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Gli atti mancati e la Psicoanalisi

A chi non è mai capitato di dimenticare qualcosa, di perdere un oggetto (più o meno importante), di dimenticare una parola nel mentre sta parlando, di dimenticare un nome, di invertire le parole o di rendersi conto di aver detto qualcosa che non doveva essere detta.. ? Sono episodi che nel bene e nel male ci hanno visto tutti protagonisti, spesso inconsapevoli, anche di brutte figure o di contrattempi bizzarri. Questi atti e comportamenti talvolta strani, illogici e a volte divertenti, hanno destato l’interesse di Freud, che nel suo studio di Vienna in Bergasse 19 si vedeva sovente arrivare pazienti intenti a raccontare episodi del genere.

Secondo Freud gli atti mancati (Psicopatologia della vita quotidiana – 1924 – ultima edizione) possono considerarsi fenomeni molto comuni, a cui tutti vanno soggetti, possono essere lapsus verbali, di lettura, di ascolto (si vuol dire a scrivere una cosa ma se ne dice un’altra). Un altro tipo di fenomeno classificabile in questo genere è una dimenticanza temporanea (non si ricorda un nome o ci si dimentica di fare qualcosa). Freud individuò questa caratteristica anche in quelle condizioni di natura puramente fisiologica e che quindi non possono essere significati ed interpretati.

Freud spiegò che addirittura un’attenzione particolarmente intensa alla corretta esecuzione di un azione o di un atto verbale, può agevolare l’atto mancato. “L’effetto del lapsus in quanto tale ha forse il diritto di essere considerato un fatto psichico pienamente valido perseguente un proprio fine, espressione di un contenuto e di un significato. È un azione normale che si è messa al posto di un’altra azione attesa o progettata” (S. Freud). Insomma, l’atto mancato ha un senso, ed è un atto psichico serio che sorge a causa dell’azione congiunta, o meglio per l’azione contrapposta di due diverse intenzioni.

Ad esempio, l’atto mancato di dimenticare un nome o di scordare dove si è riposto un oggetto, o addirittura di danneggiare per apparente noncuranza lo stesso si può interpretare con il fatto che esso non è gradito, si vuole un pretesto per sostituirlo, o ricorda qualcuno o qualcosa che non si vuole proprio che torni alla mente. Freud però tenne a specificare che l’interpretazione degli atti mancati ha bisogno di essere verificata in futuro, in quanto la situazione psichica di quel particolare momento non è accertabile, quindi ci è perlopiù sconosciuta e che non può essere generalizzata, ma riguarda esclusivamente la persona che lo racconta.

Oltre agli atti mancati ci sono altri tipi di fenomeni ad essi prossimi, le cosiddette azioni casuali e sintomatiche. Esse appaiono come qualcosa di immotivato, di non appariscente di irrilevante. Dalle azioni mancate le distingue l’assenza di un’altra intenzione con la quale si scontrino e che da esse venga disturbata. Questi fenomeni sono atti psichici, che al pari degli atti mancati, hanno un senso, e si possono considerare come piccoli indizi di processi psichici più importanti.

“…la repressione dell’intenzione che si presenta di dire qualcosa è la condizione indispensabile perché si verifichi un lapsus verbale.”

Sigmund Freud

Gli atti mancati sono risultati di compromesso, sono una mezza riuscita e un mezzo fallimento per ognuna delle due intenzioni. Tali fenomeni bisogna concepirli come indizi di un gioco di forze che si svolge nella psiche, come l’espressione di tendenze orientate verso un fine, è una concezione dinamica dei fenomeni psichici.

“…la vita psichica è un campo d’azione e di battaglia di tendenze contrastanti o, per esprimerci in forma non dinamica, è fatta di contraddizioni e di coppie di opposti.”

Sigmund Freud

Il nostro perdere è spesso un nostro volontario sacrificare.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Quando lo Stress ci fa dimenticare gli appuntamenti importanti..

Vi è mai capitato di essere così pieni di lavoro, imbrigliati nel traffico e travolti dagli impegni quotidiani che vi dimenticate di fare delle cose o di un appuntamento importante?

Queste dimenticanze improvvise e inaspettate possono preoccuparci e pensare a chissà che problema (magari un invecchiamento cerebrale precoce). In realtà, spesso condizioni di stress continuo possono produrre nel nostro cervello un vero e proprio “cortocircuito” che può provocare anche problemi di memoria e inficiare le nostre capacità di apprendimento o di attenzione. Quindi condizioni di stress intensivo come ore passate nel traffico e nel caldo, oppure un trasloco, o un lavoro incessante, possono farci dimenticare un appuntamento importante o una incombenza necessaria da svolgere.

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Alcune ricerche negli Stati Uniti (Università della California) hanno evidenziato che anche lo “stress lampo” (quello legato ad episodi stressanti acuti, ma temporanei) può danneggiare la trasmissione delle informazioni nelle aree cerebrali deputate alle funzioni di ricordo e apprendimento. Quindi avviene più o meno la stessa cosa che accade per uno stress prolungato.

Il cervello, sovraccaricato, è come se si “spegnesse” per l’attivazione delle corticotropine, molecole selettive in grado di rilasciare ormoni (cortisolo) capaci di influire sul processo di archiviazione e conservazione dei dati in memoria.

Insomma, l’ansia e lo stress, sono fenomeni costanti nella nostra vita, possono anche in forma acuta e temporanea generare fenomeni, come quelli legati alle dimenticanze e alle “assenze temporanee” che possono farci preoccupare.

Lo stress e l’ansia non si possono eliminare, bisogna solamente saperli gestire, ad esempio, evitando eccessi e sovraccarichi inutili quando è possibile e gestendo al meglio i propri limiti e le proprie forze.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Perché a volte confondiamo i giorni della settimana?

Vi è mai capitato di confondere i giorni della settimana? Tipo credere che oggi sia venerdì e invece è sabato. Pare che questo errata percezione del tempo sia abbastanza comune, succede almeno ad un terzo della popolazione.

I lunedì generalmente ci fanno sentire più depressi, i venerdì, invece, più felici e rilassati, mentre i giorni centrali della settimana sembrano essere percepiti come un “noioso” blocco unico anche per il nostro cervello che pare li confonda più facilmente. Questi aspetti sono stati chiariti da uno studio dell’università di Lincoln, nel Regno Unito.

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I ricercatori hanno notato che per le giornate del Lunedì e del Venerdì, nel descriverli, riusciamo più facilmente ad attribuire loro degli aggettivi, attribuendogli una vera e propria identità. Questi due giorni sono infatti più “distinguibili” nella nostra “tipica” divisione delle settimane, mentre i giorni centrali in genere non hanno caratteristiche specifiche e sembrano tutti simili tra loro. Infatti durante il periodo dedicato alla ricerca, tra le persone contattate circa il 40 per cento dei partecipanti al test hanno confuso il giorno corrente con il recedente o il successivo.

In alcune persone (partecipanti all’esperimento) che avevano goduto di un giorno di ferie ad inizio settimana, l’errore diventava più comune, saliva ad oltre il 50 per cento.

Probabilmente, secondo uno degli autori della ricerca, i motivi legati a questa confusione dei giorni della settimana, possono essere rintracciati ad esempio anche nelle abitudini culturali, nel linguaggio, nelle canzoni più popolari. Infatti in tutti questi casi ci sarebbero meno evocazioni e rappresentazioni mentali che generalmente vengono fatte con il fine settimana o con l’inizio della settimana.

Qual è la vostra esperienza in merito?

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

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