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Separazione.

Ogni volta che c’è una separazione perdiamo anche una parte di noi stessi. Siamo, appunto, se-partiti. La difficoltà di digerire una separazione non è solo la difficoltà di rinunciare a chi amavamo, ma è anche quella di perdere una parte di noi stessi, quella parte che il nostro amore faceva esistere”.

Massimo Recalcati

Molti pazienti evidenziano la componente legata al sentirsi derubati, persi, svuotati, quando una relazione finisce.

“Si è portato via tutto, i miei sorrisi, le miei gioie, il meglio di me lasciando qui solo il dolore. Lo odio per questo perchè non avrò mai più indietro la spensieratezza che ci univa”. L.

Ci si unisce, ci si concima reciprocamente e ci si lascia (talvolta). L’idea di restare quel che si era un tempo – in quel tempo mitico- in cui l’amore tutto poteva ci tiene legati, fermi, ancorati fissi e stabili rendendoci incapaci di inviare una piccola talea lontano (ma non troppo) da noi, al fine di attecchire in un nuovo terreno.

Il concime migliore resta la cura che a noi, dobbiamo.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Gioco per vincere?

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“Non si può giocare davvero a nessun gioco se si sa in anticipo di vincere sempre”.

Massimo Recalcati.

Sapete -ormai- che sono un’appassionata del gioco, sia esso in forma prettamente sportiva che – soprattutto- di fantasia.

Proprio la sfera della fantasia (che in psicoanalisi assume però sfumature particolari e specifiche; prima o poi mi toccherà un approfondimento), e del gioco mi sono ampiamente utili durante lo svolgimento/osservazione dei colloqui clinici.

Uno dei problemi maggiormente evidenziati, negli anni recenti, è proprio l’impossibilità dell’accettare da parte dell’utente di turno (che si tratti di un bambino o di un adulto) la possibilità di perdere.

Evitare e negare la possibilità di “non vincere” limita ampiamente la nostra possibilità di fare esperienza anche e soprattutto dell’errore.

Vincere senza godere della partita, senza sudare farsi male e sbucciarsi le ginocchia, sapendo che il trofeo è lì che ci aspetta ancora e ancora, rende il gioco di fatto nullo e finto.

A chi piace la finzione?

“Finisce bene quel che comincia male” .

Dott.ssa Giusy Di Maio.