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Definirsi e farsi definire..

“Non dobbiamo permettere alle percezioni limitate degli altri di definire chi siamo.”

Virginia Satir
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Un giorno arrivarono allo studio un ragazzo e sua madre. Il ragazzo aveva poco più di 20 anni, la madre molto giovanile, sicura e eccessivamente gioviale, esordisce dicendo:

Dottore piacere, lui è mio figlio T. . Finalmente! Non vedevo l’ora di venire a questo appuntamento.

Il piacere è mio signora, come mai era così ansiosa di vedermi?”

Non lo vede?”

Cosa devo vedere?”

Mio figlio.. lo vede? (lo indica con lo sguardo, mentre il figlio si mostra annoiato e contrariato, abbassando lo sguardo e sbuffando) “Lo vede !? E questo è ? Sta sempre così.. dorme, mangia e gioca con la playstation. Non esce, non vuole cercarsi un lavoro, è fermo a casa da due anni, da dopo il diploma. Non parla, mugugna.. poi è sfaticato! Ma cosa gli manca? Ha tutto quello che vuole, sono sempre presente. Non lo so, non esce, eppure ce li ha gli amici. Pensate che teneva pure una fidanzata.. era accussì bellell..

Questo è quello che vede lei di suo figlio.. io vedo qualcos’altro. T. tu ti vedi come ti vede tua madre?”

Impariamo a conoscerci abbastanza per poterci definire e non permettiamo agli altri di farci definire per come vogliono vederci.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Echi e messaggi..

“La vita è come un’eco: se non ti piace quello che ti rimanda, devi cambiare il messaggio che invii.”

James Joyce
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Provare a cambiare prospettiva e guardarsi da una posizione diversa, anche se più scomoda, può aiutarci a comprendere l’effetto dei messaggi che inviamo al mondo circostante. A volte il messaggio che solitamente inviamo agli altri può rimandare una eco inaspettata, distorta e disturbante. Allora è proprio in quei casi che bisogna modificare il messaggio che inviamo per avere un rimando più coerente con le nostre aspettative.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

“L’illusione Perfetta”.

“Dottoressa non ce la faccio più: mi manca, mi manca, mi manca. Non mi interessa che ci sia quell’altra là di mezzo.. tanto.. Tanto come sta con me non sta con quella… Lui non la ama.. Lui vuole me; siamo anime affini.. Lo so, lo sento e lo sa anche lui.

Ci siamo conosciuti e ci siamo presi, voluti. Lui viene quando vuole, è vero.. Mi spia sui social, si nasconde.. Non ha il coraggio di fare una scelta ma quando c’è.. siamo solo noi due. Non ho mai provato una cosa del genere.. Mi confonde.. Mi accende.. Sa prendermi..”.

Dopo il colloquio avevo bisogno di prendere aria.

Esco in strada: dal buio dello studio percepisco tutta la luce accecante che come prima reazione mi fa lacrimare gli occhi chiari. Sorrido. Percepisco il calore del sole su tutto il corpo.. Mi giunge ogni singolo raggio sulla gola, sulle spalle, sulle scapole, sulla schiena e nel petto.

Sento lo stesso calore di un abbraccio.

Cammino e rifletto, senza sapere bene il centro dei miei pensieri quale sia.

Ancora non mi sono abituata alla mascherina e al fatto che il mio campo visivo sia ridotto perché la percepisco sul volto, ma cammino e rifletto.. sempre… senza sapere intorno a cosa…

Arriva nell’aria l’aroma del caffè.. è forte ma dolce e deciso..

La tostatura di ogni singolo chicco sa di esperienze di vita.. sa di pelle abbronzata, di mare; il chicco di caffè sa di legno..

Il caffè è un piacere lento perché quando tocca la punta della lingua ogni papilla si attiva lentamente sempre più ad ogni singolo passaggio del liquido e man mano che tiri giù.. e se ti bruci.. poco male.. vorrà dire che per il resto della giornata ti ricorderai del caffè che hai bevuto in precedenza..

Faccio la mia ordinazione e sento le prime note di una canzone..

Vado in trance e mentre ascolto il pezzo ripenso alla ragazza di prima, alla sua storia.. al suo essere un po’ come Penelope in attesa.. e ugualmente a lei ogni sera.. continua a dormire in un letto che resta vuoto.. ombra di uno spettro di uomo che in realtà resta accanto alla donna ufficiale perché gli fa più comodo.

Penso alle illusioni al coraggio che manca quando l’amore si fa strada senza chiedere il permesso.

Poi mi dico: ma quello mica è amore!

“Dottorè… Dottoressaa!”

“Uhù.. scusami Antonio, stavo pensando e stavo ascoltando il pezzo. Grazie”.

“Dottorè Amaro, eh!”

“Sempre Antò.. Così quando arriverà il dolce saprò riconoscerlo per davvero e non mi accontenterò di una illusione perfetta!”.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Bambini e paura. Come aiutarli?

Dietro le paure dei bambini c’è quasi sempre una spiegazione legata alle tappe dello sviluppo. Buona parte delle paure infantili possono essere superate spontaneamente, ma se un bambino ha una paura che dura da molto tempo che gli pregiudica anche le attività quotidiane e influisce anche nei rapporti con gli altri, allora sarà molto utile provare ad aiutarlo.

Ecco alcuni consigli per i genitori:

  • Evitate di rassicurare il bambino eccessivamente, avreste l’effetto contrario. L’iperprotezione non favorisce la formazione del coraggio.
  • Evitate di parlare troppo spesso davanti al bambino di paure e fobie, alimentereste la sua paura. Meglio farlo senza il bambino davanti.
  • Approcciatevi alla paura del bambino e alle sue richieste di aiuto e consolazione in modo calmo e sicuro. In modo che il bambino non venga confuso ancor di più con la vostra ansia.
  • Provate ad affrontare la paura del bambino, insieme con lui. Ad esempio, se il bambino ha paura dei cani provate ad avvicinarvi con lui lentamente ad un cane. Step dopo step e lentamente si abituerà e comincerà a gestire la leggera ansia che caratterizzerà quei momenti. (se il bambino non vuole farlo non bisogna insistere).
  • Date l’esempio. Siate voi per primi ad avvicinarvi agli stimoli ansiosi che alimentano la paura del bambino (accarezzate il cane). I bambini osservano e ripensano a ciò che hanno visto e pian piano assimileranno quello che hanno visto e li ha colpiti.
  • Potete aiutare il bambino a rilassarsi (decontrarre i muscoli, ascoltare musica tranquilla) e quando e tranquillo chiedergli di immaginarsi mentre fa qualcosa per superare la paura.
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Le paure dei bambini possono sembrare molto resistenti e a volte lo sono, ma tante volte risultano essere facili da superare con un buon supporto dei genitori.

Non bisogna forzarli e non bisogna aspettarsi che la paura vada via subito. I bambini hanno bisogno di tempo e comprensione.

Ovviamente se questi consigli non sono sufficienti, il consiglio è di rivolgervi quanto prima ad uno Psicologo o Psicoterapeuta. Il sostegno psicologico ai bambini e la consulenza psicologica per i genitori in questi casi è molto utile ed efficace.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

“Forse sto diventando pazza..!! Qualcuno mi aiuti!!”

Un caffè (freddo) con i dottori – Rubrica settimanale –

Disclaimer:

Coloro che inviano la mail, acconsentono alla resa pubblica di quanto espressamente detto. Tutte le informazioni personali (ad esempio nome), così come tutti gli altri dati sensibili, sono coperti dal segreto professionale e dalla tutela del cliente (ART.4,9,11,17,28, Codice Deontologico degli Psicologi). Le fonti di invio delle mail sono molteplici (non legate al solo wordpress).

Per la rubrica “Una caffè freddo con i dottori”, ho scelto di rispondere ad una ragazza di 25 anni, studentessa universitaria. Nella mail ci descrive la comparsa improvvisa di un ospite scomodo, terrorizzante, ma conosciuto Ecco la sua lettera:

“Buongiorno. Mi chiamo P. ho 25 anni e sono una studentessa universitaria. Quest’anno ho frequentato l’ultimo anno di Magistrale. Studio lontano da casa. Vivo in un appartamento con altre due ragazze per la maggior parte dell’anno. Non ho grossi problemi all’università, lo studio va discretamente bene. Mi mancano 4 esami alla laurea. Voi vi chiederete: “sembra vada tutto bene, perché ci ha contattato?”. No. Non va per niente bene. Ho dato l’ultimo esame a inizio giugno e ne avevo in programma un altro la prossima settimana. Dal giorno dell’ultimo esame non ci ho capito più nulla. Ho sempre sofferto un po’ di ansia e un paio di volte ho avuto (credo) degli attacchi di panico, ma riuscivo a gestire il tutto prendendo il mio “amico” ansiolitico (regolarmente prescritto dal mio medico). Sono ormai settimane, forse un mese, non lo so che ho attacchi di panico un giorno si e pure l’altro. Ho un peso sul petto che non mi fa respirare. Ho avuto il terrore fosse il covid e ho fatto almeno tre volte il tampone. L’ansiolitico sembra calmare un po’ tutto, ma dopo torna peggio. Non riesco a dormire bene e il caldo non mi aiuta. Ormai fumo un pacchetto di sigarette al giorno (prima un pacchetto durava una settimana). I miei genitori al momento non sanno nulla, ma tra qualche giorno tornerò a casa e non so cosa dire loro. Il mio esame di luglio? Ho lanciato i libri per aria! Non riesco a capire cosa sta succedendo! Le mie amiche mi hanno consigliato di chiedere consiglio ad uno Psicologo. Forse sto impazzendo. Io non voglio impazzire!”

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La paura, l’ansia e l’attacco di panico sono strettamente legati e insieme possono rompere anche equilibri in apparenza molto solidi. L’attacco di panico può essere considerato alla stregua di un vero e proprio tsunami emotivo, dagli effetti più o meno devastanti per la persona che ne viene travolta. Chi soffre di attacchi di panico è terrorizzato dalle reazioni che si possono avere dinnanzi ad una paura ingestibile e incomprensibile. Aver paura della paura, questa è la sensazione che si prova e questa sensazione non fa altro che esasperare i sintomi psicofisiologici fino alla perdita di controllo. L’innesco comune a tanti episodi di attacchi di panico è da rintracciare in un sentimento o un vissuto personale di impotenza e solitudine di un particolare momento della propria vita.

Cara P. come lei ha descritto nella mail, la sua esperienza con l’ansia e con gli attacchi di panico, non è recente. Ha già potuto vivere un malessere simile nella sua vita, ma probabilmente non ha mai affrontato nella maniera opportuna il suo sentire e le dinamiche che innescavano in maniera periodica questi episodi di panico. L’utilizzo dell’ansiolitico funge solo da tappo. Si immagini come una bottiglia di spumante o champagne. L’ansia e il panico saranno gli elementi di disturbo che la agiteranno. Come spesso capita, una volta agitata, la pressione alimentata dall’anidride carbonica interna alla bottiglia saturerà velocemente lo spazio libero da liquido e spingerà per uscire. In tal caso il tappo (l’ansiolitico) non resisterà per molto tempo prima di saltare per aria.

Le sue amiche le hanno dato un consiglio prezioso. La psicoterapia la aiuterà a comprendere il senso della sua risposta emotiva esasperata agli stimoli ansiosi o alla paura che innesca quest’ultimi. La aiuterà inoltre a comprendere eventuali (e possibili) interazioni disfunzionali che si innescano con gli altri quando si sviluppa il panico.

Spesso infatti si osservano “ridondanze”: tentativo di evitare o sfuggire allo stimolo che spaventa; ricerca di aiuto e protezione; tentativo spesso fallimentare di controllare le reazioni psicofisiologiche; è proprio la ripetizione inconsapevole, nel tempo, di questo tipo di interazione con il mondo e con gli altri ad incrementare la paura e il timore per il panico e per l’incapacità di fronteggiare tutto quello che può succedere.

Infine la psicoterapia le darà (a differenza del farmaco) tutti gli strumenti e le strategie per comprendere, fronteggiare e gestire l’ansia, la paura e gli attacchi di panico.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Ansia e procastinazione.

Oggi vorrei parlarvi di una cosa molto comune in particolare tra gli studenti universitari, ma non solo: l’ansia da valutazione. Questa “tipologia” di ansia, può incidere così tanto su uno studente, da arrivare a “costringerlo” a rinviare un’infinità di volte un esame.

Il ritardo con cui si decide di affrontare la prova, dipende da numerosi fattori tra i quali il grado di pericolosità percepita e la tendenza, che tante persone hanno, a rimandare scelte e decisioni: la procastinazione.

Da alcuni studi effettuati all’Università di La Verne, in California, si è potuto dedurre che la severità della valutazione interagisce con la tendenza individuale alla procastinazione in maniera complessa. Ciò vuol dire che gli studenti che hanno una maggiore predisposizione alla procastinazione tenderanno ad essere più condizionati da una “probabile” valutazione severa del loro compito o del loro esame. Gli stessi studenti, invece, alle prese con un compito e una situazione poco minacciosa e severa, saranno addirittura più veloci degli altri studenti.

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La procastinazione potrebbe essere ridotta, provando a controllare e gestire l’ansia da valutazione sui temperamenti individuali. Infatti, i grandi procastinatori, hanno in genere alti livelli di perfezionismo e insicurezza circa le proprie prestazioni; risentono – inoltre- moltissimo del giudizio altrui e delle valutazioni severe.

In genere un supporto psicologico mirato può dare ottimi risultati e quindi aiutare i grandi procastinatori a gestire meglio l’ansia, comprendere la fonte delle proprie incertezze e insicurezze, e trovare nuove strategie di adattamento agli esami.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Cercami, non farti cercare.

“Pensare che non l’ho, sentire che l’ho perduta.
Sentire la notte immensa, più immensa senza di lei”.

Pablo Neruda.

Sarà capitato anche a voi di sentire o di sapere che – in seguito alla pandemia- qualche coppia, si sia detta “addio”.

Negli ultimi mesi, c’è stato un boom di richieste di incontri di consultazione*.

La maggior parte delle richieste contiene al suo interno domande, incertezze e disagi legati alla fine di una qualche relazione; il tema spesso concerne la scomparsa di una qualche persona, l’abbandono..

Mi colpì profondamente un ragazzo che si presentò al colloquio con tanto di anello comprato per chiedere “la mano” della ragazza.

“Volevo solo qualcuno disposto a restare e a non scappare..

Qualcuno su cui contare e che stesse lì senza necessariamente il bisogno di sapere..

Qualcuno che – almeno per una volta- cercasse invece di esser sempre cercato”.

C.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

*La consultazione può essere – molto brevemente- definita come uno scambio relazionale che avviene tra un professionista e una persona in difficoltà che chiede una consulenza. Non è una psicoterapia breve (non ci saranno pertanto poche mosse strategiche da mettere in atto per risolvere il problema), né tanto meno si tratta dell’incipit di una lunga psicoterapia.

La consultazione psicologica è l’esperienza all’interno della quale si va a valutare una domanda di aiuto, contenendo al suo interno anche il destino della stessa. E’ un intervento di sostegno in termini di chiarificazione, di durata relativamente breve (dai 3 ai 5 incontri) regolata da un contratto tra terapeuta e consultante attraverso cui vengono definiti obiettivi, durata e frequenza degli incontri.

L’oscurità

“Quando un viandante canta nell’oscurità, rinnega la propria apprensione, ma non per questo vede più chiaro”

Sigmund Freud
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Non serve rinnegare le nostre paure, i nostri tormenti, le nostre ansie fingendo che non esistono. Non andranno andranno via da sole. Rinnegandole resteremo in qualche modo sempre ancorati ad esse e come quel viandante non riusciremo mai a vederci chiaro, ma saremo costretti a vagare nell’oscurità, solo perché ci sembrerà troppo difficile cercare la luce.

Solo affrontando e comprendendo la nostra apprensione, avremo una possibilità di vederci chiaro.

dott. Gennaro Rinaldi