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Coincidenze dell’anima.

“Io credo che le sole cose sicure in questo mondo siano le coincidenze”.

Leonardo Sciascia.

…Che (poi) non esistono…

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Tanto lo faccio dopo..

“Quando si rimanda il raccolto, i frutti marciscono; ma quando si rimandano i problemi, essi non cessano di crescere.”

Paolo Coelho
  • P: Dottore, noi ci conosciamo da poco, lo so, ma le devo fare una domanda: perché tutte le volte che sono andata da uno psicologo, tutti mi hanno detto che devo provare ad affrontarli i problemi, di non rimandare sempre..? Io sta’ cosa non la capisco..
  • D: Beh.. ci pensi bene.. Io sono il quarto psicoterapeuta che consulta, in pochi mesi. Pare stia rimandando a tutti i costi anche la sua Psicoterapia..
Tanto lo faccio dopo – The Jackal

“Non c’è nulla di così faticoso come sostenere l’eterno peso di un compito non concluso.”

William James

Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Umore e Postura

Le nostre emozioni possono influenzare la nostra postura corporea?

Certamente si, ed è abbastanza evidente che alcuni stati emotivi hanno posture corporee caratteristiche, come nel caso della depressione.

Alcuni studi sulle nuove prospettive dell’embodied cognition suggeriscono che potrebbe anche valere il contrario, e cioè che in alcuni casi è proprio la postura che assumiamo che può avere una influenza diretta sulle nostre emozioni.

Secondo la embodied cognition corpo e mente sono profondamente legati l’uno all’altro e quindi i processi cognitivi hanno una influenza diretta con il corpo e il corpo influenza i processi mentali, ed entrambi hanno una interazione diretta e continua con il mondo circostante. Quindi anche il corpo e nel caso specifico, la postura, può determinare stati mentali specifici.

Gli studi in questo ambito hanno mostrato che assumere una postura dritta può avere effetti significativi sulle nostre emozioni e sul nostro umore; può, ad esempio, renderci più orgogliosi dopo un successo, dotarci di maggiore autostima, aumentare le nostre abilità nell’approcciare a compiti complessi e stressanti, fronteggiare efficacemente ambienti e situazioni relazionali potenzialmente ansiose.

Per capire se il cambiamento di postura potesse avere qualche effetto positivo su persone con sintomi depressivi, i ricercatori dell’Università di Auckland (2017), hanno coinvolto 61 soggetti con sintomi depressivi non molto gravi e li hanno divisi in due gruppi. Il gruppo di controllo manteneva, durante l’esperimento, ha mantenuto la postura abituale, l’altro veniva istruito, invece, ad assumere una postura specifica: mantenere lo sguardo dritto davanti a sé, spalle dritte e immaginare di protendere la parte superiore della test verso il soffitto.

Photo by John Diez on Pexels.com

Successivamente i soggetti di entrambi i gruppi venivano invitati a fare compiti abbastanza stressanti, fra cui quello di tenere un discorso in pubblico. Prima e dopo queste prove, venivano invitati a compilare dei questionari per valutare il proprio umore.

I risultati finali hanno mostrato che coloro che avevano assunto una posizione eretta (e per loro inusuale) avevano riferito un minor livello di stanchezza e un umore più elevato rispetto all’altro gruppo. Avevano, inoltre, utilizzato più parole durante il discorso in pubblico e avevano ridotto l’uso di pronomi come “me” ed “io”. Questo tipo di comportamento suggerisce un umore meno negativo, un aumento dell’autostima, minore autoriferimento (focalizzarsi continuamente solo su se stessi); tutti aspetti legati alla depressione.

Questo tipo di esercizio fisico può sicuramente essere utilizzato in maniera efficace, per “accompagnare” e supportare il trattamento psicoterapeutico dei casi meno gravi di umore depresso. Ovviamente non può assolutamente sostituirsi alla psicoterapia o alla terapia farmacologica.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Echi e messaggi..

“La vita è come un’eco: se non ti piace quello che ti rimanda, devi cambiare il messaggio che invii.”

James Joyce
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Provare a cambiare prospettiva e guardarsi da una posizione diversa, anche se più scomoda, può aiutarci a comprendere l’effetto dei messaggi che inviamo al mondo circostante. A volte il messaggio che solitamente inviamo agli altri può rimandare una eco inaspettata, distorta e disturbante. Allora è proprio in quei casi che bisogna modificare il messaggio che inviamo per avere un rimando più coerente con le nostre aspettative.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Il coraggio e la crescita.

Christopher Robin “Orso.. E se dovesse arrivare un giorno in cui saremo separati?”

Pooh “Finchè saremo separati insieme, staremo certamente bene”

Christopher Robin “Sì, sì, certo. Ma se, se non fossimo insieme… se fossi da qualche altra parte?”

Pooh “Oh, ma davvero non potresti esserlo, perché sarei abbastanza perso senza di te. Chi chiamerei in quei giorni in cui non sono abbastanza forte o abbastanza coraggioso?”

Christopher Robin “Beh, in realtà…”

Pooh “E a chi chiederei consiglio quando non saprei da che parte girare?”

Christopher Robin “Pooh, noi…”

Pooh “Noi… semplicemente non saremo noi”

Christopher Robin “Oh, Pooh. Se mai ci sarà un domani in cui non saremo insieme, c’è qualcosa che devi ricordare”.

Pooh “E cosa potrebbe essere, Christopher Robin?”

Christopher Robin “Sei più coraggioso di quanto credi, e più forte di quanto sembri, e più intelligente di quanto pensi.”

Pooh “Oh, è facile. Siamo più coraggiosi di un’ape, e, uh, più lunghi di un albero e più alti di un’oca… o, uh, era un alce?”

Christopher Robin “No, sciocco, vecchio orso! Sei più coraggioso di quanto credi, e più forte di quanto sembri, e più intelligente di quanto pensi. Ma la cosa più importante è che anche se siamo separati, io sarò sempre con te .

Sarò sempre con te.

Sarò sempre con te.”

Il coraggio di credere, provare, lasciare andare e crescere.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Still Face: Interazione sociale nei bambini.

Secondo Piaget i bambini molto piccoli sono rinchiusi in una sorta di isolamento autistico, mentre per Winnicott il neonato si differenzia gradatamente passando da un iniziale stato fusionale esperito nei confronti del caregiver.

In entrambi i casi il bambino è visto come quasi incapace di esperire precocemente delle interazioni/emozioni (se non attraverso chi si prende cura di lui).

A ben vedere, procedendo con le ricerche, è emerso che i neonati sono già molto precocemente (più di quanto in passato si pensasse), capaci di vivere una interazione sociale.

L’esperimento del volto fermo/immobile, di Tronick.

L’esperimento prevede una sessione interattiva in cui la madre è intenta a stimolare il proprio bambino. La madre interagendo fa “domande” al bambino, emette suoni, fa sorrisi e lo coinvolge nelle sue movenze entrando in relazione calda ed empatica con il bambino stesso.

Il bambino non resta passivo di fronte alle richieste/sollecitazioni della mare, ma indica ed è altamente responsivo.

Il bambino risponde e interagisce in maniera “coordinata” alla madre, cercando di sintonizzarsi con la madre stessa. Ai sorrisi seguono sorrisi, alle richieste seguono gesti e accenni di lallazione ; prove di suoni e piccole parole, ancora sorrisi.

Il tutto in una interazione – sociale- viva e costante.

Ad un tratto il ricercatore Edward Tronick e la sua equipe, hanno chiesto alla madre di smettere di interagire e “rispondere” al bambino, restando quasi impassibile.

Il bambino capisce subito che qualcosa non va e prova pertanto a riportare la madre alla situazione di prima (quella in cui si interagiva in maniera serena). Il bambino sorride e indica una direzione alla madre.

Ad un certo punto il bambino alza le mani e comincia ad essere infastidito quasi come a cercare di capire cosa “sta succedendo?”. Il bambino prova quasi a “svegliare” la madre che è ancora assorta e ferma in una modalità senza espressione.

Il livello di stress del bambino comincia a crescere tanto che cambia postura nello spazio fino ad abbandonarsi ad un pianto disperato.

L’esperimento condotto da Tronick, vuol dimostrare un fatto interessante (specie alla luce di alcune psicopatologie – ad esempio la depressione- che possono inficiare la relazione affettiva con il proprio bambino fino a comprometterne il suo sviluppo), ovvero che quando la mamma sospende la sua relazione con il bambino, non scambiando più sorrisi ed espressioni di imitazione, quest’ultimo vivrà un forte stress emotivo.

Questa situazione sperimentale, della durata di pochi minuti, è utile per comprendere l’importanza che ricopre la sintonizzazione emotiva: non è sufficienti essere presenti, interessarsi e adempiere dal punto di vista pratico ai bisogni del piccolo; diviene invece fondamentale saper cogliere la dimensione affettiva ed emotiva riuscendo a comunicare con il proprio bambino all’interno di un canale condiviso.

Ciò non vuol dire che tutte le volte che le emozioni della diade madre/bambino, non combacino, il bambino sta vivendo uno stress emotivo tale da comprometterne necessariamente lo sviluppo.

Il mismatch (stati dissimili di affettività), può non essere completamente lesivo, se il bambino riesce comunque a vivere esperienze di riparazione efficaci; esperienze che riescono a ristabilire la fiducia e il calore all’interno della diade; una fiducia tale da consentire al bambino la possibilità di vivere l’esperienza frustrante (senza esserne fagocitato) per poi ritornare a vivere l’affettività in maniera piena e rilassata.

Come dice il Professor Tronick 

“è un po’ come nel film “il Buono, il Brutto e il Cattivo”. Il Buono è rappresentato dalle cose normali che accadono; il Brutto è quando succede qualcosa di brutto ma il bambino può superarlo; è ciò che si vede alla fine dell’esperimento (una volta scomparso il volto senza emozioni, la madre e il bambino ricominciano a giocare). Il Cattivo è quando al bambino non viene data la possibilità di tornare di nuovo al bene. Non c’è modo di sistemare la situazione data e rimangono bloccati in quella brutta situazione ”.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Nuvole (tra buio e luce).

“Nell’impossibilità di poterci vedere chiaro, almeno vediamo chiaramente le oscurità”.

S. Freud

Dott.ssa Giusy Di Maio.

L’isola del tempo per B.

“Dottoressa non so cosa dirle.. Io mi sento strano in questo contesto. Mi sembra che l’unico obiettivo dei miei amici sia apparire e apparire ancora. Mi sembra assurdo che i bambini già a 3- 4 anni abbiano telefono o tablet a disposizione… Possibile che dobbiamo crescere da subito con questa idea che quello che gli altri vedono di te, sia più importante di quello che sei tu, di quello che di te stesso, vedi tu?

Io vado a scuola a Scampia; mo.. come uno sente Scampia dice “criminali, delinquenti… spacciatori!” ma tu che ci fai là in mezzo?

Io “non ci faccio”, “ci sono”… che è diverso. Ho la media del 9, mi piace studiare e sono un ragazzo che riflette sul mondo circostante. Non ho mai fatto cazzate anzi.. ho quasi la sensazione che la cazzata che io stia facendo, sia restare a pensare.

Con le mascherine sono tutti più simpatici e sa perché? Perché siamo tutti uguali… poi tolta la maschera hanno tutti una faccia diversa da come l’avevo immaginata: tutti incazzati, brutti e nervosi.

Ma che hanno da stare così nervosi?

Quanti pregiudizi, quanti stereotipi… quanta poca fantasia, Dottoressa. Ecco… Nella mia famiglia ci si lamenta del fatto che magari non ho troppi amici o del fatto che mi vedono poco in linea con quella che è la mia età…

Sto bene qui, a parlare con lei.

Qui c’è calma, la sua voce mi rilassa e ho tempo per pensare. Sto come su un’isola, uno spazio/bolla in cui il tempo diventa strano e va più lento (pure se subito passa l’ora), e non ricevo giudizi per le mie idee, ma orecchie: orecchie che mi ascoltano e che sono pure interessate.

Non ricevo domande fredde e stereotipate; non ricevo giudizi o imposizioni.

Sento che quando vengo qui ho tempo per riflettere e prendermi cura di me stesso. Nessuno qui mi chiede di apparire, nessuno mi dice che sono un delinquente, nessuno mi fa sentire nessuno.

Ecco… solo i disegni che mi fa fare mi annoiano però va bene lo stesso..

Li faccio perché sento che anche quelli servono (poi me li presenta sempre in maniera molto simpatica, sono onesto).

Come? E’ già passata un’ora?

Va bene Dottorè… ci vediamo la settimana prossima; sì… la scrivo la storia ma mo devo tornare là fuori? Nella confusione, nella violenza e nella cattiveria?

Buona serata Dottorè!”

B., adolescente di Scampia che ha capito più di chiunque altro a cosa serve il supporto psicologico.

(Perché il pregiudizio può esserci sempre: sia da un lato, che dall’altro).

Grazie.

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio.