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Quando (anche) i giovani professionisti si stancano.

Una paziente – qualche giorno fa- ha avuto un profondo attacco di panico. La donna, sofferente di ipocondria, ha avuto un crollo in seguito ad una certa vicenda.

La sua ipocondria è aumentata a dismisura a causa delle continue, incessanti, pressanti, logoranti e nauseanti notizie messe in circolo per tutto ciò che concerne il vaccino.

L’attacco di panico peggiore che abbia mai visto (ha battuto anche quello di una persona di cui già parlai qualche mese fa), è stato talmente forte da lasciare ombra persino su noi psy.

Sono molto stanca.

Ho pensato.. ragionato..

Nessuno di noi può sapere, in una settimana, mese o anno quanti eventi fortuiti (negativi) possono accadere ad una persona; nessuno (perché prima della pandemia questi dati a noi non interessavano minimamente) sapeva quanta gente (giovani o meno giovani, in salute o meno), fosse morta all’improvviso senza alcun sintomo o malattia.

Hai presente Eriksen?

Un calciatore che a pochissimi minuti dall’inizio di una partita cade a terra (più morto che vivo) con il cuore che si ferma.

Bum.

Stop.

Controlli su controlli, allenamenti, alimentazione sanissima, vita regolare.

Eppure accade.

A me non interessa entrare nel merito delle polemiche: sono stanca ed è difficile contenere ogni giorno un disagio che a momenti, si fa tuo (sì.. gli studi sono pieni di gente che ha paura di morire e parlare della morte, continuamente, non ha nulla di affascinante o poetico).

Mi rendo conto che la logica ha abbandonato ogni sua logicità intrinseca e come dico sempre “ognuno con le sue scelte si rende libero” (però, la persona, deve avere il coraggio di portare avanti al 100% la sua scelta senza vomitare sull’altro, a mo’ di scarica pulsionale, miliardi di motivazioni).

Vi saluto dallo studio, col “bavaglio”..

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Una dottoressa in viaggio (dalla scrivania).

Il clima di oggi – blandamente autunnale- (cosa che non mi rende felice), mi riporta alla mente ricordi.

Non sopporto le nuvole, oltre al mal di testa mi sanno di malinconia (inoltre ho già fatto cadere una caterva di cose)..

Oltre a questi dettagli bizzarri è accaduto però, un fatto..

L’inaspettato profumo di natura bagnata, mi ha riportato alla mente la mia amata Baviera.

Ho deciso di condividere con voi qualche foto “non altrimenti specificata”; è estate, non sono in vacanza e la voglia di tornare a viaggiare si fa ogni giorno più pressante.

Le famose strade del caso ci portarono a Monaco di Baviera (la prima volta più di 11 anni fa) e il caso mi regalò uno degli amori più grandi, tanto da ritornare – negli anni- più e più volte.

Monaco è una città incredibile e i Bavaresi un meraviglioso popolo!

Bis bald. Tschüss!

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Schwangau-Fussen

“In viaggio la cosa migliore è perdersi. Quando ci si smarrisce, i progetti lasciano il posto alle sorprese, ed è allora, ma solamente allora, che il viaggio comincia”

 Nicolas Bouvier

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Respirare.

Ci sarà una (sola) stretta di mano che diventerà un unico solco di compatibilità assoluta:

un solco in cui la pelle si sentirà al sicuro e potrà respirare l’infinito.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Il più veloce..

“Una cima raggiunta è il bordo di confine tra il finito e l’immenso.”

Erri De Luca

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“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Come le Nuvole.

Amfiteatre de Tarragona.

I veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché. I loro desideri hanno le forme delle nuvole“.

Charles Baudelaire

Come le nuvole i miei desideri corrono lievi lungo le strade del caso che mi portano a casa.

Ovunque – nel mondo- è casa mia.

Fa la scelta giusta per te e per l’altro..

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

“Ero in una spirale buia.. avevo perso il mio compagno, ma non posso continuare così.. lo devo anche a mio figlio”

Un caffè (freddo) con i dottori – Rubrica settimanale –

Disclaimer:

Coloro che inviano la mail, acconsentono alla resa pubblica di quanto espressamente detto. Tutte le informazioni personali (ad esempio nome), così come tutti gli altri dati sensibili, sono coperti dal segreto professionale e dalla tutela del cliente (ART.4,9,11,17,28, Codice Deontologico degli Psicologi). Le fonti di invio delle mail sono molteplici (non legate al solo wordpress).

Per la rubrica “Una caffè freddo con i dottori”, ho scelto di rispondere ad una mamma di un bambino di 6 anni. Nella mail ci racconta della perdita del suo compagno, del dolore provato e di alcuni suoi timori, conditi da tante domande sul futuro suo e di suo figlio. Ecco la sua lettera:

” Buonasera dottori, approfitto di questa rubrica per chiedere una cosa che mi frulla per la mente da un po’ di tempo. Premetto che sono mamma di un bambino di 6 anni e mezzo. Purtroppo il mio compagno, padre di mio figlio è morto a causa di una malattia circa due anni e mezzo fa, nel 2019, mio figlio aveva 4 anni. Non vi nascondo che sono stata molto male per diversi mesi, ero entrata in una spirale molto buia. Tutt’ora non credo ancora di esserne uscita completamente. Il mio medico di base mi ha consigliato più volte di iniziare un sostegno psicologico, ma non ho mai avuto il coraggio di iniziare. La mia mente non era molto lucida e ho preferito cominciare a prendere i farmaci prescritti dal medico. Ora a distanza di due anni e mezzo e con questo periodo difficile che abbiamo vissuto tutti, comincio a capire che ho bisogno di uscirne definitivamente. Non posso continuare così. Lo devo anche a mio figlio. Lui nota la mia tristezza, mi vede spesso piangere. Dovrei essere io a consolarlo e no lui a me. Probabilmente quello che mi spinge a cambiare le cose è anche il fatto che ho incontrato, due mesi fa, un mio ex compagno di classe del liceo, anche lui reduce da una brutta storia. E credo di trovarmi bene con la sua compagnia.. ma ho paura di tradire il mio compagno, di fare un torto a mio figlio. Mio figlio me lo perdonerà? Lui ricorda ancora bene il padre.. Accetterà la presenza di quest’uomo? Sono giorni che i sensi di colpa mi travolgono. So che le vostre risposte non possono risolvere tutto e subito, ma mi farebbe piacere avere un vostro parere e se potreste darmi un consiglio. Grazie.”

Photo by Taryn Elliott on Pexels.com

Non è mai troppo tardi per cambiare le cose e non è mai troppo presto per cominciare a farlo. Probabilmente questa sua voglia di riprendersi di nuovo la vita in mano è realistica rispetto al fatto che ci sono le condizioni per riprendere in mano il timone della sua vita e ricominciare a “comandare” e decidere la direzione da prendere.

Innanzitutto vorrei che prendesse seriamente in considerazione il consiglio che le ha dato il suo medico. Iniziare una psicoterapia la potrebbe “sostenere e contenere” nel suo percorso di ri-costruzione personale e inoltre la potrebbe anche dare un grosso aiuto per riequilibrare alcuni aspetti relazionali legati alla genitorialità

Se quella che sta nascendo, con questo suo ex compagno di classe, è una relazione d’amore sincera e sana, non sarà di intralcio alla crescita di suo figlio. Anzi potrà colmare quel vuoto che ora caratterizza la vostra vita e lo aiuterebbe moltissimo a scaricarsi di pesi emotivi e responsabilità che potrebbero intralciare il suo normale percorso di crescita e sviluppo psicologico, cognitivo ed emotivo, rischiando di fargli saltare step importanti di sviluppo.

Se lei comincerà ad affrontare le sue paure e risolverà, metabolizzando, i nodi del lutto e della sua vita personale e familiare, con la psicoterapia e nel frattempo serenamente farà entrare nella sua e nella vostra vita (quella sua e di suo figlio) una terza persona, tutto diventerà più sostenibile e gradualmente le vostre vite cambieranno.

Se lei accetterà di ri-costruire e ri-partire da una nuova relazione, lasciando andare il capitolo precedente della sua vita, rimettendosi in gioco, allora anche suo figlio la seguirà. Comprenderà e accetterà la nuova figura genitoriale, conservando però sempre il ricordo di suo padre..

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Relazioni d’affetto.

“Per crescere i figli in modo felice c’è una sola soluzione: le relazioni d’affetto, sia che si tratti di una coppia etero sia che si tratti di una omosessuale. Là dove vige l’amore si cresce bene, là dove vige la violenza o il gelo emotivo si cresce male.“

Umberto Galimberti (Psicoanalista e Filosofo)
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Ciò che rende problematico lo sviluppo e la crescita dei propri figli sono proprio quelle relazioni familiari dove vige gelo emotivo, rigidità, violenza fisica e psicologica, ambiguità, intolleranza e rabbia. Le relazioni d’affetto sane, a prescindere dal tipo di coppia che va a formare una famiglia, garantiscono un ambiente ideale, in cui crescere e formarsi come individui.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi