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L’esperimento di Köhler: Sultan e la banana. PODCAST.

Dimmi la verità: riusciresti ad essere più intelligente di uno scimpanzé?

La Gestalt (in particolare Wolfgang Köhler), ha studiato un fenomeno che prende il nome di “insight” proprio partendo dall’osservazione del comportamento di uno scimpanzé (Sultan) innanzi a una situazione problematica.
Chissà tu cosa avresti fatto, al posto di Sultan…

Buon viaggio e buon ascolto.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Psicologia, Percezione, Gestalt e attribuzione di significati.

Percepire significa innanzitutto prestare attenzione e la memoria pare inevitabilmente legata a tale processo.

Inoltre, dagli studi effettuati dalla Psicologia della Gestalt è stato possibile comprendere alcuni importanti meccanismi alla base dell’esperienza percettiva, in particolare quella visiva. Wertheimer e Kohler affermano che, in generale, un’immagine visiva viene organizzata in una parte centrale e in uno sfondo, come dimostrato dagli studi delle figure reversibili (di Rubin).

Vaso di Rubin

Altro aspetto importante è il raggruppamento percettivo, cioè la tendenza a organizzare gli elementi presenti nel campo visivo in schemi di significato. La Psicologia della Gestalt studia quindi le relazioni tra gli oggetti reali, lo stimolo che forniscono in relazione alla loro forma e il modo in cui l’individuo le trasforma in percezioni.

La Gestalt spiega la percezione degli oggetti attraverso le qualità fisiche dello stimolo – oggetto e dei meccanismi neuro-biologici, non esclude però l’influenza dell’esperienza passata (buona forma).

Le teorie cognitive e quelle della psicologia sociale, sottolineano invece l’importanza che assumono la conoscenza passata, le motivazioni, gli interessi, le relazioni umane nella costruzione attiva dell’esperienza percettiva, che risulta essere estremamente personale e variabile, anche nello stesso individuo, in momenti diversi.

Percepire significa anche attribuire dei significati.

Tale concezione più ampia della funzione percettiva ha dato agli psicologi la possibilità di ritenerla estremamente utile come elemento da valutare nell’ambito della Psicologia Clinica e nella valutazione diagnostica degli individui.

Attraverso le tecniche proiettive risulta infatti evidente il modo in cui il soggetto si relaziona con lo stimolo mostrato e quindi con le sue strutture psichiche profonde come accade ad esempio con il reattivo di Wartegg.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Concetti in Pillole: Apprendere ad Apprendere.

Photo by NEOSiAM 2021 on Pexels.com

Con il termine apprendimento ci si riferisce al cambiamento relativamente stabile del comportamento di un soggetto rispetto a una specifica situazione sperimentata ripetutamente.

Ne deriva che per ottenere l’apprendimento, c’è bisogno della ripetizione dell’esperienza. A tal proposito possiamo seguire :

Le teorie Associazioniste (Teorie stimolo- risposta) o le Teorie Cognitive Classiche.

Teorie Associazioniste: Si tratta di teorie di derivazione empirista che confluiscono nell’approccio comportamentista. Il soggetto si limita a registrare passivamente gli stimoli che riceve dall’ambiente. Ciò che impara è pertanto una copia di ciò di cui si è fatta esperienza. L’apprendimento è quindi abitudine, capacità a fare qualcosa.

Teorie Cognitive classiche: un esempio è la Gestalt; tali teorie fondano l’apprendimento su un processo di elaborazione intelligente degli stimoli presenti nell’ambiente. Il soggetto agisce sull’ambiente attivamente utilizzando diverse funzioni cognitive per elaborare stimoli nuovi. Ciò che resta nel repertorio comportamentale di un individuo non è riproduzione del percepito, ma avviene tramite un processo di elaborazione. L’unico oggetto di studio scientificamente misurabile è il comportamento manifesto esibito in seguito all’esposizione ripetuta e controllata a stimoli ambientali.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Gestalt.

Fonte Immagine Google.

“Urlare e battere i pugni, usare il tamburo, mi ha liberato. Ho potuto piangere e versare tutte le lacrime che non sapevo nemmeno di avere dentro di me. Mi sono ricordato di quando Io ero bambino, solo e spaventato. Dire che Io ero arrabbiato, triste e frustrato mi ha fatto capire che sono importante e che anche la mia famiglia è importante per me.

Io non abito una casa ma un luogo fatto di cose e persone che per me, sono importanti”.

Il viaggio alla scoperta dei diversi approcci terapeutici continua oggi, andando a conoscere maggiormente la terapia della Gestalt, un approccio che nonostante la sua età viene tutt’oggi visto come innovativo a causa di alcune tecniche piuttosto originali, messe in atto.

Buona Lettura.

Quello che descriverò brevemente oggi, è un approccio terapeutico “Terapia della Gestalt” sviluppatosi intorno agli anni 50 da Frederick Perls. Il suo fondatore era uno psicologo molto carismatico che ideò un approccio molto “vivo e diretto”, e per nulla statico.

I terapeuti della Gestalt insegnano ai propri clienti l’importanza dell’accettazione di sè facendo leva sulla sfida e anche sulla frustrazione. Perls infatti tendeva ad usare tecniche come giochi di ruolo, la frustrazione abile e diverse altre tipologie di esercizi.

Nella tecnica della frustrazione abile, ad esempio, i terapeuti si rifiutano di rispondere alle aspettative o richieste del cliente. Tale uso della frustrazione mira a far comprendere quanto spesso le persone cerchino di manipolare gli altri per soddisfare i propri bisogni.

Nella tecnica del gioco di ruolo, i terapeuti insegnano al paziente la recita di ruoli diversi; la persona può fingere di essere qualcun altro oppure fingere di essere un oggetto o una parte del corpo. Tramite il gioco di ruolo, facendosi prestare le parole da un oggetto o un’alta persona, si può arrivare ad avere un coinvolgimento emotivo molto forte.

Molti danno sfogo a sentimenti, si arrabbiano, tirano pugni (anche molto violenti), danno calci o urlano; questa esperienza porta a “fare proprio” (accettare) tutti quei sentimenti che li facevano sentire a disagio.

Perls inoltre sviluppò anche delle regole utili ad aiutare il cliente ad osservarsi più da vicino. Le persone sono incoraggiate ad esprimersi in prima persona dicendo pertanto “Io ho paura” e non “questa situazione è spaventosa”; “Io sono bello” e non “Oggi sono carino”.

Altra regola è vivere qui ed ora portando il paziente a comprendere che “vivi ora, i tuoi bisogni nascono ora e devi rendertene conto ora”.

Uno dei focus per eccellenza è pertanto aiutare il paziente a capire l’entità dei propri sentimenti e soprattutto esprimerli. Uno degli oggetti più utilizzati è il tamburo che incoraggia i pazienti (battendoci sopra) a liberarsi dei ricordi traumatici e a cambiare le proprie convinzioni erronee .

Le procedure da usare seguono uno schema ben preciso e sottendono la costante vicinanza e guida del terapeuta formato appositamente per questo.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Sei più intelligente di uno scimpanzè?

Fonte Immagine “Google”.

L’approfondimento che voglio proporvi oggi, concerne dei famosi studi condotti nell’ambito della psicologia della Gestalt da Wolfgang Kohler.

Gestalt significa “buona forma” è infatti un termine tedesco usato per indicare una specifica corrente psicologica (psicologia della forma o della rappresentazione-Gestaltpsychologie) i cui studi si focalizzarono in particolare sugli aspetti percettivi e del ragionamento/risoluzione di un problema. La Gestalt contribuì con i suoi studi, ad ampliare le teorie concernenti l’apprendimento, la memoria e il pensiero.

Cosa c’entra allora uno scimpanzè?

Buona lettura.

Kohler tra il 1913 e il 1917 decise di sottoporre delle situazioni problematiche a degli scimpanzé, per vedere se e come, le scimmie riuscissero a risolvere tali situazioni.

L’esperimento consisteva nel mettere una banana fuori dalla gabbia di uno scimpanzé che, nel caso specifico, si chiamava Sultan. La banana si trovava ad una distanza superiore a quella del braccio dell’animale.

Sultan comincia con diversi tentativi, a provare ad avvicinarsi alla banana; resosi conto che questa è troppo lontana, comincia a guardarsi intorno. All’interno della gabbia ci sono una serie di canne di bambù; Sultan decide di infilare le canne l’una dentro l’altra fino a quando – ottenuta una canna abbastanza lunga – non decide di usarla per arrivare alla banana.

L’esperimento fu ripetuto anche con altri oggetti, ad esempio una cassa su cui salire. Kohler ritenne che i tentativi di Sultan non fossero casuali, ma tentativi intelligenti in quanto derivati dopo l’osservazione, da parte dell’animale, dell’ambiente circostante. In tutti i casi, infatti, Sultan riusciva ad arrivare alla banana comprendendo che uso fare dell’oggetto a disposizione.

L’apprendimento avviene quindi per insight ovvero dopo una improvvisa scoperta di un “nuovo” modo di interpretare la realtà e il mondo circostante. L’insight è pertanto una scoperta di nuovi rapporti tra gli elementi; rapporti che sono ora diversi rispetto a quelli precedenti. Ciò però che i gestaltisti evidenziano è che l’insight non nega l’esperienza e le soluzioni passate; nei casi in cui la situazione non consente l’uso di nuove strategie, il soggetto ricorre a ciò che è già noto.

L’insight definisce quindi una intuizione nella sua forma immediata e improvvisa.

Dal minuto 1:02 l’esperimento della banana. https://www.youtube.com/watch?v=6-YWrPzsmEE

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.