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La capacità di essere solo in presenza di un’altra persona.

Il 7 Aprile 1896 nasceva Donald Winnicott, Pediatra e Psicoanalista. Ha dato un grandissimo contributo allo studio della Psicologia dei bambini, alle relazioni genitore – figlio e all’importanza dell’ambiente nello sviluppo psico – emotivo degli individui.

“L’essere solo in presenza di un’altra persona può verificarsi in uno stadio molto precoce, quando l’immaturità dell’io è naturalmente equilibrata dal sostegno dell’Io fornito dalla madre. Con il passare del tempo, l’individuo introietta la madre che dà sostegno all’Io ed in questo modo diventa capace di esser solo senza aver bisogno di far di frequente riferimento alla madre o al simbolo materno.”

Donald Winnicott – Sviluppo Affettivo e Ambiente
Donald Winnicott

Il bambino per poter definirsi con le parole “Io sono solo”, secondo Winnicott, implica prima di tutto che l’individuo si sia definito e strutturato come una unità. Dove è possibile anche la presenza di un mondo interno e un mondo esterno separati.

Poi è necessario che ci sia un ambiente esterno che lo protegge. Un ambiente che inizialmente è definito e costituito dalla madre “tutta presa” dal proprio bambino, orientata verso le richieste del proprio figlio.

Infine è necessario che il bambino percepisca la continuità dell’esistenza della madre e che sia per lui attendibile. Da questo aspetto nasce l’esperienza e quindi la capacità del bambino di essere solo anche in presenza degli altri.

Se questa esperienza non è stata sufficiente, la capacità di essere solo non può svilupparsi.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Psicologia e bambini. L’oggetto transizionale e la relazione madre – bambino. – PODCAST

La nostra prossima tappa ci permetterà di viaggiare ancora una volta nel mondo psichico del bambino. Guarderemo più da vicino alcune caratteristiche della relazione esclusiva madre bambino, degli aspetti percettivi reali e immaginativi e dell’ambiente.
Ci faremo guidare dalle interessanti teorie di Donald Winnicott; parleremo di oggetto transizionale, della relazione madre – bambino e dell’importanza delle funzioni di “handling e holding“, caratteristiche della “preoccupazione materna primaria” della “madre sufficientemente buona“.
Buon Ascolto..

Psicologia e bambini. L’oggetto transizionale e la relazione madre – bambino. – PODCAST – In viaggio con la Psicologia
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“In viaggio con la Psicologia”

dott. Gennaro Rinaldi

La gentilezza

“Un indicatore della salute mentale è la capacità di entrare nei pensieri, nei sentimenti, nelle speranze e nelle paure di un’altra persona. E di concedere a un’altra persona di fare lo stesso con noi”.

Donald Winnicott

L’atto gentile può definirsi come una condotta altruistica che promuove la cura degli altri. In psicologia sociale le condotte altruistiche sono spiegate attraverso la naturale attrazione tra individui della stessa specie e all’approvazione sociale che quasi sempre accompagna le condotte altruistiche. In psicoanalisi (in estrema sintesi) l’altruismo è visto come un superamento delle posizioni egoistiche che caratterizzano lo stadio narcisistico di sviluppo.

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In generale. la gentilezza, può riferirsi quell’insieme di comportamenti positivi verso l’altro che si riferiscono: all’essere accoglienti, empatici e altruisti.

Oggigiorno la capacità di farsi carico della vulnerabilità degli altri, e quindi della propria, spesso è inteso come un segno di fragilità.

Il fatto di poter avere bisogno dell’aiuto degli altri spesso è considerato una debolezza. Probabilmente solo ai bambini, alle persone malate e anziane, è permesso di usufruire dell’aiuto degli altri. Tutte le altre persone sono quasi obbligate a perseguire altre virtù, apparentemente necessarie per il confronto con gli altri, che sono: l’autosufficienza e l’autonomia. Tutti gli esseri umani hanno però bisogno, in qualche momento della propria vita, dell’aiuto e della gentilezza di qualcuno.

Gli uomini restano comunque animali sociali, nonostante tutto.

Del resto la gentilezza resta comunque sempre e comunque, la miglior arma per gestire le relazioni potenzialmente litigiose. Infatti, una risposta calma e serena ad un’aggressione verbale, ad esempio, evita un’escalation e seda, sul nascere la lite.

Avere un temperamento gentile, inoltre, evita arrabbiature eccessive e limita l’aggressività, che diventa spesso determinante in alcuni episodi di arresti cardiaci.

“Insegnare la gentilezza” ai bambini, fa sviluppare in loro la capacità di comprendere le emozioni degli altri (empatia), alimentando così il rispetto, la fiducia e la collaborazione tra compagni. Ciò potrebbe prevenire i comportamenti di bullismo fuori e dentro le scuole.

Quindi non sottovalutiamo la gentilezza e proviamo ad applicarla ogni giorno, potrebbe cambiarci la vita in positivo.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi