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Folle genialità: l’arte (Brut) di Carlo Zinelli.

Fonte Immagine Google.

Conoscete il nome di Carlo Zinelli?

E le sue opere (Brut?).. No? Bene! Andiamo – insieme- alla scoperta dell’artista/schizofrenico esponente dell’Art Brut, italiana.

Carlo Zinelli nasce il 16 Luglio 1916 a San Giovanni Lupatoto, a 15 Km da Verona. Carlo cresce in un piccolo paese di origine contadina; il paese arriva infatti a 3000 abitanti, è basato su un’economia agricola fondata prevalentemente sulla produzione di mele.

Il paese è l’immagine tipica della provincia veronese dell’epoca, dove il centro religioso e sociale – la chiesa- era di dimensioni ben più grandi dell’intero piccolo agglomerato di case.

La famiglia di Carlo è di tipo patriarcale: il padre era falegname (da generazioni) e la madre casalinga. La coppia ha 7 figli (incluso Carlo). Raffaello muore nel 1941 in un ospedale psichiatrico dove era stato ricoverato per schizofrenia, due sorelle erano dipendenti dall’alcool e gli altri tre fratelli non mostrarono segni di disordini o squilibrio mentale. Tra gli ascendenti in linea materna una zia, aveva sofferto di sintomatologia interpretativo-persecutoria.

In età prescolare, Carlo, si mostra piuttosto schivo e introverso. Frequenta le prime tre classi con buon profitto ma, seguendo le tradizioni familiari, sarà presto indirizzato verso il mondo del lavoro. Carlo comincia quindi a lavorare come “famiglio” presso una casa di contadini e per cinque anni si dedica al lavoro nei campi.

Dai 9 anni, quindi, Carlo non vive più con la famiglia; a 15 anni poi il padre decide di inviare il figlio a Verona per lavorare e aumentare gli introiti familiari. L’inserimento urbano sarà un grande trauma per il giovane ragazzo; un trauma vissuto nel ricordo della spensieratezza della vita nei campi.

All’età di 20 anni, Carlo comincia a portare avanti la propria esperienza bellica (momento in cui cominciano le vere manifestazioni acute della patologia mentale).

Carlo è un alpino del battaglione Trento, combatte nella guerra di Spagna e successivamente (per pochi mesi) nella seconda guerra mondiale.

Il 1941 è riconosciuto come l’anno della follia. Carlo comincia i vari ricoveri e conoscerà sempre più gli ambienti psichiatrici. Nell’ottobre dello stesso anno sarà riformato dal servizio miliare per disturbi mentali.

In questo momento Carlo presenta deliri acuti caratterizzati di volta in volta da atteggiamenti aggressivi e crisi di paura e terrore.

Gli anni seguenti vedono un aumento di questi episodi, tali da richiedere terapie a base di elettroshock e terapia di Sackel (induzione di coma insulinico).

Nel 1947 Carlo Zinelli ha 31 anni ed entra definitivamente nell’ospedale psichiatrico di Verona. Carlo resta ad oggi, uno dei pittori del 900 più importanti.

Solitaria presenza tra le mura ospedaliere -Carlo- perde completamente la struttura logico formale del linguaggio; il giovane usa le parole riducendole ad una pura manifestazione ludica, creando neologismi e giochi di parole con assonanze, distorsioni “miri miritàcca leratanil leratanil mrileràr”.

Il linguaggio (de)cade, si disfa, si mescola lasciando una tela bianca su cui adagiare le opere pittoriche (che appaiono invece creative e coerenti) quasi a voler ripescare nell’inconscio collettivo Junghiano, fatto di simboli e archetipi.

Carlo infatti mescola usa e abusa di parole, ma quando dipinge ordina con cura i fogli bianchi, dispone i colori ad olio e riempie i fogli quasi sotto l’impulso di un imminente horror vacui; gira il foglio e continua una storia che ha nella sua mente (che non appare più così tanto fusa e confusa).

Carlo diviene un esponente italiano dell’Art Brut (arte grezza o spontanea), nome ideato nel 1945 per opera del francese Jean Dubuffet, per indicare le produzioni artistiche ideate all’intero degli ospedali psichiatrici; opere realizzate al di fuori delle norme estetiche convenzionali. Si voleva intendere un tipo di arte spoglia di qualsiasi contenuto riflessivo o culturale: un’arte spontaneamente artistica.

Storie come quella di Zinelli aprono ancora una volta alla riflessione: la mente umana va solo valutata in base ai parametri dell’adattamento sociale e del rispetto delle regole di vita condivise oppure l’uomo resta tale anche nell’alienazione della malattia mentale?

Propenderei per la seconda.

Fonte Immagine Google.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.