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Vuoi l’uovo o la gallina?

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Delay Discounting indica la tendenza (messa in atto da chi si trova in procinto di compiere una scelta) nel preferire una ricompensa piccola ma immediata. Tale ricompensa, seppur piccola, è preferita per evitare un’attesa (di cui non se ne conoscono i tempi).

Questa impulsività potrebbe dipendere, in buona parte, dal corredo genetico.

In uno studio dell’Università di Washington, a 602 gemelli è stato chiesto di scegliere fra una somma di denaro (piccola) da ricevere subito oppure una somma più consistente per la quale avrebbero dovuto aspettare.

E’ emerso che il delay discounting è più accentuato negli adolescenti e si attenua con il passare degli anni.

Al di là dell’età, però, ciò che gli scienziati hanno evidenziato è che preferire “l’uovo oggi” sarebbe anche una questione genetica, una sorta di scelta attuata da “geni impulsivi o dell’impulsività”, che potrebbero essere collegati ai recettori del cervello per la serotonina e per gli oppioidi kappa, gli stessi che regolano l’umore, la depressione e la dipendenza.

E… se facessimo una cotoletta?

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

“Forse sto diventando pazza..!! Qualcuno mi aiuti!!”

Un caffè (freddo) con i dottori – Rubrica settimanale –

Disclaimer:

Coloro che inviano la mail, acconsentono alla resa pubblica di quanto espressamente detto. Tutte le informazioni personali (ad esempio nome), così come tutti gli altri dati sensibili, sono coperti dal segreto professionale e dalla tutela del cliente (ART.4,9,11,17,28, Codice Deontologico degli Psicologi). Le fonti di invio delle mail sono molteplici (non legate al solo wordpress).

Per la rubrica “Una caffè freddo con i dottori”, ho scelto di rispondere ad una ragazza di 25 anni, studentessa universitaria. Nella mail ci descrive la comparsa improvvisa di un ospite scomodo, terrorizzante, ma conosciuto Ecco la sua lettera:

“Buongiorno. Mi chiamo P. ho 25 anni e sono una studentessa universitaria. Quest’anno ho frequentato l’ultimo anno di Magistrale. Studio lontano da casa. Vivo in un appartamento con altre due ragazze per la maggior parte dell’anno. Non ho grossi problemi all’università, lo studio va discretamente bene. Mi mancano 4 esami alla laurea. Voi vi chiederete: “sembra vada tutto bene, perché ci ha contattato?”. No. Non va per niente bene. Ho dato l’ultimo esame a inizio giugno e ne avevo in programma un altro la prossima settimana. Dal giorno dell’ultimo esame non ci ho capito più nulla. Ho sempre sofferto un po’ di ansia e un paio di volte ho avuto (credo) degli attacchi di panico, ma riuscivo a gestire il tutto prendendo il mio “amico” ansiolitico (regolarmente prescritto dal mio medico). Sono ormai settimane, forse un mese, non lo so che ho attacchi di panico un giorno si e pure l’altro. Ho un peso sul petto che non mi fa respirare. Ho avuto il terrore fosse il covid e ho fatto almeno tre volte il tampone. L’ansiolitico sembra calmare un po’ tutto, ma dopo torna peggio. Non riesco a dormire bene e il caldo non mi aiuta. Ormai fumo un pacchetto di sigarette al giorno (prima un pacchetto durava una settimana). I miei genitori al momento non sanno nulla, ma tra qualche giorno tornerò a casa e non so cosa dire loro. Il mio esame di luglio? Ho lanciato i libri per aria! Non riesco a capire cosa sta succedendo! Le mie amiche mi hanno consigliato di chiedere consiglio ad uno Psicologo. Forse sto impazzendo. Io non voglio impazzire!”

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La paura, l’ansia e l’attacco di panico sono strettamente legati e insieme possono rompere anche equilibri in apparenza molto solidi. L’attacco di panico può essere considerato alla stregua di un vero e proprio tsunami emotivo, dagli effetti più o meno devastanti per la persona che ne viene travolta. Chi soffre di attacchi di panico è terrorizzato dalle reazioni che si possono avere dinnanzi ad una paura ingestibile e incomprensibile. Aver paura della paura, questa è la sensazione che si prova e questa sensazione non fa altro che esasperare i sintomi psicofisiologici fino alla perdita di controllo. L’innesco comune a tanti episodi di attacchi di panico è da rintracciare in un sentimento o un vissuto personale di impotenza e solitudine di un particolare momento della propria vita.

Cara P. come lei ha descritto nella mail, la sua esperienza con l’ansia e con gli attacchi di panico, non è recente. Ha già potuto vivere un malessere simile nella sua vita, ma probabilmente non ha mai affrontato nella maniera opportuna il suo sentire e le dinamiche che innescavano in maniera periodica questi episodi di panico. L’utilizzo dell’ansiolitico funge solo da tappo. Si immagini come una bottiglia di spumante o champagne. L’ansia e il panico saranno gli elementi di disturbo che la agiteranno. Come spesso capita, una volta agitata, la pressione alimentata dall’anidride carbonica interna alla bottiglia saturerà velocemente lo spazio libero da liquido e spingerà per uscire. In tal caso il tappo (l’ansiolitico) non resisterà per molto tempo prima di saltare per aria.

Le sue amiche le hanno dato un consiglio prezioso. La psicoterapia la aiuterà a comprendere il senso della sua risposta emotiva esasperata agli stimoli ansiosi o alla paura che innesca quest’ultimi. La aiuterà inoltre a comprendere eventuali (e possibili) interazioni disfunzionali che si innescano con gli altri quando si sviluppa il panico.

Spesso infatti si osservano “ridondanze”: tentativo di evitare o sfuggire allo stimolo che spaventa; ricerca di aiuto e protezione; tentativo spesso fallimentare di controllare le reazioni psicofisiologiche; è proprio la ripetizione inconsapevole, nel tempo, di questo tipo di interazione con il mondo e con gli altri ad incrementare la paura e il timore per il panico e per l’incapacità di fronteggiare tutto quello che può succedere.

Infine la psicoterapia le darà (a differenza del farmaco) tutti gli strumenti e le strategie per comprendere, fronteggiare e gestire l’ansia, la paura e gli attacchi di panico.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

“Hola Doctora”: seguendo la scia dei pensieri…

Immagine Personale.

https://ilpensierononlineare.com/un-caffe-freddo-con-i-dottori-rubrica-settimanale/

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Coloro che inviano la mail, acconsentono alla resa pubblica di quanto espressamente detto. Tutte le informazioni personali (ad esempio nome), così come tutti gli altri dati sensibili, sono coperti dal segreto professionale e dalla tutela del cliente (ART.4,9,11,17,28, Codice Deontologico degli Psicologi). Le fonti di invio delle mail sono molteplici (non legate al solo wordpress).

La richiesta che decido di prendere in carico oggi, giunge dalla Spagna. E’ un giovane uomo a scrivere. Ho risposto lui privatamente successivamente mi è stato fornito il consenso per la pubblicazione (tradotta) della versione web di quanto tra di noi, detto.

Il motivo che mi ha spinta a rispondere lui, risiede non solo nella fiducia accordatami da parte di un utente straniero, ma soprattutto nel fatto che la lunghissima mail (più o meno un paio di pagine word), è densa di ricchi dettagli; tali dettagli mi hanno profondamente colpita poiché hanno evidenziato, da parte del ragazzo, una capacità introspettiva piuttosto rara e una consapevolezza delle proprie risorse, di cui.. serve solo comprendere bene la rotta.

“Buongiorno Dottoressa, le scrivo nella speranza di trovare sollievo ai miei pensieri. Mi dispiace cominciare subito gettandola nel mare della mia mente così tanto confusa e complessa, ma apprezzo molto la possibilità che mi è stata data. Sono anni che frequento gli studi prima di psichiatri, poi di psicologi e non sono pentito (..).. Con gli psichiatri il discorso è diverso, non hanno mai capito che la questione per me, era parlare e mi hanno solo inondato di farmaci (..).. Ho intrapreso anni di terapia e ne ho trovato giovamento. Con la pandemia a causa di problematiche economiche ho dovuto sospendere e sono rimasto accompagnato da questi pensieri oscillanti e nebulosi; spero di riprendere presto un percorso psicoterapeutico.

Sono sempre stato un ragazzo solitario ed emotivo; non ho mai cercato l’apparenza nelle cose; non mi sono mai soffermato sull’immagine, statica riproduzione dell’apparenza.. e al contempo non ho mai voluto vivere come l’artista maledetto del momento. Odio quelli che si vestono “da sapienti”, i convinti che sappiano scrivere, leggere o interpretare. A me piace vivere sereno e vorrei solo assecondare il flusso della natura, insieme alla mia arte.

Nella mia famiglia, però, fatta di corrida, birra, e tanto altro, la mia sensibilità è stata sempre un problema (..).. Mi sono sempre sentito schiacciato, così tanto oppresso da sparire nel nulla. Ho deciso di togliermi il cibo (ho lottato per anni con un disturbo alimentare, fino a quando non ho capito che questo faceva male solo a me), l’aria (restando chiuso in casa per giorni interi), l’amore (ho avuto così tanta paura quando mi sono innamorato che ho deciso di scappare) e l’elenco potrebbe continuare a dismisura (..).. Ho avuto così tanta paura di impazzire da avere avuto attacchi indescrivibili di ipocondria. Ho abusato di farmaci, sono stato estremamente triste poi, vestendomi di una maschera pesantissima, di fasulla felicità.

Quanto è difficile trovare il filo conduttore della propria esistenza?

Gentile X.,

ti ringrazio per la tua mail, per la fiducia che – da lontano- riponi in me e per l’estrema sincerità con cui riporti la tua storia. Sono molto colpita dalle tue parole, da quelle che pur mostrandosi come semplici segni grafici inviati da circuiti sempre in circolo, giungono a me, piene e cariche di emotività e significato.

Leggo di te, della tua storia e dell’estremo coraggio che si nasconde dietro l’apparente fragilità che racconti. Ci sono sempre – almeno- due piani di analisi, delle cose: un piano immediato, visibile, quello che sembra certo (il più semplice), e il piano sottostante.. quello da scardinare il più delle volte a mani nude senza strumentazione alcuna.

Da quel che vedo non hai avuto timore, nel tempo, nel dedicarti alla tua personale esplorazione del “secondo livello”.

Non tutti sono pronti a questo tipo di indagine.

Mi sono sempre sentito schiacciato, così tanto oppresso da sparire nel nulla. Ho deciso di togliermi il cibo “.. Trovo molto interessante l’immediatezza con cui riesci ad analizzare il tuo percorso di vita; togliersi il cibo è spesso un modo che abbiamo per punire l’altro (un modo disfunzionale che passa attraverso di noi), rendendoci il nostro stesso dolore. Un corpo denutrito è un corpo visibile che soffre.. una sofferenza non più celata ma che urla esprimendo tutto il suo dolore attraverso le ossa che sporgono. Togliersi il cibo è -spesso- un modo per rendere vuoto un pieno “troppo pieno” e qui.. mi viene da pensare alla tua mente “tanto confusa e complessa”, una sorta di schiuma cerebrale che ha bisogno di uscire in qualche modo (analogamente alle tue condotte eliminatorie con il cibo).

Penso molto al tuo sentire la sensibilità così fuori luogo; mi parli della tua “classica famiglia spagnola”.. alle “feste caotiche, alla birra, alle urla” fino a giungere ai tuoi pensieri più bui in cui pensi di non essere realmente figlio dei tuoi genitori.

Non è facile restare soli in balìa dei propri pensieri (ripenso all’episodio di terrore notturno che mi hai raccontato, così come al tuo incubo ricorrente di annegare in mare); l’incubo si è fatto strada dall’inconscio attestandosi sotto forma di sintomo psicosomatico (la mancanza di aria – che ti ha portato a rinchiuderti in casa- e l’ipocondria). La fame d’aria, il vuoto e la solitudine sperimentati anche attraverso gli incubi, richiamano la tua attenzione e ti portano a riflettere ogni giorno sul filo da (ri)trovare.

Ripenso a lungo alla tua mail, all’incubo che mi hai descritto in maniera dettagliata e al tuo bisogno di trovare la scia della tua esistenza.

Ho come la sensazione di essere su un vecchio galeone, un veliero da guerra progettato per affrontare le difficili e spaventose acque oceaniche. Hai l’equipaggio a disposizione (le tue risorse personali); hai i ponti di stiva (con cui caricare e scaricare le tue emozioni e i tuoi vissuti) e hai potenti e grosse vele, momentaneamente chiuse.

Credo non sarà troppo difficile per te, riprendere in mano la rotta che hai sospeso tempo fa (avevi molto probabilmente bisogno di riassestare la bussola), ma ho fiducia nel fatto che opportunamente seguito, da un mio collega, riuscirai a farti strada tra la schiuma marina, liberando lentamente pensieri e emozioni dal buio del blu, per riportarli a risplendere nel sereno della luce del tramonto.

(Ripenserò a lungo alla mail di X., alle sue acque buie e profonde, agli incubi che lo lasciano senza fiato; alle lacrime salate che ogni giorno beve nella solitudine della sua stanza. Ci vuole molto coraggio per esporsi; molto coraggio per capire che noi non siamo il nostro dolore e che il dolore può essere compreso e vissuto, prima che questo ci faccia annegare nel mare della disperazione).

E’ stato davvero bello fare un piccolo pezzo del viaggio sul tuo galeone, X. non credo che le normali falle della vita, fermeranno tanto facilmente il tuo lungo viaggio.

I miei migliori auguri.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Ansia e procastinazione.

Oggi vorrei parlarvi di una cosa molto comune in particolare tra gli studenti universitari, ma non solo: l’ansia da valutazione. Questa “tipologia” di ansia, può incidere così tanto su uno studente, da arrivare a “costringerlo” a rinviare un’infinità di volte un esame.

Il ritardo con cui si decide di affrontare la prova, dipende da numerosi fattori tra i quali il grado di pericolosità percepita e la tendenza, che tante persone hanno, a rimandare scelte e decisioni: la procastinazione.

Da alcuni studi effettuati all’Università di La Verne, in California, si è potuto dedurre che la severità della valutazione interagisce con la tendenza individuale alla procastinazione in maniera complessa. Ciò vuol dire che gli studenti che hanno una maggiore predisposizione alla procastinazione tenderanno ad essere più condizionati da una “probabile” valutazione severa del loro compito o del loro esame. Gli stessi studenti, invece, alle prese con un compito e una situazione poco minacciosa e severa, saranno addirittura più veloci degli altri studenti.

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La procastinazione potrebbe essere ridotta, provando a controllare e gestire l’ansia da valutazione sui temperamenti individuali. Infatti, i grandi procastinatori, hanno in genere alti livelli di perfezionismo e insicurezza circa le proprie prestazioni; risentono – inoltre- moltissimo del giudizio altrui e delle valutazioni severe.

In genere un supporto psicologico mirato può dare ottimi risultati e quindi aiutare i grandi procastinatori a gestire meglio l’ansia, comprendere la fonte delle proprie incertezze e insicurezze, e trovare nuove strategie di adattamento agli esami.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Il social cattivo: B. e il Cyber-Stalking

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Il post che voglio condividere oggi -con voi- è il tentativo di muovere la riflessione intorno ad un argomento che interessa tutti (il web e i social), partendo da una serie di colloqui clinici osservati. I colloqui concernono la storia di una ragazza che si è trovata a vivere sotto la minaccia della versione online del reato di stalking: il Cyber-stalking.

Buona Lettura.

Con il termine stalking (dall’inglese to stalk, fare la posta), si intendono tutta una serie di atti e/o condotte volti a danneggiare l’altro tramite persecuzioni continue, appostamenti in ogni luogo di vita, minacce, pedinamenti, telefonate continue a qualsiasi ora del giorno e notte, invio di messaggi dal contenuto offensivo e minaccioso, attenzioni indesiderate e così via.

Lo stalking è un reato ed è pertanto disciplinato dal Codice Penale entrando a far parte dell’ordinamento italiano con il Decreto Legge n. 11/ 2009 convertito dalla legge n.38/2009.

B. è una ragazza giunta presso lo studio a causa di forti attacchi di ansia e panico che stanno diventando sempre più invalidanti. La giovane è stata letteralmente portata di peso, dalla zia, presso la psicologa (la ragazza è talmente debilitata e stanca da avere difficoltà anche a stare in piedi).

B. racconta della sua passione per i social e del suo usare questi mezzi per fare pubblicità al suo lavoro. Inizialmente le cose sembravano andare bene, il riscontro da parte di terzi era forte

“Erano sempre tutti carini, con me, Dottoressa.. Mi svegliavo desiderosa di condividere il mio mondo con i miei seguaci.. La sera andavo a letto con la consapevolezza che un domani.. tutti gli sforzi fatti avrebbero portato a qualcosa.. Togliendo del tempo alla mia vita oggi.. ne guadagnerò qualcosa domani”.

All’improvviso però qualcosa cambia.

B. comincia a trovare commenti sempre più pressanti da parte di account nuovi; la giovane racconta di un improvviso incremento dei followers, un incremento anomalo anche perché i nomi di questi nuovi seguaci erano alquanto bizzarri

“Erano nomi dal suono vagamente esotico, con delle immagini profilo davvero inquietanti”.

Lentamente B. si trova in una spirale di ansia crescente. La ragazza racconta che ogni giorno trovava nella casella della posta immagini sue – modificate- in cui la si vede nuda oppure comincia a trovare foto – reali- di quando lei si trovava in bagno in procinto di lavarsi. La giovane comincia a sperimentare la sensazione di non sentirsi al sicuro:

in qualsiasi orario e in qualsiasi posto, io mi sentivo esposta.. Dottoressa.. Ha presente il sogno che quasi tutti facciamo almeno una volta, in cui hai paura di essere uscito nudo, in mezzo alla strada?

Ho sempre condiviso molte foto con i miei followers, foto di me che mostrano il mio lavoro; foto intervallate da qualche immagine della quotidianità .. tipo io che vado al mare con Brick, il mio cane.. Ma non è mai successo niente. Ho sempre immaginato – forse stupidamente- che condividendo io, specifiche immagini, ne potessi avere il controllo.. invece ho capito che le persone sono cattive e che online nulla è come sembra.

La polizia di stato ci informa dei rischi cui si va incontro quando si diventa vittime di cyber stalking: Il cyber stalker approfitta dell’effetto cassa di risonanza offerto dal web, per tormentare e denigrare la vittima. La finalità è quella di indurre uno stato di costante ansia e paura nell’altro. Le offese, minacce, insulti, ricatti, etc., possono minare seriamente il benessere psicologico della vittima, anche qualora il cyber stalker esista “solo” nella realtà virtuale .

B. trema quando parla, prova vergogna e imbarazzo per qualcosa che sente, poteva essere controllato “sono io una stupida che crede sempre alla bontà delle persone”.

La sensazione di sporco e vergogna la spinge a lavarsi continuamente le mani per non pensare “se solo avessi tenuto a bada le mani.. invece no! ho dovuto premere quel fottuto tasto di condivisione!”.

L’ansia crescente diventa panico così forte da sperimentare -in prima persona- come clinica, la sensazione di mancanza di ossigeno.

Il passo più importante è stato mosso da B: ha chiesto aiuto nonostante la vergogna e la difficoltà che prova -ora- anche nel fisico (la ragazza appare palesemente sottopeso).

B. ha chiuso i social, ha sporto denuncia ed è attualmente in cura per recuperare il proprio benessere psicologico, altamente compromesso.

B. si è sentita per mesi come una pedina nelle mani di uno scacchiere invisibile; pedina dal destino incerto; in bilico sull’incrocio dei quadrati della scacchiera invisibile diventata però reale, all’interno dei circuiti del cyber spazio, con il rischio di annegare nel mare del web.

Il percorso seppur lungo, non è impossibile.

Servirà del tempo per imparare le strategie che risulteranno maggiormente adattive e vincenti, per le sue (future) partite.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Quando lo Stress ci fa dimenticare gli appuntamenti importanti..

Vi è mai capitato di essere così pieni di lavoro, imbrigliati nel traffico e travolti dagli impegni quotidiani che vi dimenticate di fare delle cose o di un appuntamento importante?

Queste dimenticanze improvvise e inaspettate possono preoccuparci e pensare a chissà che problema (magari un invecchiamento cerebrale precoce). In realtà, spesso condizioni di stress continuo possono produrre nel nostro cervello un vero e proprio “cortocircuito” che può provocare anche problemi di memoria e inficiare le nostre capacità di apprendimento o di attenzione. Quindi condizioni di stress intensivo come ore passate nel traffico e nel caldo, oppure un trasloco, o un lavoro incessante, possono farci dimenticare un appuntamento importante o una incombenza necessaria da svolgere.

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Alcune ricerche negli Stati Uniti (Università della California) hanno evidenziato che anche lo “stress lampo” (quello legato ad episodi stressanti acuti, ma temporanei) può danneggiare la trasmissione delle informazioni nelle aree cerebrali deputate alle funzioni di ricordo e apprendimento. Quindi avviene più o meno la stessa cosa che accade per uno stress prolungato.

Il cervello, sovraccaricato, è come se si “spegnesse” per l’attivazione delle corticotropine, molecole selettive in grado di rilasciare ormoni (cortisolo) capaci di influire sul processo di archiviazione e conservazione dei dati in memoria.

Insomma, l’ansia e lo stress, sono fenomeni costanti nella nostra vita, possono anche in forma acuta e temporanea generare fenomeni, come quelli legati alle dimenticanze e alle “assenze temporanee” che possono farci preoccupare.

Lo stress e l’ansia non si possono eliminare, bisogna solamente saperli gestire, ad esempio, evitando eccessi e sovraccarichi inutili quando è possibile e gestendo al meglio i propri limiti e le proprie forze.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi