivisione familiari, bisogna mettere comunque e sempre la famiglia al primo posto.

La famiglia è come una squadra e proprio come una squadra ha bisogno di armonia, comunicazione, condivisione e obiettivi comuni per vincere e funzionare bene.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

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Tristezza.

Stato d’animo e umore malinconico che secondo Johnson Laird e Oatley, può manifestarsi anche in assenza di cause note e/o fattori visibilmente scatenanti. La tristezza è comunemente associata a delusioni, sconforto o frustrazione.

La tristezza può inoltre essere correlata a dolore acuto o derivare da un processo empatico.

Secondo gli autori, quando ci si sente tristi, bisogna indagare caso per caso la motivazione scatenate quella cioè che ha comportato tale stato d’animo.

La tristezza non ha manifestazioni acute (come ad esempio per la gioia). Le persone tristi sono – infatti- realistiche e non pessimiste; ciò comporta una importante differenza con la depressione.

Coloro che sono tristi non attribuiscono la colpa (ed esempio dei propri insuccessi) a se stessi (come accede nei depressi).

L’asimmetria tra gioia e tristezza è da attribuire a un meccanismo consapevole (nel primo caso) e inconsapevole (nel secondo). Quando siamo tristi troviamo gli eventi quotidiani spiacevoli e ci aspettiamo che il futuro ci riservi eventi sgradevoli; quando si è tristi consideriamo gli eventi negativi come dovuti alle circostanze piuttosto che derivati dalla nostra (mancata) volontà.

La tristezza può inoltre essere vista (quando segue un forte dolore), come un prolungamento fisiologico dell’emozione causata dagli antecedenti del dolore stesso.

Il dolore ha infatti una funzione adattiva (pensiamo a tal proposito al dolore avvertito, che spinge le persone ad andare dal proprio medico; quel dolore è stato la spia di una certa malattia); il dolore può anche servire (quando segue un’amputazione affettiva) a far elaborare il significato della perdita stessa.

Studio conosciuto anche come “Tristesse”.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

La materia dei pensieri…

“Non è la materia che genera il pensiero, è il pensiero che genera la materia.”

GIORDANO BRUNO
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Siamo noi a creare la nostra realtà..

dott. Gennaro Rinaldi

Uccidere il Drago.

Immagine Personale.

“Le favole non dicono ai bambini che esistono i draghi, i bambini già sanno che esistono, le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere uccisi”.

Gilbert Keith Chesterton

Consiglio anche agli adulti di (ritornare) a leggere, le favole.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Ottimismo irrealistico vs. Pessimismo difensivo.

Ottimisti o pessimisti?
Buona Lettura.

ilpensierononlineare

Fonte immagine “Google”.

Alla scoperta di due approcci alla vita che muovono lungo un continuum che li vede agli antipodi. L’uno “ottimismo irrealistico” che fa sentire come Polyanna immersi in un mondo roseo, l’altro il “pessimismo difensivo” che prova a salvarci dalle possibili insidie dell’ottimismo irrealistico.

“Le visioni del futuro sono così rosee che farebbero arrossire Polyanna”

Shelley E. Taylor, Positive Illusions, 1989.

L’ottimismo predispone l’essere umano a un approccio positivo alla vita. E’ ottimista colui che tende a considerare solo i lati migliori della realtà in cui è calato; colui che sa valutare e/o attendersi solo sviluppi favorevoli circa il corso degli eventi che gli si pongono innanzi.

Tuttavia molti di noi possiedono ciò che il ricercatore Neil Weinstein definisce un “ottimismo irrealistico nei confronti degli eventi futuri della vita”. E’ interessante a tal proposito, citare i dati di una survey condotta tra il 2006 e il 2008 in…

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Scrivere.

Immagine Personale.

“Meglio scrivere per se stessi e non avere pubblico, che scrivere per il pubblico e non avere se stessi”

Cyril Connolly

Quanto siamo leali con noi stessi?

Dott.ssa Giusy Di Maio.