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In viaggio con la Psicologia – Panico! – Podcast

Gli attacchi di panico si presentano come episodi isolati di ansia somatica e ansia psichica associata ad un estremo senso di paura e attivazioni fisiologiche. Il disturbo di panico genera nelle persone che lo vivono un vissuto angosciante reale. Anche se in apparenza pare essere qualcosa di assurdo ed “esagerato”, non bisogna sottovalutarlo. Non dobbiamo squalificare e sottostimare l’intensità dei sintomi e le loro conseguenze sulle persone. Se si interviene in tempo, i sintomi possono regredire e si può guarire.

Buon Ascolto..

Gli attacchi di panico si presentano come episodi isolati di ansia somatica e ansia psichica associata ad un estremo senso di paura e attivazioni fisiologiche. Il disturbo di panico genera nelle persone che lo vivono un vissuto angosciante reale. Anche se in apparenza pare essere qualcosa di assurdo ed “esagerato”, non bisogna sottovalutarlo. Non dobbiamo squalificare e sottostimare l’intensità dei sintomi e le loro conseguenze sulle persone. Se si interviene in tempo, i sintomi possono regredire e si può guarire.
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Ascolta l’episodio “Panico!” su Spotify

 

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“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

La Sindrome dell’impostore

“Ci sono persone che non sono affatto convinte di meritare il proprio successo, nemmeno quando è palese che abbiano messo un grande impegno per arrivarci.”
Si sentono degli impostori..

ilpensierononlineare

Ci sono persone che non sono affatto convinte di meritare il proprio successo, nemmeno quando è palese che abbiano messo un grande impegno per arrivarci.

Queste persone soffrono della “sindrome dell’impostore” e vivono gran parte della loro vita con il timore di poter essere scoperti, perché si ritengono degli imbroglioni. Questo succede perché sentono che il loro successo o i risultati ottenuti nella loro vita, non sono dovuti alle loro capacità reali. Sentono invece di essere stati semplicemente fortunati a raggiungere un obiettivo, oppure solo capitati al posto giusto e nel momento giusto. Addirittura possono farsi la falsa idea che sia stato merito del demerito degli altri che abbiano così tanto successo.

Generalmente chi soffre di questa sindrome ha avuto esperienze di vita abbastanza favorevoli in passato, non hanno mai avuto grossi problemi e frustrazioni e hanno sempre avuto ottimi risultati in tutto, a partire dalle esperienze scolastiche.

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Tanto lo faccio dopo..

“Quando si rimanda il raccolto, i frutti marciscono; ma quando si rimandano i problemi, essi non cessano di crescere.”

Paolo Coelho
  • P: Dottore, noi ci conosciamo da poco, lo so, ma le devo fare una domanda: perché tutte le volte che sono andata da uno psicologo, tutti mi hanno detto che devo provare ad affrontarli i problemi, di non rimandare sempre..? Io sta’ cosa non la capisco..
  • D: Beh.. ci pensi bene.. Io sono il quarto psicoterapeuta che consulta, in pochi mesi. Pare stia rimandando a tutti i costi anche la sua Psicoterapia..
Tanto lo faccio dopo – The Jackal

“Non c’è nulla di così faticoso come sostenere l’eterno peso di un compito non concluso.”

William James

Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Superare le proprie paure

“Una delle più grandi scoperte che un uomo può fare, una delle sue più grandi sorprese, è scoprire che può fare ciò che aveva paura di non poter fare”

Henry Ford
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dott. Gennaro Rinaldi

Paura e panico.

Chi non ha paura?
Vi ripropongo un articolo che tratta di una condizione molto comune a tantissime persone.
Paura e panico possono influenzare negativamente la nostra vita e hanno un grosso impatto negativo anche sulle relazioni. Insomma, con la paura non si scherza..
Fortunatamente il supporto psicologico e la psicoterapia, in questi casi il più delle volte, sono molto efficaci.
Buona lettura!

ilpensierononlineare

Oggi voglio parlarvi della paura e del suo esito più estremo il panico (approfondirò poi in un prossimo articolo il disturbo da attacchi di panico). Potremmo considerare il panico come quella sensazione di paura incontrollabile che può prenderci alla sprovvista e che ci rende impotenti. Spesso questa sensazione può avere delle connessioni con fattori oggettivi esterni, ma tante volte può alimentarsi con fattori interni all’individuo. La paura può infatti essere condizionata anche dall’interpretazione falsata di segnali esterni. La persona che la prova, per esempio, percepisce come pericolosi segnali che per altre persone risultano innocui e decisamente affrontabili.

Una crisi di panico può verificarsi sia in situazioni oggettivamente critiche e pericolose (incidenti, disastri, incendi…) sia in situazioni legate a luoghi della quotidianità (in supermercato, in ascensore, al cinema, in auto, per strada..), “l’elemento comune è che la persona perde il dominio di sé, dei propri atti e pensieri e…

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Panico

– S. entra nella studio per la seconda volta.

La prima volta è stata accompagnata dalla madre. Si sedettero speculari dinnanzi a me, a distanza di sicurezza causa Covid. Lei era per lo più assente, guardava il cellulare, mentre la madre provava a farmi capire, superando la barriera della mascherina che le copriva il volto con un tono più alto di voce, cosa l’avesse portata in quella stanza. Pare che S. da qualche tempo soffrisse d’ansia e probabilmente avesse avuto due tre episodi d’attacchi di panico. S. è una ragazza di 17 anni, alta, alla moda, capelli lunghi, curata, sportiva. In apparenza sicura di se, atteggiamento provocatorio e strafottente. Perché era lì?

Il primo incontro fu per lo più transitorio. S. al secondo incontro era sola. Aveva nella mano destra la sua arma tecnologica (il cellulare). Le chiedo: ” io non c’ho capito niente la volta scorsa, vorrei mi raccontassi cosa ti ha portato a chiedere il mio aiuto”. Lei resta in silenzio per alcuni secondi. Gli occhi nascosti a metà dall’ombra della mascherina, diventano lucidi, con voce rotta dall’emozione mi dice: ” Ho paura. Di notte ho paura di addormentarmi. Una notte stavo soffocando, non riuscivo a respirare, sudavo e non riuscivo ad alzarmi dal letto. Poi mi capita spesso che per strada, se torno di sera a casa, mi batte forte il cuore, ho paura mi possa accadere qualcosa, ho sempre questa sensazione di soffocare, mi sento una pazza!”. S. non riesce a trattenere le lacrime.. –

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Gli attacchi di panico si presentano come episodi isolati di ansia somatica e ansia psichica associata ad un estremo senso di paura e attivazioni fisiologiche. Un attacco di panico generalmente ha una durata di pochi minuti e può presentarsi con diversi sintomi come: palpitazioni, tachicardia, sudorazione, tremori, sensazioni di soffocamento, dolori e fastidi al petto, dolori addominali, nausea, sensazioni di vertigine, sensazioni di svenimento, brividi, vampate di calore, derealizzazione (sensazioni di perdita della realtà), depersonalizzazione (sentirsi come distaccati da se stessi), Paura di perdere il controllo e di impazzire, paura di morire.

Un attacco di panico è improvviso e pare non essere gestibile per chi lo vive. In genere quando una persona si trova in questa condizione deve interrompere l’attività che stava facendo, può avere la necessità di scappare all’aperto (se si trova in un luogo chiuso), può avere la necessità di tornare a casa (ovunque si trovi), può stendersi a terra. In tutti i casi e in tutte le reazioni, la necessità è quella di far scemare la sensazione di panico. In genere questi sintomi e l’escalation che porta al panico è attivata dalle reazioni psicologiche agli eventi. La frequenza degli attacchi di panico può essere, nei casi più gravi, anche di diverse volte al giorno. Nei casi meno gravi può capitare anche una – due volte a settimana, ma la sensazione e il vissuto personale di chi l’ha avuto è angosciante.

L’urlo

Capita spesso di soffrire di attacchi di panico durante la notte, mentre dormiamo. Questa possibile evoluzione del disturbo, può ovviamente avere conseguenze serie sul sonno (insonnia) e sul riposo della persona. Questa condizione può portare a tutta una serie di complicazioni indotte dalla privazione di sonno.

Spesso le preoccupazioni che agevolano lo svilupparsi degli attacchi di panico sono legate a timori per il proprio stato di salute (presenza di una malattia grave non diagnosticata), preoccupazioni sociali legate all’imbarazzo e alla paura di essere valutati e giudicati, preoccupazioni legati alla paura di poter letteralmente impazzire da un momento all’altro e magari poter farsi del male o far del male a qualche familiare. Tutte queste preoccupazioni portano ad una risposta difensiva di evitamento. La persona che soffre di attacchi di panico eviterà di mettersi in situazioni che possano esporlo al rischio di avere un attacco improvviso.

Il disturbo di panico genera nelle persone che lo vivono un vissuto angosciante reale, anche se in apparenza pare essere qualcosa di assurdo ed “esagerato”. Non bisogna sottovalutarlo. Non dobbiamo squalificare e sottostimare l’intensità dei sintomi e le loro conseguenze sulle persone. Se si interviene in tempo, con l’aiuto di un buon supporto psicologico e una psicoterapia, che aiuteranno a scovare e risolvere i contenuti psicologici problematici sottostanti all’attacco di panico, i sintomi possono regredire e si può guarire.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Fobie

Le fobie possono essere descritte come paure irragionevoli e inappropriate. Esse sono state definite per la prima volta già nel 1798 come “paure di demoni immaginari o paure indebite di cose reali” da Benjamin Rush che le descrisse facendo un elenco di 18 fobie.

Oggi le fobie sono abbastanza comuni, si possono osservare a tutte le età e a volte si accompagnano ad altri tipi di disturbi come gli attacchi di panico, le compulsioni (disturbo ossessivo compulsivo) o anche disturbi dell’umore (depressione). Le fobie hanno un peso specifico determinante e a volte devastante per la vita delle persone che ne soffrono. La fobia in generale è descritta come una paura unica ma dirompente e invalidante.

” Un ragazzo venne ad un primo incontro insieme alla madre. Era magro, abbastanza alto per la sua età. Entrò con passo esitante, ma appena accolto in stanza e invitato ad accomodarsi insieme alla madre, si andò a sedere velocemente. Nonostante facesse particolarmente freddo quel giorno portava solo una felpa col cappuccio, opportunamente alzato a coprire la testa e il volto. Sotto il cappuccio si intravedeva un cappellino di lana e un ciuffo di capelli che spuntava sulla fronte che gli copriva ulteriormente il capo, gli occhi e il volto. Si sedette, chinò il capo, mani nelle tasche della felpa scura e rimase in silenzio. La madre esordì dicendo: ” non so neanche come sono riuscito a portarlo qui dottore, non voleva venire. Non esce da giorni, dice che si mette vergogna e che ci viene l’ansia, non so più che fare.”

Caso clinico –
fobia sociale – immagine google

Le fobie sociali sono condizioni molto diffuse e si possono manifestare spesso con altri disturbi dell’umore o con disturbi d’ansia. Ci possono essere diverse manifestazioni cliniche dell’ansia sociale (caratterizza questa fobia una forte paura per il giudizio degli altri, sentirsi inadeguato e non all’altezza degli altri) e può essere estremamente sintetizzata come una variante molto più grave della timidezza. Spesso insieme alla fobia sociale si può presentare l’agorafobia (letteralmente paura delle piazze) che può portare ad un forte timore per le uscite in generale (anche andare al supermercato), paura di allontanarsi troppo da casa, paura di sentirsi male in pubblico (dove si potrebbe esser notati e creare un disagio) o sentirsi male in un posto dove si potrebbe non essere visti e quindi soccorsi. La claustrofobia è invece la paura degli spazi ristretti e chiusi (questa fobia si lega spesso alla sensazione di sentirsi soffocare, non respirare, come se mancasse l’aria).

Copertina di un videogioco – immagine google

La fobia per le malattie (negli ultimi tempi più presente nelle persone a causa della pandemia), ad esempio, si differenzia dall’ipocondria, perché rispetto a quest’ultima, nella fobia è presente l’evitamento per la situazione temuta. La paura risulta essere sproporzionata rispetto alla situazione reale; la persona non riesce a controllarla volontariamente e non riesce ad eliminare l’ansia seppur in possesso di spiegazioni razionali.

Nelle fobie, l’ansia, dal punto di vista soggettivo (per la persona che la prova) si può considerare “situazionale” (legata ad una situazione, timore per qualcosa in particolare); l’ansia, nelle fobie, è in genere legata a qualche circostanza o oggetto specifico. In genere la persona si “difende” da queste sensazioni di ansia e paura ingestibili evitando la situazione o l’oggetto specifico che procura l’ansia (evitamento).

immagine google

Concludendo, vorrei soffermarmi sull’aspetto soggettivo di questo problema. Può sembrare, a chi la vede “da fuori”, che la fobia sia una cosa estremamente bizzarra, a volte fastidiosa, a volte addirittura esilarante. In realtà la percezione per chi la vive è estremamente reale, di natura invasiva e coercitiva tanto da compromettere la quotidianità di una persona. Come le ossessioni, le fobie sono ripetitive e difficili da estirpare. Resistere ad una fobia è a volte quasi impossibile. Le persone che ne soffrono sono consapevoli dell’esagerazione e dell’irrazionalità delle loro paure, ma non riescono al liberarsene perché sono “paure interne”, provengono da loro stessi.

La psicoterapia può essere molto efficace per la risoluzione delle fobie, ma nei casi gravi può essere necessario, oltre alla psicoterapia, anche il supporto della terapia farmacologica almeno nelle fasi iniziali.

https://ilpensierononlineare.com/2019/06/26/pavor-nocturnus-terrore-notturno-e-bambini/

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Vuoi l’uovo o la gallina?

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Delay Discounting indica la tendenza (messa in atto da chi si trova in procinto di compiere una scelta) nel preferire una ricompensa piccola ma immediata. Tale ricompensa, seppur piccola, è preferita per evitare un’attesa (di cui non se ne conoscono i tempi).

Questa impulsività potrebbe dipendere, in buona parte, dal corredo genetico.

In uno studio dell’Università di Washington, a 602 gemelli è stato chiesto di scegliere fra una somma di denaro (piccola) da ricevere subito oppure una somma più consistente per la quale avrebbero dovuto aspettare.

E’ emerso che il delay discounting è più accentuato negli adolescenti e si attenua con il passare degli anni.

Al di là dell’età, però, ciò che gli scienziati hanno evidenziato è che preferire “l’uovo oggi” sarebbe anche una questione genetica, una sorta di scelta attuata da “geni impulsivi o dell’impulsività”, che potrebbero essere collegati ai recettori del cervello per la serotonina e per gli oppioidi kappa, gli stessi che regolano l’umore, la depressione e la dipendenza.

E… se facessimo una cotoletta?

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio