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Il “fortunato” caso di Phineas Gage.

Quella di Phineas Gage è forse una delle storie più utilizzate e raccontate nei manuali e nei testi universitari di Psicologi, Neuropsicologi e probabilmente anche di Neurologi e Psichiatri.

La storia di Gage è piuttosto drammatica, ma con un probabile finale a lieto fine. Inoltre ha un grandissimo interesse scientifico, proprio a causa della eccezionalità dell’evento, assai complesso (forse impossibile) da ripetere.

Gage aveva circa 25 anni e correva l’anno 1848. Lavorava come caposquadra alla costruzione di una ferrovia nel nord-est degli Stati Uniti. Un giorno per un errore nel maneggiare un esplosivo, una sbarra di ferro, presente sul luogo dell’incidente, lunga circa un metro e pesante sei chili, proiettata in aria dall’esplosione, gli trafigge il cranio.

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Probabilmente Gage era un uomo fortunato perché, la traiettoria della sbarra di ferro sarà tale da trafiggere la parte bassa dello zigomo, di attraversare la parte frontale del cranio, per poi uscire dalla parte alta. La sbarra la troveranno a circa venti metri dal corpo. Gage incredibilmente sopravvisse. Infatti perse i sensi per alcuni minuti, ma si risvegliò cosciente. Dopo aver curato le ferite, Gage fu dimesso e andò a vivere dai genitori. Dopo averlo soccorso, uno dei medici che lo curò, Martyn Harlow disse: “l’equilibrio tra le sue facoltà intellettive e propensioni animali sembra distrutto”.

Questo caso è portato ad esempio proprio per la comprensione del ruolo dei lobi frontali del cervello, come sede della personalità. Nonostante i danni neurologici in quest’area del cervello, una persona sarà capace di vivere e svolgere le normali funzioni, ma avrà degli evidenti cambiamenti nella propria personalità.

Prima dell’incidente (raccontano le cronache), Gage era benvoluto e determinato, un gran lavoratore. Dopo l’incidente diventa irrispettoso, volubile, osceno, incapace di tenersi un lavoro. si racconta che nel 1850 troverà lavoro esibendosi come attrazione da circo nelle città nord americane.

La sua vita, poi prenderà una svolta, troverà infatti lavoro in una ditta di trasporti in carrozza nel New Hampshire e dopo un anno e mezzo si trasferirà in Cile, dove guiderà la diligenza tra Santiago e Valparaiso. Nel 1859, la sua salute peggiorerà, sarà quindi costretto a ritornare in patria. Si riprenderà e continuerà a lavorare fino al 1860. Morirà circa 11 anni dopo il suo incidente.

Una foto di Phineas Gage e del suo cranio – (immagine google)

Nella normale narrazione che si è fatta per anni, si è dato molto risalto alle conseguenze, neurologiche e psicologiche dell’incidente, ma forse quel tipo di narrazione (Gage non era più Gage) è stata un po’ “esagerata”. In alcuni documenti trovati nel corso degli anni e risalenti al 1850 e al periodo cileno, Gage è descritto come una persona del tutto guarita e capace di lavorare e prendere decisioni. Il fatto di essere stato capace di guidare, a metà del diciannovesimo secolo, le diligenze per circa dodici ore al giorno, non era affatto una cosa semplice. Come dice Mcmillan (un ricercatore che ha studiato a fondo la sua storia) “occorrevano complesse abilità sensoriali, motorie e sociali” per fare quel tipo di lavoro.

A quanto pare Gage era riuscito a riabilitarsi, tanto da affrontare compiti impegnativi e routine ordinarie per una persona normodotata.

Negli ultimi studi fatti (basandosi sui resoconti dell’epoca e sul il cranio di Gage conservato all’epoca da Harlow), anche con tecniche computerizzate, in grado di simulare l’impatto la traiettoria della sbarra, si è potuto accertare che fu colpito l’emisfero sinistro. Erano stati danneggiati tratti della materia bianca nel lobo frontale sinistro, ma non nel destro. In realtà poi questi studi concludono che in effetti non possiamo avere la certezza assoluta del percorso della sbarra e delle parti del cervello danneggiate, perché la posizione del cervello nel cranio e la locazione dei vari centri al suo interno possono cambiare leggermente da persona a persona; inoltre si ignorano i danni aggiuntivi dovuti all’impatto, all’ematoma, alla perdita di sangue, alle schegge di osso e alle probabili infezioni.

In ogni caso, se l’emisfero destro era rimasto intatto è molto facile immaginare che avesse supplito, sostituendosi, alle funzioni perse all’emisfero sinistro.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

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