Archivi tag: Memoria

Memoria: pillola di neuro.

Si tratta della capacità che ha un organismo vivente, di conservare tracce della propria esperienza passata al fine di utilizzarla, per così dire, per relazionarsi al mondo e agli eventi futuri.

La funzione in cui si esprime la memoria è il ricordo, la cui diminuzione o scomparsa determina l’oblio. Come fenomeno normale che descrive la fase discendente di ogni processo mnemonico, l’oblio va distinto dall’amnesia, termine che indica, invece, un fenomeno patologico che porta a disturbi del comportamento.

La memoria non è localizzata in singole zone ma è il risultato dell’interazione dell’intera attività corticale.

La persistenza dei ricordi lascia supporre che nella struttura del cervello si verifichi una trasformazione duratura che prevede, secondo l’ipotesi biochimica, che nelle cellule nervose la traccia mnestica si depositi sotto forma di particolari molecole di acido ribonucleico (RNA) prodotto dall’attività neuronale.

Questa ipotesi troverebbe conferma nella possibilità, sperimentata in animali inferiori, di trasferire biologicamente la memoria da un individuo ad un altro (genetica).

(Il che potrebbe spiegare perché alcune persone o luoghi, sanno di te. Il loro ricordo è dentro, come RNA che porta messaggi, in tutto il corpo, facendosi sensazione, tatto: facendosi calore.)

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Memoria in pillole: Memoria di Lavoro.

Photo by Kindel Media on Pexels.com

E’ la memoria preposta al mantenimento temporaneo e all’elaborazione dell’informazione durante lo svolgimento dei compiti cognitivi.

Si tratta di un insieme di meccanismi che hanno la funzione di elaborare intenzionalmente stimoli che provengono da fonti percettive e/o MLT (memoria a lungo termine).

Risulta costituita da un processore mentale (esecutivo centrale) che presiede a tutte le operazioni cognitive di tipo intenzionale e due magazzini che mantengono l’informazione; tali magazzini sono: il ciclo fonologico (deputato al mantenimento del materiale verbale) e il taccuino visuo spaziale (mantenimento informazione visiva).

Andando più nello specifico:

ESECUTIVO CENTRALE: ha molte funzioni come pianificare le azioni in funzione di uno scopo e il monitoraggio sulle azioni automatiche.

CICLO FONOLOGICO: ha le caratteristiche del modello di memoria breve termine di Athinkson e Shiffrin. Il codice in cui trattiene l’informazione è quello fonologico. Lo span del magazzino fonologico corrisponde alla quantità di materiale che può essere pronunciato in un tempo di 2 secondi.

IL TACCUINO VISUO SPAZIALE: deputato a conservare temporaneamente l’informazione visiva e spaziale per mantenerla disponibile per l’esecuzione di compiti immaginativi da parte dell’esecutivo centrale. Ad esempio applicare una mnemotecnica di tipo immaginativo come quella dei loci.

Secondo il modello della memoria di lavoro, l’elaborazione a breve termine non è sempre necessaria per il trasferimento dell’informazione nella memoria permanente.

Un esempio è a tal proposito, il caso di HM (paziente di Mihler) la cui storia viene utilizzata per spiegare la dissociazione tra MBT E MLT (memoria a breve e lungo termine). A seguito di un intervento egli ricordava gli eventi della vita passata, ma ogni giorno doveva riapprendere nozioni come nomi delle persone o delle cose. La MBT funzionava bene, ma la MLT no perché sopraggiungevano problemi nei meccanismi di apprendimento a pungo termine.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Intrecci di Memoria: autobiografica e storica – Podcast

La nostra prossima tappa ci permetterà di viaggiare in quella parte della nostra mente dove persistono i ricordi. Memorie di Immagini, odori, sapori, sensazioni.. suoni.. emozioni.. ricordi, che si intrecciano e danno vita alla nostra memoria autobiografica, ma anche alla memoria collettiva e storica.
Come possono intrecciarsi la memoria autobiografica e la memoria storica?
Scopriamolo insieme.. buon ascolto!

Intrecci di Memoria: autobiografica e storica – Podcast – In viaggio con la Psicologia
Intrecci di Memoria: autobiografica e storica – Podcast – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

 Dammi la chiave di accesso per ricordare.

Photo by cottonbro on Pexels.com

Con il termine Cue, si indica un suggerimento o indizio che fornisce la chiave di accesso all’informazione ricercata.

Il suggerimento deve essere appropriato e per esserlo, deve condividere alcuni aspetti con l’informazione da ricordare (oppure con uno dei contesti in cui è stata appresa).

Il ricordo è più efficace nella misura in cui il sistema cognitivo ristabilisce la situazione originale di apprendimento.

Per facilitare il recupero di un ricordo sono importanti i seguenti elementi:

-Elementi o caratteristiche connesse al contenuto che devo ricordare

-Contesto ambientale

-Contesto emotivo

-Contesto cognitivo

Il recupero sarà più facile nel momento in cui si sovrappongono al ricordo molti indizi di richiamo; ecco di seguito alcuni esempi di recupero dell’informazione durante delle situazioni sperimentali in cui si chiede, appunto, ai soggetti sperimentali di richiamare determinate informazioni alla memoria.

Possiamo così avere un ricordo libero: bisogna chiedere al soggetto di ricordare il maggior numero –ad esempio- di parole di una lista, in qualsiasi ordine venga in mente. E’ il contesto della situazione di apprendimento a fungere da chiave di accesso al ricordo. Il comando, in tale situazione sperimentale può essere “Ricordati le parole che sono comparse nella lista”.

Ricordo guidato: si forniscono ai soggetti nomi delle categorie degli oggetti da ricordare (cues) e si chiede di ricordare il maggior numero di oggetti in qualsiasi ordine. Vengono fornite anche informazioni concettuali. Un esempio di comando in tale situazione sperimentale è “ricordati le parole della lista che appartengono alla categoria …”.

Riconoscimento: si presentano le parole della lista da ricordare insieme ad altre parole, i distruttori, e si chiede ai soggetti di riconoscere quelle apprese. Viene fornita anche l’informazione percettiva “hai visto la margherita?”.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio,

La memoria autobiografica

“L’oblio è un antidoto necessario contro gli eccessi della memoria”

Jorge Luis Borges

ilpensierononlineare

La memoria non è solo ciò che ricordiamo del passato ma è anche quell’insieme dei processi in base ai quali gli eventi del passato, influenzano le risposte future attraverso quei meccanismi di apprendimento che consentono alla nostra mente di essere in continuo sviluppo per l’intera durata della nostra vita, anche con la continua ricostruzione autobiografica..

La memoria, quindi, è fondamentale per la ricostruzione autobiografica. Il passato lascia tracce indelebili, che sarà poi il presente a ricordare. L’oggetto del ricordo investe ed incorpora significati importanti per la persona a cui esso si riferisce. Ogni ricordo ha un tono affettivo, certamente non paragonabile agli altri.

Salvador Dalì – I cassetti della memoria

Il lavoro autobiografico, si prefigge di mettere ordine ai ricordi dividendo quest’ultimi in tre momenti: l’inizio, lo sviluppo e la conclusione.

L’apprendimento della memoria autobiografica è incidentale, ciò che si ricorda è frutto del lavoro casuale di una serie di…

View original post 185 altre parole

Quando lo Stress ci fa dimenticare gli appuntamenti importanti..

Vi è mai capitato di essere così pieni di lavoro, imbrigliati nel traffico e travolti dagli impegni quotidiani che vi dimenticate di fare delle cose o di un appuntamento importante?

Queste dimenticanze improvvise e inaspettate possono preoccuparci e pensare a chissà che problema (magari un invecchiamento cerebrale precoce). In realtà, spesso condizioni di stress continuo possono produrre nel nostro cervello un vero e proprio “cortocircuito” che può provocare anche problemi di memoria e inficiare le nostre capacità di apprendimento o di attenzione. Quindi condizioni di stress intensivo come ore passate nel traffico e nel caldo, oppure un trasloco, o un lavoro incessante, possono farci dimenticare un appuntamento importante o una incombenza necessaria da svolgere.

Photo by Juan Pablo Serrano Arenas on Pexels.com

Alcune ricerche negli Stati Uniti (Università della California) hanno evidenziato che anche lo “stress lampo” (quello legato ad episodi stressanti acuti, ma temporanei) può danneggiare la trasmissione delle informazioni nelle aree cerebrali deputate alle funzioni di ricordo e apprendimento. Quindi avviene più o meno la stessa cosa che accade per uno stress prolungato.

Il cervello, sovraccaricato, è come se si “spegnesse” per l’attivazione delle corticotropine, molecole selettive in grado di rilasciare ormoni (cortisolo) capaci di influire sul processo di archiviazione e conservazione dei dati in memoria.

Insomma, l’ansia e lo stress, sono fenomeni costanti nella nostra vita, possono anche in forma acuta e temporanea generare fenomeni, come quelli legati alle dimenticanze e alle “assenze temporanee” che possono farci preoccupare.

Lo stress e l’ansia non si possono eliminare, bisogna solamente saperli gestire, ad esempio, evitando eccessi e sovraccarichi inutili quando è possibile e gestendo al meglio i propri limiti e le proprie forze.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Odori e ricordi

“Niente fa rivivere il passato più intensamente di un odore che una volta vi era associato”.

 Vladimir Nabokov.
Costiera Amalfitana – Immagine personale

La memoria olfattiva ha la capacità di rievocare ricordi episodici e autobiografici anche molto lontani. Il ricordo di profumi particolari ci può riportare indietro nel tempo tanto da riportare alla luce episodi, momenti particolari o amozioni in maniera particolarmente vivida. Questa particolare esperienza sensoriale, psicologica ed emotiva è stata poi definita come Sindrome di Proust.

Ed ecco, macchinalmente, oppresso dalla giornata grigia e dalla previsione d’un triste domani, portai alle labbra un cucchiaino di tè, in cui avevo inzuppato un pezzo di «maddalena». Ma, nel momento stesso che quel sorso misto a briciole di focaccia toccò il mio palato, trasalii, attento a quanto avveniva in me di straordinario. Un piacere delizioso m’aveva invaso, isolato, senza nozione della sua causa.”

Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, 1913

L’olfatto sembrerebbe quindi il canale sensoriale privilegiato per l’accesso ai ricordi autobiografici. Una delle prove a favore di questa ipotesi è il fatto che il sistema olfattivo è molto vicino “anatomicamente” alle aree del cervello deputate alle emozioni e ai ricordi (amigdala ed ippocampo).

Quindi provate a chiudere gli occhi quando sentite un profumo familiare e immergetevi nel ricordo, come fece Proust con la sua maddalena.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Memoria e psicologia della testimonianza.

Photo by Sora Shimazaki on Pexels.com

Spesso nei casi giudiziari la memoria è l’unica fonte di informazione circa quanto accaduto; è soprattutto nei casi di abusi sessuali sui minori, dove il bambino è contemporaneamente vittima e unico testimone del fatto, che si evidenzia l’importanza della memoria nel ripercorrere la vicenda accaduta.

Gli studi condotti nell’ambito della psicologia forense, hanno evidenziato che un evento, per poter essere ricordato deve essere stato precedentemente acquisito. In questo senso, i processi che guidano l’acquisizione della conoscenza da parte dei soggetti, possono essere ricondotti a un’attività di elaborazione delle informazioni che si articola nelle tre fasi di acquisizione, ritenzione e recupero.

La maggior parte degli studiosi impegnati nella psicologia della testimonianza intende l’elaborazione come “ricostruzione”, poichè il processo di recupero non viene realizzato tramite il ripescaggio di un contenuto già pronto nella mente, ma tramite la ricostruzione di un possibile evento a partire da tutta una serie di informazioni e dati che sono rappresentati in memoria.

Questi dati e informazioni, tuttavia, non sono necessariamente collegati tra loro e non rappresentano la totalità dell’evento che deve essere ricordato; si tratta di dati sparsi, che provengono da più fonti, che possono appartenere a momenti diversi dell’esperienza dell’individuo.

Nel ricostruire il ricordo, pertanto, intervengono processi mentali che mettono in relazione i dati e li coordinano in una forma più o meno coerente, in modo da ottenere il ricordo di un evento.

Il ricordo di un evento è quindi una delle possibili ricostruzioni che il soggetto fornisce sulla base dei dati a sua disposizione, ma non è mai la riproduzione fedele di un evento; questi concetto è essenziale nel momento in cui si esamina un resoconto testimoniale poichè non si può considerare il resoconto come la descrizione esatta, accurata e reale dell’avvenimento. Il ricordo poi, può essere influenzato e modificato dalla presenza di informazioni ricevute in tempi successivi.

Un altro aspetto fondante la psicologia della testimonianza è la constatazione che ciò che si ricorda è conseguenza di dati che hanno colpito l’attenzione dell’individuo; per cui proprio la messa in atto dei processi attentivi influenza il contenuto e l’accuratezza del ricordo.

Nella testimonianza è utile distinguere, inoltre, una memoria di tipo incidentale e una di tipo intenzionale; nel secondo caso il soggetto preparato, per così dire, a dover ricordare un certo evento, focalizza l’attenzione maggiormente su quei fattori utili ai fini delle indagini piuttosto che su quelli che possono risultare superficiali. Molti studi mostrano inoltre come (e quanto) la memoria si modifichi nel tempo.

Si parla pertanto di informazioni post- evento riguardanti percezioni e giudizi di altre persone che erano presenti al momento del fatto (notizie che il soggetto può aver avuto da fonti in tempi successivi, oppure elementi che emergono dagli incontri con la polizia o avvocati, e così via).

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.