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Il mio desiderio

“Non sono mai “io” che decido il “mio” desiderio, ma è il desiderio che decide di me, che mi ustiona, mi sconvolge, mi rapisce, mi entusiasma, mi inquieta, mi anima, mi strazia, mi potenzia, mi porta via.”

Massimo Recalcati

Quante volte abbiamo dovuto rinunciare ad un desiderio barattando un po’ della nostra possibilità di raggiungerlo per un po’ di sicurezza?

Quante volte abbiamo ceduto al desiderio e ci siamo fatti rapire dalla “Passione” che ci spingeva a soddisfarlo?

Quante sfaccettature porta con sé il desiderio…

dott. Gennaro Rinaldi

Separazione.

Ogni volta che c’è una separazione perdiamo anche una parte di noi stessi. Siamo, appunto, se-partiti. La difficoltà di digerire una separazione non è solo la difficoltà di rinunciare a chi amavamo, ma è anche quella di perdere una parte di noi stessi, quella parte che il nostro amore faceva esistere”.

Massimo Recalcati

Molti pazienti evidenziano la componente legata al sentirsi derubati, persi, svuotati, quando una relazione finisce.

“Si è portato via tutto, i miei sorrisi, le miei gioie, il meglio di me lasciando qui solo il dolore. Lo odio per questo perchè non avrò mai più indietro la spensieratezza che ci univa”. L.

Ci si unisce, ci si concima reciprocamente e ci si lascia (talvolta). L’idea di restare quel che si era un tempo – in quel tempo mitico- in cui l’amore tutto poteva ci tiene legati, fermi, ancorati fissi e stabili rendendoci incapaci di inviare una piccola talea lontano (ma non troppo) da noi, al fine di attecchire in un nuovo terreno.

Il concime migliore resta la cura che a noi, dobbiamo.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Gioco per vincere?

Photo by Pixabay on Pexels.com

“Non si può giocare davvero a nessun gioco se si sa in anticipo di vincere sempre”.

Massimo Recalcati.

Sapete -ormai- che sono un’appassionata del gioco, sia esso in forma prettamente sportiva che – soprattutto- di fantasia.

Proprio la sfera della fantasia (che in psicoanalisi assume però sfumature particolari e specifiche; prima o poi mi toccherà un approfondimento), e del gioco mi sono ampiamente utili durante lo svolgimento/osservazione dei colloqui clinici.

Uno dei problemi maggiormente evidenziati, negli anni recenti, è proprio l’impossibilità dell’accettare da parte dell’utente di turno (che si tratti di un bambino o di un adulto) la possibilità di perdere.

Evitare e negare la possibilità di “non vincere” limita ampiamente la nostra possibilità di fare esperienza anche e soprattutto dell’errore.

Vincere senza godere della partita, senza sudare farsi male e sbucciarsi le ginocchia, sapendo che il trofeo è lì che ci aspetta ancora e ancora, rende il gioco di fatto nullo e finto.

A chi piace la finzione?

“Finisce bene quel che comincia male” .

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Genitori e Figli

Secondo Freud il compito di essere genitori, è un compito impossibile. Freud intendeva che il mestiere del genitore non può essere ricalcato su un modello ideale, che non esiste.

“Ciascun genitore è chiamato a educare i suoi figli solo a partire dalla propria insufficienza, esponendosi al rischio dell’errore e del fallimento”.

Massimo Recalcati

Quindi ciò vuol dire che il miglior modo di essere genitori è quello di mostrarsi ai propri figli essendo consapevoli del “carattere impossibile del proprio mestiere“.

Secondo Recalcati, al giorno d’oggi, prevale la figura del genitore-figlio, cioè quel genitore che in qualche modo abdica alla sua funzione di essere genitore. Non perché abbandona i suoi figli, ma perché è troppo simile e troppo “vicino” ai propri figli. Sono quei genitori che si mettono in una posizione speculare e simmetrica a quella dei propri figli. “La differenza simbolica tra le generazioni lascia il posto ad una confusione di fondo” (M. Recalcati).

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Quindi il “compito impossibile” dei genitori oggi, si è inevitabilmente caricato di nuove angosce. Secondo Recalcati il nostro tempo è caratterizzato da un crisi profonda della “Legge della parola” che ha perso il suo fondamento simbolico. Insomma una crisi simbolica della funzione dell’autorità genitoriale.

E’ possibile restituire valore al simbolico della Legge della parola? Si, il problema è che i genitori dovrebbero “saper rinunciare alle aspettative narcisistiche sui loro figli“.

La possibilità dell’ atto educativo comporta inevitabilmente, come proprio destino, la separazione. Saper separarsi dai propri figli e lasciarli andare è probabilmente il dono più grande che i genitori possono fare ai propri figli, come rappresentanti della Legge della parola.

“Essere padri, implica innanzitutto la dimensione della rinuncia radicale al possesso dei propri figli, implica saperli – affidare al deserto -.

Massimo Recalcati

La nostra vita individuale e sociale è possibile proprio grazie alla possibilità della mediazione simbolica della Legge della parola. Il senso della nostra vita passa attraverso il senso del “linguaggio”.

Sono ciò che sono perché passo dalla mediazione dell’Altro.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

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Il sentimento dell’impossibile

“Quello che accumuna tutte le storie d’amore è il sentimento dell’impossibile. Noi non possiamo fonderci con chi amiamo, non possiamo mai fare uno, siamo sempre esposti alla libertà dell’Altro. L’amore non è coincidenza, empatia, unificazione, identificazione, assimilazione. E’ il contrario. E qui il suo tormento, ma anche la sua bellezza.”

Massimo Recalcati
Immagine Personale – Forio – Isola d’Ischia

Il sentimento dell’impossibile può, attraverso un’ alchimia, essere possibile.

dott. Gennaro Rinaldi

Madre.

Fonte Immagine “Google”.

Bisognerebbe anche non dimenticare l’attesa della madre e il suo volto come specchio del mondo.

Bisognerebbe non confondere la madre con il seno, non confondere la soddisfazione dei bisogni con il dono del segno d’amore, non confondere le sue cure con una tutela senza ossigeno.

Bisognerebbe non pensare solo alla sua onnipotenza oscura, ma anche alla sua mancanza.

Bisognerebbe provare a essere giusti con la madre e riconoscere nelle sue mani un’ospitalità senza proprietà di cui la vita umana necessita.

Bisognerebbe rintracciare nel suo dono del respiro la possibilità che la vita abbia un inizio e che possa ogni volta ricominciare.

Massimo Recalcati, Le mani della madre, Desiderio, fantasmi ed eredità del materno, p., 184, 2015 , Feltrinelli Editore.