Archivi tag: Chopin Heroic Polonaise op 53

Sguardo.

Photo by Arvind shakya on Pexels.com

Un modo di guardare il mondo esterno, ponte tra il me e il non me.

Nel mondo esterno ci sono gli altri esterni che possono -sotto il tocco del mio sguardo- diventare altri interni.

La natura, gli animali, case, edifici, cibo…

Lo sguardo è l’intimità più assoluta (non a caso è il mezzo non verbale, utilizzato per la maggiore in psicologia).

Con l’intimità dello sguardo guardo il mondo da un luogo interno e silenzioso che si situa come calco per quello che sarà il luogo dell’esperienza avvenuta: ora c’è quello che ho visto; quello su cui ho (oppure posso), riflettere.

Lo sguardo ha un suo radicamento nel Sé, un sé che può inviare pseudopodi consentendo alla persona di guardare il “fuori”, come il “dentro”.

Quando uno sguardo incontra quello dell’altro con cui riesce a fare esperienza dell’intimità, avviene un rispecchiamento.

Sperimento ed incontro la tua intimità, che diviene la mia situandosi come terreno di congiunzione per la nostra intimità. Questa nostra intimità mi consente di fare la più autentica esperienza: quella del vero sé.

Certi sguardi sono casa e riparo.

Certi sguardi sono conforto e bellezza.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Suono come: Eroica.

…Uno, due, tre.. Inspira.. espira..

Inspira.. Espira.. rilassati.. Il mio cuore batte calmo e sereno; sono tranquilla…

Perchè diavolo le tende rosse di velluto sono così pesanti? Perchè poi sono sempre così dannatamente piene di polvere.. “sto per starnutire.. No! trattieni lo starnuto e concentrati”.

Fa caldissimo, la luce gialla del riflettore che punta dritto negli occhi chiari crea sagome, ombre indistinte nella platea.. facce in attesa, annoiate, perplesse.. Volti di chi è venuto qui quasi per obbligo e non per piacere.

Uno, due, tre.. “Si va in scena!”

“Crac.. iiii.. tac.. tac..”… Il vecchio parquet del teatro sembra deridere ogni timido passo di lei che con andatura ombreggiata, quasi a volersi proteggere dal fascio di luce troppo intenso, si avvicina al pianoforte.. Il fascio di luce che illumina il centro della scena è sempre più intenso, tanto da creare strali infuocati che rendono faticoso arrivare allo sgabello.

“Iii…schh”.. Sgabello spostato dal piano e via, come una cavallerizza in sella alla fidata base sicura in pelle, comodo conforto per una schiena stanca dal troppo esercizio.

Attacca… Do..si.. “Dannazione!… era Re.. Mi Sol..”..

Non lo so.. “al diavolo tutto!” 12 ore di studio al giorno per mandare tutto all’aria.

La sala diventa fredda come in iglù e quel palco che fino a poco prima era caldo come la fiamma viva di un camino ardente, diventa una piccola cupola e lei si sente incastrata tra grossi blocchi di neve che le raggelano il cuore e i pensieri.

Sarà rimasta lì ferma, immobile, scolpita come una cariatide.. preda del nulla per chissà quanto tempo.

Ore che sono diventati giorni, settimane mesi trasformati in anni, gettati al vento per un battito di cuore in più; quel battito difficile da sostenere; quel battito che blocca la performance.

Non riusciva a suonare ma neanche ad andare via.

Saranno passati chissà quanti minuti.. e nel buio della confusione, nel gelo e nel torpore prese coraggio.

La ..si do.. diesis.. bemolle.. doppio diesis…

Nell’incontro dato dal calore dell’attesa e il gelo della paura, nacque come da improvviso impulso vitale, una scarica che generò l’esibizione: la sua migliore esibizione.

Si sentì serena e leggera quando il pubblico le riconobbe “un cuore”, fu lì che sentì tutti urlare: “Eroica!”.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio