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I meccanismi cognitivi del gioco d’azzardo.

Perché il gioco d’azzardo in tutte le sue forme, legali o no, ha così successo?

Sembra strano ma è proprio la rarità di un evento che ci fa sopravvalutare le possibilità che si verifichi. Proprio per questo ci facciamo l’illusione che vincere al gioco sia meno difficile di quanto lo sia in realtà.

In tutti i tipi di gioco (a partire dalle lotterie e dai giochi nazionali, scommesse, macchine da gioco..) le possibilità di vincere un premio (in particolare il primo premio) sono davvero remote, di contro le probabilità di perdere sono decisamente molto più alte di quelle di vincere. Sembra quindi paradossale che pur conoscendo queste statistiche e queste probabilità (ormai per legge sempre indicate) molte persone sono comunque spinte ad investire molto denaro nel gioco, illudendosi di poter avere la meglio sulla fortuna.

Tra le teorie psicologiche che provano a dare una spiegazione a questo comportamento c’è la teoria dell’ottimismo irrealistico, messo in evidenza dallo psicologo americano Neil Weinstein nel 1980. Attraverso questa teoria possiamo almeno in parte dare una spiegazione alla febbre da gioco.

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I risultati degli studi di Weinstein dimostrarono che le persone avevano per lo più la tendenza a credere che avessero molte probabilità di imbattersi in eventi positivi rispetto agli altri. Al contrario, tendevano a ritenere di avere probabilità minori rispetto agli altri di trovarsi a fronteggiare eventi negativi. Insomma, ciascuno è convinto che il futuro e la fortuna sarà dalla sua parte e che “certe cose capitano solo agli altri”.

Ricerche successive hanno potuto appurare che l’ottimismo irrealistico è molto diffuso nella popolazione. Infatti come già accennato l’ottimismo irrealistico, non alimenta solo false illusioni sulle possibilità di vincere al gioco, ma altera anche la percezione rispetto al fatto di poter essere colpiti ed esposti a malattie, eventi negativi, tragedie , di evitare incidenti automobilistici, ma anche di avere una vita lavorativa e sentimentale felice, ad esempio. L’ottimismo irrealistico è quello che spinge i ragazzi a guidare l’auto anche se palesemente ubriachi o sotto l’effetto di droghe. L’ottimismo irrealistico riesce persino ad alterare la nostra visione degli eventi sconosciuti e catastrofici e che ha spinto, ad esempio, alcune persone in questi mesi, durante la pandemia, a rifiutare di indossare le mascherine, ad organizzare feste, a non rispettare le norme basilari per evitare l’innesco dei contagi.

Nel contesto del gioco d’azzardo invece, l’ottimismo irrealistico ci spingerebbe a credere che le nostre probabilità di vincere siano maggiori di quelle degli altri giocatori. Dal punto di vista cognitivo il gioco d’azzardo presenterebbe tutte le caratteristiche appropriate a favorire errori di ragionamento, causando la distorsione delle probabilità di vittoria a favore del giocatore.

Nel 1996 lo psicologo inglese Peter Harris, sempre riferendosi al gioco, ha potuto osservare che la maggior part delle persone sono vittime di un preconcetto cognitivo; pensano che un evento molto raro abbia più probabilità di accadere a loro che ad altri.

La desiderabilità di un evento più è allettante tanto più si sopravvaluterà la probabilità che si verifichi.

Ellen Langer parla di “illusione del controllo” quando i giocatori hanno la possibilità di scegliere dei numeri, di grattare un biglietto o di lanciare un dado. Il giocatore ha così l’illusione di avere una parte attiva nel gioco e di poterne determinare l’esito. Con l’illusione del controllo i giocatori avranno la tendenza a sopravvalutare la loro capacità di controllare l’esito di un avvenimento, anche quando quell’evento è totalmente determinato dal caso.

L’ottimismo irrealistico risponderebbe, secondo i ricercatori, al bisogno di ognuno di sentirsi diverso e migliore degli altri quando si va a confrontare.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Informazione e fake news. C’è un modo per non cadere nella trappola della disinformazione?

In un epoca dove tutto ciò che succede passa da internet e dai social, siamo continuamente pervasi da innumerevoli informazioni, provenienti da diversi “mittenti” più o meno affidabili e conosciuti. Molte volte queste informazioni che (passivamente) riceviamo si rivelano essere false e inaffidabili. Perché facciamo fatica ad arginarle?

C’è un modo per poter imparare ad acquisire una buona autonomia mentale e maggior spirito critico ?

A volte se proviamo ad esercitare uno spirito critico e portiamo avanti un nostro pensiero senza un metodo si rischia di cadere facilmente nella credulità.

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Vi porterò un piccolo esempio; se siamo convinti di un probabile complotto, che riguarda un qualsiasi evento che ci colpisce molto emotivamente, saremo portati a concentrarci solo su uno – due elementi dell’evento, senza provare ad analizzare tutte le possibili spiegazioni di ciò che è successo. Il nostro sguardo e la nostra attenzione sarà solo per gli elementi che affermano la nostra idea e che quindi confermano l’idea che ci sia un complotto.

Ma anche chi accetta passivamente qualsiasi spiegazione  senza riflettere minimamente, non ha per nulla spirito critico, anzi risulta essere un vero e proprio “credulone”, perché per una sorta di “pigrizia” mentale eviterà di confrontare la stessa notizia con altre fonti.

Il dubbio e la curiosità invece sono fondamentali e possono essere la via verso uno sviluppo delle conoscenze e verso una buona autonomia mentale.

Ci sono almeno tre condizioni pregiudiziali, (legati a fattori temporali, spaziali, sociali e fisici) che limitano in maniera inconsapevole la nostra mente quando riceviamo delle informazioni.

I pregiudizi dimensionali: non ne siamo consapevoli, ma ci arrivano solo alcune informazioni, rispetto ad una esperienza che stiamo vivendo, che possono variare sia in base al nostro “punto d’osservazione”, sia all’ambiente sociale.

I pregiudizi culturali: spesso interpretiamo le informazioni condizionati da diversi stereotipi incastonati nella nostra cornice culturale.

I pregiudizi cognitivi: gli automatismi del nostro cervello nei ragionamenti a volte ci conducono inevitabilmente ad errori (ad esempio il bias dell’ottimismo ci conduce a sovrastimare le nostre competenze).

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In generale siamo sempre e comunque condizionati dal nostro background culturale, sociale e cognitivo quando dobbiamo interpretare delle informazioni, difficilmente potremmo essere obiettivi.

Questo sistema di rappresentazioni  “facilita” le interpretazioni del mondo in cui viviamo, ma il ricorso a metodi, automatismi e strategie mentali, nei ragionamenti, può indurci a commettere errori di valutazione. 

Ad esempio, esiste un errore molto comune, quello di confondere correlazione e causalità. Questo tipo di errore potrebbe ritrovarsi in questa situazione di vita quotidiana (a me non è mai capitato, ma potrebbe capitare..): trovarsi a fare due esami all’università nella stessa sessione e riuscire a prendere due 30 e notare che in entrambe le occasioni, a distanza magari di un mese, ci si renda conto di aver indossato la stessa camicia; in questo caso si avrebbe la tendenza a credere che questa casualità sia una coincidenza vincente e che quindi quella camicia porti sicuramente fortuna. Si andrebbe così a sperimentare una vera e propria credenza illusoria o superstizione

Un altro errore cognitivo è noto come bias di conferma: fa in modo che ci accordiamo in maniera più o meno sistematica alle informazioni che confermano una nostra opinione preesistente.  Altro bias molto comune è quello della sovrastima delle piccole probabilità (fenomeno legato ad esempio alla sovrastima di molte persone della pericolosità maggiore dell’aereo rispetto agli altri mezzi di trasporto) e una maggiore sensibilità ai costi che ai benefici (avversione alle perdite).

Insomma tutti questi “errori” di valutazione pare siano inevitabili.

https://ilpensierononlineare.com/2019/01/16/non-ci-riesco-self-serving-bias-e-errori-al-servizio-del-se/

Quindi come possiamo analizzare in maniera più critica una nuova informazione, evitando di esporci a tutti questi “errori”?

Innanzitutto bisogna valutare e chiederci se le informazioni che ci stanno arrivando possano essere in qualche modo distorte dalla nostra “posizione” nello spazio fisico e sociale ( i nostri amici e colleghi di social non hanno forse la tendenza a riferire solo certi tipi di informazione? Probabilmente abbiamo l’abitudine a leggere e a informarci esclusivamente da alcune fonti, legate alla nostra cultura e al nostro pensiero politico ). Bisogna quindi, in alcuni casi, mettere in discussione le nostre intuizioni (spesso falsate dagli errori e pregiudizi come detto prima). Dovremmo prenderci un po’ di tempo, sospendere il giudizio e magari analizzare in maniera più approfondita l’informazione che riceviamo. Col tempo questo modo di approcciarsi alla notizia diventerà un automatismo e ci permetterà di non emettere un giudizio e crearci un’idea con troppa leggerezza.

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In un mondo in cui la maggior parte delle informazioni è veicolata da internet e dai social, diventa davvero necessario che questo “allenamento” allo spirito critico e al dubbio e quindi all’approfondimento sia innanzitutto appreso nelle scuole.

La diffusione sempre più capillare del senso critico, del dubbio e del libero pensiero, può aiutare anche nella lotta al pregiudizio. Lo studio, l’apprendimento e l’esperienza e la conoscenza delle diversità, sono la chiave per la libertà di pensiero.  

“Finisce bene ciò che comincia male”

Dott. Gennaro Rinaldi