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Interferenza (PsicoAcustica).

L’interferenza indica l’annullamento del moto vibratorio (quindi di sonorità) provocato dalla sovrapposizione di onde dello stesso periodo, provenienti da punti diversi, che si trovino in “opposizione di fase”, vale a dire che gli strati condensati dell’una vengono a coincidere con gli strati rarefatti dell’altra. Questo fenomeno va spiegato nel seguente modo:

Se gettiamo due pietre in uno stesso specchio d’acqua tranquilla, si formeranno due sistemi di onde circolari, i quali a un certo punto si incontreranno e si sovrapporranno; ora.. se la sovrapposizione avviene in concordanza di fase (i rilievi di un sistema coincidono con i rilievi dell’altro e i solchi con i solchi – immaginano un movimento ad S-) allora l’acqua acquista ampiezza doppia, pur conservando la propria lunghezza; se invece avviene in opposizione di fase (i rilievi coincidono con i solchi e i solchi con i rilievi – immaginiamo a tal proposito come una S che si incrocia un una S in senso inverso quasi come a formare un 8 – ) allora l’onda cessa e l’acqua torna in quiete (solo nel punto e nel momento dell’incontro) essendo nulla la somma degli spostamenti.

Analogamente avviene con le onde sonore: se in un punto dello spazio, due onde identiche per lunghezza e ampiezza si sovrappongono in concordanza di fase, nel senso che la semionda condensata dell’una coincide con la semionda condensata dell’altra e la semionda rarefatta con quella rarefatta, si avrà come risultato un’onda di ampiezza maggiore e, conseguentemente, un suono rinforzato; se invece si sovrappongono in opposizione di fase, i moti oscillatori si elideranno (interferenza) provocando il silenzio.

Conseguentemente due suoni della stessa altezza risulteranno rafforzati o indeboliti a seconda che si sovrappongano in concordanza o opposizione di fase.

Nello spazio che riempiamo incontriamo delle onde che si propagano.. delle vibrazioni che sentiamo, avvertiamo.. che parlano per noi e prima di noi…

Dobbiamo imparare a sentire (o almeno a considerare) le giuste vibrazioni e “cavalcare” le giuste onde (evitando quelle in opposizione), al fine di sovrapporci in concordanza ed uscire da questo incontro, rafforzati, evitando inutile spreco di tempo ed energia.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Riflessione del suono e comunicazione.

Immagine Personale: Due livelli.

Il fenomeno della riflessione del suono si ha quando le onde sonore, propagandosi, urtano contro la parete di un muro o di un altro mezzo elastico; se invece incontrano una superficie anelastica, ne restano assorbite e il suono si estingue.

Se l’ostacolo è di natura elastica, il suono rimbalza producendo due effetti: eco e risonanza.

L’Eco (riproduzione di un suono per riflessione) si ha quando il suono riflesso raggiunge il nostro orecchio dopo un intervallo di tempo, tale da farsi sentire nettamente staccato dal suono emesso.

Il rimbombo (coda o risonanza) consiste in un prolungamento o rafforzamento del suono dovuto ad onde riflesse che, proiettate da un ostacolo, giungono all’orecchio di chi ascolta senza alcun distacco dal suono emesso o addirittura in sua fastidiosa concomitanza.

Durante la comunicazione capita di incontrare un ricevente:

anelastico (non elastico e per nulla attento alla comunicazione stessa) che finisce per assorbire (quasi in maniera passiva) ciò che l’emittente sta comunicando, portando ad una stasi della comunicazione stessa.

Il ricevente può essere poi più o meno elastico; ne deriva che:

la nostra comunicazione possa procedere ma su due livelli diversi provocando un fastidioso ritorno del detto ma, soprattutto, del non detto causando quella piccola e fastidiosa pausa tra una parola e l’altra; pausa in cui si situano i dubbi e le incertezze della mancata comprensione.

La comunicazione può vivere un rimbombo laddove le parole si sovrappongono fagocitandosi quasi come in una rincorsa dove contemporaneamente le parole vengono dette senza lasciare che ciascuna di esse sia realmente lasciata libera di fluire; queste parole volteggiando e disperdendosi nell’aria arrivano poi ad orecchie più o meno pronte ad accoglierle.

La comunicazione verbale: parole…. piccole concatenazioni di suoni emessi, sussurrati, soffiati o viceversa sguaiatamente e volgarmente esposti, lanciati spesso maltrattati.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio