Archivi tag: Freud

Introversi ed estroversi

Chi è introverso e chi è estroverso? Sono termini che esprimono due aspetti del carattere di una persona totalmente opposti. L’introverso è generalmente descritto come una persona timida, insicura, chiusa, diffidente. Una persona sostanzialmente sola e con poca voglia di relazionarsi agli altri, a tratti addirittura ostile. L’estroverso invece è vista come una persona gentile, socievole, aperta, amabile e molto incline alle relazioni e alle amicizie.

Jung, che fu il primo a parlarne in psicologia, indica nell’estroverso un atteggiamento in cui vi è un volgersi della libido verso l’esterno; di contro nell’introverso vi è un atteggiamento caratterizzato da un “volgersi della libido verso l’interno”, quindi un rapporto abbastanza negativo con l’oggetto esterno (con gli altri).

Freud utilizzò invece il termine introversione per indicare il risultato o la conseguenza della frustrazione che il soggetto prova quando è in contatto con la realtà esterna. Questa intensa frustrazione porta ad un ripiegamento sulle proprie immagini e sui propri fantasmi. L’investimento libidico verso gli oggetti esterni, a causa di queste continue esperienze negative, sarà quindi convogliato sulla vita fantastica “nella quale crea nuove formazioni di desiderio e ravviva tracce di formazioni precedenti, di cui si è perso il ricordo” (Freud, 1912). L’introverso sarà così portato a chiudersi al mondo esterno per aprirsi nuovamente a piste regressive infantili.

Photo by Inga Seliverstova on Pexels.com

Insomma, questo dualismo è stato sempre molto dibattuto e ha sempre affascinato gli psicologi, ma soprattutto le persone.

“Gli introversi sono particolarmente sensibili alle avversità e tendono a spaventarsi e a preoccuparsi con maggiore frequenza degli estroversi, i quali riescono a stabilire maggiori legami con le altre persone proprio per la loro minore reattività. Se pensiamo che, per un essere umano, le altre persone sono i maggiori dispensatori di “ricompense” e “punizioni”, gli estroversi che sono meno sensibili alle punizioni, sono anche più propensi a cercare la compagnia degli altri di cui notano soprattutto i comportamenti di ricompensa.”

Anna Oliverio Ferraris

Voi come vi definireste introversi o estroversi? E quali sono i vantaggi e gli svantaggi del vostro carattere?

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Seguici anche su Twitter!!! https://twitter.com/Ilpensierononl1

Sicurezza.

Immagine Personale.

“L’umanità ha sempre barattato un po’ di felicità per un po’ di sicurezza”

S. Freud

La sicurezza è realmente fonte di conforto, bisogno costante di certezza che tiene e contiene o – forse- è una cintura che co-stringe impedendo di fare esperienza sperimentando l’insicura felicità?

Dott.ssa Giusy Di Maio.

(Non) Tornare.

Immagine Personale.

Das Unheimliche dal tedesco, termine utilizzato da Freud per indicare un particolare sentimento (o meglio, una certa attitudine) non assimilabile tout court alla paura, che si presenta quando qualcosa (persona, situazione, impressione) viene avvertita come familiare ed estranea allo stesso tempo provocando in maniera generica angoscia e una spiacevole sensazione di confusione.

Nella traduzione italiana il termine è reso con perturbante .

Il termine fu reso per la prima volta (in psicologia) da Ernst Jentsch (senza tuttavia individuarne la radice inconscia).

Ad un livello prettamente semantico trovo interessante il fatto che Unheimlich è il contrario di heimlich (heim- casa) che indica appunto “familiare, intimo, confortevole”.

Un-heimlich significa estraneo, non familiare.

In linea generale tutto ciò che è estraneo, genera paura e turbamento ma.. non è necessariamente sempre così.

La paura (nella sua accezione più pura del termine, per come ci è dato conoscerla), è una cosa; l’oggetto perturbante un’altra.. perchè?

Per essere realmente perturbante, qualcosa, deve presentare contemporaneamente caratteristiche di familiarità ed estraneità portando ad una sorta di dualismo affettivo.

Si tratta di qualcosa che potrebbe/dovrebbe (?) restare nascosto, celato e invece affiora, riaffiora, torna e ritorna presentandosi carne viva per sentimenti, sensazioni, affetti e ricordi.

Cosa (non) vuoi che ritorni prepotentemente alla ribalta?

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Sofferenza.

Immagine Personale.

“Se davvero la sofferenza impartisse lezioni, il mondo sarebbe popolato da soli saggi e invece, il dolore non ha niente da insegnare a chi non trova il coraggio e la forza di starlo ad ascoltare”.

S., Freud.

Quanto siamo realmente consapevoli di quel che stiamo sentendo? Il nostro è vero ascolto “nei nostri confronti”?

Dott.ssa Giusy Di Maio

Depressione ? Autostima?

Immagine Personale.

“Prima di autodiagnosticarti la depressione o la bassa autostima, assicurati di non essere circondato da idioti! “

S. Freud

Prima di credere e aderire a un’idea, chiediti se (e quanto) di quell’idea sia realmente tua e quanto (di quell’idea) sia frutto di proiezioni altrui.

Dubita sapendo di valere.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Senza Parole: musica e inconscio.

Immagine Personale.

E’ possibile pensare all’inconscio partendo dal discorso musicale?

Da Freud in poi sentiremo parlare di inconscio non intendendolo come in precedenza era stato fatto ad esempio, dagli artisti romantici, dove la parola era usata per indicare l’interiorità oscura, l’inquietudine, la follia o l’irrazionalità.

Senza indagare troppo la questione “prima di Freud”, è con Sigmund stesso che l’inconscio viene pensato non più a partire dai suoi contenuti, ma dalle sue qualità formali, dal suo modo di funzionare, dalle sue formazioni. Ne deriva che la realtà dell’inconscio si manifesta sia nelle “cose da decifrare”, che in quelle che resistono a tale decifrazione; si manifesta soprattutto nelle dimenticanze, nel ricordo di quel che non è esistito, nella coazione a ripetere, nelle cose che non si riescono a pensare e dire, negli atti mancati.

L’inconscio diventa posto vuoto, cesura tra ciò che potrebbe e (forse?) non è; inconscio senza “rappresentazione” in quanto non è un contenuto o una data funzione localizzabile nel cervello, in un luogo stabile e preciso.

Jacques Lacan comincerà a ripensare all’inconscio guardando al linguaggio musicale.

Prima però di Lacan uno dei primi ad affrontare il rapporto “musica e psicoanalisi” fu Theodor Reik; ciò che Reik fece fu comprendere l’analogia tra ascolto musicale e ascolto psicoanalitico.

Reik introdusse infatti l’idea di un ascolto “il terzo orecchio” orientato non al contenuto e significati ma alle forme espressive cui ricorre il paziente durante il racconto. Diventano importanti ritmi, silenzi, prosodia, pause, tono, tutti elementi che ritroviamo nel discorso musicale. L’analista così facendo riesce a cogliere gli “infrasuoni del discorso inconscio” andando ben oltre il mondo apparente fatto di suoni che possono solo apparire consonanti, celando invece dissonanze o accordi non ben armonizzati.

Lacan riprenderà la funzione del suono dello shofar (corno ebraico). Generalmente si tratta di un corno di ariete che viene usato in momenti di raccoglimento, fede, pentimento dove offre un sottofondo sonoro particolarmente adatto a rendere sentimenti di commozione (di tale strumento si parla anche nella Bibbia).

Quando Lacan pensa al suono di tale strumento (soprattutto alla luce di come viene presentato e della funzione che ha nella Bibbia stessa), si chiede se si tratti di un semplice strumento o se, invece, non sia una voce, un sostituto della parola che reclama (in tal caso, obbedienza).

Se immaginiamo una musica, una melodia, percepiamo una sequenza di suoni “diciamo” armonica (il discorso sarebbe molto più ampio specie alla luce di moderni generi musicali non del tutto consonanti); di una melodia riconosco un ordine, una struttura e un codice in sostanza: un discorso.

Un discorso che può dire senza dire, analogamente a quanto un suono musicale può fare presentandosi come significante di qualcosa che non c’è (non in maniera visibile). Anche l’inconscio può presentarsi come costituito da qualcosa che “sta al posto di”.

Il significante prende il sopravvento sul significato e così come in una composizione artistica non mi fermo al suo significato immediato, scavo e scovo nell’inconscio tracce di significazione nascoste, celate tra le mille note raggruppate che creano trilli, acciaccature (in musica piccola nota che vediamo attaccata alla nota principale che suonata prima di, toglie una frazione di durata molto breve alla nota principale), abbellimenti del nostro mondo interno.

(Gli abbellimenti sono – brevemente- in musica note o gruppi di note accessorie, ornamentali, che sono inserite tra le note principali di una melodia per dare maggiore grazia al discorso musicale).

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Attuale dell’attualità.

Fonte Immagine Google.

In psicologia delle masse ed analisi dell’Io (1921) Freud sostiene l’importanza di muovere dalle idee di Le Bon per comprendere come agisca la massa, definita da Le Bon stesso nel seguente modo

“La massa psicologica è una creatura provvisoria, composta di elementi eterogenei saldati assieme per un istane”, Le Bon, 1895, Psicologia delle folle.

Si tratta di individui che per il solo stare insieme in un dato momento, acquisiscono un’anima collettiva.

Le Bon ritiene che:

  1. l’individuo quando si trova in una massa, acquisisce per un mero discorso numerico (quanti più siamo, più forti diventiamo) un sentimento di potenza invincibile; ciò gli permette di cedere a istinti che se fosse rimasto solo, avrebbe tenuto a freno: “vi cederà tanto più volentieri in quanto – la massa essendo anonima e irresponsabile – il senso di responsabilità, che raffrena sempre gli individui, scompare del tutto”. Il risultato sarà quindi la riduzione del senso di responsabilità e del corretto rapporto con la realtà.
  2. Un altro meccanismo alla base del funzionamento delle masse è il contagio mentale con cui ogni sentimento, azione o atto, diviene contagioso tanto che l’individuo sacrifica i propri interessi per perseguire uno scopo collettivo.
  3. Terzo meccanismo è quello della suggestionabilità (di cui il contagio mentale è l’effetto) che conduce ad un annullamento della volontà personale; ne deriva che l’individuo non è più consapevole di quel che fa e “in lui, come nell’ipnotizzato, talune facoltà possono essere spinte a un grado di estrema esaltazione mentre altre sono distrutte. L’influenza di una suggestione lo indurrà con irresistibile impeto a compiere certi atti”.

AttualMente.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.