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Psicologia delle Masse – Le Bon Freud e Bion – (II parte) mentalità e cultura di gruppo – PODCAST

Con la nostra prossima tappa ci ricollegheremo virtualmente con la scorsa tappa, “Psicologia delle Masse – Le Bon, Freud, Bion – uno sguardo al passato per comprendere il presente” e approfondiremo alcuni meccanismi psicologici molto importanti, descritti Freud e da Bion, che stanno alla base del funzionamento anche dei gruppi organizzati: cultura e mentalità di gruppo.
Lanceremo, infine, uno sguardo al concetto di “assunti di base” di Bion, che avremo modo di approfondire nelle prossime tappe.
Buon Ascolto!

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“Nelle folle possono coesistere le idee più opposte senza reciproco ostacolo e senza che dalla loro contraddizione logica derivi un conflitto”

Sigmund Freud
Psicologia delle Masse – Le Bon, Freud, Bion (II parte) – mentalità e cultura di gruppo – Podcast -Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Psicologia delle Masse – Le Bon, Freud, Bion – uno sguardo al passato per comprendere il presente – PODCAST

La nostra prossima tappa ci permetterà di viaggiare nel tempo, e dagli oblò del nostro aereo sbirceremo tra le nuvole per conoscere alcune delle idee e teorie del padre della Psicoanalisi (Freud) e di un altro grande teorico (Bion). Freud e Bion (e prima ancora LeBon) osservarono, studiarono e svilupparono teorie sul comportamento dei gruppi, delle masse e quindi degli individui all’interno dei gruppi.

Teorie davvero molto interessanti, che nonostante la loro età, possono aiutarci a capire anche avvenimenti e movimenti contemporanei.

Psicologia delle Masse – Le Bon, Freud, Bion – Podcast

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Tempo per il Tempo.

Immagine Personale.

Stamattina guardando questa piccola agenda, un pensiero si è affacciato alla mente. Un anno intero racchiuso in una piccolissima agenda..

Quanto sembra piccolo un anno?

Quanto può essere piccolo il tempo?

La relazione Uomo/Tempo è sempre stata problematica, aprendo alla questione di chi dei due prenda il sopravvento o diriga i giochi: ” sono io uomo a definire te, tempo o sei tu tempo a scandire la mia esistenza?”.

La psicoanalisi ha considerato la questione della rinuncia una tappa fondamentale dello sviluppo della maturità psichica; rinuncia a lasciare qualcosa andare e ad accettare, di converso, che il tempo scorre, comportando – talvolta- l’abbandono di sogni tramutati poi in illusioni.

La vita giunge in soccorso facendo sperimentare noi alcuni eventi che sembrano collocarsi al di fuori, lungo i margini dei confini del tempo, ridefinendone permeabili confini che si muovono quasi come su una lavagna magnetica, lungo le linee del con e senza: scrivo, cancello “mi innamoro; le persone care muoiono; io invecchio..”.

La rinuncia però non basta; l’essere umano ha deciso di credere (non in maniera assoluta in quanto non tutti sposano la causa del credo), in una religione che postula l’esistenza di un “dopo” o in un leader carismatico che aiuti a vivere nella pesante realtà.

Nell’ambito della clinica, l’analista bioniano si approccia al setting “senza desiderio e senza memoria” attuando uno spazio oltre, isola del tempo; di converso colui che si approccia alla terapia dovrà attuare la rinuncia del tempo “non ho più controllo del passato e del futuro”.

Ciò che diviene necessario è lo spazio di illusione che porta a spingerci oltre la semplice rinuncia; uno spazio che diviene possibilità e speranza distanziata dalla realtà, atto di devozione e impegno da parte della coppia analitica.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio