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L’adolescente cattivo.

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Un po’ del mio campo di indagine preferito..

Buona Lettura.

Dal crollo dei garanti metapsicologici e matasociali, all'adolescente violento.

"Il mondo moderno e più ancora il mondo ipermoderno ci confrontano con un insieme di sconvolgimenti acuti che colpiscono la base narcisistica del nostro essere, nella misura in cui il contratto intersoggettivo ed intergenerazionale è sconvolto o addirittura distrutto; si tratta di quel contratto che ci assicura, attraverso l’investimento collettivo e gruppale, il nostro posto in un insieme, e che ci obbliga a investire a nostra volta la collettività ed il gruppo per assicurarne la conservazione" (Kaës,2013).

Ciò che appare  in crisi e in difficoltà, è sia il legame che gli individui intessono con le diverse sfaccettature della vita culturale e sociale, quanto il legame tra gli individui stessi. Ricorrere all'accezione "individui" piuttosto che "soggetti", risiede nel desiderio espresso da  Kaës stesso, di voler sottolineare come in difficoltà vi sia proprio il processo di soggettivazione. Le società attuali, ipermoderne e caotiche, appaiono come continuamente avvolte in una spirale votata al cambiamento; spirale che sembra coinvolgere anche quel caos identitario e quei difetti di simbolizzazione che Kaës ha individuato come caratterizzanti il malessere contemporaneo. L'autore evidenzia alcune caratteristiche in particolare che paiono strettamente implicate nel deficit del processo di simbolizzazione:
  1. La cultura del controllo: ha come obiettivo l’integrazione perfetta di tutti gli elementi della società in una unità immaginaria (…). Questo tipo di cultura produce una violenza regolata quando funziona e una violenza incontrollata quando si disgrega.
La ricerca di una integrazione perfetta tra le parti, sembrerebbe poter esporre il soggetto (probabilmente poco integrato, in quanto l'insieme intorno al bambino non ha preceduto narcisisticamente l'infans), a profondo disagio e incertezza. Sarà quindi la cultura a produrre e utilizzare la violenza incontrollata, quando il "controllo" stesso, non funziona.
  1. La cultura dell’illimitato e dei limiti estremi: essa caratterizza l’affinità della nostra cultura con l’onnipotenza, ma anche con il traumatico (…). Essa è allo stesso tempo una cultura del pericolo, ma anche dell’impresa trascendente. Superare i limiti e drogarsi di lavoro, o di droga. Essa ha per fondamento il rifiuto della castrazione simbolica e il trionfo del godimento senza limiti al servizio di un ideale feticizzato.
Strettamente connessa con l'onnipotenza e la sua continua ricerca. Lacan (1938), sostiene che il fantasma di castrazione, non è la minaccia di una evirazione compiuta, ma l'ultimo di una serie di scenari fantasmatici, al cui centro c'è il corpo. Il padre reale, quindi, con la sua presenza attua quella funzione simbolica che è l'interdizione dell'incesto (no al godimento). Ma cosa succede se tutto ciò, avviene in una società dove "il declino della figura paterna come principio di autorità e di legge interiore, dà i suoi segnali più allarmanti. La delinquenza minorile, come forma estrema di ribellione, è sempre esistita. Ma mai come oggi appare priva non solo di movente ma anche di sensi di colpa: il  comportamento antisociale [...] si perde nel magma indistinto, in quanto non è ancora intervenuta  la legge del padre a stabilire in nuovo ordine e un nuovo equilibrio" (Vegetti Finzi, 2013)1

1I casi di cronaca evidenziano, ormai quotidianamente, il crescere delle condotte violente. Il 4 gennaio 2019 a Livorno, un ragazzo disabile è stato picchiato nei corridoi della scuola, da tre bulli. Il 12 febbraio 2019, a Bolzano, una ragazza di 15 anni viene picchiata da una coetanea, nel bagno della scuola . L’11 settembre 2018, a Trentola Ducenta un ragazzo disabile è stato aggredito in strada da una baby-gang del luogo, in quanto colpevole di aver raccontato di precedenti aggressioni subite; alle minacce e alle botte è seguita l’uccisione del cane del ragazzo. L’elenco- purtroppo- potrebbe lungamente essere aggiornato.

  • La cultura dell’urgenza: (…) La cultura dell’urgenza e dell’immediatezza ha trasformato la temporalità nel mondo post-moderno. Il rapporto con il tempo privilegia l’incontro sincronico, il qui e ora: il tempo corto prevale sul tempo lungo . Il legame è mantenuto nell’attuale, sfugge alla storia poiché la certezza che l’avvenire è indecidibile è la sola certezza.
Il qui ed ora del tempo corto, senza legami: "Io ci sono, adesso". La spasmodica ricerca dell'essere presente, si traduce nel frenetico utilizzo di tecnologie che ormai propongono sempre più l'uso del tempo corto su quello lungo.1
  • Una cultura di malinconia: Essa caratterizza il fondo di lutto interminabile e inelaborato delle catastrofi del secolo scorso. Un lutto planetario: le morti di Dio e dell’Uomo, i genocidi, la “fine” della storia. La post-modernità ha accentuato gli aspetti persecutori e maniacali di questa perdita dei garanti métafisici, métasociali e métapsichici.
  • L’assenza del garante: Una delle manifestazioni, se non una delle cause del malessere ordinario, è la progressiva cancellazione del soggetto, l’assenza del garante che risponda ai nostri interrogativi su ciò che siamo e diveniamo. È la paura, l’insicurezza, l’angoscia muta e la violenza (…)2.

1Un esempio sono le “Instagram Stories”, una possibilità offerta dall’applicazione Instagram (applicazione strettamente legata all’immagine, in quanto basata solo sulla condivisione di foto e immagini),con cui è possibile condividere un momento della propria giornata (un breve filmato), che resta visibile solo per 24 ore, dopo di che la storia si cancella. Altro esempio sono gli “stati whatsapp” che seguono la stessa logica delle stories, analogamente infatti, anche questi stati vengono automaticamente cancellati dopo le 24 ore.

2Ibidem.,

Da: “Malessere e distruttività in adolescenza. Malaise and destructiveness in adolescence”, pp.,11,12,13, Giusy Di Maio, 2019.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.