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Il Disturbo Schizoide di Personalità

Questo disturbo della Personalità è caratterizzato principalmente da un distacco dalle relazioni sociali e da una riduzione dell’espressività emotiva. Questi pazienti vivono ai margini della società. Caratteristiche di questo disturbo sono disturbi nelle relazioni, lievi disturbi del pensiero, anedonia ed isolamento sociale. Ciò può indurre gli altri a cercare di stabilire un contatto con loro; tuttavia, gli individui che fanno tali tentativi finiscono col rinunciare dopo essere stati ripetutamente respinti.

Il mondo interno del paziente schizoide può differire considerevolmente dall’apparenza esterna dell’individuo. Egli vive una diffusione d’identità, data da una fondamentale scissione del Sé. I pazienti schizoidi non sanno con sicurezza chi sono e si sentono tormentati da pensieri, sentimenti, desideri e pulsioni fortemente conflittuali. Questa diffusione d’identità rende problematiche le relazioni interpersonali. Tali pazienti sembrano fondare la loro decisione di rimanere isolati sul convincimento che il loro fallimento nel ricevere ciò di cui avevano bisogno dalle loro madri implica che essi non possono in alcun modo tentare di ricevere altro da figure significative incontrate successivamente.

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Tutte le relazioni, quindi, sono vissute come pericolose e come tali da evitare. Poiché la decisione di non relazionarsi lascia l’individuo solo e vuoto, è spesso presente un “compromesso schizoide”, per cui il paziente si aggrappa agli altri e simultaneamente li respinge. Il caratteristico ritiro dalle relazioni interpersonali del paziente schizoide può assolvere un’importante funzione evolutiva. Secondo Winnicott, l’isolamento e il ritiro del paziente schizoide è un modo per comunicare e preservare il “vero Sé”, invece di sacrificare questa autenticità a interazioni artificiali con gli altri che porterebbero a un “falso Sé”.

I pazienti schizoidi che permettono al terapeuta di accedere ai loro mondi interni spesso riveleranno fantasie onnipotenti, che aumentano di frequenza in proporzione inversa rispetto al livello della loro stima di sé. Non avendo buone rappresentazioni interne del Sé e dell’oggetto che li possano aiutare ad avere successo nelle relazioni o nella carriera, i pazienti schizoidi si servono delle fantasie di onnipotenza per aggirare tale percorso e raggiungere direttamente le loro fantasie grandiose. I pazienti schizoidi provano spesso una grande vergogna per le loro fantasie e sono riluttanti ad ammetterle.

Restano quindi per lo più isolati anche perché appaiono indifferenti a stabilire delle relazioni strette e non paiono interessati a far parte di un gruppo di amici o di una famiglia. Preferiscono stare da soli e per questo agli altri paiono isolati e solitari.

Spesso sono anche indifferenti alle critiche o all’approvazione degli altri. Hanno difficolta persino ad esprimere la rabbia anche in risposta a provocazioni. Possono inoltre avere poco interesse alle esperienze sessuali.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

La pandemia terminabile ed interminabile

Pare ormai certo, siamo in piena terza ondata. A causa delle cosiddette “varianti” del virus, al governo stanno valutando il ritorno alle restrizioni dure. Si parla di zone arancioni, arancioni rinforzate, rosse e rosso scuro..

La situazione è decisamente “snervante“, come sosteneva un mio paziente, qualche giorno fa. Dopo l’illusione di una situazione sanitaria più o meno sotto controllo, per circa due mesi, dopo l’allarme seconda ondata di un autunno “caldissimo”, il traguardo pareva vicino. La campagna vaccinale, la speranza di un nuovo anno, la scoperta di alcune cure efficaci, l’apertura delle scuole.. tutti sintomi di un ritorno alla insperata normalità. Ma, dopo un anno giusto dal triste inizio dell’emergenza sanitaria, eccoci di nuovo a ri-vivere le stesse paure, le stesse immagini, le stesse parole, gli stessi bollettini, le stesse minacce di chiusure drastiche.

In psicoanalisi, parleremo di “ritorno del trauma“, nel nostro caso, reale.

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Il vissuto emotivo e psicologico per gli italiani, da nord a sud è allo stremo. Dagli ultimissimi monitoraggi, sullo stato psicologico della popolazione, effettuato dall’Ordine Nazionale degli Psicologi con l’Istituto Piepoli, la situazione è a dir poco allarmante. Il livello di stress degli italiani è tornato, in maniera molto preoccupante, ai livelli molto intensi dei primi mesi dell’emergenza dello scorso anno.

Il 62% delle persone intervistate, in queste ultime settimane, dichiara di aver raggiunto una condizione personale di stress, molto elevato. Quello di questi giorni è il livello più elevato registrato dall’inizio del nuovo anno. I risultati risultano ancor più significativi perché il 39% dichiara chiaramente di essere arrivata al limite massimo di stress. I risultati e le percentuali sono più o meno uniformi in tutta Italia: Sud (67%), Centro (64%), Nord (60%), Isole (61%).

La situazione di grave stress psicologico permane – afferma David Lazzari, presidente del Cnop – ed è sempre più allarmante perché sta diventando strutturale. Ci vorrebbe una specifica attenzione sul tema, garantendo ai cittadini il necessario supporto. Ma come noto nel Ssn gli psicologi sono pochissimi col risultato che a curarsi è soltanto chi può permetterselo. Viene così negato il diritto alla salute. Preoccupa anche il comportamento del Ministero della Salute che sembra disinteressarsi al problema”.

Come purtroppo riferisce David Lazzari, la situazione psicologica pare non interessare al nostro governo e quindi non viene assolutamente considerata come prioritaria. Purtroppo gli effetti del disagio, della fatica psicologica e dello stress nelle persone, si comincia a notare e per quanto possa sembrare strano, riguarda anche gli “assembramenti” visti e fotografati in tutte le città italiane, nelle scorse settimane, durante i primi weekend primaverili. Comportamenti irragionevoli e assurdi che però potevano essere previsti, prevenuti ed evitati, se solo fossimo intervenuti sugli aspetti traumatici e sullo stress causato dal vivere un anno in “stato d’emergenza”.

In un articolo di novembre ho parlato degli aspetti psicologici della “Pandemia Silente“, mentre durante i mesi del primo lockdown ho parlato dei primi disagi derivanti dalle chiusure e dalla paura del “virus sconosciuto” (Il Carceriere Invisibile).

Vi lascio i due link se volete approfondire.

https://ilpensierononlineare.com/2020/04/15/il-carceriere-invisibile-coronavirus-psicologia-di-un-isolamento-sociale-obbligato/

La pandemia silente. | ilpensierononlineare

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Schizofrenia.

Fonte Immagine “Google”. Dalì.

“Richard 23 anni: Richard a scuola riusciva mediocremente. Dopo la scuola Richard si arruolò nell’esercito(…) Richard ricorda questo periodo come uno dei peggiori della sua vita (..) Circa due anni dopo il ritorno alla vita civile, Richard lasciò il lavoro e fu sopraffatto da sensazioni di sfiducia e rifiutò di cercarne un altro. Restava in casa per la maggior parte del tempo. Diventò sempre più lento nel vestirsi e svestirsi, e nelle cure personali (…) Quando usciva di casa non sapeva cosa fare, dove andare; se vedeva un semaforo rosso per la strada lo interpretava come segno di non dover andare in quella direzione. Se vedeva un freccia la interpretava come segno mandato da Dio per procedere in quella direzione. (…) Prese la decisione di rimanere chiuso in casa ma anche lì era torturato dai suoi sintomi. Non poteva agire (..) aveva sempre paura di fare la cosa sbagliata. Si sentiva paralizzato e stava a letto immobile. (..) Indeciso com’era si sentiva bloccato e spesso rimaneva muto e immobile, come una statua, anche per giorni interi.

(Arieti cit., pp. 114-115)

Il termine schizofrenia deriva dal greco e significa “mente scissa”. Il termine lo dobbiamo allo psichiatra svizzero Eugen Bleuler 1908, il quale lo utilizzò per sostituire la vecchia accezione data da Emil Kraepelin che nell’800 parlava di Dementia praecox. A dispetto della terminologia, la schizofrenia non indica una condizione caratterizzata da una “doppia personalità” o “personalità multipla”; il termine infatti indica la separazione delle funzioni mentali tipica nel quadro sintomatologico della malattia.

Il viaggio di oggi sarà alla scoperta della schizofrenia.

Buona lettura.

Secondo l’APA (American Psychological Association), i sintomi della schizofrenia possono essere molto diversi tra loro, così come i fattori scatenanti, il decorso e la risposta al trattamento.

Il caso di Richard mostra come il ragazzo abbia avuto un deterioramento da un livello normale di funzionamento, fino ad arrivare ad una compromissione del funzionamento stesso. I sintomi della schizofrenia possono essere distinti in

positivi: pensieri, emozioni e comportamenti eccessivi

negativi: assenza di pensieri, emozioni e comportamenti

psicomotori: movimenti o gesti insoliti.

La schizofrenia è pertanto un disturbo psicotico in cui il funzionamento personale, sociale e occupazionale si deteriora a causa di percezioni strane, emozioni insolite e anomalie motorie.

I Sintomi positivi sono eccessi patologici o bizzarri del normale comportamento della persona; tali sintomi sono ad esempio pensiero ed eloquio disorganizzato, percezioni amplificate, allucinazioni e affettività inappropriata.

Molte persone presentano inoltre deliri ovvero idee di cui sono fermamente convinti ma che non hanno alcun fondamento reale. Sempre secondo l’APA,2000, i deliri più comuni sono i “deliri di persecuzione” in cui la persona è convinta di essere oggetto di cospirazione, di essere spiata, calunniata o deliberatamente attaccata e vittimizzata. Possiamo avere “deliri di riferimento” secondo cui ogni evento viene egoriferito e ci si sente continuamente oggetto di una data cosa (nel caso di Richard il semaforo rosso, interpretato come segno di non dover procedere). “Deliri di grandezza” le persone si credono inventori o figure religiose o storiche importanti. “Deliri di controllo” pensare che i propri pensieri e sentimenti o le azioni, siano controllati da altre persone.

Sintomi negativi sono apparentemente deficit patologici, caratteristiche mancanti in un individuo. Eloquio impoverito, affettività inadeguata, assenza di volizione e isolamento sociale.

“Pensavo che le voci che sentivo fossero trasmesse attraverso le pareti del mio appartamento, attraverso la lavatrice, attraverso l’asciugatrice e che le macchine mi parlassero e mi dicessero cose”

Anonimo.

I sintomi psicomotori comportano l’avere movimenti goffi, smorfie o gesti stereotipati. Le persone affette da schizofrenia possono incorrere in catatonia; stupor catatonico comporta che le persone non reagiscano all’ambiente circostante e restino invece immobili e silenziose per lunghi periodi di tempo. Nella rigidità catatonica le persone restano in posizione eretta per ore resistendo ad ogni tentativo di farli sedere. Altre persone assumono una postura fissa ovvero posizioni altamente scomode e bizzarre; altra forma di catatonia è l’agitazione catatonica che comporta invece una forte agitazione motoria e frenetici movimenti di braccia e gambe.

In genere l’esordio della schizofrenia avviene tra la tarda adolescenza e i 35 anni (APA,2000). il decorso della malattia sembra molto variabile ma consta di 3 fasi: fase prodromica, attiva e residua.

Nella fase prodromica i sintomi non sono ancora evidenti, ma è presenta una disfunzione nell’individuo che può ad esempio isolarsi socialmente, può parlare in modo vago o avere idee bizzarre.

Nella fase attiva (talvolta scatenata da fattori di stress) i sintomi di fanno evidenti.

Nella fase residua si ritorna ad un livello di funzionamento simile a quello della fase prodromica .I sintomi più gravi della fase attiva si attenuano ma possono persistere quelli negativi come l’emotività inadeguata.

Dalla schizofrenia si può guarire: guarisce in media un quarto delle persone colpite, anche se la maggioranza dei malati continua ad avere qualche problema residuo per tutta la vita

Fischer, Carpenter, 2008; Roe, Davidson, 2008.

Con le persone (perchè non dimentichiamo che nessuno, è la sua malattia), si possono inoltre attuare bellissimi percorsi di intervento e di reinserimento sociale, volti al recupero non solo delle abilità sociali, ma anche cognitive. A tal proposito ho avuto modo di assistere ad alcuni progetti portati avanti sul mio territorio, da colleghi davvero molto competenti.

Gli scritti di tutte le persone che vi hanno preso parte – gli utenti- sono uno dei regali più belli che ancora conservo. Ogni tanto li leggo con estrema delicatezza; con estrema attenzione e con passione, ancora mi commuovo.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Il Carceriere invisibile. Coronavirus: Psicologia di un isolamento sociale obbligato.

Il virus si è insinuato silente nelle nostre vite e ne ha modificato radicalmente gli aspetti senza che noi potessimo far nulla. Un nemico invisibile, straniero, aggressivo. L’unica possibilità di fermarlo, ci hanno detto, agli esordi della pandemia, era di fermarci.

Il virus non può sopravvivere a lungo se non gli si offre l’opportunità di moltiplicarsi servendosi di altri organismi. Quindi il distanziamento sociale e fisico è l’unico modo (in assenza di terapie efficaci e vaccini) di tagliare le gambe al virus.

Immagine google

L’uomo da essere sociale ha dovuto disabituarsi d’improvviso alle sue routine e svestirsi delle relazioni sociali, amicali e lavorative consuete e abituarsi a un nuovo modo di interpretare le sue relazioni, il suo lavoro ed infine il suo tempo.

I social e le tecnologie, insieme alla musica da balcone, in un primo momento sono sembrati essere un’arma efficace contro la “solitudine da quarantena”. Uno strumento più che mai utile a farci sentire meno soli e molto efficace per creare “ponti e connessioni” con tutte le persone che volevamo raggiungere da casa, senza rischiare contagi.

Ma possono queste nuove connessioni e relazioni, nuove abitudini didattiche e lavorative (smart working) sostituirsi e compararsi alle “vecchie” senza conseguenze?

Probabilmente no. Ci saranno delle conseguenze sia negative sia positive.

Coronavirus

L’uomo ha bisogno per vivere di relazionarsi ed è difficile che si “accontenti” solo di contatti virtuali. Il rischio è sentirci in trappola a casa nostra.

Il nostro carceriere invisibile, costringendoci a casa, ci rende ansiosi, tristi, annoiati, impauriti, insicuri, angosciati, ma “l’uomo, per fortuna, ha la capacità di attingere alle tante risorse personali per venire fuori da situazioni difficili. Una delle più importanti è la capacità di essere resiliente. Questa caratteristica permette di arricchirci utilizzando le esperienze e le emozioni vissute, anche se traumatiche e angosciose. La paura può diventare un’emozione positiva se riusciamo a comprenderla e ad affrontarla.

È importante ripartire adattandosi ai cambiamenti e ri – costruirsi dandosi la possibilità di farlo e il giusto tempo per farlo”

Sotto il link di una mia breve intervista su Informa Press

https://informa-press.it/quarantena-psicologo-ripartire/

dott. Gennaro Rinaldi