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Imparare ad imparare

“L’unico uomo che possa considerarsi educato è colui che ha imparato a imparare; che ha imparato ad adattarsi e a mutare; che sa che nessuna conoscenza è certa, e che solo il processo di ricerca della conoscenza costituisce una base di certezza.”

Carl Rogers
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Il dubbio e la capacità di mettersi in discussione, quindi predisposti a mutare e non la certezza di sapere già, può renderci certi del nostro livello di conoscenza. Prima di tutto impariamo ad imparare.

dott. Gennaro Rinaldi

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Ritmica e Metrica.

Immagine Personale

La ritmica si occupa della formazione dei ritmi (da Platone definito l’ordine del moto), nella costruzione musicale assume il significato di ordine degli accenti e delle varie unità frazionarie del discorso musicale (incisi, battute, semifrasi, ecc) considerate sotto il profilo della loro accentuazione.

La metrica riferisce al concetto di misura delle varie unità frazionarie del discorso musicale (incisi, battute, ecc) considerate sotto il profilo della loro lunghezza e della loro funzione logica.

Le origini delle leggi ritmiche e metriche risalgono ad una teorie comune nell’antica Grecia che assimilava, in un certo senso, poesia e musica; senza scendere nel dettaglio (molto interessante degli schemi ritmici usati dai greci), giungiamo al pensiero di Poe.

Edgar Allan Poe nel 1846 sostenne che “la musica è come l’idea della poesia. L’indeterminatezza della sensazione suscitata da una dolce aria, che dev’essere rigorosamente indefinita, è precisamente quello a cui dobbiamo mirare in poesia”.

La poesia pertanto deve avere una parola “indefinita” tale da suscitare sensazioni e non avere un significato come quello che, ad esempio, gli attribuirebbe il linguaggio della quotidianità; per fare ciò, deve avere come modello l’arte dei suoni.

Quanto siamo realmente disposti a vivere dell’indefinita incertezza e quanto, di converso, abbiamo bisogno di parole che siano certe e definite?

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Un pezzo di cuore.. all’improvviso..

Immagine personale “Valencia”

Anni fa -abbastanza- direi.. abbiamo avuto modo di innamorarci del mondo. Abbiamo iniziato (nel nostro piccolo) a conoscerlo, scrutarlo.. amarlo talvolta odiarlo..

Abbiamo incontrato posti dove ogni colore poteva avere la sua sfumatura convivendo – senza troppi fronzoli- con ciascun aspetto di una palette infinita di possibilità.

Immagine personale “Procida”

Abbiamo scoperto la possibilità di sentirsi parte di un tutto.. per poi vedere questo tutto modificarsi ancora e ancora, donandoci aspetti sempre nuovi dell’essere.

Immagine personale “Varsavia”

Il mondo mi manca.. e ci manca. Manca la possibilità di sentirsi in dubbio, in difetto.. di apprezzare quello che hai e maledire la possibilità di non aver altro.

Manca il dubbio, la possibilità di poter scegliere dell’incertezza invece di vedersela obbligare.

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio