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Giudica-mi.

Immagine Personale.

“Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere mettiti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io. Vivi il mio dolore, i miei dubbi, le mie risate. Vivi gli anni che ho vissuto io e cadi là dove sono caduto io e rialzati come ho fatto io”.

L. Pirandello

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Quante maschere..

“C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando resti da solo, non rimane più niente.”

Luigi Pirandello

Quante maschere siamo? Quante ne desideriamo essere. Quale maschera vogliamo togliere per farci riconoscere e quale vogliamo mettere, per nasconderci?

Siamo tanti, siamo uno o siamo nessuno?

dott. Gennaro Rinaldi

Il luogo della solitudine.

Immagine Personale.

“La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce, e dove dunque l’estraneo siete voi”.

Luigi Pirandello

Estraneo in un luogo silenzioso o conosciuto in un non luogo sonoro?

Dott.ssa Giusy Di Maio.

La maschera Persona(le).

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Il termine Persona proviene dal latino gettando, tuttavia, radici nel più antico etrusco phersu, indicando la maschera che l’attore indossava per incarnare il personaggio da rappresentare.

Ognuno di noi è convinto di essere una persona; persona (quindi maschera) che indossiamo durante la nostra esistenza.

Ne deriva che la persona è la maschera che incarna il personaggio che ciascuno ritiene di essere.

In tal senso la maschera può essere immaginata come la superficie, un sottile (ma penetrabile) velo di apparenza che cela dietro la leggera trama di rivestimento, la verità soggettiva e che nasconde, contiene, il reale (nostro); reale che tormenta a tal punto da non volerne sapere, troppo.

Come si costruisce la maschera?

Lacan sostiene che la maschera si costituisca attraverso l’Altro. Esemplificando di molto il concetto, possiamo sostenere che non c’è niente di più simile a noi stessi, di quella maschera che noi indossiamo in seguito all’identificazione simbolica con l’Altro, identificato da noi come colui che detiene diritto e mezzi per poter godere del nostro desiderio.

Da questo piccolo punto, deriva la nostra quasi ossessione per l’Altro visto da noi, come l’unico detentore delle chiavi del nostro desiderio del quale può godere, pur non essendo suo.

La maschera “rigido” supporto di contenimento dice tutto e niente.

Posso indossare una maschera triste sentendomi però allegro; posso indossare una maschera allegra sentendomi di converso triste; posso indossare una maschera fissa, dall’espressione cerea.. senza lineamenti o coperta di rughe.

La maschera inquieta perchè ha la capacità di creare uno strano gioco in cui ciò che è noto diventa ignoto e ciò che è ignoto diventa una possibile verità rendendo il tutto, preda di dubbi e incertezze.

La maschera poi crea una specularità, un doppio di sé analogamente a quando l’infans innanzi allo specchio preda del dubbio circa la sua immagine (sua ma altro da sé), ha bisogno del sostegno umano che gli indica “questo sei tu”, restituendo lui una prima forma di identificazione (una identificazione con un altro da sé essendo l’immagine sua, ma riflessa nello specchio, pertanto altra).

La possibilità di vacillare e rivivere l’incertezza di quella prima forma di identificazione avvenuta con lo stadio allo specchio, rende terrorifico l’incontro con la maschera.

Un altro me o un me altro; un Io doppio o un doppio Io..

Che nella giornata delle maschere diventa un raduno in cui Uno, Nessuno e centomila possono analogamente pensar:

“Mi si fissò invece il pensiero ch’io non ero per gli altri quel che finora, dentro di me, m’ero figurato d’essere”.

L. Pirandello.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

La mia realtà, la tua realtà..

La realtà che ho io per voi è nella forma che voi mi date; ma è realtà per voi e non per me; la realtà che voi avete per me è nella forma che io vi do; ma è realtà per me e non per voi; e per me stesso io non ho altra realtà se non nella forma che riesco a darmi. E come?

Ma costruendomi, appunto.

Ah, voi credete che si costruiscano soltanto le case?

Io mi costruisco di continuo e vi costruisco, e voi fate altrettanto.

Luigi Pirandello – “Uno, nessuno, centomila”

Renè Magritte

Non crederete mica che la vostra visione della realtà e dell’altro sia la sola?

Uscite da questa rassicurante illusione..

dott. Gennaro Rinaldi