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Insegnare

“È necessario che l’insegnante guidi il bambino, senza lasciargli sentire troppo la sua presenza, così che possa sempre essere pronto a fornire l’aiuto desiderato, ma senza mai essere l’ostacolo tra il bambino e la sua esperienza.“

Maria Montessori

Oggi è la Giornata Mondiale degli Insegnanti.

Educare è una grandissima responsabilità. L’insegnamento è un lavoro complesso e molto dinamico e deve essere valorizzato.

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L’insegnante deve avere passione, deve saper emozionare ed emozionarsi, deve essere sensibile, rispettoso, paziente e accogliente.

L’insegnante offre degli strumenti al bambino affinché egli cresca e lavori acquisendo una propria indipendenza. Questa è una delle più grandi sfide per l’insegnante.

“Per insegnare bisogna emozionare.“

Maria Montessori

dott. Gennaro Rinaldi

Quattro amici a cena.

Immagine Personale.

Eravamo quattro amici.. (no! non al bar, come dice la canzone che trovo pure piuttosto insopportabile), ma a cena in casa..

La sera è calda, caldissima.. L’aria è ferma, il respiro si fa caldo lento e pesante; il tutto si trasforma in fluido corporeo che solca i tuoi contorni sotto forma di sudore.

Beviamo, ridiamo e conversiamo; i milanesi non vengono giù da un po’ e nel frattempo sono cambiate una caterva di cose..

La luna è crescente.. una falce infuocata persa com’è a giocare a nascondino con un cielo nero che tenta di fagocitarla con la sua umidità.. ma lei.. prendendosi gioco di lui, emerge quando lui meno se lo aspetta e getta la sua luce aranciata: chiamala eleganza..

Noi continuiamo a parlare, ridiamo.. mangiamo e beviamo..

Gli amici sono genitori di due bellissime bambine che non hanno solo il nome di due principesse, ma gli somigliano pure..

Vanno a scuola e la conversazione si sposta sul famoso registro elettronico.

Ridiamo, beviamo e ripensiamo a quando eravamo noi, ad andare a scuola. A quando avevi la libertà del filone, di dire “professore ieri mio nonno non è stato bene e non ho potuto studiare”; la libertà di mentire a tua madre prendendoti la responsabilità di rimediare – in qualche modo- da solo, prima dell’incontro scuola famiglia.

Ripensiamo per un attimo alle lotte per il voto “no professò e perché a me 6 e a lei 7?”, così come alla grande possibilità data dallo scontro che poi diventa incontro, con il professore di turno (troppi compiti, assegno preso male, interrogazione pessima, falsificazione della giustificazione).

Sto registro, a quanto pare, toglie tutto ciò da mezzo.

Durante l’anno scolastico, ho visto molti bambini che erano seguiti da tutor specifici per disturbi dell’apprendimento o semplicemente da tutor che dovevano sostenere un pò questi bambini, non avere la minima idea di come fosse andata la loro interrogazione.

“Marco che studiamo oggi?”

“Non lo so”

“Come non lo so?”

“Eh l’assegno ce l’ha mamma, sta sul registro poi la mia interrogazione non lo so.. lo sa mamma il voto”.

Che cosa bella (de)responsabilizzare i nostri ragazzi..

Alcuni sono stati messi in punizione senza nemmeno sapere il perchè..

Ripenso a Maria Montessori (il cui approccio pedagogico in Italia è sempre stato più snobbato che all’estero), al suo immaginare una scuola a misura di bambino, un ambiente che sia accogliente e che sia la diretta continuazione dell’ambiente domestico; ripenso poi alla cura dell’errore. Secondo la Montessori il bambino riesce a comprendere dove ha sbagliato e riesce a trovare, da solo, la soluzione. L’errore ha infatti un grandissimo valore e non viene punito

Il protagonista, per Maria Montessori è il bambino che resta attore e artefice del proprio sapere, della propria curiosità e della propria azione pedagogioca.

Certo.. la tecnologia snellisce.. rende smart.. Fa figo la scuola virtuale..

Ho come la sensazione che più che smart tutto questo evitare di chiamare in causa i giovani, ci stia lentamente esponendo ad una deriva socio culturale di cui non possiamo evitare di prenderne atto.

Tra le risate e il caldo infernale, i ricordi di scuola si sono fatti vivi durante la cena.

Sono state immagini, rapidi flash e rimandi di sensazioni.

I miei compiti di matematica consegnati quasi sempre in bianco, litigi con i professori, banchi che volano e le pene d’amore.

Ma che ne vuole sapere la tecnologia di quello che siamo, veramente…

Circuiti sì.. ma di nervi, ossa e carne che hanno bisogno di immergersi nella realtà (e no.. non parlo di quella virtuale).

Beviamo ragazzi!

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Musical/Mente: gli effetti delle musica sui bambini.

Fonte Immagine “Google”

La vita dell’essere umano è scandita fin da subito (dall’esperienza intrauterina), dalla presenza del ritmo. Le esperienze prenatali includono infatti la regolare presenza del battito cardiaco e del respiro materno; esperienze a cui seguirà dopo la nascita l’uso di tutta una serie di “suoni” che chi si prende cura del bambino, userà per comunicare con quest’ultimo/a. Tra i primi suoni utilizzati per comunicare o attirare l’attenzione del bambino, abbiamo l’uso delle filastrocche o ninnenanne.

Le filastrocche o comunque tutte quelle canzoncine usate, sono di solito caratterizzate da elementi comuni ovvero: estrema regolarità, semplicità e ripetitività. Si tratta in sostanza di canzoncine molto semplici (sia dal punto di vista ritmico che melodico), che riescono a creare come una sorta di sospensione, di attesa, un “prima o poi qualcosa accadrà”, che riesce a tenere i bambini calmi e sereni, analogamente a quanto accadeva quando nell’esperienza intrauterina erano cullati e coccolati dal suono della voce materna.

Numerose ricerche hanno affrontato il tema poc’anzi esposto. In generale si potrebbe dire che tutti nasciamo con una “certa” predisposizione ai suoni (proprio in vista delle esperienze intrauterine vissute), tuttavia i ricercatori hanno deciso di indagare ulteriormente la questione. Si è quindi deciso di valutare se, in qualche modo, essere sottoposto a giochi o attività musicali abbastanza precocemente possa rendere successivamente più bravi a distinguere/riconoscere i suoni oppure a percepirne la loro regolarità/irregolarità. La domanda a cui provare a rispondere diventa pertanto se l’allenamento possa essere un valido aiuto nello sviluppare la capacità di elaborazione dei suoni, oppure se solo chi in partenza ha una sensibilità più spiccata è poi successivamente più propenso a dedicarsi alla musica.

Christina Zhao e Patricia Kuhl, dell’Università di Washington, hanno distinto le due possibilità dividendo circa 40 bambini di nove mesi in 2 gruppi e facendoli poi giocare per un mese con i genitori: un gruppo ha ascoltato musiche complesse (ad esempio un Valzer) aiutando i genitori a batterne il ritmo mentre l’altro gruppo si è dedicato a giochi come quello delle macchinine; gioco simile a quello dell’altro gruppo (in termini di intensità e interazione di movimenti), ma senza musica.

Lo step successivo è stato far ascoltare altre musiche dai ritmi simili ma con anomalie e interruzioni del ritmo. I successivi esami dell’attività cerebrale (magnetoencefalografia) hanno mostrato che chi aveva ascoltato musica attivava di più le aree uditive e la corteccia prefrontale in risposta alle anomalie; si dimostrava pertanto una maggior capacità di attenzione e analisi dei suoni. Il dato interessante fu tuttavia un altro, ovvero che questi bambini erano anche maggiormente capaci di attivare una “risposta” in seguito all’ascolto di una lingua straniera.

“L’ascolto musicale precoce sembra migliorare la capacità dei bambini di decodificare suoni complessi individuandovi regolarità, un aspetto importante nella comprensione del linguaggio, e quindi potrebbe favorire anche l’apprendimento linguistico”, Zhao et Kuhl, “Proceedings of the National Academy of Sciences”.

L’importanza dell’educazione all’ascolto musicale fu compresa anche da Maria Montessori che nel suo testo “Il metodo della pedagogia scientifica”, comprese come “la musica aiuta e potenzia capacità di concentrazione, ed aggiunge un nuovo elemento alla conquista dell’ordine interiore e dell’equilibrio psichico del bambino” evidenziando inoltre come questa capacità fosse di sostegno allo sviluppo del linguaggio e all’ampliamento del vocabolario.

Da musicista e psicologa ho sempre sostenuto l’importanza della musica. Credo sia fondamentale potenziare l’educazione all’ascolto; la capacità di concentrazione e sintonizzazione sul proprio e altrui Sè, che ascoltare un qualsiasi pezzo musicale richiede, è un potente mezzo nonchè una potente risorsa che l’essere umano ha. Investiamo tanto tempo nella velocità del nostro tempo moderno, dimenticando di fermarci ogni tanto, anche solo per una piccola pausa. E’ la musica che ce lo insegna.. ogni tanto prendiamo un piccolo respiro, un piccolo silenzio tra le mille note che riempiono la nostra giornata e impariamo ad ascoltare.. più intensamente. Di più.

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio.