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Spina a spina.

C’è un certo dilemma.

Un gruppo di porcospini – dice Schopenhauer- deve difendersi dal freddo. Gli animaletti allora decidono di stringersi per proteggersi ma, ad un certo punto, sentite le spine degli altri e in conseguenza del dolore provato, decidono di allontanarsi.

Il freddo si sente ancora.

Si stringono, pertanto, avvicinandosi ma niente.. Ecco ancora una volta il dolore delle spine.

Secondo Schopenhauer l’oscillare tra la vicinanza calda e dolorosa e la lontananza sicura ma parimenti dolorosa (a causa del freddo), giunge al termine solo quando gli animali riescono a trovare una moderata distanza (di sicurezza), reciproca.

La migliore distanza per non soffrire (troppo) e stare bene.

Qualche tempo dopo, gli psicologi sociali, hanno indagato le implicazioni del pensiero del filosofo raccogliendo dati che sembrano mostrare un fatto interessante.

Sembra che le persone con disturbi ansiosi, in seguito ad un rifiuto (ad esempio: allontanati da me), reagiscono chiudendosi ancora di più ed evitano il contatto; le persone invece ottimiste, ad un rifiuto sembrano reagire cercando ancora di più la compagnia e il contatto umano.

Accade spesso che una spina riconosca un’altra spina; che un incontro improvviso si situi come ponte di collegamento tra due vissuti complessi e spinosi.

E allora…

Che fa spina contro spina?

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

La lontananza

“La lontananza che rimpicciolisce gli oggetti per l’occhio, li ingrandisce per il pensiero.”

Arthur Schopenhauer
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“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Come gli Altri.

Immagine Personale.

“Noi perdiamo tre quarti di noi stessi per essere come le altre persone”.

ARTHUR SCHOPENHAUER.

Quanto Altro c’è in me e quanto me c’è nell’Altro?

Dott.ssa Giusy Di Maio.