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I disturbi del linguaggio: Afasie. PODCAST

Se ti dico “insalata di parole” oppure “anomie, circonlocuzione”, sai di cosa sto parlando?
Il viaggio di oggi ci porta tra le stanze della neuropsicologia, alla scoperta delle Afasie. Si tratta di un deficit nella capacità di comprendere elaborare e produrre messaggi linguistici.
Mettiti comodo allora: buon viaggio e buon ascolto.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Afasia: un disturbo del linguaggio

Due giorni fa la moglie di Bruce Willis, Emma Heming, ha annunciato sui social che suo marito sarà costretto ad abbandonare le scene a causa di una patologia neurologica nota come Afasia. La notizia è ovviamente diventata virale e ha inevitabilmente acceso i riflettori sulla patologia che è stata diagnosticata al noto attore statunitense.

In questo articolo approfondiremo il significato del termine Afasia e nello specifico farò una breve descrizione della patologia e delle conseguenze per le persone che ne soffrono.

Bruce Willis – fonte web

L’Afasia è un deficit nella capacità di comprendere elaborare e produrre messaggi linguistici.

Il paziente afasico è incapace di esprimersi oralmente, di comprendere messaggi verbali e di elaborare linguaggio scritto. Nessun deficit sensoriale uditivo o visivo è responsabile del quadro clinico.

Per definizione, i pazienti afasici presentano un grado variabile di deficit della comprensione di messaggi verbali; nei casi più gravi il paziente non è in grado neanche di comprendere le singole parole, mentre nei casi più lievi l’incapacità è nell’eseguire semplici ordini. Il deficit non implica un’incapacità a formulare pensieri o un’alterata interazione con l’ambiente.

Solo pazienti afasici estremamente gravi appaiono quasi chiusi in se stessi “Afasici Isolati”. Di regola i pazienti traggono dal contesto ambientale elementi che possono aiutarli a sopperire al deficit.

Ad esempio, chiedere di indicare un oggetto nella stanza o di eseguire un compito semplice, facendo attenzione a non fornire facilitazioni, può rivelare un deficit sostanziale delle abilità di comprensione.

La caratteristica più evidente dell’afasia è un’alterazione del linguaggio spontaneo.

Si possono distinguere gli.

  • Afasici fluenti: questi pazienti si esprimono con sequenze di parole abbastanza lunghe che non sempre sono in relazione tra loro e che non seguono le normali strutture sintattiche. L’eloquio risulta incomprensibile e vuoto, assomiglia ad un’ “insalata di parole”.

Gli afasici fluenti non si rendono conto dei propri errori e si esprimono in maniera fluida, con le pause e le variazioni di intonazione tipiche del linguaggio normale (prosodia conservata). Una forte discrepanza tra fluenza verbale, prosodia conservata e totale assenza di contenuto informativo, si realizza in quegli afasici in cui la produzione verbale è costituita prevalentemente da frammenti sillabici e parole senza senso (neologismi),in questi casi l’eloquio spontaneo è definito gergo verbale.

  • Afasici non-fluenti: sono pazienti che si esprimono con lentezza e difficoltà , producendo parole isolate e sintagmi molto semplificati, accompagnati spesso da incertezze ed errori nel realizzare l’articolazione di suoni. Lo stile espressivo è schematico, caratterizzato da frasi composte prevalentemente da sostantivi e poche forme verbali (all’infinito) con omissioni di articoli, pronomi e congiunzioni, la produzione verbale viene definita telegrafica, tale stile comunicativo può essere espressione di uno specifico deficit dell’elaborazione sintattica agrammatismo, non presente, però, in tutti gli afasici non fluenti. Generalmente l’eloquio di questi pazienti è caratterizzato da una prosodia non conservata (disprosodia).

Tutti gli afasici sono però in grado di produrre brevi parole e frasi correttamente, quando il contesto attiva la parola in via automatica.

Alcuni Afasici non fluenti si rendono conto delle proprie difficoltà e reagiscono con violente espressioni di rabbia e sconforto (reazioni catastrofiche).

Nei pazienti afasici non vi è nessuna difficoltà nel riconoscere gli oggetti gli errori sono commessi a causa delle difficoltà a produrre risposte verbali corrette.

Photo by MART PRODUCTION on Pexels.com

Gli errori frequentemente riscontrabili sono:

Anomie: il paziente non produce alcuna risposta verbale nonostante, può darsi, sappia di che oggetto si tratti.

Circonlocuzione: è la risposta per la quale il paziente cerca di esprimere il significato con una perifrasi ( tavolo- invece- di mangiare)

Parafrasia semantica: è una risposta semanticamente correlata allo stimolo (mano- guanto)

Parafrasia Fonemica: è un errore in cui è alterata la sequenza dei fonemi ( cane- cate)

Parafrasia Fonetica: quando la parola prodotta contiene distorsioni nell’articolazione dei fonemi

Neologismo: se la risposta consiste in una parola senza senso.

I più evidenti e caratteristici disturbi presentati dai pazienti afasici riguardano il livello semantico del linguaggio. Sia gli afasici fluenti che non hanno difficoltà nel ricercare all’interno del proprio lessico parole corrispondenti ai concetti da esprimere.

I pazienti risultano avere più difficoltà produrre parole astratte, rispetto alle parole concrete e verbi, aggettivi e funtori grammaticali rispetto ai sostantivi.

Le afasie fluenti sono associate a danni delle regioni posteriori, temporo parietali, dell’emisfero sinistro, mentre le afasie non fluenti sono correlate perlopiù a lesioni anteriori, che coinvolgono le aree frontali dell’emisfero sinistro.

Nell’ambito di questi due gruppi si differenziano le sindromi afasiche per il comportamento osservato ai compiti di ripetizione e di comprensione. Quattro sono le sindromi afasiche caratterizzate da disturbi della ripetizione:

  • Afasia Globale: gravi deficit di tutte le abilità linguistiche, l’eloquio spontaneo e non fluente è ridotto a pochi frammenti sillabici e stereotipati di nessun valore informativo, comprensione verbale molto povera o assente, linguaggio scritto compromesso. I pazienti coscienti del loro stato reagiscono con reazioni catastrofiche, altri risultano afasici isolati. Le lesioni comprendono sia regioni anteriori che posteriori dell’emisfero sinistro.
  • Afasia di Broca: (afasia motoria) parole isolate e frasi brevi, eloquio non fluente con disprosodia. Stile telegrafico talora chiaramente agrammatico. Difficoltà nel compito di denominazione, riescono, talora, a produrre correttamente serie automatiche del linguaggio. Si possono riscontrare reazioni catastrofiche. La comprensione è meno compromessa dell’eloquio, il linguaggio scritto è deficitario. Le lesioni sono anteriori a carico del lobo frontale di sinistra ( una regione, l’opercolo frontale, una porzione del giro frontale inferiore è denominata area di Broca) che avrebbe un ruolo determinante nella produzione del linguaggio articolato. I disturbi afasici si associano frequentemente a debolezza degli arti (emiparesi) o paralisi completa degli arti di destra (emiplegia).
  • Afasia di Wernicke: (afasia sensoriale) è caratterizzata da un eloquio fluente e prosodico, ma ricco di errori fonetici, lessicali e sintattici. I pazienti sono logorroici ma le frasi e le parole non sono in relazione tra di loro. Sono frequenti stereotipi e intercalari, con produzione verbale del tutto incomprensibile (gergo verbale). Presenza nel paziente di anosognosia. La lesione cerebrale più frequente è alle aree posteriori sinistre (in particolare la parte postero-superiore del giro temporale superiore, area di Wernicke), il cui ruolo fondamentale è nella comprensione uditiva.
  • Afasia di conduzione: è un’afasia fluente , riconoscibile per un deficit della ripetizione più marcato.
  • Afasie transcorticali: caratterizzate da un relativo risparmio della ripetizione; transcorticale sensoriale afasia fluente in cui la comprensione, denominazione e competenze del linguaggio scritto sono gravemente deficitarie, ripetizione conservata, in particolare automatica (ecolalia); transcorticale motoria netta discrepanza tra eloquio spontaneo, non fluente, molto povero, disprosodico, e ripetizione ben conservata con tendenza all’ecolalia. Le capacità di comprensione sono relativamente risparmiate, deficit, invece, del linguaggio scritto; transcorticale mista gravissimo deficit della comprensione, dell’eloquio spontaneo e del linguaggio scritto, alcune forme di linguaggio automatico, in alcuni casi, sono le uniche superstiti.
  • Afasia Anomica: relativo risparmio della capacità di ripetizione rispetto al prominente deficit della ricerca delle parole, anche la comprensione verbale e le competenze per il linguaggio scritto sono comparativamente meno compromesse della produzione verbale.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Circa Anna…

Fonte Immagine “Google”.

Il viaggio che stiamo conducendo insieme, tra le strade che portano alla conoscenza dell’isteria, prosegue oggi andando ad indagare uno dei casi più famosi: il caso di Anna O.

Sempre più grata e lieta della vostra presenza e del vostro calore, vi lascio all’approfondimento.

Buona Lettura.

Tornato da Parigi, dove aveva assistito all’ipnosi usata da Charcot, Freud si ricordò di una paziente seguita da Breuer dal 1880 al 1882. La paziente in questione era Anna O: il primo caso clinico degli studi sull’isteria.

Circa Anna.

Anna era una giovane donna molto intelligente che proveniva da una famiglia molto puritana. La provenienza da un ambiente familiare così rigido aveva fatto sì che Anna non avesse mai avuto un rapporto sentimentale, ma anzi, Breuer notò come in lei l’elemento sessuale fosse sorprendentemente poco sviluppato. Anna mostrava un comportamento molto lunatico ed “esagerato”; sviluppò inoltre una serie di disturbi somatici e psichici come: contrattura alle stremità del lato destro, incapacità nella vista, tosse nervosa, incapacità di bere nonostante una sete tormentosa e incapacità nel padroneggiare e comprendere la propria lingua madre. I disturbi di Anna comparvero mentre ella era impegnata a curare suo padre gravemente malato (smise di curare il padre in conseguenza della propria malattia).

Successivamente alla morte del padre, Anna sviluppò uno stato di ebetismo, a cui seguì uno stato meno angoscioso ma fatto di nuovi sintomi come: restrizione del campo visivo e incapacità nel riconoscere le persone segno di non voler riconoscere (a livello psichico), il fatto traumatico della morte del padre. Dopo la morte del padre, poi, Anna ad una certa ora (al tramonto) cadeva in uno stato di profondo sopore (chiamato da Breuer autoipnosi); se Anna in quello stato esponeva le idee bizzarre vissute durante la giornata, si tranquillizzava.

Breuer aveva notato che quando Anna era assorta in quello stato, mormorava delle parole. Breuer decise di farsi “dire” queste parole portando Anna in una sorta di ipnosi. Anna palesava fantasie tristi (sogni ad occhi aperti) che avevano di solito come spunto una ragazza al capezzale del letto del padre malato. Dopo il racconto delle fantasie, Anna era come liberata e tornava ad una vita psichica normale. Durante lo stato di veglia Anna non sapeva dire nulla sull’origine dei suoi sintomi ma durane l’ipnosi trovava immediatamente il nesso cercato. Era pertanto evidente che i suoi sintomi avessero come origine il periodo in cui ella era stata al capezzale del padre; erano quindi sintomi che avevano un ben preciso legame con i residui di quelle esperienze affettive.

Quando Anna si trovava al capezzale del padre, era stata costretta a reprimere un impulso che si era poi sostituto con un sintomo.

Il sintomo “sommato”.

Il sintomo di Anna non era il sedimento di una scena traumatica, ma del sommarsi di parecchie di queste scene. Quando durante l’ipnosi Anna raccontava/ricordava questi eventi, portava a compimento l’atto psichico e poteva liberare gli affetti portando alla scomparsa del sintomo. Breuer era pertanto con il suo lavoro, riuscito ad eliminare da Anna i sintomi. Anna in un certo senso, aveva inventato il metodo catartico.

Parole che curano: il potere della Talking cure.

Anna chiamò infatti questo procedimento talking cure, ovvero cura parlata. Breuer aveva notato come la paziente il giorno seguente la cura fosse dapprima serena poi, man mano, con il passare dei giorni tornasse in uno stato di inquietudine sempre maggiore (lo stesso accadeva anche quando Breuer si assentava ad esempio per le ferie; Breuer ancora non conosceva i risvolti del transfert positivo e negativo). Dopo circa un anno, Anna ebbe un peggioramento dei sintomi e cominciò a manifestarne di nuovi. La paziente mostrava una tosse nervosa sempre più insistente (Anna ricordava che la prima volta che le era comparsa, si trovava ad accudire il padre; avendo sentito della musica provenire dalla casa vicina aveva provato il desiderio di essere lì piuttosto che vicino al padre) da quel giorno ogni volta che la donna sentiva una musica, rispondeva con la tosse.

La storia sull’isteria è ancora molto lunga e articolata. Erano trascorsi 12 anni quando Freud e Breuer avevano pubblicato “studi sull’isteria” lavoro che portò alla rottura della loro amicizia. I motivi di tale rottura sono legati in particolare ad una divergenza circa l’eziologia dell’isteria stessa. Breuer poi non riuscì a ben gestire il transfert (e il controtrasfert).

Di Anna sappiamo che negli anni seguenti fu dapprima rinchiusa in un ospedale psichiatrico, poi si dedicò anima e corpo in attività sociali a favore delle ragazze madri ebree e alla cura degli orfani.

E…Poi?

La storia della psicanalisi continua con la scoperta e la messa a punto del metodo catartico (caso di Emmy Von N, le prime idee psicanalitiche sull’isteria, la teoria dell’attacco isterico e il problema del rapporto tra sessualità e nevrosi).

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.