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La memoria autobiografica

“L’oblio è un antidoto necessario contro gli eccessi della memoria”

Jorge Luis Borges

ilpensierononlineare

La memoria non è solo ciò che ricordiamo del passato ma è anche quell’insieme dei processi in base ai quali gli eventi del passato, influenzano le risposte future attraverso quei meccanismi di apprendimento che consentono alla nostra mente di essere in continuo sviluppo per l’intera durata della nostra vita, anche con la continua ricostruzione autobiografica..

La memoria, quindi, è fondamentale per la ricostruzione autobiografica. Il passato lascia tracce indelebili, che sarà poi il presente a ricordare. L’oggetto del ricordo investe ed incorpora significati importanti per la persona a cui esso si riferisce. Ogni ricordo ha un tono affettivo, certamente non paragonabile agli altri.

Salvador Dalì – I cassetti della memoria

Il lavoro autobiografico, si prefigge di mettere ordine ai ricordi dividendo quest’ultimi in tre momenti: l’inizio, lo sviluppo e la conclusione.

L’apprendimento della memoria autobiografica è incidentale, ciò che si ricorda è frutto del lavoro casuale di una serie di…

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La Memoria.

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In linea generale, con il termine “sistema di memoria” si può intendere qualsiasi tipo di sistema o struttura in grado di garantire la conservazione e il recupero di informazioni nel tempo.

La memoria è ciò che ci consente, attraverso una serie di processi, di trattenere un’informazione nel tempo. La memoria si esprime attraverso la capacità di immagazzinare, ritenere e recuperare l’informazione. Essa non è un sistema unitario, ma è costituito piuttosto da un insieme di componenti e processi che sono responsabili sia dell’elaborazione dell’informazione (dopo che essa è stata percepita), sia del suo immagazzinamento ed eventuale consolidamento nel tempo, sia del suo recupero attraverso varie forme di rievocazione.

Memorizzare un’informazione è un’operazione complessa che può essere scomposta in diversi fattori. Il primo fattore fondamentale della memoria è la codifica o registrazione di un evento sotto forma di schema, immagine o concetto: esso riguarda quindi la modalità con cui un’informazione è immagazzinata o rappresentata in un sistema di memoria. Il secondo fattore è la ritenzione, che si riferisce al trattenimento o immagazzinamento dell’informazione nel tempo. Il terzo fattore, infine, è il recupero, (o rievocazione), che corrisponde alla capacità di riconoscere e ricordare un’informazione in un secondo tempo.

In fase di codifica l’informazione potrà essere riorganizzata, ricostruita, reintegrata sulla base di conoscenze pregresse del sistema (o di ipotesi dello stesso in caso di informazioni mancanti), per favorire la ritenzione e il successivo recupero.

Quando un qualsiasi fattore (tecnico/meccanico ad esempio sistemi di memoria fisici, disturbi attentivi, cause organiche o altro nel caso della memoria umana) influisce con le fasi di codifica o di ritenzione o recupero può verificarsi una perdita di informazione, la cui entità potrà variare nel tempo – essendo la perdita temporanea o permanente – e nell’estensione, a seconda cioè della quantità di dati coinvolti.

Nella seconda metà del secolo XIX lo psicologo tedesco H. Ebbinghaus diede inizio a una serie di studi sulla misurazione della memoria umana. Egli si proponeva lo scopo di studiare la memoria pura, cioè come funzione a sé stante, priva di qualsiasi interferenza culturale o soggettiva. Lo studioso progettò i suoi esperimenti in maniera che in nessun modo il ricordo potesse basarsi sul significato delle parole impiegate, ed utilizzò quindi delle sillabe senza senso (logotomi), composte da diverse combinazioni di consonate-vocale-consonate, che andavano memorizzate dai soggetti, nel minor tempo possibile. In base ai suoi esperimenti Ebbinghaus elaborò tre teorie. Nella teoria del riapprendimento notò che una determinata lista di sillabe, precedentemente appresa e poi dimenticata, può esser riappresa in un tempo minore a quello necessario per memorizzarla la prima volta; questa riduzione del tempo di apprendimento, o risparmio, sta a significare che qualcosa nella mente dei soggetti rimane. Secondo la teoria del sovrapprendimento, dopo aver verificato che vi è un risparmio di tempo nel riapprendere una lista di sillabe già memorizzata, si può anche constatare che oltre a un certo limite non è più possibile ridurre il tempo e il numero delle ripetizioni, poiché si arriva a una soglia di saturazione oltre la quale non è possibile andare. In base alla teoria dell’effetto di posizione seriale, memorizzando le parole serialmente (una dopo l’altra), vi è una maggiore possibilità di ricordare soprattutto le parole che sono all’inizio (effetto primacy) e quelle che sono alla fine della lista (effetto recency).

Nella prima metà del Novecento F. Bartlett criticò gli esperimenti di Ebbinghaus in quanto riteneva che per studiare la memoria umana fosse più utile e proficuo adoperare termini significativi piuttosto che sillabe senza senso. Questo sulla base della constatazione che in genere la memoria umana è sempre e comunque utilizzata in un contesto dotato di significato, e non su materiale del tutto decontestualizzato (quali erano i logotomi di Ebbinghaus), e non è dunque utile studiarla in condizioni tanto diverse da quelle delle sue effettive applicazioni. Bartlett condusse dunque i suoi esperimenti facendo memorizzare ai soggetti brani dotati di senso e notò come le persone tendevano a riorganizzare gli elementi presentati loro in modo da renderli più famigliari. Questo portò a postulare l’esistenza di schemi mentali volti a organizzare in maniera efficace ricordi e conoscenze e volti a facilitare e guidare la rievocazione del materiale memorizzato. In genere gli esperimenti riguardanti la memoria umana sono stati condotti sulle rievocazioni, sul riconoscimento e sul riapprendimento.
La rievocazione, cioè la richiesta a un soggetto da parte dello sperimentatore di ripetere il materiale (generalmente una lista di parole) memorizzato, può essere libera (“Ripeti le parole così come ti vengono in mente”), seriale (“Ripeti le parole nell’ordine esatto in cui ti sono state presentate”) o guidata (lo sperimentatore fornisce al soggetto indizi utili per aiutarlo nella rievocazione “tra le parole che hai memorizzato erano presenti nomi di frutti?”).

Naturalmente la rievocazione seriale che è quella che pone maggiori vincoli al soggetto, è anche la più difficoltosa. A sua volta la rievocazione in sé presenta maggiori difficoltà del riconoscimento (ovvero di riconoscere all’interno di una lista di stimoli quelli che appartenevano a una lista precedente), quella che il soggetto era stato istruito a memorizzare.

Questa è probabilmente una delle ragioni per cui tanti studenti ritengono le prove a domande aperte più complesse di quelle con domande a scelta multipla (non nel mio caso, ho sempre preferito le domande a risposta aperta): nel primo caso viene richiesta una rievocazione libera, nel secondo caso un riconoscimento.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.