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Crescita creativa: fidarsi e affidarsi.

La crescita è un processo piuttosto complesso che reca la sua complessità nell’etimologia stessa del termine.

Crescere deriva infatti dal latino e dalla stessa radice di “creare”: cresco, quindi creo.

Diventando più grande, sviluppo (si spera in meglio ovvero nella migliore delle loro possibilità), le mie qualità.

Crescendo, creo la versione migliore di me.

La crescita non è soltanto un processo legato all’accrescimento -ad esempio- delle parti del proprio corpo (altezza, peso, forma), ma indica un processo (creativo) che si situa al confine tra l’ambiente e l’organismo.

Tra me e l’ambiente (fisico) e il campo psicologico in cui sono immerso, si situa quel processo creativo che permette crescita, sviluppo e creazione del mio Io.

Crescere è un atto di fiducia; ci si fida e affida a sé stessi certo, ma anche (e soprattutto) al prossimo.

I genitori che chiedono una consultazione per i propri bambini, portandoli in studio come fossero pezzi di un puzzle da riunire/comporre, perdono la fiducia nei propri bambini.

Il disagio va riconosciuto e accolto ma va -per prima cosa- rispettato.

Troppi genitori pensano ai figli come “giocattoli rotti”, dimenticando che l’elicitazione di un disagio è una richiesta silenziosamente urlata che merita ora, dal genitore, fiducia.

Il genitore deve -ora- fidarsi e affidarsi; fidarsi del proprio bambino e del terapeuta; affidarsi al terapeuta.

Crescere è un atto di creazione costante e continuo, spesso discontinuo vero… ma è pur sempre un movimento che non si arresta con il raggiungimento dell’età adulta.

Se ci pensiamo bene anche il corpo non resta mai nella forma fisica raggiunta “ad una certa età”, ed ecco che anche le esperienze che quotidianamente viviamo, continuano ad avere influenza su di noi: sulla nostra psiche.

E allora più che ai puzzle (che non ho mai sopportato perché non trovo il piacere di far combaciare in forme e pezzi prestabiliti una figura prestabilita), ritorniamo alla possibilità di essere come i semi.

Piantiamo da qualche parte il nostro seme, la nostra essenza, che attecchirà in un terreno che avrà costantemente bisogno di cure, nutrimento e attenzione.

Crescere è il nostro atto creativo quindi -rivoluzionario- perché la creazione ha sempre con sé una piccola quota di rivoluzione.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio