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Dottoressa, nessuno mi vuole.

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P: Lo so che mi preoccupo troppo, ma lo faccio lo stesso. Denaro, persone, vestiti, studio.. Quando seguo i corsi all’università , lo so che succede Dottorè, tutti stanno là ad aspettare il mio minimo errore per criticarmi. Se capita di conoscere qualcuno “di nuovo”, mi chiedo subito cosa pensa di me ed è un casino… Perchè dopo mi “ingrippo” e comincio a pensare che devo fare per essere alla sua altezza, per convincerlo che sono “uno buono” ma tanto è inutile.. io non ho niente di buono da offrire alle persone.

D: Risponde

P: Lo so che sono cose che non dovrebbero preoccuparmi, ma mi preoccupo.

D: Risponde

P: Dottorè la maggior parte delle cose che mi preoccupano, lo so, sono vere. Quelle che le ho detto sono vere ma ci sono anche molte cose che non sono vere le cose si accumulano sempre sempre e sempre di più; sembra che le cose stesse stiano per scoppiare.

D: Risponde

P: Alcune cose sembrano illogiche, forse non sono molto chiaro su questo però secondo me pure se non sono logiche poi alla fine sono logiche e comunque la cosa importante è che io non sono mai all’altezza. Vorrei cimentarmi in alcune cose, ho provato pure a giocare a calcio, a fare teatro, ma sono sempre maldestro.. sempre il più brutto. Perchè le persone non vogliono stare con me? Eppure non sono così male.. Non lo so

Carl Rogers sosteneva che il percorso verso la disfunzione iniziasse nell’infanzia. Secondo lo psicologo durante l’infanzia è fondamentale il bisogno di ricevere una considerazione positiva dalle persone importanti della propria vita; questo bisogno è presente indistintamente in tutti.

Se si è oggetto di una considerazione positiva di sè incondizionata (scevra da pregiudizi e pertanto non giudicante), è probabile che l’individuo sviluppi una considerazione positiva di sè incondizionata giungendo a riconoscere il proprio valore, come persone, pur restando consapevole di non essere perfetto.

Accade tuttavia che alcuni bambini siano ripetutamente indotti (per svariati motivi e con diversi mezzi) a sentirsi non degni di considerazione positiva e giungano a delle condizioni di valore, ovvero dei criteri secondo i quali si è amati e accettati solo se ci si conforma a certe regole.

Queste persone arrivano a guardare se stesse in modo estremamente negativo e selettivo, negando o distorcendo i pensieri e le azioni al fine di renderle più idonee alle condizioni di valore messe in atto (so che i miei pensieri non sono giusti ma lo penso lo stesso, così posso mantenere alto il pensiero che sono indegno e che gli altri pensino che sono stupido).

Si tratta di persone che attribuiscono sempre agli altri la colpa dei loro problemi ma nonostante ciò continuano a sostenere quanto loro siano sbagliati e che immagine negativa hanno.

Rogers propose una terapia centrata sul cliente tentando di creare un clima accogliente in cui i clienti siano in grado di guardare a se stessi in modo sincero, al fine di accettarsi, (attuando uno specifico protocollo piuttosto diverso da altri approcci psicoterapeutici) che fa della terapia centrata sul cliente un approccio largamente usato soprattutto in America.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.