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Limiti delle menti

“Verrà un giorno che l’uomo si sveglierà dall’oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo… l’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo.”

GIORDANO BRUNO
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La mente non ha limiti.. la comprensione umana non ne ha.

dott. Gennaro Rinaldi

Come gli Altri.

Immagine Personale.

“Noi perdiamo tre quarti di noi stessi per essere come le altre persone”.

ARTHUR SCHOPENHAUER.

Quanto Altro c’è in me e quanto me c’è nell’Altro?

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Tra psicologia e musica.

Il termine di derivazione greca catarsi (purificazione) era utilizzato nell’antica Grecia in una duplice accezione, in quanto andava sia ad intendere la purificazione rituale, che (secondo una lettura proveniente dal linguaggio medico) l’eliminazione di umori patogeni dal corpo. Aristotele adoperò il termine non solo nell’accezione medica, ma per primo lo utilizzò e trasportò fino a indicare un fenomeno connesso all’arte, che denotava una sorta di rasserenamento e liberazione che l’uomo subiva in conseguenza della visione di un dramma, oppure dell’ascolto di una musica (basti pensare per un attimo, ai brividi che talvolta si provano ascoltando una canzone a noi cara).

La caratteristica essenziale della musica è strettamente connessa al suo forte carattere simbolico. Il simbolo è stato analizzato innanzitutto da Sigmund Freud in seguito al suo interesse per il sogno. Freud evidenziò come i contenuti onirici manifesti (ovvero la scena, ciò che noi vediamo quando sogniamo), non rappresentano ciò che il sognatore realmente sogna, ma sono una riconversione simbolica dei contenuti latenti (ovvero quelli inaccettabili per la coscienza) che proprio tramite il lavoro onirico, vengono trasformati in immagini maggiormente accettabili (ciò proprio grazie al lavoro simbolico). In sostanza, il simbolo diviene qualcosa che sta al posto di, ovvero quell’immagine che noi vediamo che in realtà, nasconde, camuffa, ciò che realmente dovremmo vedere. Ma qual è il legame tra quanto detto, e l’ambito musicale?

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Sarolta Bàn. Arte

Una composizione può o meno essere accompagnata da un testo; possiamo infatti ascoltare brani prettamente musicali (musica classica), o spostandoci in altri generi musicali, ascoltare un determinato testo.

La musica si muove pertanto su due piani strettamente interconnessi: quello del significante e del significato. Il significante (la sonorità), prende il sopravvento sul significato, il che comporta che non diviene importante cosa viene detto, ma come quel qualcosa viene detto, e questo proprio perché si parla di contenuti simbolici a cui ciascun individuo può attribuire una lettura diversa. La musica si presenta pertanto come connotata da un forte carattere simbolico, in cui è l’espressività ad essere centrale e proprio per la presenza di tale espressività, la musica non ha un contenuto immediatamente leggibile, ovvero un significato immediato (che invece potrebbe comportare da parte di tutti gli ascoltatori, provare una ristretta e identica gamma di emozioni).

Per meglio comprendere il discorso fin qui portato avanti, un esempio appare quanto mai d’obbligo. Per evidenziare come un brano musicale (un testo o una melodia), possa rinviare a contenuti diversi in diversi individui, con il Dottor Gennaro Rinaldi, abbiamo pensato di offrire una duplice lettura dello stesso brano. Il brano in questione è “una chiave”, di Caparezza (2017).

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Dott.ssa Giusy Di Maio