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Disturbi di personalità drammatica: Disturbo antisociale di personalità.

Fonte Immagine Google.

“R., trentenne, detenuto da qualche anno, si presenta a colloquio una mattina d’autunno. La figura altissima ed esile si scontra con uno sguardo fisso, continuo e pressante (come spesso fa chi ha bisogno di attenuare l’aggressività). R., ti guarda senza sosta portando intorno a sè un’aura di elettricità tanto che sembra di vedere ogni piccola particella elettrica di carica opposta entrare in contatto sprigionando una qualche forma di energia.

R., ti sfida ma senza darlo a vedere “hai mai guardato qualcuno negli occhi? sei bravo a cucinare? sai.. ho questo – prende un coltello- ahahaha- ride- tranquilla.. non lo userò con te….

Forse!”

All’interno del gruppo dei disturbi di personalità drammatica, troviamo :

disturbo antisociale di personalità, borderline, istrionico e narcisistico.

Ciò che contraddistingue questi disturbi (come abbiamo avuto modo di notare con qualche disturbo già trattato), è il comportamento altamente drammatico emotivo o imprevedibile tale da impedire loro di avere relazioni che siano solide e soddisfacenti.

Le cause di questo gruppo di disturbi (insieme al gruppo dei disturbi di personalità bizzarra), non sono state ancora comprese; i trattamenti si sono dimostrati moderatamente efficaci per disturbi che sono al momento ancora fonte di studio e osservazione.

I soggetti con disturbo antisociale di personalità, detti anche psicopatici o sociopatici presentano un quadro pervasivo di inosservanza e violazione dei diritti degli altri (APA, 2000). Insieme ai disturbi correlati all’uso di sostanze si tratta del disturbo maggiormente correlato al comportamento criminale, negli adulti.

La maggior parte delle persone con tale disturbo, ha manifestato aspetti della condotta disturbata già prima dei 15 anni; rientrano in questi comportamenti l’abbandono scolastico, scappare di casa, distruggere cose altrui e soprattutto la crudeltà verso gli animali.

I soggetti con disturbo antisociale di personalità mentono di continuo; hanno difficoltà a tenere il posto di lavoro, sono irresponsabili dal punto di vista economico oppure hanno molti debiti che non pagano. Si tratta di persone impulsive, molto irritabili e aggressive.

L’avventatezza è un’altra caratteristica: i sociopatici hanno scarsa considerazione per la sicurezza propria e altrui; sono egocentrici e non riescono a portare avanti relazioni strette; sono di converso molto abili a trarre piacere e benefici a spese degli altri.

Raramente causano danno o dolore fisico a sè, pertanto i clinici sostengono che essi abbiano mancanza di coscienza morale. Ciò che sappiamo di questi soggetti, lo dobbiamo agli studi eseguiti nelle carceri, unico luogo dove possiamo incontrarli visto che, prima o poi, avranno problemi con la giustizia.

Gli studi indicano nei soggetti sociopatici tassi di alcolismo e di altri disturbi correlati ad abuso di sostanze; intossicazione e abuso potrebbero innescare alcuni comportamenti ma di converso sembra che il disturbo stesso porti ad una maggiore probabilità che il soggetto abusi di sostanze.

Tralasciando le ipotesi psicodinamiche o cognitive per il disturbo, circa le possibili ipotesi di intervento, non abbiamo trattamenti specifici/efficaci. Uno degli ostacoli principali che si incontra è la carenza di coscienza; non a caso coloro che seguono una terapia lo fanno solo perchè obbligati. Negli ultimi anni si è tentato un approccio con farmaci psicotropi (antipsicotici atipici).

Le ricerche sono ancora in corso.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

“Pronto.. Dottoressa..”

Fonte Immagine “Google”.

La telefonata della Signora Concetta arriva durante una conversazione che si stava tenendo tra colleghi.

In un momento di relax, prendo la cornetta del telefono e avverto un silenzio seguito da un profondo sospiro :

“Ponto.. sono la signora … La contatto su invio della scuola … per mia figlia Maria..”

Accolgo la telefonata per poi girare le informazioni alla collega psicoterapeuta.

La signora Concetta arriva presso il consultorio dell’Asl in seguito all’invio da parte della scuola frequentata da sua figlia Maria. Secondo le insegnanti Maria è perennemente assente in classe, sempre distratta e assorta in chissà quali pensieri, mostra gravi lacune scolastiche. Maria è una nuova alunna; ha infatti chiesto il trasferimento dalla scuola precedente e si è inserita in una seconda liceo (in una classe già formata), cambiando anche l’indirizzo scolastico..

Maria giunge in studio accompagnata da entrambi i genitori. Il padre ingegnere si presenta curato e molto giovanile nel suo abbigliamento (si presenta vestito in tuta e scarpette da ginnastica), la madre casalinga appare come una donna molto semplice e emotiva.

Maria è una ragazzina molto curata (spicca lo smalto rosso sulle lunghe unghie) ma piuttosto “piccola”. Nonostante i -quasi- 16 anni è bassina, magrolina e con una postura rigida e chiusa. Appare spaesata, timida, introversa e sembra non comprendere quello che le viene chiesto. Mostra difficoltà a comprendere la più banale delle domande come “che giorno è oggi?”; sembra non conoscere la differenza di alcune parti anatomiche del corpo; mostra lentezza e ritardo nella lettura; si mostra come un corpo vuoto, senza peso specifico seduto su una sedia.

Maria ti guarda in maniera triste; sembra attraversarti con uno sguardo che chiede.. Gli occhi castani di Maria sembrano dirti “no so cosa ci faccio qui”.

La ragazzina sembra una stanza vuota; pareti vergini su cui provi ad appendere quadri che creano crepe non appena il chiodo sfiora l’intonaco. L’intonaco esterno di Maria è coriaceo ma al contempo, fragile tanto da emettere una nuvola di polvere al cui soffio, nulla resta.

Il lavoro clinico con bambini o ragazzini che presentano gravi problematiche, si presenta piuttosto difficile. Si tratta di un lavoro che mette a dura prova la capacità di tenuta del clinico stesso; in queste situazioni è molto difficile saper tollerare la frustrazione e la confusione generate dalla possibilità che questi bambini o ragazzini ti tirino giù verso un vortice buio da cui è difficile uscire.

La difficoltà di muoversi tra il desiderio di aiuto e di contenimento e l’impossibilità di arrivare al dolore celato, è forte.

Anne Alvarez (1992) afferma come talvolta si può sentire il bambino come terribilmente lontano tanto da avere la sensazione di dover attraversare distanze enormi. Soprattutto nei casi più gravi (ad esempio gravi nevrosi fino ad arrivare a quadri autistici o borderline), è importante saper usare una funzione di richiamo che sappia destare curiosità e interesse.

E’ inoltre importante sapersi presentare come un momento in cui si offre al piccolo paziente un contenimento tale da saper dare forma, contenuto e soprattutto parola ai pensieri.

Il lavoro con bambini e ragazzini (fino all’adolescenza) è bello ma intenso e difficile. Ci si muove continuamente lungo un continuum che va dal desiderio di dare protezione fino all’odio per un ambiente che non ha saputo accogliere (ma talvolta) ha solo saputo agevolare il disagio.

Anche il clinico vive la difficoltà di dover mettere da parte preconcetti personali per saper tendere una mano che tuttavia non necessariamente riceverà, dall’altro capo, risposta.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.