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Narcisismo sano e narcisismo patologico.

Come già descritto nel post di qualche giorno fa “Il Narcisismo i primi studi” l’interesse verso il narcisismo e le sue implicazioni normali e patologiche, individuali e sociali, sono state davvero numerose. Oggi proverò a focalizzare l’attenzione a quel continuum che lega gli aspetti sani e positivi del narcisismo, all’altra faccia della medaglia, rappresentata dal narcisismo patologico.

NARCISISMO SANO E PATOLOGICO

Nella pratica clinica Psicopatologica e Psichiatrica contemporanea non è semplice cogliere la differenza tra narcisismo sano e narcisismo patologico. Certamente una certa quantità di amor proprio non solo è normale, ma anche auspicabile per una persona. Qual è allora il confine che può differenziare un narcisismo sano da uno patologico?

Le forme patologiche di narcisismo si possono identificare, ad esempio, tramite la qualità delle relazioni che la persona instaura con gli altri. I narcisisti sembrano incapaci di amare. Una persona con disturbo narcisistico di personalità tratta gli altri come oggetti da usare ed abbandonare secondo i suoi bisogni. Pare essere incurante dei loro sentimenti. Inoltre i narcisisti patologici sono soliti interrompere una relazione dopo un breve periodo di tempo, di solito quando l’altro incomincia a porre richieste relative ai suoi bisogni. Le relazioni dei narcisisti difficilmente funzionano perché il narcisista è incapace di mantenere il proprio sentimento di autostima. Nelle relazioni interpersonali sane, invece, si possono notare sin da subito alcune caratteristiche, quali: l’empatia e la preoccupazione per i sentimenti dell’altro, un interesse per le idee altrui, la capacità di tollerare ambivalenza nelle relazioni di lunga durata e la capacità di riconoscere il proprio contributo nei conflitti interpersonali. Anche nelle relazioni sane può capitare che uno dei due partner, in alcuni casi, possa servirsi dell’altro per gratificare i propri bisogni, ma questo comportamento è occasionale e non rappresenta uno stile pervasivo di porsi in relazione con gli altri.

NARCISISTA INCONSAPEVOLE E NARCISISTA IPERVIGILE

La letteratura scientifica identifica aspetti di un continuum nel disturbo narcisistico di personalità. Gli estremi di questa linea immaginaria sono occupati rispettivamente dal “narcisista inconsapevole” e dal “narcisista ipervigile”. Questi termini si riferiscono specificamente allo stile di interazione prevalente del soggetto, sia nella relazione di transfert col terapeuta sia nelle relazioni sociali in generale.

Il narcisista inconsapevole non ha consapevolezza delle reazioni degli altri, è insensibile ai bisogni delle altre persone, mostra un evidente bisogno di essere al centro dell’attenzione e i suoi discorsi sono ricchi di riferimenti ai suoi successi. Questo tipo di narcisismo è quello che in genere viene descritto nei manuali diagnostici (DSM IV – DSM V – ICD 10) per indicare le persone con disturbo narcisistico di personalità.

Il narcisista ipervigile, al contrario dell’ “inconsapevole”, è estremamente sensibile al modo in cui gli altri reagiscono nei suoi confronti, anzi la sua attenzione è costantemente diretta verso gli altri. Il narcisista ipervigile si presenta infatti come timido e inibito, evita di mettersi in luce perché convinto di essere rifiutato e umiliato, e tende a sentirsi continuamente offeso. Inoltre prova un profondo senso di vergogna connesso al segreto desiderio di esibirsi con modalità grandiose. Il narcisista ipervigile pare sentirsi sempre inadeguato e intrinsecamente difettoso.

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Nonostante entrambi paiono lottare per mantenere e sostenere la propria autostima, le modalità che utilizzano sono estremamente diverse. Insomma, il narcisista inconsapevole tenta di impressionare gli altri con le sue qualità; mentre il narcisista ipervigile evita tutte le situazioni in cui può sentirsi vulnerabile e studia attentamente gli altri per apparire come si deve (come vogliono gli altri o come vuole che gli altri lo vedano). Egli attribuisce proiettivamente agli altri la disapprovazione che nutre nei confronti delle sue fantasie grandiose.

Può capitare che queste due tipologie possano presentarsi in forma pura (cioè con caratteristiche uniche e ben definite per ipervigile o inconsapevole). Capita però che molte persone portino una miscela di caratteristiche fenomenologiche di entrambi i tipi di narcisismo.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Paranoie e Paranoici. Tra pensiero e personalità.

Oggi il termine Paranoia è spesso utilizzato in maniera errata,(rispetto al suo reale significato), in particolar modo nel gergo giovanile dove il termine sembra essere spesso utilizzato come rafforzativo di noia o in maniera imprecisa, per evidenziare una personale situazione di ansia, forte stress, paura e angoscia, dovuta a situazioni spiacevoli personali (andare in paranoia, cadere in paranoia, stare in paranoia) e a condizioni passeggere di alterazioni mentali legate all’assunzione di droghe o alcol (“questa roba mi fa andare in para”).

Il termine Paranoia (in psicologia e psichiatria) in realtà indica uno stile pervasivo del pensiero legato a un sistema di convinzioni, spesso a tema persecutorio che però non corrispondono alla realtà. In realtà il significato del termine ha subito numerose variazioni nel corso degli anni e dell’evoluzione degli studi clinici in psicologia e psichiatria. Inizialmente, infatti il termine “paranoia” (utilizzato già in greco, con il significato di “follia”), venne ripreso dallo psichiatra Emil Kraepelin per indicare generalmente disturbi psichiatrici caratterizzati da deliri e credenze illusorie, senza la compromissione delle facoltà cognitive, e anche da Freud tra la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento, per indicare deliri e presenza di voci interiori in alcuni casi di psicosi da lui trattati.

Immagine google – the telegraph

Oggi il termine in sé, viene essenzialmente usato per indicare uno stile di pensiero caratterizzato da una serie di credenze a tema persecutorio. Il pensiero paranoide e i deliri paranoidei, ad esempio, caratterizzano alcuni disturbi e quadri clinici più complessi, come le psicosi (schizofrenia), episodi psicotici correlati all’uso di sostanze o in alcuni casi, le demenze.

Il pensiero paranoide è uno stile pervasivo di pensare e relazionarsi agli altri particolarmente rigido ed ego sintonico che caratterizza quello che nei principali manuali diagnostici Psichiatrici e Psicologici-Psicodinamici (Dsm IV – V, ICD 10, Gabbard e Pdm) come Disturbo di Personalità Paranoide.

L’ ICD 10 ne dà questa definizione :“Disturbo di personalità caratterizzato da eccessiva sensibilità ai contrattempi, da incapacità a perdonare le offese, da sospettosità e tendenza a distorcere l’esperienza interpretando azioni neutrali o amichevoli di altri come ostili e offensive, da sospetti ricorrenti, ingiustificati, riguardo alla fedeltà sessuale del coniuge o del partner sessuale, e da un senso tenace e combattivo dei diritti personali. Vi può essere inclinazione a dare eccessiva importanza alla propria persona e vi è spesso eccessivo autoriferimento” F 60.0 (ICD 10, 2011).

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Le persone con questo disturbo di personalità generalmente sono alla costante ricerca di lati oscuri e tracce della verità che viene loro celata e che va oltre l’apparente significato della situazione che hanno vissuto. Sono praticamente incapaci a rilassarsi perché sono quasi sempre iperattivati a causa della loro indole al controllo e alla sospettosità dilagante. Questo loro atteggiamento, generalmente li porta ad una distorsione del “significato” della realtà ( ma non della sua percezione). Dal punto di vista psicodinamico si può dire che la persona resta nella posizione schizoparanoide, scinde e proietta nel mondo esterno la “propria cattiveria”; in questo modo la persona vivrà in un mondo di relazioni in cui il proprio ruolo sarà quello della vittima alle prese, costantemente, con aggressori o persecutori esterni (i due meccanismi di difesa principali sono quelli della proiezione e della identificazione proiettiva)

Questo può seriamente compromettere la maggior parte delle relazioni, che saranno discontinue, perché la persona si approccerà a tutte le relazioni con il sospetto e l’idea che “prima o poi finirà o succederà qualcosa che mi deluderà”. Può capitare in tal senso che la persona si trovi a vivere una costante angoscia legata alla convinzione che il mondo sia popolato da potenziali nemici bugiardi, ipocriti, inaffidabili. Questo li spinge ad essere molto controllanti, ma con una stima deficitaria di se stessi, che però possono compensare con sentimenti di grandiosità.  Inoltre sono terribilmente preoccupati che persone rappresentanti l’autorità li umilino o si aspettino di vederli sottomessi. Una paura ricorrente è quella di dover essere soggetti al controllo esterno. Ad esempio, in contesti lavorativi, possono temere che chiunque cerchi di avvicinarli (per qualunque motivo) stia segretamente tramando di sopraffarli.

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Per le persone con un Disturbo Paranoide di Personalità è davvero molto utile la Psicoterapia, infatti, nonostante sia complicato l’instaurarsi di un buona alleanza terapeutica con il terapeuta, dopo il paziente può cominciare a trarne grossi benefici. La Psicoterapia può infatti aiutare la persona a distinguere e discernere, tra aspetti legati alle emozioni e quelli legati alla realtà. Inoltre, il fatto di contenere i sentimenti piuttosto che agirli, in terapia, può offrire al paziente la possibilità di una relazione d’oggetto nuova che con il tempo può essere interiorizzata. Inoltre, una nuova visione e prospettiva può garantire un cambiamento del modello relazionale e comunicativo della persona. Il paziente, infatti, giunge a un “dubbio creativo” sulle proprie percezioni del mondo. Ciò porta ad un lento e graduale cambiamento in positivo, per il paziente, per la famiglia e le relazioni. ��

dott. Gennaro Rinaldi