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Il possesso.

C’è una parolina fatta di 8 lettere; 8 letterine che evocano un concetto che spesso mi perplime: possesso.

Senza scomodare troppo i tecnicismi – possesso – indica un potere di fatto su una cosa (che si manifesta in un’attività corrispondente a quella esercitata dai titolari di diritti reali sulla cosa stessa); tale attività non è sempre corrispondente all’esercizio di proprietà.

Si può avere possesso direttamente oppure tramite altra persona, che detiene la cosa stessa.

Da dove nasce la questione…

“Io posseggo questo; Ti posseggo; possiedo ciò”, sono tutte frasi o termini che sento con sempre più frequenza. L’idea di possedere, di prendere quasi senza chiedere il permesso, l’altro o una cosa, il sottolineare con aggressività l’atto di possedere pur senza avere i diritti della cosa stessa ma “come se” quei diritti fossero nostri, mi inquieta.

Possiedo, specie in ambito relazionale, divide e lacera.

Questo è mio, questo è tuo: questo è il mio possesso questo il tuo possesso.

Le relazioni in cui ciascuno rivendica il proprio possesso di una cosa o di una certa questione, mi fanno rabbrividire. Amo molto la pittura e i pennelli perché un insieme di setole compatte concorre nello stesso atto, l’atto fatto dall’imprimere una certa forza al pennello stesso, per generare un segno grafico.

Prova a fare un cerchio con un pennello… Poi mi dirai.

Possedere mi sa di abitare senza essere stati invitati; rimanda a qualcosa che insiste legando fino a soffocare.

“Io ti possiedo” quasi come tu stessi rinunciando alla tua essenza, quasi come io ti stia abitando senza che tu possa opporre resistenza o ne possa avere opinione.

Al possesso ho sempre preferito l’infinito.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Un saluto..we never died

“La vita non finisce, è come il sonno. La nascita è come il risveglio.”

Franco Battiato

Un altro pilastro se ne va. Colonna sonora della mia gioventù, un pezzo del mio pensiero, le sue parole fermentavano nella mia mente e aiutavano a riflettere. Anni in cui ci sentivamo pezzi importanti della società e volevamo cambiarla, perché deturpata e imbruttita da poteri inconsistenti e sordi. Lo ascoltavo nelle cuffiette, era l’inizio di un nuovo millennio e sentivo dentro rabbia e disprezzo per chi non vedeva e non ascoltava la gente e quello che stava succedendo e che era successo nei lustri precedenti. “Gli abusi di potere, gente infame che non sa cos’è il pudore.. tra i governanti quanti perfetti e inutili buffoni..”, sentivo queste parole come mie, erano le mie parole..

Poi la speranza: “Povera patria.. non cambierà.. vedrai che cambierà..”. Le persone possono cambiare, la società può cambiare, io posso cambiare.

Un testo di circa trent’anni fa, ma il brivido è di parole che descrivono il presente.

Le parole sono immortali, la musica è eterea. Un saluto Franco.

We never died,
We were never borne!

Franco Battiato

dott. Gennaro Rinaldi

AA : Amore – Assenza.

“Questo è Amore, pensava lei, sì o no? Quando noti l’assenza di qualcuno, e detesti quell’assenza più di ogni altra cosa. Ancora più di quanto ami la sua presenza”.

Jonathan Safran Foer

Immagine Personale.

Dott.ssa Giusy Di Maio.