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La Sindrome di Stendhal

Tachicardia, vertigini, capogiri, allucinazioni, confusione, alterazione della percezione, scompensi affettivi, depressione, ansia, attacchi di panico, manie persecutorie..

Può un’opera d’arte generare così tanto scompiglio nella mente di un uomo?

Cristo Velato – Napoli, Cappella San Severo (fonte immagine google) – persone raccontano di sensazioni simili dinnanzi alla statua del Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino

Nel 1817 lo scrittore francese Marie-Henri Beyle (Stendhal) attraversò la penisola italiana durante il suo Grand Tour e tenne un diario poi pubblicato nella sua opera “Roma, Napoli e Firenze” dove per la prima volta descrisse questa esperienza psichica:

«Ero giunto a quel livello di emozione dove si incontrano le sensazioni celesti date dalle arti ed i sentimenti appassionati. Uscendo da santa Croce ebbi un battito del cuore, la vita per me si era inaridita, camminavo temendo di cadere.»

Stendhal

Quello che oggi definiamo come “Sindrome di Stendhal” è un disagio psichico individuato ed analizzato per la prima volta nel 1977 in Italia dalla Psichiatra Graziella Magherini. Lo studio del fenomeno, negli anni ottanta e novanta, nel Servizio di Salute Mentale di Firenze (Santa Maria la Nova) permise di scoprire che vi erano degli elementi ricorrenti in chi aveva manifestato questo disturbo: estrema sensibilità, il viaggio in un paese straniero e l’incontro con un opera d’arte.

In genere le manifestazioni psichiche descritte in precedenza e caratteristiche di questo disturbo, sono passeggere e perlopiù senza conseguenze gravi. La cosa interessante, venuta fuori dallo studio, è che quasi tutti i pazienti con Sindrome di Stendhal, hanno una vita solo in apparente equilibrio, in cui tendono a nascondere le insoddisfazioni, le difficoltà relazionali, inoltre vivono una vita caratterizzata da eccessivo “perbenismo” che li rende “rigidi”. L’opera d’arte, con la sua potenza evocativa, irrompe e sconvolge le loro difese psichiche.

L’opera d’arte (insieme a tutto il contesto: viaggio, ambiente, situazione personale) è quindi in grado con la sua bellezza e con la sua potenza evocativa emozionale di risvegliare sentimenti ed emozioni che mettono alla prova la persona che osserva, che può reagire in modi differenti e quindi non reggere l’impatto emotivo.

Cappella San Severo – Napoli (immagine google)

Il viaggio in un luogo d’arte è come un viaggio dell’anima ed è capace di risvegliare emozioni e sentimenti che mettono in gioco tutte le sfaccettature dell’identità di una persona.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Perché a volte confondiamo i giorni della settimana?

Vi è mai capitato di confondere i giorni della settimana? Tipo credere che oggi sia venerdì e invece è sabato. Pare che questo errata percezione del tempo sia abbastanza comune, succede almeno ad un terzo della popolazione.

I lunedì generalmente ci fanno sentire più depressi, i venerdì, invece, più felici e rilassati, mentre i giorni centrali della settimana sembrano essere percepiti come un “noioso” blocco unico anche per il nostro cervello che pare li confonda più facilmente. Questi aspetti sono stati chiariti da uno studio dell’università di Lincoln, nel Regno Unito.

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I ricercatori hanno notato che per le giornate del Lunedì e del Venerdì, nel descriverli, riusciamo più facilmente ad attribuire loro degli aggettivi, attribuendogli una vera e propria identità. Questi due giorni sono infatti più “distinguibili” nella nostra “tipica” divisione delle settimane, mentre i giorni centrali in genere non hanno caratteristiche specifiche e sembrano tutti simili tra loro. Infatti durante il periodo dedicato alla ricerca, tra le persone contattate circa il 40 per cento dei partecipanti al test hanno confuso il giorno corrente con il recedente o il successivo.

In alcune persone (partecipanti all’esperimento) che avevano goduto di un giorno di ferie ad inizio settimana, l’errore diventava più comune, saliva ad oltre il 50 per cento.

Probabilmente, secondo uno degli autori della ricerca, i motivi legati a questa confusione dei giorni della settimana, possono essere rintracciati ad esempio anche nelle abitudini culturali, nel linguaggio, nelle canzoni più popolari. Infatti in tutti questi casi ci sarebbero meno evocazioni e rappresentazioni mentali che generalmente vengono fatte con il fine settimana o con l’inizio della settimana.

Qual è la vostra esperienza in merito?

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

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