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Frat(tempo) e Hic et Nunc.

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Ieri, Alessia mi ha “nominata” nel suo blog. Prima di procedere con la questione, se non conoscete Alessia e il suo blog, vi invito a seguirla subito; il blog è uno spazio interessantissimo, rilassante e soprattutto Alessia è una persona molto intelligente e accorta, una grande padrona di casa!

Il post in cui si chiede la mia opinione, è questo qui : si tratta di una riflessione aperta su un dei concetti maggiormente confusi, quello del “qui ed ora”.

Insieme al mio collega abbiamo deciso di offrire due punti di vista – specialistici- sulla questione, in modo da portare alla lettura punti di vista differenti ma omogenei.

Grazie per la Lettura.

Del, sul e intorno al tempo ho scritto davvero tante volte; ho affrontato la questione dal punto di vista musicale – essendo io musicista- dal punto di vista psicologico e dal punto di vista concettuale/riflessivo.

Il tempo è ovunque: lega, blocca, lascia fluire, etichetta, racchiude, rinchiude.. Cambia pur restando uguale a se stesso (le stagioni cambiano di anno in anno ma tornano, recando lo stesso nome ma presentandosi come più o meno piovose, secche, afose, fredde)…

Nel frat(tempo) fra il tempo, pertanto.. qualcosa si (o ci) modifica.

Qui ed ora.

Hic et nunc è la locuzione latina che indica l’idea di “vivere il presente senza rimanere imprigionato tra passato e futuro”, analogamente a quanto Orazio indicava.

La questione gira – a ben vedere- intorno a quel tra .. piccola preposizione intermedia che congiunge due tempi che resterebbero separati se non ci fosse tra di loro, il tempo presente a fungere da ponte di collegamento.

Questo ponte di collegamento è ciò che spesso viene confuso e fuso in un “vivi liberamente dimenticandoti del resto”; capiamo bene che scindere l’esistenza in blocchi separati è qualcosa di non perfettamente applicabile all’essere umano che per sua natura vive sotto le leggi del Kronos ; un Kronos che per essere manipolato e reso meno inquietane ha bisogno di essere nomenclato “domani farò.. oggi dirò.. due anni fa è successo che..”

E allora cos’è questo “qui ed ora?”

L’ambito di esplicazione diviene qui quello prettamente psicologico.

Nella consulenza psicologica, il paziente espone il suo problema nell’hic et nunc contestualizzando e portando il suo problema, al momento attuale; da questo momento in poi, in accordo con lo psicologo verrà deciso un tempo (ad esempio 10 sedute) entro cui può essere analizzato il problema (motivazioni intrinseche o estrinseche della richiesta, storia del paziente, obiettivo). Dopo questo tempo – le 10 sedute- se le domande poste in origine, non hanno trovato ancora risposta, si può procedere ad esempio con un percorso più approfondito (psicoterapia).

Ora la questione diviene un po’ più sottile.

E’ davvero possibile focalizzarci solo sul presente dimenticando il passato e non pensando troppo al futuro?

Nel setting, nel momento in cui la dualità paziente/psicologo si trova in essere, ovvero a vivere nel suo momento presente dato dalla creazione della relazione terapeutica, avviene un qualcosa..

La relazione terapeutica è quella specifica data da quel dato momento che per forza di cose è unico, inimitabile e irripetibile; non ci saranno altre relazioni terapeutiche analoghe e molto probabilmente le stesse persone – in un momento diverso- darebbero vita a un altro tipo di momento presente.

Il qui ed ora diviene pertanto quel momento da cogliere, quel carpe diem dato da quella specifica situazione (nel caso poi della seduta, in quel momento presente potrò, guidata dallo psicologo o dal terapeuta, analizzare e riportare nel presente quello che è accaduto nel passato e immaginare e pensare a cosa sarà del futuro).

Cosa significa quanto detto fino ad ora?

E’ possibile oppure no, Dottoressa, vivere solo nel e del tempo presente?

Illudendosi è possibile.

Nessuno è – purtroppo o per fortuna- un cavallo libero che corre a briglie sciolte (una metafora tra l’altro cara a Freud, circa il rapporto ES/IO), poichè quanto di presente c’è adesso è per forza di cose il derivato di ciò che è stato e sarà l’impalcatura di ciò che sarà.

Possiamo – tuttavia- imparare a godere del momento presente cercando di non imprigionarlo troppo con il ricordo del passato e la paura del futuro.

La pandemia ci ha regalato giornate intere bloccate nel momento presente.. il passato – libero- è stato lontano e denso di malinconia; il futuro impensabile.. e in effetti il boom dei disagi psicologici mostra come sia impossibile scindere i tempi della nostra esistenza.

Abbiamo innanzi psicopatologie – per così dire- legate all’essere intrappolati nel tempo passato; psicopatologie legate all’impossibilità di godere del tempo presente e psicopatologie legate al terrore del tempo futuro…

Proviamo ad integrare i tempi della nostra esistenza e a riportare – nel tempo presente- le molteplici sfaccettature del nostro Kronos personale.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.