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Superare le proprie paure

“Una delle più grandi scoperte che un uomo può fare, una delle sue più grandi sorprese, è scoprire che può fare ciò che aveva paura di non poter fare”

Henry Ford
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dott. Gennaro Rinaldi

Giornata Mondiale della Salute Mentale

“Io ho detto che non so che cosa sia la follia. Può essere tutto o niente. È una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia. Invece questa società riconosce la follia come parte della ragione, e la riduce alla ragione nel momento in cui esiste una scienza che si incarica di eliminarla. Il manicomio ha la sua ragione di essere, perché fa diventare razionale l’irrazionale. Quando qualcuno è folle ed entra in un manicomio, smette di essere folle per trasformarsi in malato. Diventa razionale in quanto malato. Il problema è come sciogliere questo nodo, superare la follia istituzionale e riconoscere la follia là dove essa ha origine, come dire, nella vita. “

Franco Basaglia (da Conferenze brasiliane, 1979)
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Follia è una dimensione della mente e del corpo in cui si rompe l’equilibrio interno alla persona per il prodursi di un comportamento bizzarro ed invasivo svincolato dalla ragione e dalla realtà.

La follia non è una malattia ma una possibile evoluzione della normalità: un uscire fuori con il possibile successivo rientro arricchito e cambiato in un nuovo equilibrio di normalità, in una nuova dimensione, con un arricchimento del Sé e posizione esistenziale nel progetto di vita.

La follia è una dimensione possibile, estrema dell’ampia fascia della normalità.

“Visto da vicino nessuno è normale”

Franco Basaglia

#WorldMentalHealthDay

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

L’Attenzione

L’attenzione è la capacità di selezionare gli stimoli provenienti dall’ambiente e di mettere in azione tutti quei meccanismi che provvedono a immagazzinare le informazioni nella memoria a breve e a lungo termine. L’attenzione permette di focalizzare alcuni tra i molti stimoli provenienti dall’esterno e selezionarli in base alle caratteristiche dello stimolo, ai bisogni interni, alle aspettative e all’esperienza.

Si potrebbe così distinguere un’attenzione spontanea o involontaria dove la risposta d’orientamento del soggetto è provocata dalla caratteristica dello stimolo e poi un’attenzione volontaria o controllata caratterizzata da un orientamento cosciente e consapevole della persona verso lo stimolo.

Queste due forme di attenzione solitamente si alternano e difficilmente possono coesistere in quanto, ad esempio, l’attenzione volontaria verso un oggetto o uno stimolo inibisce l’orientamento spontaneo verso gli altri stimoli presenti.

Inoltre è possibile affermare che l’attenzione spontanea non implica alcun alcun affaticamento; di contro l’attenzione volontaria richiede uno sforzo la cui intensità può variare in relazione alle motivazione del soggetto nel concentrarsi su quello stimolo.

L’attenzione inoltre può essere stimolata da stimoli esterni che colpiscono la normale percezione del soggetto o interni quali la familiarità, l’interesse personale, la risonanza emotiva e la motivazione.

L’attenzione è necessaria per l’apprendimento, in quanto consente di selezionare degli stimoli interessanti e dirigere il proprio comportamento verso quest’ultimi. L’attenzione spontanea caratterizza molto i primi anni di vita fino ai 6 – 7 anni dopodiché compare l’attenzione volontaria, che in ambito educativo e scolastico, ha bisogno di essere stimolata con incentivi ed accorgimenti specifici.

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L’attenzione è quindi importantissima a livello evolutivo per lo sviluppo di tutta una serie di competenze personali e per lo sviluppo cognitivo.

Ma cosa succede se i meccanismi dell’attenzione difettano? Esistono dei disturbi dell’attenzione e possono essere temporanei come la disattenzione, la distrazione, la distraibilità o strutturali come l’aprossesia.

La disattenzione è molto comune e si potrebbe definire come una riduzione temporanea dell’attenzione dovuta a stanchezza fisica, mentale o a stress.

La distrazione è una interruzione dell’attenzione per l’azione di stimoli esterni ed estranei all’attività in corso che a causa delle loro caratteristiche o della loro intensità distolgono l’attenzione del soggetto dall’attività primaria. Si parla di distrazione anche quando si è in presenza dell’astrazione dei pensieri (essere assorti in un pensiero o nella risoluzione di un problema o in un’attività mentale).

La distraibilità è invece la propensione naturale, caratteristica di una persona a distrarsi. Normale nei bambini, può invece rivelarsi un sintomo di disadattamento se protratta nel tempo.

L’aprosessia è invece una incapacità radicata a mantenere l’attenzione o perché l’ideazione è rarefatta o concentrata su pochi elementi come nella depressione. Questa incapacità è presente anche negli stati maniacali o negli stati mentali che presentano un sovraccarico emotivo. Anche la presenza di idee fisse, come nei disturbi fobici o ossessivi possono influenzare in negativo l’attenzione.

I disturbi di attenzione sono molto comuni nella nostra epoca sia negli adulti sia nei bambini. L’uso eccessivo degli smartphone e dei tablet ha un peso specifico in tal senso. Sotto un video molto divertente dei The Jackal, che affronta il tema dell’attenzione e delle conseguenze relazionali, nell’epoca degli smartphone.

Quando siamo con gli altri posiamo gli smarphone e restiamo concentrati sulla relazione e sulle interazioni reali. Se no di quei momenti nella nostra memoria resterà ben poco.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Rapporto sessuale, orgasmo e pipì.

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Durante le terapie di coppia, accade spesso che i due partner giungano a raccontare del momento in cui -in seguito all’orgasmo- la coppia “si divide” portando al seguente scenario: lei vuole le coccole e lui corre in bagno nella speranza di fare la pipì.

La corsa disperata del maschio – verso il WC- termina però (certo spesso che non vuol dire sempre.. ) con una lunga attesa.

Cosa c’è di scientifico in questo comportamento?

Quando si ha un orgasmo, il cervello rilascia una grande quantità di ossitocina (in misura maggiore in quello femminile) e di vasopressina (di più in quello maschile). Questi neurormoni aumentano il livello di dopamina (sostanza chimica del piacere) e hanno il compito di legare maggiormente la coppia, favorendo il reciproco attaccamento.

E’ in particolare la vasopressina, a stimolare nell’uomo una maggior energia, attenzione e concentrazione nei confronti della partner; si tratta in sostanza della spiegazione – per così dire- chimica del “pensiero fisso” che distingue una coppia di innamorati.

La vasopressina ha però anche un “effetto collaterale”; è infatti un ormone antidiuretico che porta a rallentare l’espulsione della pipì.

Dalla base fisiologica si giunge a quella psicologica.

Rendere più lenta l’espulsione della pipì (che a livello psicologico si presenta, invece, come un bisogno impellente), ha lo scopo di allungare il momento delle coccole e della tenerezza post orgasmo.

Sfiorarsi, coccolarsi, ridere e addormentarsi dopo aver fatto l’amore, ha lo scopo di cementificare e rinsaldare la coppia.

Ed anche qui… c’è lo zampino della chimica!

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.