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La foto che ruba l’anima.

Photo by tyler hendy on Pexels.com

Tempi duri per chi ama ridere o sorridere..

La storia della fotografia insegna.. senza fare esercizio di concetti e date, nel passato (orientativamente dalla seconda metà dell’800, con le prime foto), era impossibile vedere persone ridere; i tempi di posa per scattare una foto erano lunghissimi, l’igiene orale inesistente ma – soprattutto- è un dettaglio quello interessante..

Nella storia dell’arte, coloro che nei dipinti sorridevano, ridevano e si abbandonavano a “gioia evidente”, erano i matti, gli ubriachi i vagabondi o assassini.

Il risultato è stato che l’associazione “grasse risate” e follia, sia stata portata avanti per molti, molti anni ancora (è stato solo con la produzione della prima Kodak portatile che ha utilizzato i sorrisi degli attori per vendere il prodotto, che il sorriso in foto è stato sdoganato).

In effetti le persone gioiose e sorridenti non godono di grande fama e stima nella quotidianità; gran parte delle persone serafiche sono (mal) considerate perché, nel momento attuale, “c’è poco da ridere”..

Questo punto lo trovo molto interessante se lo consideriamo alla luce di un altro passaggio importante, nella storia della fotografia.

In molte culture, la foto in sé, è associata alla credenza secondo cui questa, rubi l’anima; la foto è infatti una magia, una stregoneria che intrappola l’anima nella carta fotografica.

Ho spesso riflettuto su questa credenza e sul fatto che le persone sorridenti, siano additate come sciocche, insensibili e superficiali; quasi come se una persona poco propensa alla risata sia spaventata dalla possibilità che l’altro, ridendo, sia capace di rubare la sua anima..

Un altro spunto di riflessione, ci è fornito dalle nuove tecnologie in uso. Instagram che della foto fa uso e abuso, porta pian piano a una sorta di deumanizzazione (passatemi il termine), se pensiamo a tutte le sfide e ai selfie continui che vengono condivisi; da questo punto di vista sembra quasi che le culture aborigene possano avere ragione.

Mi fotografo per esserci, ma.. esisto davvero di più se sono impresso per un attimo che così facendo diventa eterno – fermo- mentre di statico nella vita non c’è assolutamente niente?

Da amante della fotografia, trovo il discorso profondamente affascinante..

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Mission “Save the Snails”.

Immagine Personale.

Una delle passioni “missioni” che ho, da sempre, è salvare le lumache. In qualsiasi posto io sia, qualsiasi cosa stia facendo.. se vedo una lumaca “in pericolo” provo a salvarla mettendola al sicuro nel primo spazio verde che incontro.

Non vi dico quando pulisco le verdure.. così mi ritrovo con un balcone invaso di lumachine..

Quando sono in Germania il tutto diventa tragicomico.. poiché ci sono alcuni posti piuttosto umidi dove le lumache sono pure troppe.. e io lì a correre a destra e sinistra nella speranza di salvare quante più lumache possibili…

Così per prendermi in giro è nata la Mission “Save the Snails”..

Chi più di una lumaca conosce l’importanza della “propria casa?”

Quanto vi sentite a casa e al sicuro?

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Come gli Altri.

Immagine Personale.

“Noi perdiamo tre quarti di noi stessi per essere come le altre persone”.

ARTHUR SCHOPENHAUER.

Quanto Altro c’è in me e quanto me c’è nell’Altro?

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Perdersi.

Immagine Personale.

” I bambini di solito non incolpano sé stessi per essersi persi.”

A. Freud
Immagine Personale.

Perdersi è davvero una colpa?

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Spazio.

Immagine Personale.

“Siamo consapevoli dello spazio vuoto in una foresta soltanto se quello spazio  fino a ieri era coperto da alberi.”

A. Freud

Immagine Personale.

Quanti alberi abbiamo “abbattuto” nella speranza di recuperare spazio libero?..

E questo spazio si è rivelato davvero spazio vitale o sentiamo la mancanza degli alberi?

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio