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Desiderio e depressione.. oltre il pregiudizio..

„Il desiderio dell’uomo trova il suo senso nel desiderio dell’altro”

Jacques Lacan
Photo by Masha Raymers on Pexels.com

Chi è depresso spesso è incapace di provare emozioni; comprende che queste esistano negli altri, le accetta, ma non capisce perché gli altri facciano difficoltà a comprendere lui. Lo stato “soporifero” indotto dall’apatia, rende quasi del tutto incapaci di empatia. L’apatia e l’incapacità a desiderare, diventano ostacoli troppo difficili da superare in solitudine e senza l’aiuto di qualcuno.

In una intervista su Fanpage, in cui presenta il suo nuovo album, il noto artista napoletano Nino d’Angelo fa un passaggio molto interessante sulla depressione (una patologia molto diffusa e purtroppo in aumento) e sull’importanza della Psicoterapia e quindi della Psicologia per superare la malattia.

“La depressione bisogna farla capire alla gente, è una malattia patologica. Non si cura così, da sola, bisogna andare dallo psicologo e farsi curare. Tu puoi essere pure il più grande cantante, la depressione prende anche quelli che vivono bene e hanno i soldi. Noi siamo arrivati alla depressione perché abbiamo perso dalle tasche il desiderio: se non desideriamo, ci dobbiamo deprimere per forza. La vita bella è desiderare, quando ti manca il desiderio non sei niente.”

Nino d’Angelo – tratto dall’intervista su MusicFanpage.it – (25 ottobre 2021)
Nino d’Angelo – foto web (La_Presse)

La vita psichica mantiene in vita il corpo e lo sfama; il desiderio è vita psichica.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Contagi emotivi in luoghi social. Suggestionabilità, regressione e credulità nei gruppi “social”.

Seguire un presunto leader (o chiunque si faccia portavoce di una idea), senza farsi domande, affidandosi a prescindere dal contenuto di ciò che viene proposto e detto, è una tendenza innata delle persone.

In genere questa tendenza è molto presente quando si è in gruppo, o meglio si appartiene a gruppi, più o meno numerosi.

Negli ultimi anni il concetto di gruppo si è evoluto. I gruppi non sono solo quelli che si incontrano nelle piazze, nei luoghi di incontro sociale. I gruppi adesso hanno la possibilità di “incontrarsi” in luoghi virtuali, nelle piazze virtuali. Quindi la modalità di interazione e la comunicazione avviene attraverso altri canali, molto più rapidi e con meno filtri “sociali”. Ciò però non ha per nulla modificato alcuni fondamentali meccanismi psicologici che governano il comportamento delle persone all’interno dei contesti gruppali.

E proprio come il contagio di una malattia anche le emozioni possono essere contagiate fino a determinare in maniera significativa un comportamento o una idea, da un individuo ad un altro. Il contagio emotivo e mentale avviene in situazioni particolari, che vedono una persona completamente presa dal gruppo di appartenenza. La persona in oggetto sarà completamente suggestionabile.

La suggestionabilità determina un altro carattere: il contagio mentale. Questi va ricollegato a fattori ipnotici i quali fanno in modo che ogni sentimento possa essere contagioso e derivi dall’azione reciproca che i vari soggetti esercitano l’uno sull’altro.

Photo by Denise Duplinski on Pexels.com

Ciò che caratterizza quindi le persone che entrano a far parte di gruppi molto numerosi (folla) anche sui social è la straordinaria influenzabilità e credulità. Freud analizzando il fenomeno dei primi raduni di folle numerose che stavano imperversando in Europa nei primi anni trenta del novecento disse che la “folla” “pensa per immagini che si richiamano le une alle altre per associazione, come negli stati in cui l’individuo dà libero corso alla propria immaginazione, senza che una istanza razionale intervenga […]” (Freud)

Una delle caratteristiche più preoccupanti di questi gruppi, individuate già da LeBon e da Freud è che le singole persone insieme giungono subito agli estremi e una semplice antipatia potrebbe diventare un odio feroce. Avviene una sorta di regressione e infatti quella che si osserva in queste persone è la stessa esagerazione e facilità di giungere agli estremi che si trova nella vita psichica dei bambini e nei sogni, dove una piccola riprovazione verso una persona può portare all’impulso di commettere un omicidio (nel sogno).

Insomma un po’ quello che oggi osserviamo sulle varie bacheche e post sui vari social. La diffusione rapida o irrazionale di emozioni (odio, paura..) e di comportamenti (false informazioni, violenze, offese, razzismo, idee bizzarre e comportamenti pericolosi); una escalation di “eccitamento collettivo” esasperato e incontrollabile.

“L’individuo si trova posto in condizioni che gli consentono di sbarazzarsi delle rimozioni dei propri moti pulsionali inconsci. […] Non abbiamo difficoltà a spiegarci il fatto che, in tali circostanze, la coscienza morale o il senso di responsabilità vengono meno”

Sigmund Freud – “Psicologia collettiva e analisi dell’Io” (1921)

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

L’importanza psicologica del calcetto.

In questi ultimi giorni l’Italia si è avviata (almeno per il momento) verso settimane di metà primavera, con un allentamento delle restrizioni in diversi ambiti della vita sociale e commerciale. Uno dei cambiamenti più evidenti e decisamente più ambiti per gli amanti dello sport ed in particolare del calcio, è la riapertura dei campi di calcetto amatoriale. Una vera novità per certi versi inaspettata e insperata di questi tempi.

Al di là della bontà della scelta del Comitato Tecnico Scientifico e del Governo riguardo gli aspetti puramente legati ai contagi (che non mi compete e che quindi non saranno trattati nel post), io vorrei soffermarmi sull’aspetto sociale e psicologico di queste aperture.

La classica partita infrasettimanale di calcetto (spesso la partita del giovedì sera) è un vero e proprio rito per tantissimi italiani. La partita di calcetto amatoriale per gli adulti è un modo per mantenersi in forma, ma è soprattutto un modo per regredire all’adolescenza e alla gioventù. Diventa un momento importante proprio per la sua valenza di scarica emotiva, delle tensioni e dello stress che si accumulano durante la settimana lavorativa. In questi impegni sportivi settimanali ci si misura con se stessi, con i propri limiti e con gli altri amici.

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Insomma, la partita di calcetto è un modo per ritornare ad esperienze giovanili, alla spensieratezza di momenti legati ad un periodo della vita diverso. Il sogno di poter ritornare per quelle poche ore ad assaporare l’illusione di un “immortalità agonistica e sportiva”. Per i più giovani, invece, il calcetto assume significati leggermente diversi. Viene visto più come un esperienza legata al gioco e all’esperienza fisica, ma con valori ed esperienze sociali ed educative importanti, come quella di confrontarsi con la gioia delle vittorie e la delusione delle sconfitte. Da non sottovalutare, per i più giovani, l’aspetto del confronto con i pari, i litigi, le responsabilità di squadra, il valore del lavoro di gruppo, l’appartenenza.

Una review (del 2017) su 70 ricerche pubblicate e realizzate da Peter Krustrup (Università di Copenhaghen) identifica il calcetto come il gioco che offre i maggiori benefici dal punto di vista fisico e mentale.

Lo sport e il calcetto, diventano un rifugio mentale accettabile sia per i più giovani sia per i più adulti (soprattutto per quest’ultimi). Per gli adulti il calcetto diventa tempo e spazio per ritrovarsi con i propri amici. Infatti non si riduce al solo tempo della partita, ma va oltre. La partita entra a far parte di una vera e propria narrazione comune, che si allarga ad un prima e un dopo. Dopo la partita spesso e volentieri si va a mangiare una pizza, si va a bere una birra o ci si intrattiene al campo a parlare e scherzare.

Questo sport permette di creare una comunità, di sentirsi parte di un gruppo, di relazionarci con gli altri e di conoscere persone nuove. Lo sport fa emergere parti di noi che non sperimentiamo nella routine quotidiana e il campo può diventare il luogo adatto per sentirci più “liberi”.

Insomma queste riaperture e il ritorno alla normalità attraverso una semplice partita di calcetto il giovedì sera può aiutare tantissimo a riprenderci pezzi di vita che poi tanto banali ed inutili non erano. I benefici psicologici fisici e sociali saranno sicuramente tanti per tante persone.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

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Italia sì.. Italia no.. Italia Gnamme!!

Il post di oggi si presenta come una riflessione – forse- psy..

La notizia del giorno vuole che il (loro) presidente del consiglio Mario Draghi, durante un conferenza stampa, se ne esca con una frase che vuole che gli psicologi siano una sorta di furbetti del vaccino (che cattivoni questi Psy!) e che gli under 35 non debbano avere diritto al vaccino.

Un momento Presidè.. vediamo di capirci perchè Lei sarà anche bravo a fare i conti (motivo per cui, a quanto pare, è stato al primo posto della luxury list di accesso alla suddetta carica), ma io son pratica di psicologia, iter di studio e tirocini quindi forse qualcosa gliela devo spiegare io , visto che lei è beatamente seduto sulla sua poltrona, al caldo, al chiuso.. esposto al nulla cosmico.

Non ho mai amato chi, parlando dell’iter di studi della psicologia, non fa che dire “sono più di 10 anni di studio.. nessun rimborso spese… tirocinio aggratis!“.. Questo perchè (a costo di sembrar noiosa) ho sempre e solo fatto leva sulla passione e l’amore perchè solo quelle reggono l’esistenza umana quando la frustrazione, lo sconforto o il buio è lì lì per fagocitarti.

Lei sostiene che sia inutile vaccinare un under 35 psicologo.

Un under 35 psicologo è, nella maggior parte dei casi psicoterapeuta o sta terminando gli studi di specializzazione (quella famosa, a gratis)..

Un under 35 che svolge il tirocinio vuol dire che è continuamente esposto (a differenza sua) al contatto con persone (mi sembra che il contatto con le persone, quotidiano, sia il modo per essere esposti al virus).

Un under 35 che lavora come psicologo o psicoterapeuta è un professionista che è esposto – quotidianamente- al contatto con le persone CFR., SUPRA.

Ancora.. un under 35 tirocinante è inoltre un professionista in costruzione che gratuitamente svolge un lavoro per lo stato che, quando si tratta di non retribuire o non riconoscere una figura professionale, ha bisogno dei tirocinanti o dei volontari per mandare avanti tutto il suo assetto così da ricavarne un rientro economico (ora qui mi fermo, i conti non sono il mio mestiere, ma il suo).

Altro punto Presidè..

La mia è una Professione Sanitaria! e.. in un DPCM è esplicitamente scritto che se si accerta la mancata vaccinazione dell’operatore sanitario in questione, si prevede la sospensione dall’esercizio della professione.

Una cosa che ho trovato molto, molto divertente Presidè, sai qual è? Quella che mi vuole furbetta del vaccino accusando la mia categoria di aver “rubato” il vaccino agli anziani..

Niente..niente..

Dopo le stragi nelle RSA che voi avete portato avanti (e chi mi conosce sa quanto questa cosa a me faccia male), la colpa ricade su una categoria professionale che non si è mai fermata?

Sono stati più gli psy che in tempo di pandemia hanno lavorato gratuitamente salvaguardando la salute psichica e preoccupandosi del benessere psicologico (di cui evidentemente lei non sa niente) della popolazione, che quelli che si sono chiusi nelle loro stanze dorate fingendo impegno e interesse sociale…

Presidè.. io rido.. ma è riso amaro, come il film.

L’Italia resta un paese che fa a chi figli e a chi figliastri.. dove vige ancora la differenza forte tra categorie professionali e – soprattutto- umane.

Rido inoltre.. perchè l’Ordine degli Psicologi della Campania è riuscita mesi fa, in tempo record, a fare avere (agli psicologi regolarmente iscritti all’albo) accesso ai vaccini; i vaccini vanno avanti senza problemi, con un ordine spaventoso, con grandissimo rigore, pulizia, puntualità buttando un occhio agli allergici, senza file code o altro..

No per dire..

C’è chi si ferma e crede a ciò che vogliono far vedere e chi non si ferma e va con occhio ad accertarsi dei fatti.

Ognuno svolga il suo lavoro Presidè.. ma ci pensi bene prima di accusare una categoria di giovani professionisti che sono ancora nel pieno della passione e per niente pervertiti (linguaggio psicoanalitico) dalla noia, dal sistema e dallo sconforto.

Ci pensi bene.

Si ricordi che la salute psichica è un bene da preservare e che può vacillare da un momento all’altro.

Nessuno escluso.

Dott.ssa Giusy Di Maio.