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Conflitti e carenze interpretative.

“La violenza è l’ultimo rifugio degli incompetenti”

Isaac Asimov

Un costrutto molto recente studiato da ricercatori italiani nel “Centro Psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti” di Piacenza.

I ricercatori sono partiti da una osservazione abbastanza chiara e cioè che le persone e i gruppi coinvolti in episodi e situazioni di violenza verso se stessi o gli altri hanno un tratto comune che praticamente è quello di non saper reggere le situazioni di grave contrarietà, perché non le sanno interpretare. Hanno quindi studiato un concetto legato alla spiegazione di questi fenomeni, quello di “carenza conflittuale“. Con questo termine i ricercatori hanno voluto indicare una mancanza di quelle componenti personali e sociali che ci consentono di percepire il contesto critico come sostenibile e non come una possibile minaccia.

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La persona che manifesta una grave carenza conflittuale può manifestare un comportamento violento anche se non ci sono particolari tensioni. In genere basta veramente poco per attivare reazioni totalmente sproporzionate ed esagerate rispetto al contesto conflittuale, bastano una parola e un atteggiamento fraintesi. Le persone che possono avere questo tipo di carenze hanno in genere una storia personale con vuoti emozionali e mancanze nell’ambito della competenza emotiva.

In poche parole le persone tendenzialmente meno capaci di reggere le tensioni sono quelle più esposte al rischio di violenza verso se stessi o verso gli altri.

Nelle situazioni di tensione in cui le persone con carenza conflittuale si sentono minacciate possono in genere reagire in tre modi diversi e lo fanno in modo più o meno accentuato a seconda del livello di carenza.

Tendenza autolesiva: quando hanno una chiusura masochistica, di ritiro in se stessi. Esprimono anche un senso di inadeguatezza, forte abbassamento dell’autostima, comportamenti di tipo passivo ed emozioni legate all’ansia, paura, rabbia verso se stessi e timore del giudizio degli altri. Hanno infine una grossa tendenza a farsi del male.

Tendenza aggressiva: hanno tendenzialmente un comportamento improntato all’impulsività. Sono egocentrici e incapaci di comprendere il punto di vista dell’altro. Comunicano con gli altri ferendo e mortificando, senza rendersene conto. Provano sentimenti di ostilità, risentimento e impazienza verso gli altri.

Tendenza neutra: hanno un comportamento teso ad evitare conflitti che si manifesta con battute o frasi volte a sviare il problema. Si esprimono spesso lamentandosi o con modalità dirette, ma senza vera riflessività.

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Insomma il conflitto deve essere “appreso” per poi essere emotivamente gestito al meglio. Rivalutiamo il conflitto, quello vero, quello che può insegnarci qualcosa. Bisogna imparare a confrontarci e non temere la possibilità di una discussione, di un litigio. Un modo per imparare a farlo è quello di valorizzare anche i litigi tra i bambini, in modo che, da adulti, siano poi in grado di gestire e affrontare al meglio le frustrazioni legate alle opinioni contrarie.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

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