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Vivere l’Hic et nunc (qui ed ora) – possibili vantaggi e svantaggi – Podcast

La nostra prossima tappa è piuttosto ambiziosa. Sarà una tappa transitoria, di riflessione, in cui proveremo ad osservare da prospettive diverse il significato del vivere il “qui ed ora”, nell’hic et nunc.
Quali possono essere i vantaggi di questo approccio alla vita? E quali, invece, sono gli svantaggi per se stessi e per gli altri?
Scopriamolo insieme.

Buon Ascolto!

Vivere l’Hic et nunc (qui ed ora) – possibili vantaggi e svantaggi – Podcast
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“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Scacco matto

“Nella vita a differenza degli scacchi, il gioco continua, dopo lo scacco matto”.

Isaac Asimov
Photo by Felix Mittermeier on Pexels.com

Anche quando sembra che nella vita che tu sia stato abbattuto e che il gioco sia finito, c’è sempre un modo per ripartire e per rimettersi in gioco.

Nonostante tutto e nonostante tutti il gioco della vita continua..

dott. Gennaro Rinaldi

Resistenze e Cambiamenti.

“Ciò a cui opponi resistenza persiste. Ciò che accetti può essere cambiato.”

Carl Gustav Jung
Photo by Snapwire on Pexels.com

Guardare senza resistenze se stessi permette con la giusta guida di intraprendere la strada migliore per il cambiamento.

dott. Gennaro Rinaldi

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Aggrapparsi

“Non ci vuole molta forza per aggrapparsi. Ci vuole molta forza per distaccarsi”.

 J. C. Watts.
Photo by Daria Sannikova on Pexels.com

Slegarsi è estremamente difficile, ma necessario…

dott. Gennaro Rinaldi

Ciclo di vita e criticità

Spesso noi psicologi e psicoterapeuti ci troviamo ad intervenire in situazioni che riguardano il ciclo di vita delle persone, il loro sviluppo e la loro crescita personale. Potremmo definire queste fasi determinanti della vita come “processi di cambiamento” o “eventi critici“.

Nella vita di una persona l’intero ciclo di vita e il proprio sviluppo è caratterizzato da episodi o eventi che determinano passaggi evolutivi importanti per la persona stessa.

I ritmi evolutivi sono spesso scanditi da eventi socialmente riconosciuti (adolescenza, maternità, menopausa, invecchiamento, matrimonio..). Questi eventi sono fondamentali per la crescita personale, ma determinano rotture dell’equilibrio precedente che possono a volte attivare reazioni emotive o difese, che a loro volta possono sfociare in manifestazioni sintomatologiche di vario tipo in cui prevale il disagio e la sofferenza emotiva.

Gli episodi critici, invece, possono essere considerati come eventi imprevisti traumatici (lutti, malattie, separazioni, insuccessi, eventi esterni). Questi eventi rompono l’equilibrio precedente e possono attivare una condizione di patologia reattiva, cioè relativa a quella situazione critica, improvvisa e apparentemente ingestibile.

Ad esempio il lutto può creare una condizione di vissuto personale caratterizzato da atempotalità; che comporta una percezione del tempo e dello spazio anomala, dilatata e completamente trasformata. Vissuti legati al lutto possono essere anche legati ad una rottura di un rapporto o di un legame affettivo importante (in queste situazione spesso si ha la sensazione di aver perso una parte di sé, nel momento in cui ci si deve separare dall’altra persona). Questi eventi luttuosi possono a volte creare “rotture” tali da comportare manifestazioni al limite, con carichi emotivi e psichici difficili da sostenere, fino a determinare sintomi, segnali di un malessere psichico.

Immagine fonte Repubblica.it

La patologia si crea quando la condizione di equilibrio psichico ed emotivo precedente, per qualche motivo si rompe.

La buona notizia è che queste fasi “critiche” del ciclo di vita sono purtroppo e per fortuna parte integrante delle nostre vite. Possono creare dolore e malessere, ma possono essere affrontate e superate con il supporto e l’aiuto di un professionista. In queste situazioni, infatti, lo psicologo interviene per “accompagnare” la persona, che chiede aiuto, in un processo di consapevolezza e comprensione della trasformazione e del cambiamento che avverrà affrontando questi eventi.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Un pezzo di cuore.. all’improvviso..

Immagine personale “Valencia”

Anni fa -abbastanza- direi.. abbiamo avuto modo di innamorarci del mondo. Abbiamo iniziato (nel nostro piccolo) a conoscerlo, scrutarlo.. amarlo talvolta odiarlo..

Abbiamo incontrato posti dove ogni colore poteva avere la sua sfumatura convivendo – senza troppi fronzoli- con ciascun aspetto di una palette infinita di possibilità.

Immagine personale “Procida”

Abbiamo scoperto la possibilità di sentirsi parte di un tutto.. per poi vedere questo tutto modificarsi ancora e ancora, donandoci aspetti sempre nuovi dell’essere.

Immagine personale “Varsavia”

Il mondo mi manca.. e ci manca. Manca la possibilità di sentirsi in dubbio, in difetto.. di apprezzare quello che hai e maledire la possibilità di non aver altro.

Manca il dubbio, la possibilità di poter scegliere dell’incertezza invece di vedersela obbligare.

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio

Resilienza.. resistere trasformandosi.

Vorrei che provaste ad immaginarvi ed immedesimarvi in una persona che in un determinato momento della sua vita prende una decisione, suo malgrado, perché in qualche modo costretto a farlo. Questa decisione è drastica, di rottura. È successo qualcosa nella sua vita che lo ha portato ad allontanarsi dalla sua casa, dalla sua famiglia, dal suo mondo. Improvvisamente tutto è cambiato e quella persona si sente sola (forse lo è davvero). Uno straniero in un luogo sconosciuto. 

Immagino che, in una situazione simile, una persona si senta come una pianta sradicata dal quel terreno dove presumibilmente è nata, cresciuta e dove si è nutrita.

Come può sopravvivere questa pianta?

fonte: google

La situazione descritta brevemente può accumunare l’esperienza di molte persone. Somiglia innanzitutto all’esperienza dei migranti e dei nostri emigranti italiani.

Quando viene sradicata, una pianta, per far si che sopravviva e che cresca, bisogna ripiantarla in un altro terreno. Le piante sono molto “resilienti”. Riescono ad affrontare un evento così traumatico e improvviso, “riadattandosi” al nuovo terreno, al nuovo luogo, fino a giungere ad un nuovo equilibrio. Sfruttando al massimo il nuovo “ambiente”, usufruendo del supporto e dell’aiuto di chi gli ha offerto l’opportunità di “mettere radici” in un luogo estraneo (il contadino, il giardiniere).

La psicologia ha preso in prestito il concetto di “resilienza” da un’altra disciplina, la fisica. In fisica il concetto di resilienza indica la capacità e la forza che un corpo, generalmente un metallo, ha di resistere agli urti improvvisi senza spezzarsi.

L’urto (nel caso della pianta lo sradicamento)  genera un evento improvviso (stressante). La pianta riesce ad essere abbastanza resiliente e resiste allo stress dello sradicamento dal suo vecchio ambiente riadattandosi e sfruttando al massimo quel cambiamento. Riuscendo finanche a crescere più rigogliosa.

In effetti, potremmo pensare alla resilienza come una capacità innata di ogni essere vivente. Noi tutti abbiamo la potenzialità innata di sfruttare le nostre capacità resilienti.


I “sistemi” stessi che viviamo sono anch’essi capaci di resilienza. Un Sistema Familiare, ad esempio, può contare sulla propria capacità di resilienza per far fronte ad eventi critici di crisi o conflitti, interni  o esterni. Può, infatti, sfruttando anche la propria flessibilità, riuscire a riadattarsi e quindi riassestarsi, dopo il cambiamento, ristrutturandosi internamente e affrontare al meglio le crisi future caratteristiche del proprio sviluppo vitale.    

Insomma, potremmo considerare la resilienza come la capacità umana di affrontare gli avvenimenti dolorosi e risorgere dalle situazioni traumatiche o meglio: “la resilienza corrisponderebbe alla capacità umana di affrontare le avversità della vita, superarle e uscirne rinforzato o, addirittura, trasformato” (Grotberg, 1996).  

Sembra però che ci siano persone non capaci di attingere dal proprio bagaglio di esperienze per sfruttare al meglio la propria capacità di resilienza, ma ci sono sicuramente possibilità concrete di acquisire la capacità di guardare e attingere alle risorse personali e sociali, in stato di latenza,  e ri-costruire le proprie strategie di resilienza. Spesso i motivi di tale incapacità riguardano da vicino la propria storia familiare e personale e quindi attraverso l’aiuto di uno Psicologo o di uno Psicoterapeuta, questo è possibile iniziando percorsi personali, familiari o di gruppo. Ovviamente tali strategie e abilità di resilienza devono poter attingere anche da un “terreno abbastanza fertile” di autostima positiva, legami significativi, creatività, curiosità,  una buona rete sociale di appartenenza, una cultura personale che consenta di dare un senso al dolore e diminuire gli aspetti negativi di una situazione, permettendo la ricerca di alternative e soluzioni davanti alla sofferenza.

Per concludere, ricollegandoci alla situazione della persona di cui vi ho chiesto di vestire i panni, possiamo quindi dire che è sempre possibile continuare a nutrire le proprie radici, anche in un terreno straniero, purché quella persona conservi il “nettare” del nutrimento della terra natia e sfrutti tutte le sue capacità per adattarsi, ricostruirsi e trasformarsi attraverso la propria capacità resiliente.    

dott. Gennaro Rinaldi