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Comunico ergo sum

Non possiamo non comunicare. Quando ci relazioniamo con qualcuno tutto di noi ci offre indicazioni più o meno precise su cosa vorremmo dire o fare.. del resto impariamo a comunicare già da prima di nascere. Buona lettura!

ilpensierononlineare

Mi è capitato ieri durante un paio di sedute di terapia e poi ancora stamattina nel mio studio con un’altra paziente, (seppur in maniera diversa) una coincidenza strana. In qualche modo il focus delle terapie, in queste tre sedute, si è incentrato in maniera consistente sugli aspetti comunicativi delle relazioni interpersonali e familiari. Questo intreccio di coincidenze relazionali mi ha sorpreso e mi ha spinto a coinvolgere anche voi in questo fondamentale aspetto della nostra quotidianità.

Il termine comunicare anticamente significava mettere in comune. Poi nel corso del tempo il significato si è evoluto in: far conoscere, far sapere, divulgare, diffondere, rendere partecipe di un sentimento; ( comunicare la propria tensione ). Si può comunicare a parole (verbale) con i gesti oppure attraverso le nostre espressioni del viso e la postura del corpo (non verbale). Possiamo persino comunicare stando semplicemente in silenzio.

Le radici – Immagine personale

In tutti i…

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Riflessione del suono e comunicazione.

Immagine Personale: Due livelli.

Il fenomeno della riflessione del suono si ha quando le onde sonore, propagandosi, urtano contro la parete di un muro o di un altro mezzo elastico; se invece incontrano una superficie anelastica, ne restano assorbite e il suono si estingue.

Se l’ostacolo è di natura elastica, il suono rimbalza producendo due effetti: eco e risonanza.

L’Eco (riproduzione di un suono per riflessione) si ha quando il suono riflesso raggiunge il nostro orecchio dopo un intervallo di tempo, tale da farsi sentire nettamente staccato dal suono emesso.

Il rimbombo (coda o risonanza) consiste in un prolungamento o rafforzamento del suono dovuto ad onde riflesse che, proiettate da un ostacolo, giungono all’orecchio di chi ascolta senza alcun distacco dal suono emesso o addirittura in sua fastidiosa concomitanza.

Durante la comunicazione capita di incontrare un ricevente:

anelastico (non elastico e per nulla attento alla comunicazione stessa) che finisce per assorbire (quasi in maniera passiva) ciò che l’emittente sta comunicando, portando ad una stasi della comunicazione stessa.

Il ricevente può essere poi più o meno elastico; ne deriva che:

la nostra comunicazione possa procedere ma su due livelli diversi provocando un fastidioso ritorno del detto ma, soprattutto, del non detto causando quella piccola e fastidiosa pausa tra una parola e l’altra; pausa in cui si situano i dubbi e le incertezze della mancata comprensione.

La comunicazione può vivere un rimbombo laddove le parole si sovrappongono fagocitandosi quasi come in una rincorsa dove contemporaneamente le parole vengono dette senza lasciare che ciascuna di esse sia realmente lasciata libera di fluire; queste parole volteggiando e disperdendosi nell’aria arrivano poi ad orecchie più o meno pronte ad accoglierle.

La comunicazione verbale: parole…. piccole concatenazioni di suoni emessi, sussurrati, soffiati o viceversa sguaiatamente e volgarmente esposti, lanciati spesso maltrattati.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio