Come gli Alberi.

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“Fate come gli alberi: cambiate le foglie e conservate le radici. Quindi, cambiate le vostre idee ma conservate i vostri principi”.

Victor Hugo.

La natura insegna.. per sapere chi siamo e dove stiamo andando, servono radici solide e chiome pronte a rigenerarsi, ad ogni stagione…

Dott. Gennaro Rinaldi.

Psicologia Sociale: Il sé.

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Quando vi trovate di fronte ad uno specchio, cosa fate?

Avete mai riflettuto sull’azione di guardarsi e -soprattutto- riconoscersi in una immagine che lo specchio rimanda?

Gordon Gallup (1977) condusse una serie di studi proprio su questo tema giungendo alla conclusione che oltre agli esseri umani, solo le grandi scimmie (scimpanzé, gorilla e oranghi), sembrano essere in grado di riconoscere se stessi.

Gallup pose animali di diverse specie in una stanza con un grande specchio davanti loro; all’inizio gli animali si rivolgevano all’immagine riflessa nello specchio con vocalizzi o gesti tipici che implicavano una risposta da parte dell’altro.

Dopo alcuni giorni, le grandi scimmie (ma non gli altri animali come ad esempio i gatti), iniziarono ad usare lo specchio per eliminare residui di cibo dai denti, per spulciarsi o fare facce buffe, divertendosi. In altri studi, poi, Gallup dopo aver (in seguito ad anestesia) dipinto una striscia rossa sulla testa delle scimmie, notò come al risveglio gli animali, una volta trovatisi innanzi allo specchio, lo usassero per guardarsi e pulirsi la testa.

Successivamente, compiendo esperimenti simili (senza anestesia), alcuni psicologi scoprirono che i bambini riescono a riconoscere la propria immagine nello specchio tra i 18 e 24 mesi.

La capacità di riconoscersi è la prima chiara espressione del concetto di sé. (Boyesen e Himes, 1999).

Dopo questo riconoscimento, il concetto di sé diviene estremamente importante; immaginiamo a tal proposito di vivere senza avere una chiara idea di chi siamo..

Nella conduzione della nostra vita, quotidianamente, ciò che noi avvertiamo come il nostro sé, occupa e dirige le nostre azioni.

Se per qualche motivo abbiamo problemi di vista, corriamo ai rimedi indossando occhiali o lenti a contatto; se tuttavia abbiamo problemi di udito.. difficilmente ricorriamo ad apparecchi acustici..

Perché?

Secondo Mayers è più difficile accettare un apparecchio acustico (anche se invisibile) perché molto probabilmente siamo così preoccupati dell’immagine che diamo di noi stessi (immaginiamo a tutti i soldi spesi, annualmente, per parrucchieri, estetisti, palestre o creme varie), da non voler che qualcuno pensi che il nostro udito sia imperfetto e che noi possiamo invecchiare.

Il sè quindi riveste un ruolo fondamentale in numerosi aspetti della nostra vita tanto da spingere la persona ad usare numerose energie nel tentativo di costruirlo e mantenerlo.

Per scoprire da dove origina la percezione del sé, i neuroscienziati hanno esplorato le attività del cervello alla base de costante senso di essere se stessi. Alcuni studi suggeriscono che pazienti con danni all’emisfero cerebrale destro, non riescono a riconoscere e a controllare la propria mano sinistra. La corteccia prefrontale mediale, una struttura di tipo neocorticale che occupa la scissura centrale tra i due emisferi cerebrali (dietro gli occhi), sembra essere la responsabile della coesione del sé e risulta essere più attiva quando si pensa a se stessi.

Gli elementi del concetto di sé (le specifiche convinzioni in base alle quali si definisce se stessi) sono quelli che vengono definiti schemi di sé.

Gli schemi di sé sono considerazioni sul sé che strutturano e guidano l’elaborazione di informazioni importanti per il sé.

Se per una persona, l’atletica è fondamentale (per il proprio concetto di sé), tenderà a notare il corpo e le abilità fisiche degli altri e richiamerà alla mente con maggiore facilità, esperienze legate allo sport. Se il compleanno di un tuo amico è vicino al tuo è più facile che tu ricorderai la data (altro che facebook che avvisa; il miglior computer resta il nostro cervello e il suo funzionamento tecnicamente perfetto).

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Eva l’anticonformista.

“La colpa di Eva è stata quella di voler conoscere, sperimentare, indagare con le proprie forze le leggi che regolano l’universo, la terra, il proprio corpo, di rifiutare l’insegnamento calato dall’alto, in una parola Eva rappresenta la curiosità della scienza contro la passiva accettazione della fede.”

Margherita Hack

Dott.ssa Giusy Di Maio.

L’universo osservato da una donna.

“Nella nostra galassia ci sono quattrocento miliardi di stelle, e nell’universo ci sono più di cento miliardi di galassie. Pensare di essere unici è molto improbabile.”

MARGHERITA HACK
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Il 12 Giugno 1922 nasceva Margherita Hack (Astrofisica), una mente eccezionale.

dott. Gennaro Rinaldi

L’apatia

Con il termine Apatia (termine di origine greca) intendiamo impassibilità, insensibilità, assenza di passioni ( a – pàthos ). In psicologia con apatia si indica un’indifferenza affettiva per situazioni che normalmente susciterebbero interesse o emozioni.

L’apatia è frequente nella depressione, dove generalmente c’è un’ impossibilità di gioire e una generale difficoltà a proiettarsi nel futuro ottimisticamente. L’apatia può essere presente nella schizofrenia dove la persona, assorta dai propri fantasmi, non riesce a reagire adeguatamente agli stimoli del mondo esterno.

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L’apatia può però anche manifestarsi in persone che non soffrono di gravi disturbi psichici, ma che vivono un forte frustrazione; una usurante condizione di vita routinaria; un forte stato d’ansia; una grave crisi affettiva o in persone che hanno passato un lungo periodo in condizioni di assenza e privazione di scambi con gli altri e con il mondo (ospedalizzazioni, lockdown, quarantena, prigione).

L’apatia potrebbe derivare da una valutazione patologica dei benefici, la sensazione personale che ogni proprio sforzo o gesto sia completamente inutile e che nulla abbia più valore. Ciò comporta un’assenza di motivazione a provare ad agire.

L’apatia, in tal senso, potrebbe essere connessa anche ad una valutazione patologica dei costi. La persona apatica ha una stima del “costo” (mentale e fisico) dei propri sforzi eccessiva. Tale condizione scoraggerebbe la persona a proseguire e a impegnarsi a modificare il proprio atteggiamento e quindi comporterebbe una riduzione dell'”impegno” e dello sforzo prodotto.

Sicuramente è possibile uscirne fuori e tornare ad assaporare la “sensibilità” alle emozioni e recuperare le passioni perdute. Non è però un lavoro facile e richiede uno sforzo enorme. Ma è una sfida che si può vincere. In genere un lavoro di psicoterapia è essenziale e dà ottimi risultati, ma nei casi in cui vi è presenza di disturbi psichici più gravi in comorbilità con l’apatia (depressione o schizofrenia, ad esempio) è necessario fare anche una terapia farmacologica insieme alla psicoterapia.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Pillole di Psicologia: Confabulazione vs Pseudologia.

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La confabulazione (detta anche fabulazione) è un’attività rappresentativa con cui si dà vita a racconti privi di rispondenza concreta seppur – spesso- verosimili e strutturalmente concreti.

Si distingue:

una confabulazione infantile in cui si esprime la tendenza a caricare di significati immaginari il mondo concreto echeggiando -ad esempio- fiabe, racconti fantastici o reminiscenze di eventi recenti e passati, con sostituzione di significati reali con significati immaginari e

una confabulazione patologica frequente ad esempio nella sindrome di Korsakov, nelle demenze e in alcuni stati deliranti. La confabulazione svolge il ruolo di compensare i vuoti di memoria o di rendere le esperienze reali congruenti con la struttura del delirio.

La confabulazione è caratterizzata da una totale inconsapevolezza del soggetto che è pienamente convinto di ciò che sta dicendo e in ciò, si distingue dalla pseudologia (detta anche pseudologia fantastica, mitomania o bugia patologica) ovvero il frequente ricorso (che diventa patologico), alla bugia.

E’ frequente in soggetti istrionici o psicopatici e viene considerata un prodotto dell’immaginazione, ciò vuol dire che non dipende da deficit della memoria e non va confusa – per l’appunto- con la confabulazione. Il soggetto – inoltre- abbandona la propria produzione fantastica quando è messo innanzi all’evidenza dei fatti.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Luci nella notte

“E di notte che è bello credere nella luce”

Edmond Rostand

Immagine Personale

dott. Gennaro Rinaldi