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Cambiare.

Fonte Immagine Google.

“Tutti abbiamo paura di cambiare. Una delle principali ragioni della resistenza a comprendere, è la paura del cambiamento: se veramente mi permetto di capire un’altra persona, posso essere cambiato da quanto comprendo”.

Carl Rogers.

Non voglio capire te perché in realtà, non voglio capire me. Entrare in relazione apre alle mie mancanze, ai miei dubbi, alla possibilità per me di cambiare uscendo da ciò che è “il noto, il conosciuto”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

L’uomo non è staticità

“Una persona è un processo fluido, non un’entità fissa e statica; un fiume fluente di cambiamento, non un blocco di materiale solido; una costellazione continua di potenzialità, non una quantità fissa di tratti.”

Carl Rogers

L’uomo nel suo sviluppo non è mai statico, è in continuo cambiamento.

Il cambiamento è sempre possibile, se lo vogliamo. Nelle persone è intrinseca la capacità e la potenzialità di un miglioramento, della ricerca del proprio benessere psichico e una tendenza naturale alla crescita.

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“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

è ancora tiempo..

Suono come il mare e le sue onde che minacciano tempesta.

Suono come la pioggia che nel mare sconfinato batte forte su una barca che a stento resta a galla.

Suono come la certezza di essere sopravvissuto guardando i miei primi passi su questa terra nuova e sconosciuta.

Suono come le voci di questa lingua incomprensibile.

Suono come la voce rotta dal pianto dei miei genitori al telefono.

Enzo Avitabile – Pino Daniele

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Sulla Giornata Mondiale dei Diritti Umani

Oggi è la Giornata Mondiale dei Diritti Umani. La data del 10 dicembre è stata scelta perché corrisponde alla data di proclamazione da parte dell’assemblea della Nazioni Unite della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani il 10 dicembre 1949.

“Io appartengo all’ unica razza che conosco, quella umana.”

Albert Einstein

“Perché la memoria del male non riesce a cambiare l’umanità? A che serve la memoria?”

Primo Levi

La questione dei diritti umani nasce dal desiderio della maggior parte delle popolazioni del mondo di rimarginare uno squarcio, una ferita profonda che emergeva chiaramente dalle macerie della seconda guerra mondiale, ma che affondava le sue radici nei secoli precedenti. Nasce probabilmente dal senso di colpa per quella forbice troppo ampia di differenze nei diritti e nelle possibilità date alla gente e ai popoli.

Quante cose sono cambiate da quel giorno? Quanto si è fatto e quanto si potrebbe ancora fare?

Perché la memoria non riesce a dar vita ad un cambiamento più radicale e concreto? Perché non riusciamo a comprendere l’umano, simile a noi? Cosa bisogna fare ancora per valorizzare le differenze e assicurare la vera parità dei diritti?

Credo che il cambiamento debba partire da tutti noi. Nel nostro piccolo possiamo arricchirci delle differenze ed equilibrare le possibilità e i diritti di tutti; rispettando l’altro, il suo spazio, il suo pensiero la sua cultura; rispettando noi stessi anche attraverso la valorizzazione dei nostri impegni, del nostro lavoro, del nostro essere nel mondo con gli altri; rispettando l’ambiente, in quanto natura, e gli spazi comuni di incontro e di vita. Credo che la co-costruzione di una cultura collettiva e personale votata al rispetto dei diritti e dei doveri altrui sia la base essenziale del miglioramento dei diritti dell’intera umanità.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

“Tanto succederà sempre uguale…”

Vi è mai capitato nella vostra vita di sentirvi a pezzi, perché vi è successo qualcosa di inaspettato che vi ha “ferito” ? (ad esempio: siete stati lasciati improvvisamente, traditi da un amico, avete fallito un esame) Poi magari, ancora intontiti da quella brutta esperienza, cominciate a pensare che è inutile perseverare in quella cosa che tanto vi “stava a cuore”, ma che poi vi ha fatto davvero male.

Comincerà a ronzarvi in testa la convinzione che “tanto succederà sempre uguale”.

Probabilmente se vi è capitata una cosa del genere, sarete pervasi da pensieri del genere: – non sarò mai capace di ridare quell’esame, probabilmente non sarò capace di studiare quella materia, sono un incapace; – non troverò mai più un amore che mi faccia appassionare come quello che ho perso, una persona così non la incontrerò mai più, non proverò mai più le stesse emozioni; – se questo amico mi ha tradito non mi fiderò mai più di nessuno, non troverò mai più una vera amicizia -.

Immagine personale – Il mare di Napoli

In italiano esiste un vecchio modo di dire che riassume questo atteggiamento piuttosto comune: “fare di tutta l’erba un fascio”. Succede che siamo portati a generalizzare eccessivamente una cosa accaduta per poi trovare a tutti i costi elementi che confermano questa idea errata, in modo da auto rassicurarci e quindi evitare di affrontare il “peso” e il probabile dolore di una nuova sconfitta relazionale o emozionale.

“E’ una follia odiare tutte le rose perché
una spina ti ha punto, abbandonare tutti
i sogni perché uno di loro non si è realizzato,
rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito.

E’ una follia condannare tutte le amicizie perché
una ti ha tradito, non credere in nessun amore
solo perché uno di loro è stato infedele,
buttare via tutte le possibilità di essere felici
solo perché qualcosa non è andato per il verso giusto.

Ci sarà sempre un’altra opportunità, un’altra amicizia,
un altro amore, una nuova forza.

Per ogni fine c’è un nuovo inizio.”

Il piccolo principe – Antoine de Saint-Exupéry

Il Piccolo Principe – immagine google

Non possiamo accontentarci delle nostre idee, delle nostre convinzioni e restare fermi ad aspettare che succeda qualcosa di diverso da quello che ci aspettiamo. Per far in modo che qualcosa cambi e che ci sia “un nuovo inizio” bisogna fare qualcosa, muoversi.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Ciclo di vita e criticità

Spesso noi psicologi e psicoterapeuti ci troviamo ad intervenire in situazioni che riguardano il ciclo di vita delle persone, il loro sviluppo e la loro crescita personale. Potremmo definire queste fasi determinanti della vita come “processi di cambiamento” o “eventi critici“.

Nella vita di una persona l’intero ciclo di vita e il proprio sviluppo è caratterizzato da episodi o eventi che determinano passaggi evolutivi importanti per la persona stessa.

I ritmi evolutivi sono spesso scanditi da eventi socialmente riconosciuti (adolescenza, maternità, menopausa, invecchiamento, matrimonio..). Questi eventi sono fondamentali per la crescita personale, ma determinano rotture dell’equilibrio precedente che possono a volte attivare reazioni emotive o difese, che a loro volta possono sfociare in manifestazioni sintomatologiche di vario tipo in cui prevale il disagio e la sofferenza emotiva.

Gli episodi critici, invece, possono essere considerati come eventi imprevisti traumatici (lutti, malattie, separazioni, insuccessi, eventi esterni). Questi eventi rompono l’equilibrio precedente e possono attivare una condizione di patologia reattiva, cioè relativa a quella situazione critica, improvvisa e apparentemente ingestibile.

Ad esempio il lutto può creare una condizione di vissuto personale caratterizzato da atempotalità; che comporta una percezione del tempo e dello spazio anomala, dilatata e completamente trasformata. Vissuti legati al lutto possono essere anche legati ad una rottura di un rapporto o di un legame affettivo importante (in queste situazione spesso si ha la sensazione di aver perso una parte di sé, nel momento in cui ci si deve separare dall’altra persona). Questi eventi luttuosi possono a volte creare “rotture” tali da comportare manifestazioni al limite, con carichi emotivi e psichici difficili da sostenere, fino a determinare sintomi, segnali di un malessere psichico.

Immagine fonte Repubblica.it

La patologia si crea quando la condizione di equilibrio psichico ed emotivo precedente, per qualche motivo si rompe.

La buona notizia è che queste fasi “critiche” del ciclo di vita sono purtroppo e per fortuna parte integrante delle nostre vite. Possono creare dolore e malessere, ma possono essere affrontate e superate con il supporto e l’aiuto di un professionista. In queste situazioni, infatti, lo psicologo interviene per “accompagnare” la persona, che chiede aiuto, in un processo di consapevolezza e comprensione della trasformazione e del cambiamento che avverrà affrontando questi eventi.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Il Carceriere invisibile. Coronavirus: Psicologia di un isolamento sociale obbligato.

Il virus si è insinuato silente nelle nostre vite e ne ha modificato radicalmente gli aspetti senza che noi potessimo far nulla. Un nemico invisibile, straniero, aggressivo. L’unica possibilità di fermarlo, ci hanno detto, agli esordi della pandemia, era di fermarci.

Il virus non può sopravvivere a lungo se non gli si offre l’opportunità di moltiplicarsi servendosi di altri organismi. Quindi il distanziamento sociale e fisico è l’unico modo (in assenza di terapie efficaci e vaccini) di tagliare le gambe al virus.

Immagine google

L’uomo da essere sociale ha dovuto disabituarsi d’improvviso alle sue routine e svestirsi delle relazioni sociali, amicali e lavorative consuete e abituarsi a un nuovo modo di interpretare le sue relazioni, il suo lavoro ed infine il suo tempo.

I social e le tecnologie, insieme alla musica da balcone, in un primo momento sono sembrati essere un’arma efficace contro la “solitudine da quarantena”. Uno strumento più che mai utile a farci sentire meno soli e molto efficace per creare “ponti e connessioni” con tutte le persone che volevamo raggiungere da casa, senza rischiare contagi.

Ma possono queste nuove connessioni e relazioni, nuove abitudini didattiche e lavorative (smart working) sostituirsi e compararsi alle “vecchie” senza conseguenze?

Probabilmente no. Ci saranno delle conseguenze sia negative sia positive.

Coronavirus

L’uomo ha bisogno per vivere di relazionarsi ed è difficile che si “accontenti” solo di contatti virtuali. Il rischio è sentirci in trappola a casa nostra.

Il nostro carceriere invisibile, costringendoci a casa, ci rende ansiosi, tristi, annoiati, impauriti, insicuri, angosciati, ma “l’uomo, per fortuna, ha la capacità di attingere alle tante risorse personali per venire fuori da situazioni difficili. Una delle più importanti è la capacità di essere resiliente. Questa caratteristica permette di arricchirci utilizzando le esperienze e le emozioni vissute, anche se traumatiche e angosciose. La paura può diventare un’emozione positiva se riusciamo a comprenderla e ad affrontarla.

È importante ripartire adattandosi ai cambiamenti e ri – costruirsi dandosi la possibilità di farlo e il giusto tempo per farlo”

Sotto il link di una mia breve intervista su Informa Press

https://informa-press.it/quarantena-psicologo-ripartire/

dott. Gennaro Rinaldi