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Vento di Nostalgia.

Non si può amare perché legati a un ricordo che sa di nostalgia.

L’amore resta l’atto più folle e rivoluzionario che possiamo attuare. L’amore reca infatti la possibilità – logicamente folle- di poter generare (e non solo un bambino, ma di far generare anche nuove e sconosciute parti di sé).

L’emozione che reca con sé il sentimento amoroso, non può – per sua natura- essere compresa.

Quando apri alla comprensione della logica del vissuto amoroso, automaticamente rompi il legame (dei due amanti), nel peggiore dei modi: spezzandolo.

Spezzare, spaccare, lesionare, crea più dolore dell’abbandonarsi ad un sentimento che va al di là di ogni logica…

…Il vento ci porterà.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Come funziona il “colpo di fulmine” ?

Quante volte funziona il “colpo di fulmine” in amore?

Uno studio condotto all’Università di Ben – Gurion, in Israele, ha quantificato questa probabilità in una volta su nove. Nel corso dello studio si è potuto appurare che circa l’11% delle coppie intervistate dichiaravano di aver iniziato la loro relazione con un colpo di fulmine. Il restante 89% delle coppie ha dichiarato che la loro relazione era maturata nel tempo.

Con “colpo di fulmine” si intende una modalità di innamoramento “veloce”, al primo sguardo, ma cosa avviene nel cervello? Si attivano contemporaneamente molte aree cerebrali e l’organismo rilascia dopamina, ossitocina e adrenalina, che insieme producono uno stato di euforia. Questa sensazione è molto forte e spesso può essere confusa con l’attrazione sessuale (soprattutto dagli uomini), visto che vengono rilasciate sostanze simili.

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Un equipe di psicologi di Ginevra ha scoperto che per comprendere se il trasporto emotivo e il sentimento che si prova in queste occasioni sia amore o solo attrazione sessuale è utile guardare al comportamento della persona interessata. Se infatti ci si sofferma a fissare il volto del potenziale partner, allora è probabile che si abbia a che fare con un potenziale partner in amore; se invece ci si sofferma a fissare di più il corpo, allora si tratta probabilmente di attrazione sessuale.

Ma l’amore può venire anche col tempo. Non tutte le coppie si innamorano al primo impatto, come descritto dall’altro 89% di coppie. Infatti altri studi (Hamilton College – New York ) hanno concluso che se non ci si innamora al primo incontro, spesso col tempo, se la si frequenta con una certa frequenza, più la si osserva e più può piacere, fino al quarto incontro, in cui si raggiunge l’apice dell’attrazione.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

L’amore oltre..

“L’affermazione della propria vita, felicità, crescita, libertà è determinata dalla propria capacità di amare, cioè nelle cure, nel rispetto, nella responsabilità e nella comprensione. Se un individuo è capace di amare in modo produttivo, ama anche se stesso; se può amare solo gli altri, non può amare completamente.”

Eric Fromm
Immagine personale

In una relazione di coppia, il sentimento che fa da legante è l’amore. L’amore è un sentimento complesso e deve essere un “agito” produttivo, proprio come dice Fromm, che deve investire anche se stessi. Chi è capace di amare se stesso, sarà sicuramente in grado di amare anche l’altro; chi invece può amare solo l’altro e non riesce ad amare se stesso, avrà una esperienza dell’amore probabilmente incompleta.

dott. Gennaro Rinaldi

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L’amore maturo

L’amore è un sentimento semplicemente complesso è il legame che rafforza tutte le relazioni.

“..l’amore maturo è unione a condizione di preservare la propria integrità, la propria individualità. L’amore è un potere attivo dell’uomo; un potere che annulla le pareti che lo separano dai suoi simili, che gli fa superare il senso di isolamento e di separazione, e tuttavia gli permette di essere se stesso e di conservare la propria integrità, la propria individualità. Sembra un paradosso, ma nell’amore due esseri diventano uno, e tuttavia restano due. “

E. Fromm
Immagine personale – Monaco di Baviera

L’amore è un sentimento che può essere praticato solo in una condizione di libertà e non può essere la conseguenza di una costrizione.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Meglio l’affetto o il cibo?

Alla scoperta dell’esperimento di Harlow.

Buona lettura

Durante gli anni 50, una buona parte degli psicologi e sociologi sostenevano che i bisogni primari come la fame o la sete, venissero soddisfatti attraverso il legame con la madre e in conseguenza a ciò, derivassero sentimenti quali affetto o amore.

Lo psicologo Harry Harlow tuttavia non era particolarmente convinto di ciò poichè partì da un quesito specifico : “l’affetto o l’amore dipendono e si sviluppano in conseguenza del nutrimento offerto, allora perchè tali sentimenti resistono anche dopo la fine del cibo stesso?”.

Harlow decise pertanto di condurre un esperimento su cuccioli di scimmie Rhesus; scimmiette già piuttosto autonome intorno a 2/10 giorni che presentano inoltre un pattern comportamentale e affettivo simile alla nostra specie (ricerca di contatto, prossimità fisica o allattamento).

La situazione stimolo proposta consisteva nel mettere a disposizione del cucciolo due surrogati materni si cui uno era provvisto di biberon (dispensatore di cibo) ma fatto di solo ferro (pertanto freddo) mentre l’altro sprovvisto di biberon (cibo) ma fatto di un materiale morbido simile al pelo di scimmia.

Le osservazioni mostrarono come il cucciolo trascorresse la maggior parte delle ore sul surrogato “caldo” per spostarsi a quello “freddo” solo nel momento del bisogno del cibo.

Secondo Harlow quindi la funzione dell’allattamento è in primis quella di assicurare calore e vicinanza al bambino (un contatto intimo e personale) volto soprattutto a dispensare sicurezza e presenza in caso di pericolo. Quando Harlow spaventava i piccolo cuccioli con rumori o pupazzi, questi si giravano e correvano verso la mamma “morbida”, inoltre anche l’esplorazione dello spazio cambiava.

In presenza della mamma di pelo, i macachi si sentivano più sicuri pertanto esploravano lo spazio per poi ritornare dalla mamma morbida; cosa che non accadeva se lasciati alla sola presenza della mamma di ferro.

Aggrapparsi al pelo è un comportamento specie- specifico che consolida il legame di attaccamento. Inoltre Harlow notò che se le scimmie erano lasciate in isolamento sociale per un periodo di 3 mesi le seguenti problematiche in termini relazionali, erano ancora rimediabili ma se il tempo di isolamento saliva oltre i sei mesi, le scimmie attuavano tempo dopo, comportamenti di tipo sociopatico o autolesionista, andando anche a lenire comportamenti di tipo istintuale come quello di allevare la propria prole.

Questi esperimenti appartengono alla lunga categoria di quelli considerati poco etici (togliere un cucciolo dalla propria madre), che tuttavia hanno aperto una lunga strada circa la comprensione del comportamento umano che è meno scontato di quanto si possa immaginare.

Le spiegazioni lineari difficilmente sono le più indicate per spiegare il comportamento e le scelte umane.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Riflessioni sparse tra Lacan e Chopin.

Nella visione Lacaniana desiderio e godimento non possono coesistere nel soggetto in quanto o si desidera o si gode.

Il desiderio è sempre desiderio dell’Altro (alterità) in quanto sorge dal divieto – in particolare- dall’interdizione paterna al godimento di natura incestuosa, con e della madre. L’effetto dell’Edipo e l’abolizione del godimento incestuoso instaurano la legge del desiderio.

L’umano, entrando nel linguaggio perde il suo essere cosa ed entrando nel registro del simbolico, arriva a costituire il desiderio come domanda rivolta all’Altro.

Il godimento tende a cercare la scarica nell’immediato, è infatti funzione dell’ES; secondo Lacan il godimento “inizia come solletico e finisce come incendio”, ecco perchè siamo portati a legare sempre il godimento a qualcosa.

L’unica strada in cui godimento e desiderio si alleano, è l’amore.

Il desiderio arriva, bussa, prova e il godimento acconsente. Il desiderio però, per poter chiedere al godimento deve passare attraverso la nostra rinuncia al godimento stesso (paradosso); rinuncia che porterà all’incontro con l’amore vero.

Con l’amore il godimento non è mai perduto del tutto; l’amore sa essere uno. Il godimento che può invece essere di tanti e potenzialmente insensato e senza limiti può portare a perdere per sempre il desiderio e dunque l’amore.

L’arte e nello specifico ancor di più, la musica, è sempre stata amore puro e fluido: godimento senza fine. Il mio godimento innanzi alla musica ha consentito al desiderio di procedere, di farmi studiare pianoforte.. di abbandonarmi alle note del canto.. di piangere e provare i brividi innanzi ad una composizione.

Nell’amore per la musica vivo il mio paradosso: godo sapendo di perdere il mio godimento ogni volta che una composizione termina ma, rimpinguando il desiderio di ascoltare, di emozionarmi e conoscere, vivo ogni giorno l’amore per le sette note. Senza limiti. Senza freni.

Senza fine.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Ti dedico il mio tempo.

Immagine Personale.

L’etimologia della parola tempo rimanda al greco “divido, separo”.

In musica il tempo indica lo schema metrico ritmico delle battute, inteso quale unità fondamentale di durata e accentuazione. Nella terminologia musicale, inoltre, il termine tempo ha diversi significati.

Il tempo indica una parte di una composizione di ampie proporzioni divisa in più parti o tempi (Sonate, concerti, …); indica il grado di velocità ovvero l’andamento di una composizione; ciascuna delle parti (unità ritmiche) su cui gravano gli accenti principali, nonchè gli accenti stessi (nel senso di durata quindi tempi forti e deboli della battuta).

I tempi possono poi essere semplici, composti, regolari o irregolari; per la loro funzione logica possono essere distinti in originari o fondamentali, derivati, subordinati o dipendenti.

Il tempo scandisce, fornisce noi la suddivisione la regolarità (talvolta nell’irregolarità), della nostra vita.

Il tempo è sempre presente, vivo e attivo al nostro fianco; impossibile da eliminare dalle nostre vite le scandisce, le inibisce.. ne accelera il flusso lo rende vivo e fluido, magma incandescente da tenere brevemente tra le mani pena: il rischio di bruciarsi.

Quando una relazione, un’amicizia, un legame termina.. ci si sente depredati, rubati del proprio tempo.

“Ti ho dato tutto il mio tempo, ti ho dato tutto me stesso.. e tu…”

Il tempo è così importante che spesso lo sostituiamo a noi; sembriamo essere diventati noi il nostro tempo.

Il tempo (divido, separo) è attenzione; il tempo è presenza, dedicarsi all’altro. Il tempo sa essere passione, aura costante di calore. Il tempo sa essere amore.

Ti dedico il mio tempo: ti dedico “me stesso” in quanto divido/separo qualcosa di me che cedo a te.

Ecco perchè quando “ti ho dedicato tutto me stesso” e vai via, mi sento ferito, distrutto, derubato. Con te va via il mio tempo e va via un pò di me.

Il pezzo della foto è questo studio di Chopin. Lei, Valentina (piacere del tutto personale) ha le mani più belle ed eleganti della musica classica. Il pezzo in questione, mai finito ad occhi asciutti.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Amore e Psiche

“L’amore infantile segue il principio; amo perché sono amato. L’amore maturo segue il principio: sono amato perché amo. L’amore immaturo dice: ti amo perché ho bisogno di te. L’amore maturo dice: ho bisogno di te perché ti amo.”

E. Fromm

Secondo Fromm ci sono elementi comuni a tutte le forme dell’amare. Questi elementi sono: la premura, la responsabilità, il rispetto e la conoscenza.

Les Amants – Magritte

La premura, secondo Fromm è una caratteristica prevalente, nell’amore della madre per il Figlio e può essere sicuramente anche una caratteristica comune nell’amore per gli animali o per le piante e la natura. Amare è quindi “interesse attivo per la vita la crescita di ciò che amiamo”. Dove viene meno questo interesse per la vita dell'”altro”, non c’è amore.

Cura ed interesse implicano un altro elemento quello della responsabilità. Fromm si sofferma su questo concetto riflettendo sul significato moderno della parola, che spesso viene intesa come dovere, come imposizione. In effetti il concetto di responsabilità è spesso travisato. In realtà la responsabilità è un atto strettamente volontario che risponde ad un bisogno espresso o inespresso di un’altra persona. Significa essere più o meno pronti e capaci di rispondere ad un bisogno. Essere responsabili di se stessi e di qualcun altro; “nell’amore tra gli adulti, si riferisce principalmente ai bisogni psichici dell’altro“(E.Fromm).

L’elemento della responsabilità potrebbe in qualche modo prendere una forma diversa e divergere verso il senso di possesso e dominio. In questo caso subentra un altro elemento il rispetto. Anche questo concetto a volte viene travisato e inteso nella sua accezione negativa di timore verso qualcun altro. In realtà rispetto ( che deriva dalla parola respicere = guardare) la capacita di vedere una persona per come è, conoscerla veramente e comprenderla. Rispetto significa quindi desiderare che l’altra persona cresca e sia libera di crescere per quello che è. Se amo una persona mi sento come lei e non pretendo che lei si adatti a me. Il rispetto sostanzialmente esiste solo se c’è libertà.

Altro elemento fondamentale è la conoscenza, che alimenta il rispetto e che è direttamente collegata dall’interesse. La conoscenza dell’altro va oltre la superficie, va molto in profondità tanto da riuscire a percepire realmente come è fatta l’altra persona. Conoscere l’altro significa anche superare la barriera del proprio narcisismo e del proprio egoismo

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi