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Sessuologia: cosa accade dopo un trauma cranico?

Cosa accade al paziente che ha subito un trauma cranico?

Un articolo pubblicato su “Brain Injury”, a cura dell’equipe di Umberto Bivona, dirigente dell’unità post-coma della fondazione Santa Lucia IRCCS, e un recente studio pubblicato su “Neuropsychological Rehabilitation”, prova a darci una risposta.

Il trauma cranico rappresenta una delle prime cause di disabilità nella popolazione compresa tra i 15 e 35 anni, comportando tutta una serie di diversi disturbi neuropsicologici (ad esempio disturbi della memoria, comunicazione, linguaggio, delle funzioni esecutive, affettività e sessualità).

In questi pazienti è facile riscontrare: ridotto desiderio sessuale, disfunzione erettile, difficoltà nel raggiungimento dell’orgasmo, diminuzione dei rapporti sessuali, incremento di pensieri negativi sulla sessualità.

Per quanto concerne gli studi precedentemente citati, il campione della prima ricerca era composto da 20 pazienti maschi e 20 soggetti di controllo (tutti insieme alle rispettive compagne); lo scopo dello studio era valutare i cambiamenti delle funzioni sessuali post trauma e la relazione tra variabili sociodemografiche, emotive e comportamentali e la funzione sessuale.

Sono state poi indagate variabili cliniche e funzionali del paziente, la sfera dell’umore, lo stato neuropsichiatrico, la qualità della vita, l’autostima, l’armonia di coppia, e così via.

I risultati hanno rivelato la presenza di disfunzioni sessuale nei pazienti con un peggioramento della sessualità di coppia (evidenziato anche dalle interviste dei partner).

Risultati analoghi sono emersi nella seconda ricerca su un gruppo di 55 coppie.

Vi sono diversi fattori che possono favorire (o ridurre), il ripresentarsi di alterazioni della sessualità post trauma, dalla localizzazione del danno cerebrale a un’ampia gamma di potenziali organici.

Ci sono poi varie conseguenze che insorgono successivamente all’evento traumatico come cambiamenti nelle relazioni, problemi psicosociali, perdita della capacità empatica e disregolazione emotiva e comportamentale.

Per quanto concerne le partner, la riduzione del desiderio sessuale sembra essere dovuto principalmente ai cambiamenti che hanno influito sull’andamento della relazione e l’assunzione di ruoli che sono -ora- diversi: le compagne diventano caregiver che si trovano a dover curare in totale dedizione, il compagno.

Il quadro clinico diviene in tal modo complesso, pertanto, sarebbe necessario affiancare alla terapia farmacologica e riabilitativa, un supporto sessuologico (con uno psicoterapeuta sessuologo che sappia tener conto sia dell’aspetto psicodinamico individuale, che relazionale di coppia), al fine di promuovere il benessere/recupero, non solo degli aspetti legati all’autostima, all’autoefficacia, emotività, ma anche gli aspetti della sessualità di coppia affrontando eventuali problemi della disfunzione, tentando di ripristinare l’intimità di coppia, accompagnando i partner alla scoperta di una nuova sessualità.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Disfunzioni sessuali.

“R. Ha cominciato da qualche tempo una terapia di coppia insieme alla moglie a causa della sua difficoltà a raggiungere l’erezione”.

Cosa sono le disfunzioni sessuali?

E i disturbi del desiderio sessuale?

Buon Viaggio e Buon Ascolto.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Disfunzioni sessuali.

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R. ha cominciato da qualche tempo una terapia di coppia, insieme a sua moglie, a causa della sua (recente, rispetto agli anni di matrimonio) difficoltà nel raggiungere l’erezione. Dai racconti della coppia emerge che la prima difficoltà era emersa una sera che i due erano in vacanza; lì per lì la “colpa” era stata data all’alcool e al fatto che R., fosse un po’ brillo. In realtà da quella sera in poi, tra i due è stato praticamente impossibile vivere l’intimità in maniera attiva, piena e soddisfacente.

Le disfunzioni sessuali sono disturbi caratterizzati da anomalie nei fattori chiave del funzionamento sessuale e possono rendere difficile e/o impossibile provare piacere nei rapporti sessuali.

Le disfunzioni sessuali creano in genere molto disagio e spesso provocano frustrazione, senso di colpa, perdita di autostima e problemi interpersonali; è inoltre frequente che nelle coppie si parta con accuse reciproche “tu non sei eccitante; tu ti trascuri; è colpa tua se..”, al fine di rimandare e non affrontare precocemente, il disagio.

La risposta sessuale dell’essere umano può essere descritta come un ciclo di quattro fasi: desiderio, eccitazione, orgasmo e risoluzione.

Le disfunzioni sessuali riguardano una o più delle prime tre fasi; la risoluzione consiste semplicemente nella situazione di rilassamento e nella riduzione dell’eccitazione successiva all’orgasmo. Una disfunzione sessuale può continuare a persistere per tutta la vita o può essere talvolta preceduta da un funzionamento sessuale normale.

In certi casi, la disfunzione è presente in tutte le situazioni sessuali; in altri è connessa a situazioni particolari (APA, 2000).

Disturbi del desiderio sessuale.

La fase del desiderio del ciclo di risposta sessuale consiste di un impulso a praticare attività sessuale, accompagnato dalla presenza di attrazione sessuale per altri e, per molti, di fantasie sessuali. Due sono le possibili disfunzioni della fase del desiderio: disturbo del desiderio sessuale ipoattivo maschile e disturbo dell’interesse/eccitazione sessuale femminile (questo disturbo riguarda in realtà sia la fase del desiderio che quella dell’eccitazione e viene trattato dal DSM-5 come un disturbo a sé stante poiché, secondo diverse ricerche, nella donna il desiderio e l’eccitazione tendono a sovrapporsi al punto che molte donne trovano difficile esprimere le differenze tra le sensazioni di desiderio ed eccitazione, APA,2000).

Coloro che soffrono di disturbo del desiderio sessuale ipoattivo maschile non hanno interesse nel sesso e hanno infatti una vita sessuale ridotta. Ciononostante quando questi soggetti hanno un rapporto sessuale, la loro risposta fisica può essere normale fino a giungere al piacere. A differenza di ciò che culturalmente siamo portati a pensare “ogni volta che un uomo ha la possibilità di avere un rapporto sessuale, lo avrà”, circa il 17% degli uomini soffre del disturbo del desiderio sessuale ipoattivo maschile e nell’ultimo decennio è largamente aumentato il numero di coloro che si rivolge a un terapeuta esperto.

Parimenti, le donne affette da disturbo dell’interesse/eccitazione sessuale femminile non si interessano al sesso e hanno una vita sessuale ridotta. A ciò si aggiunge uno scarso eccitamento durante i rapporti sessuali; queste donne non sono eccitate dai segnali erotici e hanno una scarsa sensibilità genitale durante l’attività sessuale (APA, 2013); ne soffre il 33% delle donne.

Questo disturbo non viene diagnosticato a quei soggetti che pur provando un normale interesse sessuale, per scelta di vita decidono di non avere un’attività sessuale.

La spinta sessuale di un individuo è determinato da una combinazione di fattori biologici, psicologici e socioculturali e uno qualsiasi di essi può determinare il calo del desiderio.

Nella maggior parte dei casi il calo del desiderio sessuale dipende in primo luogo da fattori socioculturali e psicologici, tuttavia vi è spesso al compresenza di fattori biologici.

Circa le cause psicologiche abbiamo ansia, depressione, rabbia; spesso coloro che vivono un disturbo della sfera della sessualità hanno pensieri (magari di natura inconscia) che li spingono a vedere il sesso come qualcosa di immorale, pericoloso, sporco; molti altri hanno paura di perdere il controllo e cercano di reprimere il proprio desiderio o per paura di una possibile gravidanza o per paura di scoprire/scoprirsi sotto una nuova veste che non avevano considerato.

L’argomento è vasto; bisogna considerare che un grande fattore legato allo sviluppo di questi disturbi, è spesso nel tipo di educazione subita durante la propria vita; uno stile genitoriale freddo, distaccato, così come crescere in un ambiente rigido (molto religioso, inteso come qualsiasi tipo di religione), non aperto al confronto, dialogo e soprattutto poco propenso a favorire una crescita/ scoperta del corpo, può a lungo andare avere forti ripercussioni sulla scelta del partner, e sul modo in cui la persona vivrà la propria sessualità.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.