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Pillole di Psicologia: Agire – Agieren – Acting Out

Agieren (Agire) è un termine utilizzato da S. Freud per indicare il tentativo del paziente a non misurarsi, per paura, con i suoi conflitti inconsci cercando soluzioni sul piano di realtà.

Il termine in tedesco è di origine latina ed è impiegato da Freud come il termine abreagieren (abreazione), in senso transitivo, e allude al fatto di “mettere in atto” (desideri, pulsioni, fantasmi).

Oggi è più comune sentir parlare di “agito”, nella sua traduzione inglese “acting out“.

Fenichel farà in seguito una formulazione più precisa di acting out e lo definisce come “un agire che inconsciamente diminuisce la tensione interna e comporta una scarica parziale degli impulsi tenuti a freno; la situazione presente, connessa in qualche modo associativo con il contenuto rimosso, viene usata come occasione per la scarica delle energie rimosse..”.

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Oggi la nozione di acting out è usata anche al di fuori della Psicoanalisi.

Infatti ci si riferisce all’acting out nello studio delle strutture caratteriali degli individui, intese come modelli abituali di reazione che si sviluppano come risultato del conflitto tra esigenze istintuali e mondo esterno frustrante.

In genere tali modelli hanno origine all’interno del sistema familiare e vengono conservati nel corso della vita, come modello tipico di reazione ad una situazione frustrante.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

“Le bugie sono una facile sovrastruttura”. Noia.

La noia indica una condizione psicologica caratterizzata da insoddisfazione, demotivazione, riluttanza all’azione e sentimento di vuoto.

Nelle trattazioni medioevali veniva indicata con il termine acedia; è stata largamente studiata in ambito filosofico e psicopatologico seguendo la tradizione che da B. Pascal porta ai moralisti francesi per i quali la noia è la risultante dell’alterazione degli umori in presenza di deprecabili condizioni morali tipiche di chi, avendo abusato del piacere, si trova nell’impossibilità di desiderare.

Da questo sfondo sono nate considerazioni tipiche del campo filosofico, psichiatrico e psicoanalitico.

Ad esempio, facendo capo al campo psicoanalitico, per O. Fenichel la noia è un conflitto tra il bisogno di attività e l’inibizione della stessa a causa di un contrasto tra Es e Io che non trova soluzione, ecco che la “tensione della pulsione è presente, ma lo scopo della pulsione è perduto”; ne consegue che “il dispiacere della noia non corrisponde a una mancanza di tensione, ma piuttosto a un eccitamento il cui scopo è inconscio” (1945).

Per Fenichel quindi il senso di essere annoiato (almeno nella sua esagerazione nevrotica) è probabilmente uno stato di eccitazione il cui scopo è represso e qualsiasi cosa la persona pensa di poter fare è percepita, dalla persona stessa, come inadeguata a rilassare la tensione intima.

Coloro che sono annoiati provano a distrarsi ma non ci riescono perché sono concentrati (fissati) sul loro scopo inconscio.

“Finisce bene quel che comincia male”

(La verità, sempre).

Dott.ssa Giusy Di Maio

La noia

Tra i giovani e gli adolescenti, ma anche per le altre fasce d’età, c’è una condizione psicologica decisamente prevalente in questi mesi: la noia.

In verità, la noia, è uno stato mentale ed emotivo, un sentimento, di cui tutti abbiamo avuto conoscenza e che ha da sempre coinvolto, in particolare, la fase adolescenziale. La condizione pandemica ha solo amplificato enormemente lo stato di noia nei giovani.

La noia si può definire come una condizione psicologica caratterizzata da demotivazione, sentimenti di vuoto, riluttanza al movimento e all’azione, insoddisfazione. Ha da sempre focalizzato l’interesse della psicologia e della psicoanalisi, ma come ogni condizione umana ha da sempre interessato anche la filosofia.

” La noia riposa sul nulla che serpeggia per l’esistenza, la sua vertigine è come quella che viene dal guardar giù in un infinito abisso, è infinita. Che quindi quel tal eccentrico divertimento sia costruito sulla noia, si può anche vedere dal fatto che il divertimento sia costruito sulla noia, si può anche vedere dal fatto che il divertimento risuona senza eco, proprio perché in un nulla non c’è nemmeno quel tanto che renda possibile una risonanza.”

Kierkegaard
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In psicoanalisi uno degli autori che si è interessato più da vicino all’argomento è stato O. Fenichel che definiva la noia come un conflitto tra il bisogno di attività e l’inibizione della stessa, un conflitto esasperato tra i bisogni dell’Es e quelli dell’Io: “la tensione della pulsione è presente, ma lo scopo della pulsione è perduto”. Secondo Fenichel la sensazione di essere annoiati (in una situazione più vicina alla patologia) è uno stato di eccitazione il cui scopo è già represso. La persona annoiata avrà la sensazione inconscia che qualsiasi cosa faccia sarebbe inutile e inadeguata a quietare quella “tensione intima”. La repressione dei desideri conduce ad una mancanza di scopo e di significato, perché la persona non sa proprio cosa vuole fare.

Secondo Greenson (Psicoanalista), alla base della noia vi è un’inibizione della fantasia da parte dell’Io, che percepisce la fantasia come una minaccia da cui difendersi. La negazione della fantasia provoca un vissuto sgradevole, in cui vi è mancanza di tensione, mentre l’impossibilità del soddisfacimento del pulsionale potrebbe spiegare la percezione intollerabile della lentezza del tempo.

L’incapacità di sapere cosa ci potrebbe rendere felici, o semplicemente che potrebbe darci conforto e piacere, può portare a una profonda noia esistenziale, dovuta ad una diffusa mancanza di significato. La noia esistenziale può emergere anche in quelle situazioni in cui una persona rinuncia a obiettivi importanti della propria vita a causa di preoccupazioni o altri motivi. La noia inoltre comporta una mancanza di stimoli, per la persona che vive il suo ambiente. La persona annoiata pare incapace di trovare attorno a sé gli stimoli giusti. La stessa povertà di stimoli è percepita anche dentro di sé. Spesso infatti la condizione di noia, nelle situazioni più gravi, può essere sintomo di una depressione.

“Essere annoiati significa essere sconnessi dal mondo”

John D. Eastwood (Psicologo – York University Toronto)

Come evitare la noia?

Non c’è un modo univoco per combatterla e ritornare a vivere “connessi” con il mondo circostante e con gli altri. Ogni persona può avere a sua disposizione una strada diversa. In genere, la chiave per la risoluzione della noia è il cambiamento delle proprie abitudini, del proprio modo di gestire le cose, di vivere le relazioni.

Affrontare la noia significa scardinare le abitudini dannose e i pensieri negativi, incoraggiare la fantasia e alimentare il coraggio nelle decisioni importanti.

Spesso brevi percorsi psicoterapeutici sono risolutivi e aiutano decisamente molto a comprendere le “origini” del proprio sentimento di noia. Nei casi in cui non vi sono comorbilità con altre psicopatologie è decisivo intraprendere percorsi psicoterapeutici più lunghi, ma altrettanto risolutivi.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

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