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Buon Anno!

Fonte Immagine Google.

Lo scultore e professore di architettura, Erno Rubik nel 1974 inventò il celebre cubo di Rubik o cubo magico. Il celebre poliedro è un classico cubo di 6 facce ricoperto di 9 adesivi di colore diverso (ciascuno per faccia); come suppongo tutti sappiamo lo scopo del cubo (una volta mescolato) è riportarlo allo stato originale ovvero fare in modo che la facce tornino ciascuna del suo colore iniziale.

L’anno che sta passando, il 2020, è stato piuttosto particolare tanto che credo che anche il famoso Pantone sceglierebbe come colore dell’anno un solo colore: il marrone…

Battute a parte… qual è il filo di conduzione di tutto il discorso?

L’anno trascorso è stato denso di cambiamenti; abbiamo riscritto il nostro spazio personale , peripersonale ed extrapersonale. Lo spazio personale è stato riscritto ridefinendo i confini del nostro corpo: la mascherina ci ha tolto campo visivo e percezione/confini del nostro volto. Lo spazio peripersonale ovvero lo spazio intorno a noi -quello in cui si muove il nostro corpo- è stato riscritto implicandone una sua ridefinizione ed infine lo spazio extrapersonale quello lontano in cui i nostri arti non hanno azione, è diventato (non volendo) quello maggiormente presente.

Abbiamo scoperto come anche una sola stanza, possa trasformarsi in un mondo intero; abbiamo scoperto come anche una piccola visuale (lo spazio di un balcone, ad esempio), possa diventare uno spazio/mondo.. apertura verso l’esterno.

Nell’anno trascorso (che no! non è stato solo covid) ho spesso confuso le facce del mio cubo di Rubik.. mi è capitato di perdere addirittura il cubo; mi sono dannata nella speranza di poter trovare forma alla confusione.. ma niente.. le facce non trovavano collocazione.. i colori restavano mischiati per giungere.. d’un tratto alla completa assenza del colore.

Sai cosa ho fatto?

Ho comprato pacchi e pacchi di pastelli e pennarelli e ho cominciato a colorare “a modo mio” le facce prive di colore.

Ho scoperto che avevo potere decisionale sui colori e che anche se la forma era stata data, potevo decidere quale colore poter utilizzare, andando anche oltre i canonici colori usati.

Ho creato il mio personale cubo di Rubik.

Mi è spesso capitato di avere la sensazione di star scalando una montagna a mani nude, senza corde o imbracature varie di sicurezza.. Man mano che salivo.. le mani hanno subito tagli.. fratture.. calli..

Ma non ho perso la speranza.. ho fatto un buon allenamento.. Ed anche senza imbracatura di sicurezza ho continuato la mia salita..

Un piccolo pezzo della cima è arrivato ma la cosa divertente.. è stato scoprire come durante il percorso (graffi inclusi) mi sia riscoperta e divertita.

Allenamento.. questa parola detiene molte delle risposte alle nostre domande.

L’apparato psichico funziona per quantità e non per qualità; è sempre un fatto di energia (scarica.. scarica.. riposo).. questo cosa vuol dire?

Vuol dire che possiamo allenarci a pensare in un certo modo; possiamo allenarci (tenendo conto degli accumuli dolorosi di acido lattico, della stanchezza, della mancanza di motivazione) a vedere le cose in maniera diversa.

Possiamo allenarci anche nella risoluzione del peggior cubo di Rubik.

E’ questione di scelte. E’ questione di crederci. E’ desiderio.

Voglia.

Costanza.

Fatica.

E’ saper tollerare e apprezzare la confusione, il non sapere.

Personalmente se ripenso a tutto il 2020, so che per ogni giorno dell’anno che sta terminando ho qualcosa per cui ringraziare (gioie, dolori e fatica incluso: si chiama vita). So che posso e devo ringraziare se non altro perchè ci sono stata e ci sono.

Auguro a te un sereno anno.

Che sia la fine.. che sia l’inizio..

Qualunque sia la tua decisione, la tua visione.. Qualunque sia il tuo sconforto o il tuo desiderio..

Non arrenderti .. compra dei pastelli e prova/riprova a costruire il tuo cubo di Rubik.. che sarà diverso dal mio e per tale motivo sarà unico, importante e vitale.

Buon anno.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Buone feste a te.

Questo Natale sarà per tutti particolare.

L’anno che sta per terminare è stato denso di cambiamenti (per lo più non voluti), imposizioni.. divieti.. separazioni.. Avventure.. Inizi..

Fine.

Dovessi scegliere una parola, non sceglierei mai “assembramento, distanziamento”.. non sceglierei mai parole dal suono evocativo così triste e chiuso; parole così prive di fantasia.

La parola che scelgo – invece- è casa.

E’ stato l’anno della casa; l’anno in cui siamo stati in un luogo “la casa” senza magari sentirci realmente al riparo o di converso siamo stati al riparo senza mai sentirci realmente a casa.

Sarà l’anno delle festività trascorse in casa “a forza”.

Natale è un pò la festa del calore, dell’accoglienza e dell’affetto. Un parto (e una nascita) giunti dopo un lungo cammino, un’attesa e una capanna gelida dove si cercava di riscaldarsi con qualunque mezzo.

Siamo stati un pò tutti così… in attesa.. un’attesa tesa e sospesa alla ricerca del calore.

In quei mesi che hanno portato ad oggi, questa strana vigilia di natale, ho avuto la possibilità di sperimentare e sperimentarmi con la scrittura, condividendo lo spazio con un collega che ammiro e apprezzo (e credo tutti sappiamo quanto sia difficile poter contare su colleghi davvero attenti, presenti e competenti; colleghi da cui puoi solo imparare).

Ci siamo buttati in questa avventura dove tu, hai deciso di diventare parte attiva decidendo di seguire il mio blog. A te che stai leggendo dico un sincero “grazie di cuore”. Grazie per aver creduto e per credere in un progetto come questo. E’ stato entusiasmante e ancora oggi lo è, ricevere commenti, opinioni e pezzi di vita da ognuno di voi.. e da ogni parte del mondo!

Tutti i commenti sono sempre apprezzati, molti mi commuovono e posso solo sinceramente ringraziare.

Il mio Natale è stato questo; l’affetto e la stima di tutti voi.

Qui ci sarà sempre spazio per chiunque nel rispetto dell’altro, voglia esprimere la propria opinione. Non rispetterai mai me, se non rispetterai chi è venuto prima di te qui e chi verrà dopo di te (così facendo avrai avuto il regalo più grande per te, perchè avrai rispettato indirettamente anche te stesso).

Questo resterà uno spazio di pensiero libero, di parole fluide in movimento.

Auguro a te un Buon Natale o delle buone festività, in qualunque cosa tu decida di credere, qui troverai sempre spazio.

Non troverai barriere, muri o costrizioni, ma – come solo l’acqua sa fare- fluidità libera.

Buon natale a te che leggi e a te che – domani- leggerai.

Fonte Immagine Google.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Esser/CI.

Immagine Personale.

“Non sono migliore di te”.. disse… “Neanche io, di te”.. rispose..

Si resero conto che da soli erano una potente individualità; avevano sogni e aspettative; lividi sulla pelle.. una pelle che pulsava come ferita aperta da cui sgorgava sangue vivo, caldo. Erano sopravvissuti incerti alle curve della vita; avevano attraversato notti lunghe, fredde e insonni. Avevano vomitato fiumi di parole schiumate da rabbia e rancore per qualcosa che -forse- non sarebbe mai stato.

Si erano donati.. rinchiudendosi nella passione calda di un abbraccio senza fine.. stretti tra le labbra serrate, rubate, tra le mura di palazzi fatiscenti.

Si erano desiderati.. incazzati..

Si erano sfiorati come fossero stati due ladri, di nascosto..

Si erano cercati..

Si erano amati.

Insieme non erano migliori o peggiori.

Sapevano, tuttavia, che per qualsiasi cosa avrebbero agito come un team: in maniera interdipendente.

“Faccio la mia parte… Io… E tu fa la Tua..” Ognuna delle nostre singole azioni – insieme- viene potenziata.. che sia migliore o peggiore, poco importa.

Compresero così il vero potere: passare dall’esser”, “all’esser/CI”.

25 Novembre 2020, Giornata Internazionale per l’eliminazione delle violenza contro le donne.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

La memoria e l’indifferenza

La società contemporanea soffre di un male: l’indifferenza.

Indifferenza alla memoria, alla storia, agli eventi e alle loro conseguenze.

L’uomo contemporaneo nonostante l’expertise di secoli e di svariati eventi continua sistematicamente a persistere negli stessi errori a distanza di tempo.

La sua bramosia di potere politico ed economico spinta da un pizzico di eccessiva presunzione, mette a riposo la memoria di un recente passato ricadendo inevitabilmente nel vorticoso labirinto di un errore, dal quale non sarà facile uscirne.

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<< La maggior parte dei giovani alla fine del secolo è cresciuta in una sorta di presente permanente >> (Hosbsawm).

Questo potrebbe essere l’errore reale della nostra società?

I giovani perdono interesse nella memoria storica perché stanchi di una realtà già vissuta, già vista, già studiata, che non appartiene più al loro mondo impregnato fin troppo nel benessere e nella velocità.

Un mondo a parte, un’ isola felice in mezzo ad un mare sconosciuto e percepito come buio e profondo. Il mondo delle connessioni estemporanee, veloci, sintetiche. Un mondo in cui la percezione del tempo è relativa e confusa.

Quindi la sensazione è che la memoria storica sia diventata solo una grande cassaforte il cui contenuto è conosciuto solo in parte. Essa viene aperta solo quando è necessario per far cronaca. Il suo contenuto è troppo ingombrante e poco conveniente, lo si osserva da lontano, forse da troppo lontano e si dimentica troppo in fretta quello che si è visto.

Il futuro è in balia di una corrente che gira sempre in tondo.

Dobbiamo ricordare che Noi siamo attori protagonisti, autori del nostro futuro, ma soprattutto contenitori del ricordo e della memoria.