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Definirsi e farsi definire..

“Non dobbiamo permettere alle percezioni limitate degli altri di definire chi siamo.”

Virginia Satir
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Un giorno arrivarono allo studio un ragazzo e sua madre. Il ragazzo aveva poco più di 20 anni, la madre molto giovanile, sicura e eccessivamente gioviale, esordisce dicendo:

Dottore piacere, lui è mio figlio T. . Finalmente! Non vedevo l’ora di venire a questo appuntamento.

Il piacere è mio signora, come mai era così ansiosa di vedermi?”

Non lo vede?”

Cosa devo vedere?”

Mio figlio.. lo vede? (lo indica con lo sguardo, mentre il figlio si mostra annoiato e contrariato, abbassando lo sguardo e sbuffando) “Lo vede !? E questo è ? Sta sempre così.. dorme, mangia e gioca con la playstation. Non esce, non vuole cercarsi un lavoro, è fermo a casa da due anni, da dopo il diploma. Non parla, mugugna.. poi è sfaticato! Ma cosa gli manca? Ha tutto quello che vuole, sono sempre presente. Non lo so, non esce, eppure ce li ha gli amici. Pensate che teneva pure una fidanzata.. era accussì bellell..

Questo è quello che vede lei di suo figlio.. io vedo qualcos’altro. T. tu ti vedi come ti vede tua madre?”

Impariamo a conoscerci abbastanza per poterci definire e non permettiamo agli altri di farci definire per come vogliono vederci.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Resilienza – la capacità di resistere trasformandosi – PODCAST

Con la nostra prossima tappa voleremo su territori apparentemente conosciuti, scopriremo che dove ci sono in apparenza solo rovine e nient’altro, in realtà si possono scovare grandi tesori.

Possiamo pensare alla resilienza come ad una capacità innata di ogni essere vivente. Noi tutti abbiamo la potenzialità innata di sfruttare le nostre capacità resilienti.
Buon Ascolto..

Resilienza – la capacità di resistere trasformandosi – PODCAST – Spreaker

Resilienza – la capacità di resistere trasformandosi – podcast – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Stress – conseguenze psicologiche e fisiche – Podcast

La nostra prossima tappa ci metterà un po’ sotto pressione, ma ci darà anche gli strumenti adatti per comprendere come liberarcene per vivere meglio.
Scopriamo insieme cosa si intende per Stress e quali potrebbero essere le sue conseguenze patologiche; sia per la nostra mente, sia per il nostro fisico.


Buon ascolto!

Stress – conseguenze psicologiche e fisiche – In viaggio con la Psicologia – Podcast

“La più grande arma contro lo stress è la nostra capacità di scegliere un pensiero piuttosto che un altro”

William James
Stress – conseguenze psicologiche e fisiche – In viaggio con la Psicologia – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

La gentilezza

“Un indicatore della salute mentale è la capacità di entrare nei pensieri, nei sentimenti, nelle speranze e nelle paure di un’altra persona. E di concedere a un’altra persona di fare lo stesso con noi”.

Donald Winnicott

L’atto gentile può definirsi come una condotta altruistica che promuove la cura degli altri. In psicologia sociale le condotte altruistiche sono spiegate attraverso la naturale attrazione tra individui della stessa specie e all’approvazione sociale che quasi sempre accompagna le condotte altruistiche. In psicoanalisi (in estrema sintesi) l’altruismo è visto come un superamento delle posizioni egoistiche che caratterizzano lo stadio narcisistico di sviluppo.

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In generale. la gentilezza, può riferirsi quell’insieme di comportamenti positivi verso l’altro che si riferiscono: all’essere accoglienti, empatici e altruisti.

Oggigiorno la capacità di farsi carico della vulnerabilità degli altri, e quindi della propria, spesso è inteso come un segno di fragilità.

Il fatto di poter avere bisogno dell’aiuto degli altri spesso è considerato una debolezza. Probabilmente solo ai bambini, alle persone malate e anziane, è permesso di usufruire dell’aiuto degli altri. Tutte le altre persone sono quasi obbligate a perseguire altre virtù, apparentemente necessarie per il confronto con gli altri, che sono: l’autosufficienza e l’autonomia. Tutti gli esseri umani hanno però bisogno, in qualche momento della propria vita, dell’aiuto e della gentilezza di qualcuno.

Gli uomini restano comunque animali sociali, nonostante tutto.

Del resto la gentilezza resta comunque sempre e comunque, la miglior arma per gestire le relazioni potenzialmente litigiose. Infatti, una risposta calma e serena ad un’aggressione verbale, ad esempio, evita un’escalation e seda, sul nascere la lite.

Avere un temperamento gentile, inoltre, evita arrabbiature eccessive e limita l’aggressività, che diventa spesso determinante in alcuni episodi di arresti cardiaci.

“Insegnare la gentilezza” ai bambini, fa sviluppare in loro la capacità di comprendere le emozioni degli altri (empatia), alimentando così il rispetto, la fiducia e la collaborazione tra compagni. Ciò potrebbe prevenire i comportamenti di bullismo fuori e dentro le scuole.

Quindi non sottovalutiamo la gentilezza e proviamo ad applicarla ogni giorno, potrebbe cambiarci la vita in positivo.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Superare le proprie paure

“Una delle più grandi scoperte che un uomo può fare, una delle sue più grandi sorprese, è scoprire che può fare ciò che aveva paura di non poter fare”

Henry Ford
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dott. Gennaro Rinaldi

Giornata Mondiale della Salute Mentale

“Io ho detto che non so che cosa sia la follia. Può essere tutto o niente. È una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia. Invece questa società riconosce la follia come parte della ragione, e la riduce alla ragione nel momento in cui esiste una scienza che si incarica di eliminarla. Il manicomio ha la sua ragione di essere, perché fa diventare razionale l’irrazionale. Quando qualcuno è folle ed entra in un manicomio, smette di essere folle per trasformarsi in malato. Diventa razionale in quanto malato. Il problema è come sciogliere questo nodo, superare la follia istituzionale e riconoscere la follia là dove essa ha origine, come dire, nella vita. “

Franco Basaglia (da Conferenze brasiliane, 1979)
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Follia è una dimensione della mente e del corpo in cui si rompe l’equilibrio interno alla persona per il prodursi di un comportamento bizzarro ed invasivo svincolato dalla ragione e dalla realtà.

La follia non è una malattia ma una possibile evoluzione della normalità: un uscire fuori con il possibile successivo rientro arricchito e cambiato in un nuovo equilibrio di normalità, in una nuova dimensione, con un arricchimento del Sé e posizione esistenziale nel progetto di vita.

La follia è una dimensione possibile, estrema dell’ampia fascia della normalità.

“Visto da vicino nessuno è normale”

Franco Basaglia

#WorldMentalHealthDay

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

L’Attenzione

L’attenzione è la capacità di selezionare gli stimoli provenienti dall’ambiente e di mettere in azione tutti quei meccanismi che provvedono a immagazzinare le informazioni nella memoria a breve e a lungo termine. L’attenzione permette di focalizzare alcuni tra i molti stimoli provenienti dall’esterno e selezionarli in base alle caratteristiche dello stimolo, ai bisogni interni, alle aspettative e all’esperienza.

Si potrebbe così distinguere un’attenzione spontanea o involontaria dove la risposta d’orientamento del soggetto è provocata dalla caratteristica dello stimolo e poi un’attenzione volontaria o controllata caratterizzata da un orientamento cosciente e consapevole della persona verso lo stimolo.

Queste due forme di attenzione solitamente si alternano e difficilmente possono coesistere in quanto, ad esempio, l’attenzione volontaria verso un oggetto o uno stimolo inibisce l’orientamento spontaneo verso gli altri stimoli presenti.

Inoltre è possibile affermare che l’attenzione spontanea non implica alcun alcun affaticamento; di contro l’attenzione volontaria richiede uno sforzo la cui intensità può variare in relazione alle motivazione del soggetto nel concentrarsi su quello stimolo.

L’attenzione inoltre può essere stimolata da stimoli esterni che colpiscono la normale percezione del soggetto o interni quali la familiarità, l’interesse personale, la risonanza emotiva e la motivazione.

L’attenzione è necessaria per l’apprendimento, in quanto consente di selezionare degli stimoli interessanti e dirigere il proprio comportamento verso quest’ultimi. L’attenzione spontanea caratterizza molto i primi anni di vita fino ai 6 – 7 anni dopodiché compare l’attenzione volontaria, che in ambito educativo e scolastico, ha bisogno di essere stimolata con incentivi ed accorgimenti specifici.

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L’attenzione è quindi importantissima a livello evolutivo per lo sviluppo di tutta una serie di competenze personali e per lo sviluppo cognitivo.

Ma cosa succede se i meccanismi dell’attenzione difettano? Esistono dei disturbi dell’attenzione e possono essere temporanei come la disattenzione, la distrazione, la distraibilità o strutturali come l’aprossesia.

La disattenzione è molto comune e si potrebbe definire come una riduzione temporanea dell’attenzione dovuta a stanchezza fisica, mentale o a stress.

La distrazione è una interruzione dell’attenzione per l’azione di stimoli esterni ed estranei all’attività in corso che a causa delle loro caratteristiche o della loro intensità distolgono l’attenzione del soggetto dall’attività primaria. Si parla di distrazione anche quando si è in presenza dell’astrazione dei pensieri (essere assorti in un pensiero o nella risoluzione di un problema o in un’attività mentale).

La distraibilità è invece la propensione naturale, caratteristica di una persona a distrarsi. Normale nei bambini, può invece rivelarsi un sintomo di disadattamento se protratta nel tempo.

L’aprosessia è invece una incapacità radicata a mantenere l’attenzione o perché l’ideazione è rarefatta o concentrata su pochi elementi come nella depressione. Questa incapacità è presente anche negli stati maniacali o negli stati mentali che presentano un sovraccarico emotivo. Anche la presenza di idee fisse, come nei disturbi fobici o ossessivi possono influenzare in negativo l’attenzione.

I disturbi di attenzione sono molto comuni nella nostra epoca sia negli adulti sia nei bambini. L’uso eccessivo degli smartphone e dei tablet ha un peso specifico in tal senso. Sotto un video molto divertente dei The Jackal, che affronta il tema dell’attenzione e delle conseguenze relazionali, nell’epoca degli smartphone.

Quando siamo con gli altri posiamo gli smarphone e restiamo concentrati sulla relazione e sulle interazioni reali. Se no di quei momenti nella nostra memoria resterà ben poco.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi