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Nella testa troppo a lungo..

“Sono rimasto nella mia testa troppo a lungo e ho finito per perdere la mente”.

Edgar Allan Poe
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Un giorno a lavoro in una nuova struttura mi informarono che c’era un uomo di circa 30 anni che da diverso tempo si isolava.

Era in Italia da ormai diverso tempo, forse tre o quattro anni. Era stato sempre paziente, socievole, un gran lavoratore. Rispettoso delle regole e delle persone con cui condivideva la sua stanza e gli spazi del luogo che lo ospitava.

Ad un tratto, stanco e frustrato dall’attesa della farraginosa burocrazia dei documenti, si chiuse in se stesso. Era costretto all’inerzia, in una condizione paradossale in cui era letteralmente un prigioniero senza cella.

Viveva ormai da qualche tempo isolato, in mezzo agli altri. Passava ore a guardare l’orizzonte, mangiava poco e non parlava con nessuno.

Quel mondo lo aveva tradito.. e lui aveva deciso di rinchiudersi nella sua testa.

Il suo corpo mostrava delle cicatrici, la sua storia e la sua mente erano costellate da numerose ferite ancora aperte, che provocavano dolore.

Lui sopportava quel dolore in silenzio e si rifugiava nella sua mente.. che inesorabilmente si stava ammalando..

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Vita toccata e fuga dalla Morte.

“Essere sepolti vivi è senza dubbio, il più terribile tra gli orrori estremi che siano mai toccati in sorte ai semplici mortali. Che sia avvenuto spesso, spessissimo, nessun essere pensante vorrà negarlo. I limiti che dividono la Vita dalla Morte sono, nella migliore delle ipotesi, vaghi e confusi. Chi può dire dove finisca l’una e cominci l’altra?”

Edgar Allan Poe

Halloween 2021 In compagnia di ottima musica e ottima lettura.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Ritmica e Metrica.

Immagine Personale

La ritmica si occupa della formazione dei ritmi (da Platone definito l’ordine del moto), nella costruzione musicale assume il significato di ordine degli accenti e delle varie unità frazionarie del discorso musicale (incisi, battute, semifrasi, ecc) considerate sotto il profilo della loro accentuazione.

La metrica riferisce al concetto di misura delle varie unità frazionarie del discorso musicale (incisi, battute, ecc) considerate sotto il profilo della loro lunghezza e della loro funzione logica.

Le origini delle leggi ritmiche e metriche risalgono ad una teorie comune nell’antica Grecia che assimilava, in un certo senso, poesia e musica; senza scendere nel dettaglio (molto interessante degli schemi ritmici usati dai greci), giungiamo al pensiero di Poe.

Edgar Allan Poe nel 1846 sostenne che “la musica è come l’idea della poesia. L’indeterminatezza della sensazione suscitata da una dolce aria, che dev’essere rigorosamente indefinita, è precisamente quello a cui dobbiamo mirare in poesia”.

La poesia pertanto deve avere una parola “indefinita” tale da suscitare sensazioni e non avere un significato come quello che, ad esempio, gli attribuirebbe il linguaggio della quotidianità; per fare ciò, deve avere come modello l’arte dei suoni.

Quanto siamo realmente disposti a vivere dell’indefinita incertezza e quanto, di converso, abbiamo bisogno di parole che siano certe e definite?

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.