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I più comuni disturbi del sonno.

Il sonno è uno stato fisiologico caratterizzato da una interruzione dei rapporti sensoriali e motori che legano l’organismo al suo ambiente. Il sonno è inoltre uno stato fisiologico importantissimo per il nostro organismo e per la nostra mente, perché ci permette di ristorarci dopo ore di attività fisica e mentale.

Ma quali sono i disturbi più comuni del sonno? Eccone alcuni:

Sonnambulismo: è la forma più nota di parasonnia. La persona affetta da questo disturbo si alza e cammina durante la notte. Resta, nonostante la persona stia praticamente dormendo, la capacità di percepire gli ostacoli e ciò permette al sonnambulo di evitare di farsi del male. Gli episodi di sonnambulismo durano in genere pochi minuti e difficilmente si verificano più di una volta per notte.

Bruxismo: si tratta dell’abitudine di stringere le mascelle e digrignare i denti durante il sonno. Spesso è legato allo stress.

Disorientamento della coscienza: in genere si verifica durante l’infanzia, ma possono esserci casi anche in età adulta. Nel caso dei bambini, questi, piangono, si agitano e sembrano svegli, ma in realtà non è possibile stabilire alcun contatto con loro, per consolarli. Le crisi possono durare da alcuni minuti fino a mezz’ora.

Terrore notturno: sono attacchi di ansia e panico, accompagnati da tutte le caratteristiche sintomatiche degli attacchi di panico. Sul volto di chi è colpito è visibile l’espressione di terrore. Possono o meno essere associati ad incubi. In questi casi le persone possono essere risvegliate abbastanza facilmente.

Disturbo comportamentale della fase REM: in questo caso si parla di una alterazione della fase del sonno REM. In genere durante la fase REM (fase del sonno in cui si sogna) i muscoli sono a riposo, come se fossero paralizzati. Chi ha questo disturbo invece muove si riesce a muovere in base a ciò che sta sognando. Ovviamente i movimenti sono incontrollati e possono diventare pericolosi sia per il soggetto che ne soffre sia per il partner che dorme nel suo letto.

Allucinazioni ipnagogiche e paralisi da sonno: Nel caso delle allucinazioni ipnagogiche queste possono essere indotte dai sogni nel breve passaggio tra la fase del sonno e quella della coscienza del risveglio. Un esempio molto comune è quello della caduta: quando ci si sveglia di soprassalto con la sensazione di precipitare nel vuoto. Nel caso della paralisi da sonno invece ci si sveglia con la sensazione di sentirsi completamente paralizzati; questa sensazione può avvenire perché probabilmente ci svegliamo nel momento stesso in cui stiamo sognando. Essendo prima del risveglio in fase REM il corpo e i muscoli hanno ancora atonia muscolare, indotta proprio da quella fase del sonno.

Apnea: la persona che ne soffre può smettere di respirare per qualche secondo durante il sonno. Possono verificarsi, ad esempio, apnee delle vie respiratorie superiori, che possono verificarsi solitamente in soggetti obesi. Durante il giorno queste persone possono lamentare sonnolenza.

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“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

La pandemia silente.

In queste settimane stanno arrivando alla spicciolata i primi dati relativi ai “danni” psicologici legati alla pandemia da Covid-19 e sono abbastanza preoccupanti. Personalmente, nel mio lavoro quotidiano con i pazienti che ricevo nel mio studio e prima ancora con gli immigrati che seguivo nei centri d’accoglienza, avevo notato un certo incremento di alcuni sintomi legati all’ansia e allo stress più in generale, ma in alcuni casi, ci sono stai dei peggioramenti abbastanza evidenti nell’umore delle persone (sintomi legati alla depressione), fobie e attacchi di panico, perdita di riferimenti chiari per il futuro, apatia e rabbia. In diversi casi ci sono state anche delle evidenti regressioni e ricomparsa di sintomi che erano perlopiù stati superati in terapia.

Insomma nel mio piccolo ho notato in queste settimane soprattutto a partire da settembre una situazione decisamente preoccupante e ancor più preoccupante pare essere il velato disinteresse (mascherato da interesse estemporaneo e mirato) dell’informazione e delle amministrazioni predisposte ad attivare degli interventi.

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L’emergenza sanitaria, che ormai dura da quasi dieci mesi e probabilmente proseguirà per un bel po’. Ha come caratteristiche principali quelle della indeterminatezza nel tempo, della insicurezza legata all’imprevedibilità dell’evoluzione pandemica e la lotta contro un nemico invisibile. Questi elementi, insieme alle misure stringenti del governo per contenere il contagio, locali e nazionali, hanno un forte impatto psicologico sulle persone, che vivono personalmente, a livello familiare e collettivamente cambiamenti drastici ed evoluzioni spesso peggiorative delle loro condizioni di vita. Molti devono affrontare perdita del lavoro, riduzione delle ore lavorative o allontanamento forzato dal lavoro (alcuni affrontano le inadempienze del governo, con grandi ritardi negli aiuti economici); altri devono affrontare la stessa malattia con la paura, le insicurezze e la solitudine di lunghe quarantene; altri devono affrontare il dolore dei lutti. Insomma questo stato di emergenza ha costretto tante persone a sacrifici continuativi e a “rotture” improvvise. Da alcuni dati mostrati dalla Fondazione Soleterre nell’ambito del Fondo Nazionale per il Supporto Psicologico Covid-19, delle persone da loro seguite (91) il 31% manifesta disturbi da stress post traumatico in forma grave e il 2% molto grave. Tra i sintomi più comuni c’è la depressione (nel 23% moderata e il nel 40% grave); l’ ansia ( nel 37% moderata e nel 32% grave); la rabbia (nel 25% moderata e nel 23% grave); disturbi del sonno (nel 17% moderata e nel 22% grave) e uso di sostanze (nel 37% grave). In alcuni casi si sono registrati anche episodi di violenza domestica.

In un articolo recente su fanpage è riportato un dato denunciato da Spi Cgil Lombardia che ha messo in atto uno studio sul tema, ma legato alle conseguenze psicologiche sugli anziani; il 30% degli anziani ha subito un peggioramento della propria situazione psicologica rispetto al periodo precedente al primo lockdown di marzo (questi dati sono venuti fuori da un lavoro congiunto effettuato con l’Istituto Mario Negri in Lombardia).

“L’ultima rilevazione sullo stress degli italiani, del 2 novembre, ci da un indice di 62 su 100, lo stesso livello di marzo. Il 41% delle persone evidenzia un livello di stress tra 80 e 100 su 100 (Centro Studi CNOP, Ist. Piepoli 02.11.20).”

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Concludo dicendo che bisogna smetterla di considerare il “dolore psicologico” come un “danno” relativo e di minore importanza. Un qualcosa che esiste, ma che è meglio non considerare. Ciò significa squalificare e svalutare un disagio che non riveste solo il singolo, ma che riguarda tante persone. Non è mai troppo tardi per comprendere e rimediare.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Pavor nocturnus: terrore notturno e bambini.

“Dottore il mio bambino nelle ultime settimane si sveglia improvvisamente di notte urlando e piangendo. È inconsolabile. Le prime volte ci siamo spaventati, perché non rispondeva e continuava a dimenarsi. Siamo distrutti. Ogni sera prima di andare a letto temiamo possa succedere ancora e non riusciamo più a chiudere occhio. In genere i risvegli sono tra le due e le tre di notte. Ne abbiamo parlato con lui, ma dice di non ricordare nulla e ci guarda stranito. Abbiamo provato a fare diverse visite, fortunatamente i medici non hanno riscontrato nessun problema e alla fine ci hanno consigliato di rivolgerci ad uno Psicologo. Cosa possiamo fare?!”

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Il fenomeno del terrore notturno è abbastanza comune e colpisce generalmente i bambini in età prescolare (2 – 3 anni con un incidenza tra il 10 e il 14%)  e fino ad un’età di 11 -12 anni dove c’è un incidenza sempre minore (tra 1% e il 3%). In casi più rari il Pavor nocturnus può interessare anche adolescenti o adulti.

L’ICD -10 definisce il Terrore notturno in questo modo:

“Episodi notturni di estremo terrore e panico associati ad intensa vocalizzazione, movimenti del corpo ed alti livelli di attivazione del sistema nervoso vegetativo. L’individuo si siede e si alza sul letto, di solito durante il primo terzo del sonno notturno, con un urlo di panico. Abbastanza spesso egli corre verso la porta come se cercasse di scappare, sebbene di rado lasci la stanza. Il ricordo dell’evento se c’è è molto limitato (di solito una o due immagini mentali frammentarie). “ (ICD 10 – F51.4)

Gli episodi di terrore notturno si verificano generalmente tra le fasi 3 e 4 del sonno non-Rem e bisogna distinguerlo da altri fenomeni  e disturbi legati al sonno come gli incubi e il sonnambulismo. Generalmente gli episodi di pavor nocturnus, nei bambini, si manifestano in maniera improvvisa durante la prima metà della notte. Il bambino di solito ha gli occhi sbarrati (ma possono essere anche chiusi), urla e piange e pare essere inconsolabile inoltre sembra non reagire affatto ai tentativi dei genitori di calmarlo. Spesso si manifestano anche sudarazione eccessiva, rigidità muscolare e tachicardia. L’episodio può durare diversi minuti e in genere quando termina, il bambino riprende a dormire.

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Il bambino tende a non ricordare nulla, al mattino, dell’esperienza notturna . Nei casi in cui riesce a ricordare, il bambino, racconta della sua esperienza paralizzante e raramente la collega ad un incubo.

Alcuni sintomi legati agli episodi di pavor nocturnus potrebbero essere confusi con episodi di attacchi di panico notturni (tachicardia, sudorazione, sensazione di soffocamento). La differenza più evidente tra i due consiste nella durata dell’attacco di panico che è di qualche minuto, mentre per un episodio di pavor può arrivare anche a trenta minuti. Altra differenza è legata al ricordo di quanto accaduto. A differenza del pavor, infatti, in casi di attacco di panico notturni, la crisi e ciò che è avvenuto la notte prima, in genere, viene ricordata senza particolari problemi.

Il decorso del disturbo da terrore notturno può andare incontro a remissione spontanea. In questi casi, non vi è una particolare frequenza degli episodi di terrore (circa una volta a settimana) e in genere le cause coinvolgono la sfera psico/emotiva.

È importante e utile usare delle piccole precauzioni che potrebbero aiutare e contribuire a non disturbare il sonno del bambino, e qualora si presentassero episodi, a tranquillizzare e normalizzare la situazione, ad esempio:

  • Bisognerebbe evitare l’uso di dispositivi tecnologici (tablet, smartphone, computer, console per videogiochi) prima del periodo dedicato all’addormentamento;
  • Evitare l’uso eccessivo di caffeina e di zuccheri;
  • Mantenere l’abitudine di un regolare ritmo sonno veglia;
  • Durante gli episodi, limitarsi a contenere e consolare il bambino evitando quindi di esasperare la sua agitazione;
  • Bisognerebbe, inoltre, evitare di colpevolizzare (anche involontariamente) il bambino nei racconti del giorno dopo, perché questo potrebbe aumentare l’ansia del bambino (se mamma e papà mi dicono che di notte mi sveglio urlo, piango e non li ascolto e non li faccio dormire, sarò inevitabilmente spaventato e sconvolto da questa cosa).
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Oltre all’utilizzo di queste semplici consigli è molto utile per i genitori e per la famiglia, approfondire il problema, quindi ciò che potrebbe causare questo stato di tensione emotiva nel bambino. È consigliabile pertanto rivolgersi ad uno Psicoterapeuta. Spesso capita che già dopo i primi incontri familiari il sintomo possa scomparire o diminuire. Può capitare infatti che il sintomo sia solo la cartina al tornasole di una situazione relazionale familiare percepita come destabilizzante, di tensioni e stress dovuti a periodi particolarmente critici e di cambiamenti importanti (nascita di un fratellino, cambio casa, perdita del lavoro dei genitori, separazioni..) o di disagi relazionali legati presumibilmente al contesto dei pari e dell’ambiente scolastico.

È molto importante sottolineare che, nel caso in cui gli episodi diventino più frequenti, e quindi si ripresentino più notti a settimana è opportuno rivolgersi a specialisti del sonno, pediatri o neuropsichiatri infantili per approfondire la diagnosi e quindi monitorare fisiologicamente la qualità del sonno del bambino per escludere eventuali cause fisiologiche ed organiche.

Escluse queste cause, come detto in precedenza, è utile e appropriato rivolgersi ad uno Psicoterapeuta.   

dott. Gennaro Rinaldi