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Memoria: pillola di neuro.

Si tratta della capacità che ha un organismo vivente, di conservare tracce della propria esperienza passata al fine di utilizzarla, per così dire, per relazionarsi al mondo e agli eventi futuri.

La funzione in cui si esprime la memoria è il ricordo, la cui diminuzione o scomparsa determina l’oblio. Come fenomeno normale che descrive la fase discendente di ogni processo mnemonico, l’oblio va distinto dall’amnesia, termine che indica, invece, un fenomeno patologico che porta a disturbi del comportamento.

La memoria non è localizzata in singole zone ma è il risultato dell’interazione dell’intera attività corticale.

La persistenza dei ricordi lascia supporre che nella struttura del cervello si verifichi una trasformazione duratura che prevede, secondo l’ipotesi biochimica, che nelle cellule nervose la traccia mnestica si depositi sotto forma di particolari molecole di acido ribonucleico (RNA) prodotto dall’attività neuronale.

Questa ipotesi troverebbe conferma nella possibilità, sperimentata in animali inferiori, di trasferire biologicamente la memoria da un individuo ad un altro (genetica).

(Il che potrebbe spiegare perché alcune persone o luoghi, sanno di te. Il loro ricordo è dentro, come RNA che porta messaggi, in tutto il corpo, facendosi sensazione, tatto: facendosi calore.)

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

“La notte…”

“…volevo qualcosa da sognare…”

“I sogni molto frequentemente esprimono ricordi e conoscenze che il soggetto da sveglio è ignaro di possedere.”

S. Freud

Dott.ssa Giusy Di Maio

Juta.

Ho comprato due cinture di Juta: mi piace la Juta.

La Juta, detta anche canapa di Calcutta (proprio perché simile alla canapa),proviene da una fibra ottenuta da un arbusto (corchoru) che si presenta -appunto- simile alla canapa senza presentare lo stesso odore o principi stupefacenti.

Appartiene alla famiglia delle Liliacee e si presenta come un tessuto altamente biodegradabile e riciclabile.

Ha un elevato punto di rottura che le conferisce una estrema resistenza.

Garantisce traspirazione.

E’ igroscopica (assorbe prontamente le molecole di acqua presenti nell’ambiente circostante).

Si mescola e intreccia con altri filati.

Mi piace la juta perché ha una trama fitta, sottilmente doppia.

Quando passi il polpastrello sulla juta senti tutti gli intrecci che stringendosi, legandosi e saldandosi si sono dati e detti un patto: insieme e resistenti.

La juta è resiliente: si disfa, rompe i suoi legami quando questi hanno smesso di fungere la loro funzione e invece di fingere o di arrivare al punto estremo di rottura, si reinventa.

La juta riparte da zero, si ri-cicla e comincia un nuovo ciclo.

Mi piace la juta perché ha il suo caratteristico odore.

Sa di terra.

L’odore della juta racconta tutta la sua storia; storia di campi, di forza e bellezza..

Storia di viaggi, di racconti, di estati.

Mi piace la juta per le emozioni che i suoi intrecci mi donano.

Mi piacciono le superfici irregolari, rugose; mi piacciono gli intrecci, i nodi, le (non) linee.

Mi piace toccare la juta perché è come toccare un corpo formoso: è caldo, curvo e tondo.

Sa di passione.

Non amo gli spigoli e le forme piatte.

Amo il caldo.

(Vorrei vivere in una fibra di juta.)

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

“Il tempo non si conserva.”

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“Il tempo è poco e non si conserva”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Sempre lo stesso punto (ma diverso).

L’altro giorno stavo leggendo un gradevolissimo post di Luisella, non conoscete il suo spazio? Male! ehehehe

Allora il blog è Tra Italia e Finlandia e il post in questione questo qui (andate a vedere lo spazio di Luisella perchè è super interessante e lei è davvero tanto accogliente e gentile, unica cosa -siete avvisati- sarete svariate volte, durante la giornata, tentati di prenotare un volo!).

Il post è sui tramonti che -guarda caso- sono una delle mie più grandi passioni.

Posso con un fare stoico che talvolta mi impressiona, mettermi ad osservare, (aggiungendovi una pazienza di Penelopiana memoria), il cielo (il mare, la natura).

Sono una di quelle persone che può piangere per un ramo spezzato, un albero sradicato a forza; un buco nella terra, un animale senza casa, la natura bruciata. Sono queste, cose che a me fanno male fisico, sul serio.

Allora Einstein lo diceva: “Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata“.

Vi lascio con qualche foto scattate a distanza di qualche minuto un po’ come fece Claude Monet con la serie delle Cattedrali di Rouen (una serie di dipinti a olio raffiguranti dallo stesso punto di vista il portale della Cattedrale di Notre-Dame in condizione di luce, diversa).

Proviamo a non dare la natura per scontata: si occupa di noi, ogni giorno.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

“That’s Life”…

Fila per….

“I migliori anni della tua vita sono quelli in cui decidi di assumerti la responsabilità dei tuoi problemi. Non incolpi tua madre, l’ecologia o il presidente. Ti rendi conto che controlli il tuo destino”.

Albert Ellis (psicologo statunitense, fondatore della Rational Emotive Behavior Therapy, è considerato il precursore della terapia cognitivo-comportamentale).

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

La buona forma.

Tranquillo: non si parla di disturbo alimentare o di estetica…

C’è qualcosa di più importante che continuiamo a sottovalutare: la (buona) forma dell’apparato psichico.

“Dottoressa mi sento strano. Sono sposato con la donna che volevo; mai avrei fatto questa cosa e per lei… ho rivalutato ogni cosa. Lavoriamo insieme, siamo tutto sommato felici ma io non mi trovo più. Sento che non so dove sono finito. Non trovo più il mio posto e mi sento in colpa perché la mia forma dovrebbe essere questa”.

“Dottoressa io mi sento semplicemente triste così.. senza motivo, non so cosa dirle. Studio e so cosa mi aspetta per il resto della mia vita; quando ho intrapreso gli studi di medicina sapevo che sarebbe stata una strada lunghissima e piena di gradini in salita. Io vorrei scendere ma so che è sbagliato. Non so dove sono finita”.

“Doc io il mio posto non lo so più dove sta. Non trovo pace.. spazio, tempo .. Non trovo nemmeno più forma guarda come mi sono combinato negli ultimi mesi!”.

In un periodo storico in cui tutti urlano e si fanno portatori di verità, ricordiamoci di dare spazio alla nostra forma psichica; quella che sommata meglio ci descrive e dice di noi (soprattutto senza il bisogno di urlare).

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.