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Canto per…

Da 30 anni da una sola parte.

(…)Il freestyle è quindi l’elemento che caratterizza maggiormente le esibizioni rap; quando un cantante nell’ambito di una battle, inscena un pezzo facendo esercizio del freestyle, procede con uno stile libero, pertanto improvvisa rime, metafore, assonanze, compie giochi di parole ritmici senza saper bene da dove si parte, né tanto meno dove si giungerà (l’unico elemento fisso si ricordi, è l’uso del ritmo 4/4). Questo automatismo immediato, non “filtrato dalla coscienza”, avvicina per certi versi la tecnica del freestyle, al movimento artistico Surrealista.(…)

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Reazioni e trasformazioni

“L’incontro di due personalità è come il contatto tra due sostanze chimiche; se c’è una qualche reazione, entrambi ne vengono trasformati.”

Carl Gustav Jung
Photo by Ron Lach on Pexels.com

I legami tra persone sono il frutto di alchimie particolari e spesso poco lineari. E sono alchimie trasformative.

dott. Gennaro Rinaldi

Il tempo dei coltelli e dei fiori.

“Mi hanno piantato dentro così tanti coltelli che quando mi regalano un fiore all’inizio non capisco neanche cos’è. Ci vuole tempo”.

Charles Bukowski

Dott.ssa Giusy Di Maio.

LiberAzione.

Meglio dormire libero in un letto scomodo che dormire prigioniero in un letto comodo.”
Jack Kerouac

Il brano proposto è la sigla del film/documentario uscito a Dicembre 2015 con l’intento di far luce (e portare attenzione) sul caso dell’insegnante elementare di Castelnuovo Cilento sottoposto a TSO il 31 luglio e rinchiuso nel reparto psichiatrico del Vallo della Lucania, dichiarato poi morto il 4 agosto.

Sei medici sono stati, successivamente, condannati.

All’interno del brano viene citata “Addio Lugano bella”.. perché nessuno ha il diritto di prelevare, legare, imbavagliare e costringere un altro essere umano.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Gli anni della “lotta”

“Un giorno, guardandoti indietro, gli anni di lotta ti sembreranno sorprendentemente i più belli.“

Sigmund Freud
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Spesso gli anni della “lotta” sono i più importanti (adolescenza – primi anni della gioventù), per confermare la propria individualità e per determinare il proprio posto nel mondo . Sono quelli gli anni a cui guardiamo con un pizzico di nostalgia per il fermento emotivo e ideologico che portavano con sé.

Nonostante tutto, non dobbiamo mai smettere di lottare, coltiviamo quel fermento e scopriremo quella bellezza anche negli anni che ci aspettano.

Nel video un omaggio ai 30 anni dei 99 Posse.

dott. Gennaro Rinaldi

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Mostri Inumani!

“A volte le dimore umane generano mostri inumani”.

Stephen King
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C’è un’epidemia parallela a quella del Coronavirus dilagante e preoccupante.

Un boom di femminicidi avvenuti durante il lockdown del 2020 e che nel 2021 vede in Italia già un aumento preoccupante. Le vittime di femminicidio sono 14 da inizio anno, 8 solo a febbraio e già due a Marzo.

Contro i femminicidi e contro tutte le violenze di genere!

In allegato un pezzo bellissimo dei 99 Posse di quasi 20 anni fa, purtroppo poco conosciuto, dedicato alle donne..

Vi lascio sotto i link di due articoli scritti in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Amore… Cosa? | ilpensierononlineare

Violenze domestiche: conseguenze psicologiche e fisiche. | ilpensierononlineare

Denunciate!!

dott. Gennaro Rinaldi

Sfumature.

Sono una persona dai sentimenti “mai a metà”, ecco perché amo le sfumature

Mi spiego..

Per me la libertà a metà non esiste; o sei libero oppure no.. da qui la mia difficoltà nella condizione attuale.

Per me il bianco e il nero non esistono ma esiste una tavolozza infinita di sfumature che ho potuto (e posso) amare proprio perché sono convinta che quando puoi contare su una condizione di libertà totale (mentale, ad esempio), puoi permetterti il “lusso” di amare e concederti la bellezza e la varietà delle sfumature.

L’anno trascorso ha messo a dura prova le mie sfumature.

A quale sfumatura hai dovuto rinunciare?

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Sporchi, brutti e cattivi.

Giuseppe è arrivato da noi su invio del Tribunale dei Minori.

Il ragazzo ha 17 anni e ha all’attivo un curriculum da piccolo delinquente. Gira armato – sempre- ha messo in atto diversi furti più o meno grandi (da solo o con il favore di alcuni amici adulti); fuma sostanze “più o meno legali”.

Il ragazzo ha inoltre aggredito verbalmente ma soprattutto fisicamente alcuni familiari. L’estrazione sociale non è delle peggiori; Giuseppe non proviene dai quartieri malfamati; il padre (che lavora senza contratto) è elettricista, la mamma casalinga, la nonna malata di Alzheimer vive con loro.

Il nucleo familiare appare abbastanza sereno, all’apparenza, salvo poi mostrare la pluralità di sfaccettature e del non detto, tipiche di molte famiglie “disgregate”.

Giuseppe si presenta spavaldo.

Il ragazzo che apre la porta sembra avere molti più dei 17 anni dichiarati; barbetta curata, ciuffo di capelli arricciato in punta rigido e pieno di gel, orecchini con diamantino ad entrambi i lobi, fisico atletico e tatuaggi: tantissimi tatuaggi.

Nonostante la minore età Giuseppe ha tatuato una lacrima sotto l’occhio sinistro, una tigre sulla mano, un cobra che spunta dal petto di cui si vedono i denti mordere il collo, svariate scritte, nomi..

Insomma Giuseppe sembra una cartina geografica così com’è, pieno di scritte.. una cartina di cui però sembra non conoscere i punti cardinali e la direzione lungo cui muoversi.

L’atteggiamento spavaldo di Giuseppe cozza – tuttavia- tantissimo con il suo sguardo.

Quando gli viene posta una domanda, e lui sente che qualcuno è lì, per lui, pronto ad ascoltare la sua risposta, il ragazzo va quasi in tilt. Finché muoviamo lungo i confini del suo piccolo mondo fatto di tatuaggi, calcio, rapine, fumo, lui appare sicuro fino a gonfiare il petto, quando parla.

Si esprime con tono di superiorità e sfida più volte il suo interlocutore (spesso ho dovuto ricordargli di dover tenere la mascherina su e non appesa al collo, a mo’ di collana). Il pavone che è in Giuseppe cessa di esistere nel momento in cui gli viene chiesto

“Come stai?”

La possibilità di attuare un decentramento cognitivo e di guardarsi; la possibilità di trovare un ascolto e non un etichettamento o una semplice parola “delinquente” portano nel caos Giuseppe.

In tutti i colloqui portati avanti emergerà sempre con più forza e determinazione l’impossibilità che il ragazzo ha vissuto, nel tempo, di poter dar voce al proprio malessere e soprattutto alle emozioni da lui provate. Giuseppe, di fatto, non conosce le emozioni; sa che esiste la tristezza, la gioia, ma non sa realmente come ci si sente quando sei triste o felice.

Dalla storia familiare emergerà poi che il padre per i primi 10 anni di vita del ragazzo è stato assente in quanto la moglie, lo aveva cacciato di casa perchè dipendente dal gioco e perchè avente una relazione parallela (il signore ha vissuto diversi anni come barbone); la madre ha subito un brutto intervento a causa di un tumore da cui, non si è mai emotivamente ripresa (è casalinga in seguito alla depressione post tumore); la nonna.. unico porto sicuro di Giuseppe si è ammalata abbastanza giovane, così da lasciare il ragazzo, come gettato in mezzo alla tempesta, in un mare sempre più agitato e schiumoso.. dove – senza imbarcazione nè salvagente- non riesce nemmeno a girarsi nella speranza di avvistare, anche solo da lontano, un piccolo lembo di terra.

Giuseppe è arrabbiato. Giuseppe non è triste, ferito o confuso.

Sente a dispetto della tempesta in cui è immerso fuoco ardente, dentro.. e quando questo fuoco diventa fiamma, poi incendio, non ha altro modo per sedare il calore se non tramite l’azione violenta; azione di scarica volta a ridurre l’ansia e la rabbia provata.

Giuseppe dice di non aver mai pianto; dice inoltre di non avere interesse alcuno (scoprirò in realtà che è un grande appassionato di calcio e di canzoni Rap).

Nei mesi in cui il giovane, settimanalmente, è venuto ai colloqui (un risultato e un profondo messaggio, che lui sia rimasto in gioco), scopriamo un giovane sensibile e accorto (e non è il luogo comune che vuole che tutti quelli che sembrano cattivi, siano in realtà dei buoni camuffati). Giuseppe soffre l’abbandono di tutto un nucleo familiare che non c’è mai stato; tutti sono persi nel proprio dolore dimenticando che quando si è una famiglia, si è come una squadra e come tale.. ognuno ha bisogno di lavorare e funzionare in interdipendenza con l’altro senza dimenticare che l’azione di ciascuno, influenza quella dell’altro e viceversa.

Gli occhi chiari di Giuseppe sono sempre più appannati; un giorno alza la mascherina così tanto da coprirsi quasi tutto il volto:

il ragazzo stava piangendo ricordandosi di quando con la nonna, andava al mare e mangiava la pizzetta poi il gelato. La nonna adesso, a stento lo riconosce e quando capita quel giorno, il ragazzo scende in strada e per non pensare prova a rubare al primo che gli capita davanti.

Ho visto la lenta trasformazione di un paio di occhi.

Ho visto degli occhi saccenti, superiori e freddi; ho visto degli occhi appannati persi e vuoti; ho visto degli occhi sgranati; ho visto degli occhi prendere pian piano vita.

Ho visto degli occhi.

Auguro a Giuseppe di poter raggiungere pian piano il suo lembo di terra e gli auguro, soprattutto, di potersi sì bagnare ma con l’acqua fatta dalle sue lacrime…

e che siano lacrime di gioia..

Uno dei pezzi preferiti di Giuseppe…

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.